CLAUDIO RENDINA.
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L'ORO DEL VATICANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dai tesori inestimabili dei primi secoli fino alla fondazione dei grandi istituti bancari.
Ricchezze nascoste, scandali e affari della Santa Sede.
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Premessa.
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Oro come denaro. Oro come propriet immobiliare e territoriale. Oro come fasto di opere
d'arte. Oro come propriet del Vaticano che costituiscono un vero e proprio tesoro.  il frutto di una cattiva amministrazione della Santa Sede, che ha provocato un allontanamento dallo spirito umile e
povero raccomandato da Cristo e favorito l'impiego di certe ricchezze in campi ben lontani dallo spirito apostolico.
La gestione di questo patrimonio fa capo ad apposite commissioni cardinalizie con l'assistenza
di finanzieri laici, e il denaro  custodito negli istituti bancari dello IOR e dell'APSA, con depositi
sotterranei di oro e diramazioni nelle casseforti delle Isole Cayman: un autentico Fort Knox fuori da ogni legge.
Il denaro della Santa Sede si  capitalizzato, ironicamente, dalla fine dello Stato Pontificio,
coincidente con una crisi delle casse vaticane, ovvero dalla sua ricostituzione come Citt del Vaticano,
avvenuta con i Patti Lateranensi del 1929, e attraverso operazioni bancarie talvolta illecite, con
riciclaggio di denaro "sporco". Queste vengono passate in rassegna con un documentato capitolo, in
collegamento con gli istituti economico-finanziari, per svilupparsi nell'illustrazione delle altre fonti di
reddito sacroprofane che hanno origine dalla medievale confessione a pagamento e dalla vendita delle
indulgenze, e che ancora oggi rivivono nel mercimonio funebre, nello sfruttamento finanziario del
sacramento del matrimonio e nel suo annullamento connesso con la Sacra Rota; e ancora nell'Obolo di
San Pietro, nel fondo personale del papa, nella Elemosineria Apostolica con la relativa benedizione
apostolica a pagamento, nella raccolta quotidiana di elemosine nelle chiese e di offerte nelle Opere e
nelle Giornate Missionarie, che fanno capo alla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, ma
nelle cui casse non sempre finiscono, e nel Vicarius Christi Fund dei Cavalieri di Colombo. E per
finire, sfruttamenti esclusivamente commerciali: dalla compravendita agli affitti delle propriet
immobiliari che risalgono all'istituzione della societ Generale Immobiliare, e dagli interessi nella casa
discografica RCA Italiana, con la produzione di dischi di musica leggera e jazz in testi non sempre
edificanti per Santa Romana Chiesa, alla vendita di monete e francobolli sotto l'insegna del
collezionismo. Un fiume di denaro, al quale vanno aggiunti i contributi dello Stato italiano alle spese
delle scuole secondarie paritarie della Santa Sede, la concessione dell'8 per mille del gettito fiscale
IRPEF e la gratuita fruizione di acqua e luce nella Citt del Vaticano.
Tutta questa ricchezza peraltro si  manifestata fin dalle origini della Santa Sede nella
costruzione e nella decorazione fastosa delle chiese e dei palazzi vescovili, da Roma all'Europa, fino in
Terra Santa e in America, ma che  particolarmente evidente all'interno della Citt del Vaticano e negli
ambienti romani pi strettamente legati alla Santa Sede. Cos le basiliche papali con le rispettive
sagrestie, qualificate come Tesori, si rivelano veri e propri depositi di oggetti d'oro, argento e gemme
tra triregni, calici e reliquiari, oltre a paramenti ricamati in oro e pietre preziose, tutte ricchezze di un
valore inestimabile, difficilmente per commisurabili come denaro in un ipotetico mercato. Ricchezze
che si riscontrano anche nell'Archivio Segreto Vaticano e nei mitici Musei Vaticani, nei quali si
sviluppa un'autentica "caccia al tesoro". E ancora i Santuari, testimonianza di fede certamente, ma
anche di una organizzazione speculativa, che  frutto di notevoli guadagni. E infine, la ricchezza di una
propriet immobiliare che si estende da Roma in tutto il mondo sotto le vesti di alberghi, istituti
religiosi, case di cura e semplici abitazioni, e un gran numero di chiese, molte delle quali inutilizzate,
tanto da essere messe in vendita.
Parallelamente, all'interno delle istituzioni ecclesiastiche della Santa Sede, si  evidenziato
l'arricchimento della Conferenza Episcopale Italiana attraverso la gestione di un esteso territorio della
periferia di Roma, alle spalle del Vaticano, con relative funzioni imprenditoriali, nonch della prelatura
Opus Dei, solo in teoria autonoma dalla Santa Sede, ma in realt costituente una fonte ulteriore di
ricchezza, con propriet e denaro sonante. E ancora i soldi e le propriet di ordini religiosi, Societ di
Vita Apostolica e confraternite. Una ricchezza immensa, messa in luce dalla valutazione storica dei
luoghi e delle apposite strutture. I bilanci consuntivi consolidati della Santa Sede e della Citt del
Vaticano, resi pubblici durante apposite conferenze stampa dal 1998 ad oggi, e riportati in appendice,
costituiscono solo un apparente rendiconto di tutto il complesso della ricchezza in dotazione alla Chiesa di Roma.

1
Le vicissitudini del denaro e delle propriet del Vaticano dal 1870 a oggi
La Santa Sede fin dalle origini si  avvalsa di ecclesiastici particolarmente dotati di qualit
amministrative. A cominciare dal papa Callisto I, che gest le catacombe, per approdare alla Camera
Apostolica presieduta invece da laici, parenti del papa regnante, con la relativa "Stanza del Tesoro" in
veste di deposito del denaro, come quella del romano Castel Sant'Angelo con i grandi forzieri di Sisto
V. Parallelamente si  avuta l'istituzione di una Zecca, rimasta in funzione fino al 1870, che coniava
monete di bronzo, argento e oro, e di seguito la gestione di istituti bancari come il Banco di Santo
Spirito, fondato da Paolo V nel 1605 e nato per fronteggiare le esigenze economiche dell'ospedale del
Santo Spirito, ma in realt predisposto ad amministrare offerte, vendite, prestiti e giacimenti aurei della
Santa Sede. Infatti quella banca  sorta parallelamente alla vendita degli uffici e alla fondazione dei
"luoghi di monte", corrispondenti alle moderne obbligazioni, garantiti dai possedimenti dell'ospedale.
Oltre ai monti dei pegni, tra i quali si impose il mitico Monte di Piet, destinato a restare in vita fino ad
oggi, anche se non pi sotto l'amministrazione della Santa Sede. Istituti tutti inevitabilmente coinvolti
in traffici illeciti: dalla vendita delle indulgenze e delle bolle pontificie allo sfruttameno del Gioco del
Lotto, con appropriazione di denaro da parte di cardinali tesorieri, segretari pontifici e donne in veste di
"papesse". Storie in qualche modo anticipatrici di quelle che hanno caratterizzato la riorganizzazione
finanziaria del nuovo Stato Pontificio, territorialmente definito nella Citt del Vaticano e nelle sue
diramazioni dentro Roma, attraverso i trattati politici con lo Stato italiano, segnati da una serie di
malversazioni attuate nel XX secolo e in parte mantenute fino ad oggi, grazie ai rinnovati istituti
economico-finanziari, opportunamente inquadrati nel contesto finanziario mondiale.
Dalla Legge delle Guarentigie alla speculazione
Il 20 settembre 1870 finisce lo Stato Pontificio; le finanze vaticane non possono contare pi
sulle tasse dei sudditi e sulle rendite territoriali. Niente bilanci, niente Zecca. Oltretutto il Vaticano 
isolato dai vescovadi e dalle diocesi, senza contare che lo Stato italiano ha attuato una serie di espropri
di conventi nella penisola e in particolare a Roma per far posto ai ministeri, oltre all'insediamento del
re d'Italia nel palazzo del Quirinale e del Tribunale nell'oratorio borrominiano alla Chiesa Nuova. Si
sono salvati gli edifici costruiti su iniziativa personale di monsignor Xavier de Merode di fronte alla
Strada Pia, futura via Nazionale, nonch i terreni ai Prati di Castello, che lo Stato italiano si vedr
costretto ad acquistare per entrarne in possesso, essendo proriet privata di questo intraprendente
monsignore imprenditore.  un'operazione notevole che indirettamente contribuir ad arricchire le
magre finanze della Santa Sede, oltre ad essere d'esempio per un'altra strada da percorrere in futuro,
che si chiamer speculazione edilizia.
La Camera Apostolica, che sovrintende alle finanze dello Stato sotto la direzione del cardinale
Giacomo Antonelli, perde invece ogni compito e prestigio; sopravvive per l'ordinaria amministrazione,
anche se su una base economica molto limitata. Del resto Pio IX con l'enciclica Ubi Nos ha respinto la
Legge delle Guarentigie, che avrebbe assicurato al papa la somma annua di 3.225.000 lire e al Vaticano
il riconoscimento di alcune propriet immobiliari.
"Con questa somma", spiega l'articolo 4 della legge, "pari a quella inscritta nel bilancio
romano sotto il titolo "Sacri palazzi apostolici, Sacro collegio, Congregazioni ecclesiastiche, Segreteria
di Stato ed Ordine diplomatico all'estero", s'intender provveduto al trattamento del Sommo Pontefice
e ai vari bisogni ecclesiastici della Santa Sede, alla manutenzione ordinaria e straordinaria, e alla
custodia dei palazzi apostolici e loro dipendenze; agli assegnamenti, giubilazioni e pensione delle
guardie, di cui nell'articolo precedente, e degli addetti alla Corte Pontificia, e delle spese eventuali;
nonch alla manutenzione ordinaria e alla custodia degli annessi musei e biblioteca, e agli
assegnamenti, stipendi e pensioni di quelli che sono a ci impiegati.
La dotazione di cui sopra sar inscritta nel Gran Libro del debito pubblico, in forma di rendita
perpetua ed inalienabile nel nome della Santa Sede; e durante la vacanza della Sede si continuer a
pagarla per supplire a tutte le occorrenze proprie della Chiesa Romana in questo intervallo.
Essa rester esente da ogni specie di tassa od onere governativo, comunale e provinciale: e non
potr essere diminuita neanche nel caso che il Governo italiano risolvesse posteriormente di assumere a
suo carico la spesa concernente i Musei e la Biblioteca".
L'articolo 5 specifica che "il Sommo Pontefice, oltre la dotazione stabilita nell'articolo
precedente, continua a godere dei palazzi apostolici Vaticano e Lateranense, con tutti gli edifizi,
giardini e terreni annessi e dipendenti, nonch della villa di Castel Gandolfo con tutte le sue attinenze e
dipendenze.
"I detti palazzi, villa ed annessi, come pure i Musei, la Biblioteca e le collezioni d'arte e di
archeologia ivi esistenti, sono inalienabili, esenti da ogni tassa o peso, e da espropriazione per causa di
utilit pubblica".
Non  un cattivo affare, ma il papa non l'accetta, perch si tratta di una soluzione non negoziata
e anche perch viene giudicata un'elemosina. In ogni caso la somma di denaro, essendo "inscritta nel
Gran Libro del debito pubblico, in forma di rendita perpetua ed inalienabile", costituir un punto di
partenza per la risoluzione economica che sar definita nei Patti Lateranensi.
La sola nota positiva per la Santa Sede  costituita dal fatto che nel regno d'Italia per i parroci
entra da subito in funzione lo stipendio, ovvero la congrua; questa decisione governativa  a margine
della Legge delle Guarentigie e quindi viene messa in pratica, perch naturalmente non  rifiutata dal
papa. Il Vaticano invece si deve ingegnare per incrementare le entrate sfruttando elemosine e offerte;
cos pensa di ricorrere all'Anno Santo nel 1875, che sottintende le offerte dei pellegrini. Si svolge per
"a porte chiuse" e lo si lucra visitando una sola delle quattro basiliche per 15 giorni. Lo stesso Pio IX lo
inaugura l'11 febbraio 1875 in San Pietro, ma senza l'apertura della Porta Santa.
I pellegrini sono pochi e allora ci s'inventa l'Indulgenza scritta. Dalla Penitenzieria Apostolica
viene messa in vendita una pergamena contenente la richiesta dell'indulgenza plenaria in articulo
mortis da rivolgere a Pio IX da parte di un massimo di 12 persone; il modello "in bianco" va compilato
con nomi e data (da scriversi "prima di portarlo a Sua Santit") per ottenere l'indulgenza solo da parte
di "chi  presente a Roma e sta per partire e non se ne pu prendere che una".  una sorta di "vendita
delle indulgenze" in piccolo.
Pi concreta la riorganizzazione dell'Obolo di San Pietro in opera pontificia con l'enciclica
Saepe, Venerabiles Fratres del 5 agosto 1875, per il quale viene fissata la raccolta dell'offerta in tutto il
mondo per il giorno della festa di san Pietro del 29 giugno. Sar versata dai fedeli al papa perch
l'adoperi per gli usi che egli ritiene pi opportuni in favore del mondo cattolico.
L'Obolo di San Pietro in pratica  l'unica risorsa fissa, che all'epoca ammonta a circa 5 milioni
di lire. Quindi il cardinale Antonelli progetta di sfruttare quell'obolo collegando le magre casse
vaticane con il mondo finanziario esterno, quello laico, arricchendolo con gli interessi delle banche non
italiane. Il cardinale Antonelli apre un primo conto presso la Socit Gnrale e un secondo presso la
Banca d'Inghilterra; e arrivano i frutti di questa operazione che nell'arco di sei anni, alla morte
dell'Antonelli nel 1876, porta il patrimonio della Santa Sede ad un capitale di 30 milioni di lire circa,
tra depositi bancari e titoli di credito.
Si attua cos la prima operazione bancaria del Vaticano fuori del proprio territorio all'insegna
della illegalit, perch costituisce in fondo un trasferimento di capitale all'estero, anche se a quel tempo
le regole non erano definite come oggi. Ma resta una strada che fa scuola. Il nuovo amministratore, il
cardinale Giovanni Simeoni, non tocca il capitale, ma cambia la politica bancaria dell'Antonelli e
preferisce investire i nuovi soldi in titoli, anche per evitare indiscrezioni sul capitale pontificio. Nasce
di qui l'idea di "speculare" per ricostruire le finanze della Santa Sede in un sistema moderno ed
efficiente; in ogni caso ci si prefigge di non rendere pi pubblici i bilanci annuali, cos che si avr solo
notizia di acquisti di biblioteche, incorporate alla Biblioteca Vaticana.
Peraltro, a fronte di questa attivit speculativa, c' da tener presente l'opera da autentico
imprenditore portata a termine da monsignor De Merode in veste di Grande Elemosiniere, dal quale
non arrivano solo le elemosine. Gi dal 1871 lo Stato italiano e quindi il Comune di Roma stipulano
con de Merode le prime cessioni nella zona di Termini, nel tratto iniziale della via Nazionale e
all'Esquilino; nei due anni successivi vengono firmate le convenzioni per il Celio, Castro Pretorio e la
zona attorno a Santa Maria Maggiore.  un'operazione notevole che indirettamente contribuisce
all'arricchimento delle finanze della Santa Sede, oltre ad essere d'insegnamento per un'altra strada da
percorrere in futuro, che si chiamer speculazione edilizia.
Una banca in Vaticano tra politica e controspionaggio
L'idea di "speculare" diventa la parola d'ordine del nuovo papa Leone XIII (1878-1903), che
per affida a monsignor Enrico Folchi questa particolare gestione delle finanze definita come Sezione
Straordinaria, mentre assegna la Sezione Ordinaria al segretario di Stato, il cardinale Lorenzo Nina.
Vengono investiti i "risparmi" del papa e di monsignor Folchi, e nel giro di due anni, nel 1880,
arrivano nelle casse vaticane transazioni di valori per circa 2.500.000 lire. Accade per che proprio nel
1880 il principe Rodolfo Boncompagni Ludovisi progetti con la Societ Generale Immobiliare la
lottizzazione della villa romana di famiglia per un nuovo rione di Roma tra Porta Pinciana e piazza
Barberini; ha bisogno di liquidi e ottiene dei prestiti senza garanzia dal Vaticano, che peraltro acquista
alcune azioni dall'Immobiliare. Ma il valore delle azioni cala e il principe contesta l'ammontare del
prestito; cos arriva per il nuovo Stato del Vaticano il primo crack finanziario: la Santa Sede perde
quasi un milione per recuperare il suo credito.
 un campanello d'allarme. Occorre fondare una banca all'interno della Citt del Vaticano per
poter sfruttare direttamente le speculazioni in collegamento con istituti di credito italiani. Cos nel 1887
viene fondato un centro amministrativo come Commissione cardinalizia Ad pias causas; questo
organismo ha il compito di "serbare e amministrare i capitali delle fondazioni pie". Ma  una vera e
propria banca, con sede nell'ex ufficio della censura pontificia nota come "il Buco Nero". In pratica 
finalizzata a trasformare in titoli al portatore le donazioni di immobili e di oro monetario, che
dovrebbero costituire appunto il suo carattere pio. E comunque serve a tesorizzare monete e biglietti di
banca che i pellegrini consegnano direttamente a papa Pecci per i cinque giubilei straordinari e i suoi
anniversari sacerdotali.
Cos per il giubileo sacerdotale del 1888 viene stampato un buono che "Vale MILLE Lire" in
un numero incalcolabile che, adeguatamente firmato dal devoto pellegrino, affluisce in veste di
"offerta" presso la Segreteria di Stato, che provvede a versarlo in banca; e suona piuttosto ironico che
alla base del buono sia stampata la scritta "Christus vincit, Christis regnat, Christus imperat". Fanno
invece soltanto bella mostra di s in un'apposita Esposizione Vaticana allestita nella Galleria delle
Carte Geografiche dei Musei Vaticani doni comunque di grande valore come una Sedia portatile
offerta dalla citt di Napoli e una Barca a vela offerta dalla citt di Varazze, ambedue con decorazioni
bronzee e dorate. E oltretutto viene stampato un catalogo in 70 copie con centinaia di preziose incisioni
dall'editore romano Gustavo Bianchi, che  premiato con una preziosa medaglia d'oro emessa dalla
banca.
Serve per alla Commissione cardinalizia un punto di riferimento bancario fuori del Vaticano e
Leone XIII lo trova nel Banco di Roma, dove apre un conto personale con 3 milioni e ne impegna
numerosi altri in azioni;  un'operazione che coinvolge diversi rappresentanti dell'aristocrazia papalina,
ramificazioni del nepotismo bancario in atto. Ma dopo appena un anno, nel 1890, arriva la crisi a livello
di borsa, con perdita di interessi in titoli e azioni; si riescono a salvare solo i milioni del papa.  il
secondo crack finanziario del Vaticano e Folchi si dimette quando un chirografo, il 30 aprile 1891,
modifica le sue competenze nell'amministrazione;  la prima vittima del traffico bancario del Vaticano.
Il papa affida la direzione della Commissione bancaria al cardinale Mario Mocenni, mentre
l'Obolo di san Pietro  amministrato direttamente da Leone XIII, con rinnovata voglia di speculare. 
sollecitato a farlo da Ernesto Pacelli, membro del consiglio municipale di Roma e presidente del
consiglio di amministrazione del Banco di Roma, che diventa il consigliere del papa per operazioni
bancarie sul mercato italiano. E sono altri investimenti, che in sostanza si risolvono in ingenti prestiti
concessi dal papa a Pacelli per la banca da lui presieduta e quindi per i suoi personali interessi. Cos
matura non il portafoglio del Vaticano, ma la fortuna finanziaria della stirpe Pacelli, con l'affermazione
del loro nepotismo bancario. Un casato che sarebbe stato all'avanguardia fino agli anni Sessanta del
Novecento, con un papa di famiglia, Pio XII (1939-58): infatti i suoi tre nipoti, Carlo, Marcantonio e
Giulio avrebbero controllato le finanze vaticane, tra consulenze legali nelle varie amministrazioni della
Santa Sede e direzioni di societ in parte propriet del Vaticano.
Si tratta di sfruttare su un piano finanziario anche l'immagine del papa "prigioniero in
Vaticano", condizione che impedisce a Sua Santit di impartire la benedizione ai fedeli dalla loggia
della basilica di San Pietro. E allora l'Elemosineria Apostolica nel 1893 s'inventa la Benedizione
scritta, che  una filiale dell'Indulgenza scritta emanata da Pio IX nel 1875. Viene impostata con una
formula particolare, mostrando in testa il logo della Santa Sede e il sigillo del papa regnante, stampata
su carta semplice o pergamena e spedita anche per posta. Il prezzo varier nel tempo ed  comunque
tassativo, anche se presentato in forma di elemosina;  una sorta di "vendita del sacro", sia pure in
ridotte dimensioni.
A fronte di questi particolari finanziari va ricordato che tra il 1889 ed il 1894 Leone XIII ha
stabilito le modalit di funzionamento di alcune Conferenze Episcopali, che vengono convocate ogni
tre anni ma solo per un'opera di consultazione tra i vescovi e senza poteri decisionali. Si tratta di
un'operazione importante, perch prelude alla organizzazione istituzionale delle Conferenze Episcopali
nazionali che avranno un'impostazione fondamentale per l'organizzazione ecclesiatica nelle varie
nazioni non solo da un punto di vista religioso, ma anche finanziario in relazione alle diocesi e alle
prebende; su di esse infatti ogni conferenza pu operare un controllo e indirizzarle alla Santa Sede.
L'immagine di papa Pecci  ancor pi sfruttata, proprio su un piano finanziario, con la
proclamazione dell'Anno Santo del 1900; le offerte in forma di obolo e donazioni sono direttamente
rivolte al papa, e c' per questo scopo un'organizzazione senza precedenti diretta da un Comitato
Internazionale esterno alla Santa Sede, costituito a Bologna nel 1896 per merito del conte Antonio
Acquaroni e della Giovent Cattolica Italiana.  un'iniziativa pseudopolitica che garantisce un afflusso
notevole di denaro nelle casse della banca vaticana grazie all'arrivo di circa 600.000 pellegrini. Anche
se proprio nel 1900 l'AOR subisce un furto in titoli per mezzo milione di lire e naturalmente la Santa
Sede non ha modo di esporre denuncia; questo  il primo giallo che sorge intorno alla banca del
Vaticano.
Nella manovra diplomatico-politica della Santa Sede si avverte per la mancanza di personalit
cattoliche che possano tutelare gli interessi della Chiesa nello stesso Parlamento italiano. Per una
partecipazione dei cattolici alla politica nasce la FUCI e si costituisce l'Opera dei Congressi e dei
Comitati Cattolici, che nel 1898 con Romolo Murri si fa programma politico nella rivista "Cultura
Sociale" fondata a Roma. E l'anno dopo, a Torino, i Democratici Cristiani stendono l'assetto politico in
un movimento popolare; papa Pecci si mostra titubante e seppure nell'enciclica Graves de communi re
del 1901 riconosce il movimento democratico cristiano, ne limita il campo d'azione.
Il nuovo papa Pio X (1903-14) si mostra favorevole a una estensione del raggio d'interessi
dell'organismo bancario vaticano in tutta Italia per la gestione dei lasciti pii; e a questo scopo muta la
Commissione che la gestisce da cardinalizia in prelatizia, mettendone a capo dal 1904 monsignor
Nazareno Marzolini. Inoltre cambia il nome della banca in COR (Commissione delle Opere di
Religione), che  pur sempre una intestazione ingannevole all'insegna della carit, e, su indicazione di
Ernesto Pacelli, la banca incrementa la sua attivit per l'acquisto di immobili con investimento del
ricavato in titoli al portatore.
Cos nasce l'idea dell'acquisto di immobili dentro Roma. Il papa riesce a ottenere il palazzo
Marescotti dalla Banca d'Italia, che ne  proprietaria; l'affare va in porto nel 1906 grazie al Pacelli.
Questi riesce a convincere il sindaco massone di Roma, Ernesto Nathan, che accetta di trasferire altrove
le scuole ospitate nel palazzo. Inoltre il papa progetta di rimettere le mani sull'antica Zecca pontificia
adiacente ai Giardini Vaticani, che  sotto il demanio del Regno d'Italia; in seguito a transazioni
segrete ratificate dal Parlamento italiano, l'acquista formalmente Ernesto Pacelli, che la trasferisce sul
patrimonio della Santa Sede. Ma nel 1912 si verifica uno scontro tra Ernesto Pacelli e il papa. Alcuni
giornali d'ispirazione cattolica controllati dal banchiere romano fomentano un dissidio tra la Chiesa e
l'Italia; Pio X non pu tollerare l'episodio e Pacelli non ottiene pi prestiti dalla Santa Sede, che ritira
dal consiglio di amministrazione della societ gli uomini del Banco di Roma.
Nel contesto finanziario del Vaticano rientra l'impegno politico di Pio X, che non ha portata
internazionale, caratterizzato com' da una lotta tutta italiana, per la quale vengono impegnate le
organizzazioni benedette dal papa, quali l'Unione Popolare, l'Unione Economico-Sociale e l'Unione
Elettorale, di cui  presidente il conte Vincenzo Ottorino Gentiloni. A queste associazioni viene
affidata, in una sorta di "crociata", il compito di controllare i voti cattolici, ormai strappati d'ufficio ai
Democratici Cristiani, ovvero a persone come Romolo Murri, sospeso a divinis, e don Luigi Sturzo.
A fronte di queste organizzazioni  istituito il Sodalitium Planum, una associazione segreta di
controspionaggio per la difesa dei "cattolici integrali" destinata a una caccia all'eretico in collegamento
con il Sant'Uffizio, con tanto di sovvenzione. Ne  a capo monsignor Umberto Benigni e si ha a che
fare con una sorta di loggia massonica aiutata finanziariamente dal COR. Vengono denunciati e
allontanati dalle loro diocesi alcuni vescovi, con rientro dei profitti episcopali per la Santa Sede;
numerosi professori di istituti religiosi vengono sollevati dall'incarico e spogliati dei loro patrimoni,
mentre libri e opuscoli sono messi all'Indice.
Il nuovo papa Benedetto XV (1914-22) sembra fidarsi di Ernesto Pacelli e lo richiama alle sue
funzioni, seguendone il consiglio di sostenere il valore delle azioni; accade per che il mancato
appoggio delle banche cattoliche costringa papa Della Chiesa a cedere le azioni del Banco di Roma e
quelle appartenenti all'amministrazione della Santa Sede. Poi, a causa della guerra italo-turca, il Banco
di Roma entra in crisi: l'istituto ha investito in Libia ingenti capitali per il vettovagliamento
dell'esercito italiano, senza ricavare utili e perdendo quasi tutto il suo capitale. Cos il papa deve far
riferimento solo alla fonte dell'Obolo di San Pietro.
I rapporti tra Ernesto Pacelli e la Santa Sede si incrinano di nuovo. Nel 1916 viene estromesso
dalla presidenza e al suo posto  nominato il terziario francescano, avvocato, conte papalino e senatore
del Regno, Carlo Santucci, rappresentante di un nuovo filone del nepotismo bancario. Il papa peraltro
vuole assistere finanziariamente feriti e prigionieri di guerra ed  assecondato nella sua benefica opera
assistenziale dal cardinale Pietro Gasparri, che  nello stesso tempo camerlengo, segretario di Stato e
prefetto dei palazzi apostolici.
A fronte di questi movimenti bancari della Santa Sede, dal 1914 al 1920 si ha la costituzione di
numerose banche cattoliche, con le quali la Santa Sede entra in contatto tramite Carlo Santucci. A
Roma sorgono il Credito Nazionale, la Societ Finanziaria Regionale e la Banca Regionale, mentre
nell'Italia settentrionale nascono il Credito Emiliano a Parma, il Credito Pavese e il Piccolo Credito a
Ferrara. Nel 1919 a Trieste nasce la Banca Venezia Giulia, che vanta nel consiglio di amministrazione
un sacerdote, Carlo Macchia, e nello stesso anno  fondata la Banca del Lavoro e del Risparmio, che ha
come presidente l'avvocato Luigi Gioia del Banco di Roma. Finch nel 1920  costituito il Credito
Padano a Mantova.
L'opera assistenziale voluta da Benedetto XV procede con il collegamento del COR a queste
banche e continua dopo la fine della guerra, estendendosi ai poveri anche fuori d'Italia, cancellando in
parte lo spettro di Mammoma sovrastante la banca vaticana. Il COR, dal 1920 presieduto da monsignor
Carlo Cremonesi, con l'assistenza di monsignor Alberto Di Jorio, invia aiuti in denaro ai contadini
russi vittime della carestia nei primi anni della rivoluzione bolscevica e ai contadini cinesi colpiti da
grandi calamit nel 1921. Si tratta di un'operazione umanitaria, ma  destinata a essere chiusa dal suo
successore.
In Vaticano intanto il papa procede nella sua opera di messaggero di pace nel mondo. Il 28
agosto 1920 Benedetto XV riceve in udienza privata 235 rappresentanti dei Cavalieri di Colombo, la
confraternita cattolica fondata nel 1881 a New Haven, nel Connecticut, dal sacerdote Michael J.
McGivney nell'ideale di Cristoforo Colombo, che port il cristianesimo nel Nuovo Mondo. La
confraternita  impegnata come societ di mutuo soccorso nel prestare assistenza finanziaria ai propri
affiliati e ai cattolici malati e disabili sposando lo spirito umanitario di Benedetto XV, che scioglie il
Sodalitium Planum, diffamante per la Chiesa e certo non produttivo per le casse della Santa Sede, ed
esorta i Cavalieri di Colombo ad estendere l'attivit a Roma, come fiduciari del Vaticano, attraverso
un'opera di apostolato che affianchi quella propria dell'associazione di assistenza finanziaria, autentica
forza nuova per le casse della Santa Sede. E i Cavalieri allora aprono immediatamente un ufficio in via
delle Muratte e, tra il 1922 e il 1927, creano cinque campi ricreativi a disposizione gratuita dei giovani
romani, costruiti su progetto dell'architetto Enrico Pietro Galeazzi, che sar gratificato del titolo di
conte dell'Ordine Piano. Inoltre si propongono di presentare al papa un annuale frutto delle loro offerte
dagli Stati Uniti, che culminer nel 1982 con il Vicarius Christi Fund (v.).
Il nuovo papa Pio XI (1922-39)  entusiasta dell'associazione statunitense che qualifica come
"il forte braccio destro della Chiesa", appoggiando l'iniziativa caritatevole e la sanit dell'ideale
sportivo. Cos dona all'associazione un terreno all'interno delle Mura Vaticane, su cui sorge l'Oratorio
di San Pietro, con palestra, cappella e teatro, inaugurato il 9 aprile 1924. Pio XI oltretutto eredita casse
vuote e deve ricorrere a prestiti da banchieri esterni alla Santa Sede, essendo intermediario Carlo
Santucci; un incremento delle casse vaticane si ha per nell'Anno Santo del 1925 con le offerte dei
pellegrini, che arrivano da tutto il mondo e per la prima volta anche in aereo. Papa Ratti riorganizza
l'amministrazione con motu proprio del 16 dicembre 1926, disponendo la riunione delle varie fonti
finanziarie in una unica generale Amministrazione dei Beni della Santa Sede, che affida a esperti
economisti, ecclesiastici e non, tra i quali Carlo Santucci e Ernesto Pacelli; nasce allora l'idea di un
preciso piano finanziario che tenga presente quanto necessario per l'attivit delle congregazioni e curi
lo sviluppo delle infrastrutture, insieme alla relativa contabilit e alla redazione di un bilancio.
I Patti Lateranensi e il nuovo Stato della Citt del Vaticano
La ventata d'aria nuova per le finanze vaticane arriva con i Patti Lateranensi. Frutto di una serie
di colloqui tra la Santa Sede e il governo italiano iniziati nel 1922, sono stati condotti dall'avvocato del
Tribunale della Sacra Rota Francesco Pacelli, fratello del futuro Pio XII, per il Vaticano, e
dall'avvocato Domenico Barone per il governo italiano, con interventi di Bruno Mussolini e Alfredo
Rocco. Ma quando Domenico Barone muore, Pacelli finisce per trattare direttamente con Benito
Mussolini, in un appartamento in via Rasella e successivamente a Villa Torlonia.
Il trattato viene firmato l'11 febbraio 1929 nel palazzo del Laterano dal cardinale Pietro
Gasparri per il papa e da Benito Mussolini per il re Vittorio Emanuele III, partendo dalla fondamentale
premessa "che dovendosi, per assicurare alla Santa Sede l'assoluta e visibile indipendenza, garantirLe
una sovranit indiscutibile pur nel campo internazionale, si  ravvisata la necessit di costituire, con
particolari modalit, la Citt del Vaticano, riconoscendo sulla medesima alla Santa Sede la piena
propriet e l'esclusiva ed assoluta potest e giurisdizione sovrana".
I Patti Lateranensi definiscono quindi la convenzione finanziaria che regola i rapporti tra la
Santa Sede e lo Stato italiano. Il pagamento dei sessant'anni di arretrati, in ragione di quanto definito
dalle "guarentigie",  indicato nell'allegato numero 1, nel quale "l'Italia si obbliga a versare alla Santa
Sede, allo scambio delle ratifiche del trattato, la somma di lire italiane 750.000.000
(settecentocinquanta milioni) e a consegnare contemporaneamente alla medesima tanto interesse
consolidato italiano 5% al portatore (con il coupon in scadenza il 30 giugno p. v.) del valore di lire
italiane 1.000.000.000 (un miliardo)". E, per avere un'idea pi precisa del valore di questa cifra, si
tenga presente che  corrispondente a 712 miliardi di euro attuali.
Molto importante  poi un comma dell'articolo 6, al quale all'epoca in verit non si d molto
peso. Vi si precisa che "l'Italia provveder, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati,
che alla Citt del Vaticano sia assicurata una adeguata dotazione di acqua in propriet. Provveder,
inoltre, alla comunicazione con le ferrovie dello Stato mediante la costruzione di una stazione
ferroviaria nella Citt del Vaticano [...] e mediante la circolazione di veicoli propri del Vaticano sulle
ferrovie italiane. Provveder altres al collegamento, direttamente anche con gli altri Stati, dei servizi
telegrafici, telefonici, radiotelegrafici, radiotelefonici e postali della Citt del Vaticano. Provveder
anche al coordinamento degli altri servizi publici". Mentre le norme relative al servizio ferroviario,
telegrafico, radiotelegrafico e postale non verranno considerate, perch la Citt del Vaticano si fornir
di proprie strutture radiotelefoniche e telegrafiche, nonch di una stazione ferroviaria, resteranno invece
operanti quelle relative all'acqua e alla luce. Accadr che il pagamento relativo a questi servizi di cui si
 usufruito, utilizzando quelli del Comune di Roma, verr sempre ignorato dalla Santa Sede, che senza
pagare le relative fatture ha determinato un'insolvenza che si  protratta fino ai giorni nostri. E continua
a gravare sulle casse dello Stato italiano.
Questo particolare fa capire quanto lo Stato della Santa Sede abbia guadagnato con tale trattato,
vedendosi riconosciuta la sua sovranit con il restauro del potere temporale, come indicato nell'articolo
3. "L'Italia riconosce alla Santa Sede la piena propriet e la esclusiva ed assoluta potest e
giurisdizione sovrana sul Vaticano, com' attualmente costituito, con tutte le sue pertinenze e
dotazioni, creandosi per tal modo la Citt del Vaticano per gli speciali fini e con le modalit di cui al
presente trattato", ovvero entro i confini indicati nella pianta allegata al trattato. Il secondo comma
dello stesso articolo d inoltre chiarimenti sull'accesso libero a piazza San Pietro, il confine dell'Italia
segnato dal colonnato del Bernini e dalle Mura Vaticane. "Resta peraltro inteso che la piazza di San
Pietro, pur facendo parte della Citt del Vaticano, continuer ad essere normalmente aperta al pubblico
e soggetta ai poteri di polizia delle autorit italiane, le quali si arresteranno ai piedi della scalinata della
Basilica, sebbene questa continui ad essere destinata al culto pubblico, e si arresteranno perci dal
montare ed accedere alla detta Basilica, salvo che siano invitate ad intervenire dall'autorit
competente".
Peraltro nei trattati non si fa alcun accenno alla congrua, ovvero l'erogazione mensile effettuata
fin dal Medioevo dallo Stato Pontificio agli ecclesiastici per il loro sostentamento; e questo perch lo
Stato italiano fin dal 1871, in ottemperanza alla legge delle Guarentigie, si era impegnato nel
versamento del beneficio, anche se limitatamente ai parroci, che lo Stato liberale considerava come una
categoria particolare, diversa dalle congregazioni e dagli ordini monastici, perch mentre questi ultimi
si erano mostrati fortemente antiunitari, i parroci da subito avevano mostrato un forte spirito patriottico.
Cos i parroci e i sacerdoti, loro diretti collaboratori, seguitano a essere stipendiati dallo Stato, fino al
1986, quando verr instaurato l'usufrutto dell'8 per mille in ragione del nuovo concordato del 1984
(v.).
La spesa, fino al 1932, graver sul bilancio del Ministero della giustizia e degli affari di culto;
successivamente la competenza per la retribuzione passer al Ministero dell'interno. Lo stipendio verr
considerato diritto personalissimo e avr natura di assegno alimentare, non trasmissibile agli eredi; in
ogni caso non si tratter di importi molto elevati, tanto che una tantum verranno stanziate somme di
integrazione. Cos dal 1925 al 1944 la somma annua  di 3500 lire, che diventa 200.000 lire negli anni
Cinquanta, e arriva a 9 milioni nel 1986, ultimo anno del pagamento della congrua da parte delle
Direzioni Provinciali del Tesoro.
Ai trattati  infine allegato l'elenco dei beni immobili dentro Roma, ma fuori della Citt del
Vaticano, "con privilegio di extraterritorialit e con esenzione da espropriazioni e da tributi", che
appartengono alla Santa Sede da prima del 20 settembre 1870 e non sono stati espropriati al momento
della conquista di Roma da parte del Regno d'Italia. La propriet si estende anche in zone oltre la
periferia di Roma lungo la via Aurelia, la via della Madonna del Riposo e via di Torre Rossa di fronte
alla Selva Candida e Boccea, e delle ville Sacchetti e Carpegna. Un territorio che gode
dell'extraterritorialit e dell'esenzione di esproprio e tributi, godimento che verr meno in quella parte
venduta successivamente a societ edilizie per la costruzione del quartiere Aurelio, ma mantenuto
invece per cliniche, case di cura e conventi che vi saranno costruiti dalla Santa Sede. E infine, fuori
Roma, sempre con extraterritorialit ed esenzione di esproprio e tributi, gli immobili di Castel
Gandolfo relativi al Palazzo Pontificio e alla Villa Barberini, nonch le basiliche della Santa Casa a
Loreto, di San Francesco ad Assisi e di Sant'Antonio di Padova. E tutto verr incrementato da accordi
successivi tra il 1937 e il 1984 che prevederanno un ampliamento graduale di propriet grazie a nuove
acquisizioni e costruzioni, che costituiranno un complesso sempre pi grandioso di beni territoriali e
edilizi (v. Il patrimonio immobiliare del Vaticano).
Alla luce di questa grande entit immobiliare appare in qualche modo ironica la circoscrizione
territoriale ristretta a "quel tanto di territorio", come defin Pio XI i 44 ettari della Citt del Vaticano,
perch il Vaticano  anche fuori del Vaticano: basiliche e palazzi annessi, collegi e istituti, conventi e
abbazie, chiese e case parrocchiali annesse, ospedali, case di cura e alberghi. Un immenso patrimonio
immobiliare, fonte inesauribile di denaro.
I vantaggi finanziari dei Patti Lateranensi sono cos notevoli che Pio XI, pochi giorni dopo la
firma dei Patti Lateranensi, con il motu proprio del 7 giugno 1929, istituisce un Ufficio Amministrativo
Speciale per le Opere di Religione, detta in forma abbreviata "La Speciale", che viene affidata
all'ingegnere finanziere Bernardino Nogara, fratello di un vescovo e gi direttore di una filiale della
Banca Commerciale Italiana a Istanbul. Il papa gli d completa libert per le manovre finanziarie;
questo comporta speculazioni e operazioni in Borsa, attraverso l'acquisto di societ dall'attivit non
all'insegna della morale cattolica. "Prodotti come bombe, carri armati, pistole e contraccettivi", ha
sottolineato David Yallop, "potevano essere condannati dal pulpito, ma le azioni che Nogara comprava
aiutarono a riempire le casseforti di San Pietro". E Nogara verr soprannominato "il banchiere di Dio",
inviato della Provvidenza, per tutelare i capitali della Chiesa. Tutto comincia con l'acquisto di societ
come l'Italgas e del pacchetto azionario di controllo della Generale Immobiliare, operazioni che si
riveleranno geniali e che arricchiranno il patrimonio immobiliare della Santa Sede, destinato ad
aumentare dopo la fine della seconda guerra mondiale, non solo a Roma, ma in tutto il mondo.
Oltretutto in queste operazioni finanziarie Nogara ha la particolare capacit di agganciare
personalit del governo, a cominciare da quando il 4 giugno 1929 con i senatori fascisti Stefano
Cavazzoni, Giuseppe Bevione e Giovanni Marinelli d vita alla societ di assicurazioni Praevidentia. E
poi fa entrare nei consigli di amministrazione di varie aziende uomini della Santa Sede, come
Francesco Pacelli - fratello del cardinale Eugenio, nuovo Segretario di Stato e futuro papa Pio XII -
che viene nominato tra l'altro vicepresidente dell'Italgas. E di seguito altri uomini del Vaticano
vengono inseriti nell'amministrazione di Breda, Dalmine, Reggiane, Ferrorotaie, Societ Elettriche
Italia centrale, Societ Agricola Lombarda di Milano e Officine Meccaniche Reggiane; e tra loro vi
sono i nipoti del Segretario di Stato, Carlo, Marcantonio e Giulio Pacelli.
Peraltro la Santa Sede non si limita a partecipare, ma d vita ad iniziative proprie, come la
Societ Romana di Finanziamento e l'Istituto Centrale di Credito, forte dell'appoggio del regime
fascista in qualche modo interessato a certe operazioni di mercato. Inoltre acquista il pacchetto
azionario della Generale Immobiliare, gi segnalato. La crescita a dismisura dell'attivit bancaria
determina, il 10 febbraio 1934, il cambiamento del COR in una nuova struttura bancaria qualficata
come AOR, Amministrazione delle Opere di Religione, anche se la sede  sempre nell'edificio del
"Buco Nero".
 cos che la Santa Sede riesce a fronteggiare il crack nel quale si trovano coinvolte negli anni
Trenta le banche cattoliche, ovvero il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito e il Credito Sardo, oltre
alle due laiche Comit e Credito Italiano. Il governo fascista interviene trasferendo i titoli bancari
vaticani nel nuovo Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), pur avendo un valore superiore a
quello di mercato, come viene rilevato in una nota dell'istituto: "Il valore che venne cos accreditato
alle banche era superiore, evidentemente, al valore attribuibile alle partite trasferite all'IRI; la
differenza tra il valore riconosciuto e il valore delle posizioni trasferite costitu la perdita
dell'operazione di risanamento addossata all'Istituto". E tutto peraltro a spese dei lavoratori italiani, sui
quali nel 1934 finisce per ricadere la perdita delle speculazioni della Santa Sede, con un costo per l'IRI
di 6 miliardi di lire, pari a 4272 miliardi di euro odierni.
I buoni rapporti tra Fascismo e Santa Sede nel frattempo hanno avuto una qualche influenza sul
raggiungimento di un concordato con la Germania nazista nel 1933, portando perfino a partecipazioni
congiunte nella gestione di imprese industriali e finanziarie; Pio XI ottiene dal cancelliere Adolph
Hitler la conferma di una tassa, la Kirchensteuer, grazie alla quale il 10 per cento delle imposte sui
redditi dei tedeschi affluisce nelle casse della Chiesa Cattolica e Protestante.  una sorta di quell'8 per
mille che si avr in Italia dal 1986.
Prosegue idilliaco il rapporto tra il regime fascista e la Santa Sede. Sono emblematiche le
partecipazioni del conte Umberto Adolasso e del fascista conte Franco Marinotti al vertice della Snia
Viscosa, e l'ingresso nell'Istituto di Credito Fondiario di due fiduciari del papa, i prelati Carlo
Cremonesi e Giuseppe Rosmini, con il senatore fascista Giuseppe Bevione. Nel Banco di Roma, dopo
il salvataggio del 1934, entrano il principe Rodolfo Borghese e il fascista Antonio Marescalchi. Nelle
societ di assicurazioni milanesi, l'Anonima Vita e l'Istituto Italiano di Previdenza, sono presenti il
fascista Emilio De Bono e il conte Franco Ratti, nipote di Pio XI. In qualche modo la Santa Sede  in
debito con il regime, cos, quando nel 1935 Mussolini ha bisogno di armi per la campagna d'Etiopia,
gliene arriva una buona quantit dalla fabbrica di munizioni acquistata da Nogara per la Santa Sede,
che cos si trova a finanziare un'operazione bellica.
Ma questo favore non accantona una questione finanziaria che sorge nel settembre di quello
stesso 1935, quando il governo fascista impone una tassa sui dividendi da calcolare all'origine. In
pratica le societ, prima di distribuire agli azionisti i dividendi, devono detrarne la tassa, in ragione del
10%, successivamente elevata al 20%, versando direttamente al ministero delle Finanze la somma
corrispondente. La tassa viene chiamata Cedolare, perch applicata alle cedole. E il Vaticano la paga.
Le speculazioni bancarie dello IOR dal 1942 ai primi anni Sessanta
L'avvento al trono pontificio di Pio XII significa il mantenimento dell'assetto finanziario della
Santa Sede con i banchieri vaticani legati alle strutture bancarie e alle aziende italiane. Cos il conte
Franco Ratti, presidente del Banco Ambrosiano, entra anche nei consigli di amministrazione della
Banca Nazionale dell'Agricoltura, dell'Istituto Italiano del Credito Fondiario e del monopolio delle
fibre, la SNIA, della quale diventer vicepresidente dopo la seconda guerra mondiale. Ma  anche
presidente delle industrie belliche: le Officine Meccaniche Reggiane, la Compagnia Navale
Aeronautica e il Gruppo Caproni.  cos che la Santa Sede si trova legata a Germania e Italia nei fondi
bancari finalizzati agli armamenti.
Il 27 giugno 1942 Pio XII cambia la denominazione dell'AOR in Istituto per le Opere di
Religione (IOR), assegnandogli anche una nuova sede nel quattrocentesco Torrione di Niccol V,
presso porta Sant'Anna, tra il Cortile dell'Olmo e quello sistino. L'istituto, secondo la nuova qualifica,
deve provvedere "alla custodia e all'amministrazione dei capitali (in titoli e denaro) e degli immobili,
trasferiti o affidati all'Istituto da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e di piet
cristiana", come la costruzione di chiese, scuole e missioni, ma  anche in rapporto con le nazioni in
guerra, ovvero l'Italia e la Germania. Anche se l'attivit dello IOR durante la guerra  avvolta nel
mistero, si presume un'opera di riciclaggio del denaro, dal momento che nel 1944 viene fondata la
Pontificia Opera di Assistenza (POA), che  il canale di inoltro di quel denaro.
La banca  diretta da Bernardino Nogara, ma c' l'ombra del papa stesso:  una garanzia per
ecclesiastici e laici legati al mondo cattolico, che si affrettano ad affidare i loro soldi all'istituto sia in
valuta italiana che estera. La condizione  che una percentuale del deposito sia assegnata in carit
cristiana, per sostenere le opere di bene della Chiesa cattolica nel mondo, secondo la norma
fondamentale della fideiussione della banca. Di qui una gestione oscura, anche perch lo IOR gode di
un'amministrazione autonoma e quindi sfugge a quella curiale del patrimonio della Santa Sede. Basta
che certi fondi appartengano a un'opera pia per essere considerati appunto a scopo religioso; il
prelevamento pu poi passare per vie oscure, che sono per tutelate da quei vantaggi che la legge
italiana, tramite il concordato, gli concede.
Una buona notizia per le casse vaticane giunge peraltro il 31 dicembre 1942, quando una
circolare del ministero delle Finanze include lo IOR tra gli organismi compresi sotto la qualifica "Santa
Sede" e, come tali, esonerati dal pagamento della Cedolare, ovvero dalla tassazione dei dividendi delle
azioni. La circolare  firmata dal direttore generale del Ministero delle finanze, Giovanni
Buoncristiano, con tanto di indicazione che il venir meno della tassa deriva dal motivo che lo IOR
"amministra fondi appartenenti alla Santa Sede". Resta il mistero della concessione, forse maturata in
Mussolini nel clima di una guerra che gi nella sua fase iniziale volgeva male per l'Italia, per cui un
avvicinamento al papa sembrava opportuno nell'eventualit di una pace negoziata dal Vaticano.
Peraltro il nuovo governo italiano non si occuper della questione prima del 1962.
Finita la guerra, a Bernardino Nogara  affiancato come segretario amministrativo Massimo
Spada e nel consiglio di amministrazione entrano Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel, come
personalit di grande prestigio finanziario. Grazie a loro il Vaticano acquisisce forti partecipazioni
azionarie in societ italiane come il Cotonificio Maino e le Condotte d'Acqua, nonch in societ di
navigazione, come la GEN, nelle assicurazioni come la RAS, ma anche in altre imprese come
l'Italcementi, la SIP e la Vanini. E nei posti di potere di certe societ sono nominati sempre i parenti
del papa, Carlo, Marcantonio e Giulio Pacelli. In particolare quest'ultimo  il pi impegnato perch,
come denuncer Eugenio Scalfari su "L'Espresso" del 30 marzo 1958, "rappresenta gli interessi della
finanza vaticana in alcune importanti societ: il Banco di Roma, la Societ Italiana Gas, l'istituto
medico-farmaceutico Serono, la societ Gestione Esercizio Avi, la societ Condil Tubi Opere
Idrauliche e Affini".
E arrivano le prime proclamazioni ufficiali di riconoscimento delle Conferenze Episcopali,
importanti nella gestione delle finanze nelle diocesi. Nel 1947 viene riconosciuta la prima delle
Conferenze Episcopali, quella di Spagna, alla quale far seguito il riconoscimento di quelle dell'Austria
nel 1950 e delle Filippine nel 1952. Anche nel 1952, l'8 gennaio,  fondato a Firenze il consiglio
permantente dei vescovi italiani, la CEI ovvero la Conferenza Episcopale Italiana; il primo presidente 
l'arcivescovo di Milano Alfredo Idelfonso Schuster, di origine tedesca, ma nato a Roma, e primo
segretario Giovanni Urbani. Alla CEI, che pone la sua sede a Roma, devono far capo, in veste di
economato e amministrazione, il controllo dei beni culturali ecclesiastici, la cooperazione missionaria
tra le Chiese e gli interventi caritatevoli a favore dei Paesi del Terzo Mondo, la promozione del
sostegno economico della Chiesa cattolica, l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole.
A Roma peraltro durante l'Anno Santo  arrivata un'altra donazione dei Cavalieri di Colombo.
Il cavaliere supremo dell'ordine, John E. Swift, dopo un'udienza privata concessagli da Pio XII,
istituisce un fondo per l'acquisto e la costruzione dell'ultimo complesso sportivo in Roma; viene scelto
il nuovo quartiere di Primavalle. Questo centro, chiamato "Pio XII" in onore di papa Pacelli, viene
consacrato e benedetto il 7 giugno 1952, e non per caso, dall'arcivescovo di New York Francis
Spellman, cardinale dal 1946. Il rapporto di Sua Eminenza statunitense con i Cavalieri di Colombo 
scontato, dal momento che la sua principale attivit in tutta la vita di ecclesiastico  e sar quella di
partecipare a far aumentare il capitale finanziario della Santa Sede, fino a rendere credibile la finalit
tutta religiosa del suo operato tramite Mammona.
Spellman  veramente nato per far soldi; gli piace speculare in tutto e ricevere denaro da
qualsiasi iniziativa. In Curia lo chiamano "il cardinale dei milioni", di dollari naturalmente; non  da
tutti i porporati, infatti, arrivare a Roma e non cercare ospitalit in conventi o pensioni di monache, ma
scendere al Grand Hotel.
La ricchezza gli viene da una febbrile attivit edilizia, iniziata sulla base di una precisa
impostazione finanziaria data alla struttura della sua arcidiocesi. Ha infatti cominciato a spazzar via le
varie ipoteche che gravano sulle parrocchie, prendendo a prestito da amici banchieri e finanzieri denaro
al 2% per cinque anni e 2,5% per dieci, fino a risparmiare mezzo milione di dollari. L'arcidiocesi 
diventata cos "una specie di banca centrale per tutte le parrocchie", ha scritto Corrado Pallenberg, e
quello  l'inizio di una serie di operazioni finanziarie che hanno un punto di riferimento fondamentale:
costruire. "Dai calcoli fatti", precisa il giornalista inglese, "il cardinale Spellman ha costruito ogni
anno in media per un valore di circa 90 milioni di dollari": si tratta di chiese, collegi e ospedali.
Un'operazione oltretutto che va a pennello nell'iniziativa messa in atto dal Vaticano con la Generale
Immobiliare. Ma da dove viene tutto quel denaro? "Qui di nuovo, come tanto spesso avviene in materia
finanziaria, prevale la regola del silenzio, caratteristica della Chiesa di Roma", conclude Pallenberg.
Tra gli ampliamenti di interessi del Vaticano in societ, si registra nel 1954 l'assunzione del
controllo della maggioranza delle azioni dell'Istituto Farmaceutico Serono, impegnato in ricerche
sull'infertilit femminile che prevedevano l'analisi delle urine delle donne in menopausa. Cos il
Vaticano autorizza l'istituto a raccogliere urine presso i conventi italiani prelevando per anni continui
campioni dalle suore.
Tutto comunque procede bene, grazie principalmente alle possibilit finanziarie che affluiscono
alla Santa Sede a opera di Bernardino Nogara;  lui che rafforza i legami con diverse banche europee,
dai Rothschild di Parigi e Londra al Crdit Suisse nella persona di Henry de Maillardoz, fino alle
banche statunitensi, come Hambros Bank, Morgan Guarantee Trust, Chase Manhattan, Continental
Illinois National Bank, The Bankers Trust di New York; e di quest'ultima il "banchiere di Dio" si serve
per comprare e vendere titoli a Wall Street. E addirittura nel 1953 il Vaticano invia 19.327 chilogrammi
d'oro alla Federal Reserve Bank. In questo modo la Santa Sede si assicura partecipazioni in societ
operanti nei pi vari settori, dall'alimentare e assicurativo a quelli di cemento e acciaio, meccanica e
beni immobili;  un susseguirsi di successi finanziari che arricchiscono le casse della Santa Sede con un
credito internazionale mai registrato prima. Ed  anche vero che rappresentanti della finanza
internazionale subentrano nelle file della stessa Santa Sede: un vicepresidente della Bankers Trust
Company, Andrew Maloney, arriva a ricoprire la carica di consigliere per gli Affari Economici e
Sociali della rappresentanza della Santa Sede presso l'ONU, ed Henry de Maillardoz, ex direttore dl
Crdit Suisse, arriva ai vertici della Speciale.
 quanto accade nel 1958 quando sale sul trono pontificio Giovanni XXIII (1958-63), che
affianca a Bernardino Nogara, dal 1954 il solo presente in Vaticano come consulente finanziario,
monsignor Sergio Guerri, abile negoziatore e per questo probabilmente premiato poi con la porpora
cardinalizia. Mentre arrivano le nuove nomine, seguitano a esistere gli agganci con l'alta finanza
internazionale e in particolare con la Bankers Trust Company di New York, che ha una filiale a Roma
in via Bissolati, diretta dal conte Sebastiano Bommartini e con vicepresidente Andrew Maloney,
consigliere per gli Affari Economici e Sociali della rappresentanza della Santa Sede presso le Nazioni
Unite.
Alla presidenza dello IOR sale allora Massimo Spada. Questi diventa il simbolo del nepotismo
bancario di quegli anni, inserito com' in pieno nel mondo della finanza e dell'industria italiana al di
fuori del Vaticano; ricordare le sue cariche significa dare, indirettamente, un quadro degli interessi
finanziari della Santa Sede nel mondo.  presidente della Riunione Adriatica di Sicurt (capitale 4
miliardi e 320 milioni di lire), della Lancia (capitale 10 miliardi e 800 milioni), dell'impresa di
costruzioni Vianini (capitale 5 miliardi) e direttore amministrativo dell'Assicuratrice Italiana (1
miliardo e 200 milioni di capitale);  vicepresidente del Banco di Roma (capitale 25 miliardi), della
Lavoro e Sicurt (capitale 750 milioni), dell'Unione Subalpina di Assicurazioni (capitale 480 milioni),
del Credito Commerciale di Cremona (capitale 2 miliardi), dell'Istituto Bancario Italiano (capitale 10
miliardi) e della Banca Privata Finanziaria (capitale 1 miliardo);  amministratore della Italmobiliare
(capitale 15 miliardi) e membro del consiglio di amministrazione di 14 societ, tra le quali l'Unione
Italiana di Riassicurazione (capitale 600 milioni), l'Italica Assicurazioni (capitale 100 milioni), la
Societ Meridionale Finanziaria (capitale 122 miliardi), l'Istituto Centrale Finanziario (capitale 150
milioni), la Shell Italiana (capitale 129 miliardi), la Societ Italiana per il Gas (capitale 37 miliardi e
412 milioni), della Franco Tosi fonderie (capitale 2 miliardi e 500 milioni), del cotonificio Vittorio
Olcese (capitale 5 miliardi) e della Siemens Elettra (capitale 4 miliardi). Ma fondamentale  la sua
presenza nel consiglio di amministrazione della Finsider, spina dorsale dell'IRI, il pi grande
complesso industriale di quegli anni.
Peraltro con Massimo Spada  sempre vigile l'azione dello IOR. Per quanto impegnato in
un'operazione a vasto raggio di investimenti nelle societ azionarie italiane, specialmente in quelle a
corto di liquidi, in una evidente speculazione, lo IOR agisce per con molta cautela; infatti non rimane
coinvolto direttamente con i suoi banchieri nei grossi scandali italiani di quegli anni. La banca agisce
con molta riservatezza fin dal caso eclatante degli anni Cinquanta, quello legato a monsignor Edoardo
Prettner Cippico.
Il giovane archivista della Segreteria di Stato, impegnato anche nella PCA,  coinvolto in un
traffico di valuta; apparentemente investe soldi nella realizzazione di film, ma in pratica fa da
prestanome nel trasferimento di capitali all'estero. Colto con le mani nel sacco, il Vaticano lo protegge
dandogli un rifugio nella vecchia Torre dei Venti in attesa dell'inchiesta. Ma il giovane scappa e si
rifugia da un'amica ai Parioli; la polizia lo arresta poco dopo. La Chiesa lo sospende a divinis e lo Stato
italiano lo accusa di frode fiscale.  condannato a nove anni, ma in appello viene prosciolto. Lo fanno
passare per un ingenuo, raggirato da altri rimasti, al solito, nel buio; e la Chiesa finisce per
riaccoglierlo, ma non pi come monsignore. Qualcuno naturalmente si  mosso per salvare, con lui,
altre persone. Sui muri di Roma compare la scritta "Don Cippico = DC", in riferimento alla
Democrazia Cristiana.  la denuncia del legame degli interessi finanziari della Santa Sede con il partito
cattolico al potere.
Un secondo scandalo scoppia a gennaio del 1955 per i beni ex GIL, parte dei quali sono stati
alienati all'opera assistenziale PCA; gli impianti non hanno avuto adeguata sistemazione. Ma il
problema si risolver con la conclusione dei lavori ad opera della nuova opera assistenziale, la POA,
dalla quale nasce come filiazione nel 1958 la ODAR (Opera Diocesana di Assistenza Religiosa),
istituita con decreto arcivescovile; questa opera assistenziale sar riconosciuta da un decreto del
Presidente della Repubblica nel novembre 1959 e gestir diverse istituzioni come la Foresteria e la
Casa San Giovanni Bosco di Laives per i ragazzi con gravi carenze educative familiari.
A dicembre del 1957 si registra un terzo scandalo, che indica il rapporto di servilismo del
governo italiano e della Democrazia Cristiana al Vaticano. Il ministro delle Finanze Giulio Andreotti
esenta dal pagamento delle tasse Giulio Pacelli, fratello di Pio XII, in virt del suo "status diplomatico"
attribuitogli dalla Santa Sede.  una vergogna. E a nulla vale la denuncia fatta sulla stampa, come
quella di Eugenio Scalfari nel marzo del 1958.
Ma lo IOR se si salva da certi scandali finanziari, non si accorge del pericolo che s'infiltra nelle
sue sue stesse stanze. Alle spalle di Spada spunta nel 1960 un finanziere siciliano massone, che porter
la banca al disastro nel giro di vent'anni.  Michele Sindona, gi consulente finanziario
dell'arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, futuro papa Paolo VI (1963-78); tramite
monsignor Amleto Tondini, parente della moglie, entra in amicizia con Massimo Spada e convince il
Vaticano all'acquisto della milanese Banca Privata Finanziaria, facendosi girare il 40% delle azioni.
Questo significa l'avvento della mafia nelle finanze della Santa Sede, che si rafforza nel 1961, quando
lo IOR acquista una "partecipazione inferiore al 20% nella Montecatini", secondo quanto racconter
Massimo Spada, aggiungendo: "Poi il gruppo Feltrinelli, il gruppo Dormesson e il commendator
Stoppani cedettero le loro partecipazioni della Montecatini all'avvocato Sindona".  un ulteriore passo
che lega pi concretamente lo IOR al finanziere siciliano.
L'avventura della RCA Italiana e il boom della Generale Immobiliare
Due sono i frutti pi importanti delle iniziative finanziarie che il Vaticano porta avanti dal
dopoguerra agli anni Settanta sotto i pontificati di Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI: la
partecipazione alla casa discografica RCA Italiana e la costruzione di immobili con la Generale
Immobiliare.
La RCA Italiana nasce nel 1951 a Roma come filiale della casa discografica statunitense Radio
Corporation of America;  una societ per azioni al 90% di propriet della casa madre statunitense e al
10% della Citt del Vaticano attraverso lo IOR. Pio XII, grazie a un accordo con il responsabile della
RCA statunitense, il cattolico Frank Marion Folsom, riesce a far aprire la sede principale della casa
discografica a Roma: gli uffici in via Giulio Caccini, presso Villa Borghese, e la fabbrica al km 12 della
via Tiburtina, vicino al quartiere di San Lorenzo in parte distrutto dal bombardamento del 19 luglio
1943. E il papa ottiene anche che sia nominato presidente il conte Enrico Pietro Galeazzi, figura
preminente della confraternita dei Cavalieri di Colombo, mentre a capo della fabbrica  insediato
l'ingegnere Antonio Giuseppe Biondo. Tre anni dopo l'azienda rischia di chiudere, perch  in perdita;
ma Pio XII riesce a nominare ispettore amministrativo degli uffici e della fabbrica il sovrintendente
dell'Ufficio Stampa e cinematografico del Vaticano, Ennio Melis. Questi giudica l'azienda valida e
potenzialmente adatta al lancio del settore della musica leggera; Pio XII gli crede e riesce a insediare
Melis al posto di Biondo e Galeazzi, quest'ultimo peraltro dirottato alla carica di vicepresidente della
Generale Immobiliare. E Melis diventa segretario della RCA Italiana nell'aprile del 1956;  la lunga
ombra di Pio XII, che completa l'opera riuscendo ad affiancargli come aministratore delegato un altro
suo pupillo, Giuseppe Ornato.
Come prima cosa i due decidono di chiudere gli uffici di via Caccini, trasferendoli presso lo
stabilimento di via Tiburtina, e assumono come direttore artistico Vincenzo Micocci, giovane
appassionato di musica jazz.  lui che fa costruire nuovi studi di registrazione e aggancia giovani
musicisti in veste di arrangiatori come Ennio Morricone e Luis Enriquez Bacalov, disponendo il lancio
di giovani cantanti quali Gianni Meccia, Nico Fidenco, Edoardo Vianello e Jimmy Fontana. Per questi
viene coniato il termine "cantautore" e sulla scia del loro successo si ha il lancio di Rita Pavone e
Gianni Morandi.
Accade per che Micocci passi alla Ricordi come direttore artistico al posto di Nanni Ricordi,
che peraltro viene ingaggiato dalla RCA. Ma  uno scambio positivo, perch Ricordi porta con s
cantanti come Sergio Endrigo, Gino Paoli, Luigi Tenco ed Enzo Jannacci.  il boom della casa
discografica che deve anche molto alla struttura degli studi di registrazione decisamente
all'avanguardia. Notevoli sono i guadagni del Vaticano con quel suo 10%, che gli impone peraltro di
non interferire con censure su alcuni testi non troppo vicini alla morale cattolica; sono infatti questi gli
anni del beat con gruppi come i Rokes di Shel Shapiro e i Primitives di Mal, e solisti come Ricky
Shayne, Patty Pravo e Lucio Dalla.
L'altra grande realizzazione di Melis di questo periodo  Il Cenacolo: si tratta di una grande
struttura, situata in via Nomentana, costituita da una palazzina e da piccole costruzioni adiacenti, dove
viene creato un ulteriore studio di registrazione per la realizzazione di provini per artisti emergenti. E
grazie a questa ricerca di nuovi talenti emergono alcuni nomi che raggiungeranno il grande successo
negli anni successivi: Nada, Claudio Baglioni, Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Renato
Zero, fra gli altri. I primi anni Settanta registrano altri grandi successi, ma dal 1973 inizia la crisi del
mercato discografico italiano, che si accompagner a una serie di investimenti sbagliati, come il lancio
delle cassette Stereo 8.
Decisamente pi sostanzioso comunque per le finanze vaticane  l'impegno imprenditoriale del
Vaticano con la Generale Immobiliare, che si ha sotto i pontificati di Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo
VI, rivelandosi un grande boom, di cui ancora oggi il Vaticano gode gli interessi (v. Il patrimonio
immobiliare del Vaticano). A capo dell'azienda imprenditoriale  Enrico Galeazzi, uno dei direttori dal
1944, vicepresidente nel 1952 e presidente nel 1968; e dietro di lui nove consiglieri, quattro dei quali
uomini del Vaticano, come il principe Marcantonio Pacelli, il marchese Giovanni Battista Sacchetti, i
signori Luigi Quadrani, futuro segretario della sezione straordinaria dell'APSA, e Luigi Mennini,
delegato speciale per lo IOR; e inoltre un collegio di sindaci con Guglielmo Mollari e Francesco Falsini
nelle vesti di contabili.
C' insomma la crema dell'intelligence finanziaria del Vaticano in questa societ edilizia, e non
pu essere diversamente, dal momento che la societ  del Vaticano, impegnato dagli anni Trenta nel
settore edilizio, raggiungendo il suo picco nei primi anni Cinquanta e sviluppandosi negli anni
Sessanta, arrivando a spendere nel 1967 per progetti di costruzioni 30 miliardi solo in Italia, a fronte di
un capitale di 35.150.000.000 di lire. Peraltro la Generale Immobiliare ha all'epoca il completo
controllo della societ Sogene, specializzata in opere pubbliche, che nel 1967 ha realizzato progetti per
31 miliardi di lire. E ancora sono in mano dell'Immobiliare dal 60% al 100% delle azioni di diverse
societ con le quali ha messo in atto la fondazione di industrie, la costruzione di alberghi, cliniche,
palazzi e l'edificazione di interi quartieri in diverse citt italiane. Come si pu rilevare da una disamina
attenta delle costruzioni fino al 1967.
A cominciare da Roma con il RCS (Rinnovamento Centro Storico Roma), per un capitale di
100 milioni e il 100% delle azioni, e proseguire con il Comprensorio Tor Carbone per un capitale di
500 milioni e il 60% delle azioni. Quindi l'Olgiata Romana, con una zona residenziale munita di campo
da golf, per un capitale di 1 miliardo e mezzo, che le garantisce una partecipazione del 49,34% delle
azioni; la Societ Edilizia Pineto per 600 ettari di terreno e un capitale di 1 miliardo, e una
partecipazione del 40% delle azioni. E ancora i comprensori Balduina, Vigna Clara, Casal Palocco,
nonch la Clinica Giuseppe Moscati, con l'investimento di 1 miliardo per il 92,08% delle azioni, che
arriveranno al 100%, quando nel 1973 la clinica verr collegata all'Ospedale Gemelli, cambiando nome
in Clinica Columbus (v. Immobili nei rioni e quartieri di Roma).
Ma l'espansione si ha anche nel resto d'Italia. A Milano con la Immobiliare Fattoria di
Carimate (capitale 200 milioni per l'85% delle azioni) e la Alberghi Ambrosiani (capitale 141 milioni
per il 99,93% delle azioni), con frutti concreti nella costruzione di diverse torri (tra cui la Torre
Velasca) nonch di numerosi palazzi come il complesso Centro Romana, presso l'omonima porta. A
Torino con l'Urbanistica Societ Torinese (capitale 1.200.000.000 per 86,52% di azioni), la Sangone
Po (capitale 600.000.000 per il 51% di azioni) e la SIAM, societ di forniture metalliche (capitale
503.000.000 per 99,86% di azioni). A Firenze con la Immobiliare Pratolino (capitale 500.000.000 per il
90% delle azioni); a Livorno con la riqualificazione di Piazza Grande; a Catania con la riedificazione
del quartiere San Berillo; a Palermo con l'edificazione presso Villa Sperlinga. Per il settore alberghiero
in collegamento con la IANA (Italo-Americana Nuovi Alberghi) per un capitale di 2 miliardi (84,37%
di azioni), la SIAM (Societ Italiana Alberghi) per un capitale di 154 milioni (99,45% delle azioni) e la
Compagnia Italiana Alberghi Cavalieri per un capitale di 250 milioni (99,86% delle azioni). E ancora
nel settore industriale in collegamento con Bewllrock Italiana, Divisori in cemento, per un capitale di
200 milioni (100% delle azioni), la Gessi San Salvo per un capitale di 112 milioni (100% delle azioni)
e la Ceramica Pozzi nelle apparecchiature sanitarie per un capitale di 22 miliardi (22,15% di azioni).
Quanto mai produttivo  poi dai primi anni Cinquanta l'impegno dell'Immobiliare fuori d'Italia;
resta emblematica l'attivit edilizia in Francia, Stati Uniti, Canada e Messico, anche qui in
collegamento con diverse societ e con l'istituzione della Societ Generale Immobiliare International
Company per un capitale di 20 milioni di dollari, con sede a Monrovia, in Liberia, che  un modo
quanto mai illegale di trasferire denaro fuori d'Italia. Cos in Francia prima di tutto viene creata la
societ Immobiliare France con un capitale di 11 milioni e 400 mila franchi, inviando il denaro tramite
la SGI International Company di Monrovia, in Liberia, per un capitale di 20 milioni di dollari. Cos
vengono costruiti a Parigi numerosi edifici, tra i quali un grande palazzo in Avenue des
Champs-Elyses 90, in gran parte occupato dalla Pan American, e un altro complesso edilizio per uffici
e negozi tra rue de Ponthieu 61 e rue de Berry 6, base di future costruzioni.
In Canada l'impegno edilizio si  concentrato a Montreal, dove  stata costruita la Stoch
Exchange Tower, ovvero la Torre della Borsa, alta 185 m, in parte destinata a uffici; anche qui
l'Immobiliare si  inserita per oltre il 50% del capitale nella Place Victoria St. Jacques Company, con
l'impiego della costruzione di una seconda torre gemella. L'Immobiliare  poi padrona della
Redbrooke Estate Ltd, per un capitale di 6.833.000 dollari, con la quale ha costruito ben 224
appartamenti interamente venduti e una zona residenziale nell'area di Greensdale.
Negli Stati Uniti l'attivit edilizia  concentrata a Washington, tra Virginia Avenue, New
Hampshire Avenue e Rock Creek Parkway, sulla riva sinistra del Potomac, dove vengono costruiti
cinque palazzi che costituiscono il Watergate Complex. In questo complesso edilizio  sorto il
Watergate Hotel, l'albergo in cui saranno effettuate le intercettazioni che nel 1972 daranno vita allo
scandalo politico che porter alla richiesta di impeachment e alle dimissioni del presidente degli Stati
Uniti Richard Nixon. Inoltre vicino New York, ad Oyster Bay, viene costruita una zona residenziale di
277 acri, nella quale viene impegnata la Oyster Bay Estate Inc. per un capitale di 450.000 dollari
interamente nelle mani della SGI International.
E ancora in Messico, preso Citt del Messico, viene costruita una citt satellite per 100.000
abitanti, Lomas Verdes, essendo anche qui impegnata al 30% la SGI International, mentre il resto  a
carico di azionisti locali.
Traffici bancari e compravendita di immobili dal 1963 al 1978
Allo scadere del 1962 riappare come un incubo sulle finanze vaticane lo spettro della Cedolare,
dal pagamento della quale il Vaticano si era salvato vent'anni prima per bont d'animo di Mussolini. Il
29 dicembre il governo italiano applica sui dividendi una tassa del 15%, destinata ad aumentare fino al
30%; il Vaticano questa volta  costretto a pagare, avviando comunque subito delle trattative, che per
non porteranno allo sperato annullamento.
A fronte di questa tassa, il pontificato di Paolo VI sembra procedere positivamente nel campo
finanziario, come si evince dal grosso impegno messo nel costruire il patrimonio edilizio con la
Generale Immobiliare (v.); peraltro, a parte Michele Sindona, che ha legato la sua persona al Vaticano
con la Banca Privata Finanziaria e le partecipazioni della Montecatini, perdura la presenza di finanzieri
laici del Vaticano nei consigli di amministrazione di diverse societ e istituti bancari, dove sono
investiti capitali della Santa Sede. Oltre, naturalmente, a Massimo Spada, sono sempre presenti i fratelli
Pacelli. Carlo Pacelli, consigliere generale dello Stato della Citt del Vaticano,  presidente dell'Unione
Italiana di Riassicurazione (capitale 600 milioni) e presidente della Gherardo Casini Editore (capitale
50 milioni). Marcantonio Pacelli  presidente dei Molini Antonio Biondi (capitale 600 milioni) e
membro dei consigli di amministrazione delle Assicurazioni Generali (capitale 14 miliardi e 520
milioni) e della Ceramica Pozzi (capitale 22 miliardi e 841 milioni). Giulio Pacelli  membro del
consiglio di amministrazione del Banco di Roma (capitale 25 miliardi), vicepresidente della Societ
Italiana per il Gas (capitale 37 miliardi e 412 milioni), presidente della Condil Tubi (capitale 250
milioni) e presidente dell'Istituto Farmacologico Serono (capitale 875 milioni). Questo istituto,
specializzato finora nella produzione di farmaci contro l'infertilit femminile, dal 1965 produce la
pillola anticoncezionale Pergonal, venduta regolarmente in farmacia; il suo uso verr condannato da
Paolo VI nell'enciclica Humanae Vitae del 25 luglio 1968. Incongruenze ridicole, a fronte delle quali
sono in gioco vantaggi finanziari.
Ma si avverte che qualcosa nelle casse del Vaticano si sta incrinando, perch Paolo VI, il 15
agosto 1967, istituisce l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), facendovi
confluire La Speciale, che ha ormai esaurito i compiti assegnati dopo la firma dei Patti Lateranensi.
Questa diventa la banca centrale del Vaticano, rivolta all'amministrazione dei beni di propriet della
Santa Sede, mentre lo IOR mantiene le funzioni di banca privata come custodia della valuta. E nel
marzo del 1968 Paolo VI d vita anche alla Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, come
ufficio di controllo delle varie amministrazioni vaticane, con particolare sovrintendenza ai bilanci.
E a fronte di questi cambiamenti degli organi amministrativi arriva alla conclusione il problema
della Cedolare. Nel gennaio 1968 il presidente del Consiglio Giovanni Leone dichiara con fermezza in
Senato che "la Santa Sede pagher l'imposta secondo quanto stabilito dalla legge" e il ministro delle
Finanze, Luigi Preti, dispone l'iscrizione dell'imposta al ruolo dopo aver illustrato il quadro degli
investimenti della Santa Sede, in base ai quali si rileva il possesso di titoli azionari per un valore di
circa 100 miliardi, con un dividendo oscillante dai 3 ai 4 miliardi l'anno. Tutto questo senza tener conto
degli investimenti del Vaticano fuori d'Italia.
Si tratta di un lucido esame delle finanze vaticane, che cancella la dichiarazione di Paolo VI
relativa alla "angustia benedetta delle limitate Nostre risorse finanziarie"; e ne nasce il piano di
trafugamento dei beni del Vaticano, vendendo le partecipazioni maggioritarie detenute in Italia. E qui
scatta il genio truffaldino di Michele Sindona, che intuisce come la Generale Immobiliare possa
costituire in qualche modo un peso per le finanze vaticane, proprio per la crescente produzione di
immobili e la loro costruzione in collegamento ad altre societ; rilevarla significherebbe incrementare il
suo rapporto d'interesse con il Vaticano.  quello che fa proprio nel 1968. Contemporaneamente
compra il pacchetto di maggioranza delle Condotte d'Acqua, anche queste controllate dal Vaticano,
proponendone all'IRI l'ulteriore cessione; accade che durante le trattative le azioni delle Condotte
salgano di 200 punti, tanto che l'IRI decide di acquistare. Ma una volta firmata la cessione, le azioni
precipitano. Un colpo geniale che in qualche modo mette in luce Sindona agli occhi del Vaticano, dove
peraltro si ha un rinnovo di uomini negli ingranaggi degli istituti finanziari.
A Massimo Spada, in funzione di amministratore delegato dello IOR, succede Luigi Mennini,
affiancato da Pellegrino de Strobel, mentre  presidente il cardinale Alberto Di Jorio. Mennini  anche
consigliere amministrativo della Congregazione per il Clero, nonch presidente della Peregrinatio
Romana ad Petri Sedem, l'organismo che finanzia i pellegrinaggi a Roma, ed  a capo di diversi istituti
bancari e societ imprenditoriali. Inoltre  vicepresidente dell'Istituto Centrale Finanziario (capitale
150 milioni), amministratore unico della Societ Gestione Immobili Roma (capitale 7 milioni, ma con
gestione degli immobili romani del Vaticano), membro del consiglio di amministrazione della
Finanziaria Industriale e Commerciale (capitale 300 milioni), della Compagnia San Giorgio (capitale
100 milioni) e naturalmente della Immobiliare, e sindaco della Compagnia San Giorgio (capitale 100
milioni). Fa parte inoltre del consiglio di amministrazione del Banco di Santo Spirito, di cui 
presidente onorario il marchese Giovanni Battista Sacchetti, gentiluomo di Sua Santit e membro del
consiglio di amministrazione dell'Immobiliare, nonch presidente delle Condotte d'Acqua (capitale 7
miliardi).
Il conte Enrico Piero Galeazzi  il terzo personaggio laico di rilievo nella gestione
amministrativa del Vaticano in qualit di Delegato Speciale del Governatorato, Direttore Generale dei
Servizi Economici e Direttore Generale dei Servizi Tecnici; inoltre il conte  architetto dei palazzi
apostolici, nonch membro della Commissione per la Protezione dei monumenti della Santa Sede. E
questo lo lega alla Generale Immobiliare, nonostante sia nelle mani di Sindona; oltretutto questa societ
pullula ancora di numerosi uomini della Santa Sede, tra consiglieri e sindaci, come Luigi Quadrani, che
 peraltro segretario della sezione straordinaria dell'APSA, alla quale appartengono altri due sindaci,
Guglielmo Mollari e Francesco Falsini, come contabili. Questo proprio perch il finanziere siciliano
vuole che sia mantenuto il legame del Vaticano con la societ immobiliare.
Quarto uomo di rilievo nelle finanze vaticane dalla fine degli anni Sessanta  il marchese
Giovanni Battista Sacchetti. Paolo VI, nel quadro di una miniriforma generale della Curia, lo nomina
Delegato Speciale, come pedina utile per i rapporti tra la Santa Sede e lo Stato italiano. Sacchetti infatti
 presidente onorario del Banco di Santo Spirito e membro del consiglio dell'Immobiliare, nonch
presidente di diverse societ tra le quali le Condotte d'Acqua (capitale 7 miliardi) e, non casualmente,
l'Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti.
Un quinto uomo  Carlo Pesenti, anche se il suo rapporto con il Vaticano  meno diretto.
All'epoca il re del cemento  uno degli uomini pi ricchi d'Italia; basti pensare che della Italcementi, di
cui  presidente, possiede 32 miliardi di capitale. Inoltre, fa parte del consiglio di amministrazione
dell'Immobiliare, della Efibanca (insieme a Mennini) e delle Strade ferrate meridionali (insieme a
Spada), e nel 1967 ha realizzato la fusione di otto banche nell'Istituto Bancario Italiano con capitale 10
miliardi, controllato dalla holding Italmobiliare (con Spada nel consiglio di amministrazione) che
rientra nella Italcementi.
A fronte dei cinque uomini laici che dominano il mondo bancario vaticano, s'impone un
ecclesiastico statunitense, monsignor Paul Marcinkus. Ha lavorato alla Segreteria di Stato, essendo
legato all'Opus Dei e ai Cavalieri di Colombo, nonch al mondo imprenditoriale romano; nel 1968 
riuscito a far costruire, accanto a Villa Pamphilj, Villa Stritch, un complesso edilizio dedicato al
cardinale di Chicago Samuel Stritch, nel quale ospitare i prelati statunitensi impiegati nella Curia
romana. Paolo VI ha avuto modo di apprezzarne le capacit diplomatiche e nel 1969 lo ha nominato
arcivescovo e segretario dello IOR; gli ha affidato anche l'organizzazione dei suoi viaggi, nei quali lo
accompagna in funzione di guardia del corpo, da autentico "gorilla". Infatti nel 1970 Marcinkus sventa
un attentato al papa a Manila. L'anno dopo Paolo VI lo nomina presidente dello IOR.
In questa veste Marcinkus si fa promotore delle iniziative finanziarie e imprenditoriali del
Vaticano a stretto contatto con Michele Sindona, essendo affiancato da monsignor Donato De Bonis
con la generica qualifica di prelato, ma essendo grande interlocutore con la politica e la finanza dentro
Roma. Peraltro Marcinkus stringe amicizia con l'uomo di affari statunitense David Matthew Kennedy,
presidente della Continental Illinois National Bank di Chicago e ministro del Tesoro
nell'amministrazione Nixon; tramite lui porta avanti i suoi traffici bancari negli Stati Uniti, dove
Sindona vanta stretti rapporti con la mafia ed  grande esperto di banche offshore, dove far passare
eurodollari esentasse.
Ma il massimo dell'ignominia del traffico bancario dello IOR che fa capo a Sindona nasce
quando il banchiere siciliano "con le sue tre banche - Banca Privata Finanziaria, Finabank e Banca
Unione", ha scritto il giudice Ferdinando Imposimato, "stabilisce accordi con le banche pubbliche
Banco di Roma, Credito Italiano e Banca Commerciale. Sotto le pressioni di uomini al potere, le
banche nazionalizzate effettuano notevoli depositi e versamenti negli istituti di Sindona. Che in questo
modo accumula i miliardi delle banche pubbliche nei suoi forzieri. L'abilit strategica di Sindona sui
circuiti finanziari si basa sull'intermediazione dello IOR che, con la sua presenza, fa da garante. La
banca del Vaticano infatti pu eseguire qualsiasi operazione finanziaria e spostare capitali in tutto il
mondo fuori da ogni controllo".
 quanto accade quando Sindona, proprio nel 1971, mette in rapporto Marcinkus con Roberto
Calvi, direttore generale del Banco Ambrosiano. Il trio fonda in societ una banca nel paradiso fiscale
delle Bahamas, la Cisalpine Overseas Bank di Nassau, come istituto offshore nel quale poter spostare
fondi neri o provenienti da operazioni illegali, ovvero il denaro "sporco"; e nel consiglio di
amministrazione di quella banca figura anche Licio Gelli, capo della P2, ovvero Propaganda Due, una
loggia "coperta", cio segreta, della massoneria. "Nello stesso periodo, sempre a Nassau", come
denuncia Ferruccio Pinotti in "L'Europeo" dell'ottobre 2009, "vennero costituite Servizio Italia e
Capitalfin, rispettivamente fiduciaria e banca d'affari della BNL, fondamentali nella nascita della
Fininvest di Silvio Berlusconi".
Cos insieme a Calvi, Sindona e Gelli nell'impeachment vaticano viene alla luce anche una
partecipazione del giovane Silvio Berlusconi. Peraltro la denuncia appare ancor pi precisamente
documentata nel libro L'Unto del Signore scritto da Ferruccio Pinotti insieme a Udo Gumpel, dove si
afferma che " emerso che la Banca Rasini, l'istituto dove lavorava Luigi Berlusconi (padre di Silvio) e
che finanzi le prime operazioni immobiliari del giovane Berlusconi, era una piccola "Vatican Bank"
che deteneva rapporti strettissimi con le finanze della Santa Sede. Nella Banca Rasini, nel corso della
sua storia, hanno avuto un ruolo illuminante gli "gnomi" della finanza vaticana che avevano sede in
Liechtenstein e Svizzera e che rappresentavano le societ detentrici di quote rilevanti nel capitale del
piccolo istituto milanese". Si tratta della Wootz Anstalt di Eschen, della Brittener Anstalt di Mauren e
della Manlands Financiere SA di Schaan del Liechtenstein, in riferimento alle quali salta fuori la figura
di Herbert Batliner come rappresentante legale dei tre istituti, nonch direttore della Banca Nazionale
del Liechtenstein;  l'ultimo personaggio in circolazione nei traffici monetari vaticani, che  stato
peraltro insignito dell'onorificenza papale Komturkreuz des Ppstlichen Silberordens mit Stern nel
1970, e ricever nel 1998 il titolo di Gentiluomo di Sua Santit e nel 2001 la Gran Croce dell'Ordine
papale di San Gregorio; ma infine, nel 2006, questo custode di numerosi evasori con deposito di soldi
nel Liechtenstein, sar denunciato per evasione fiscale dalla Procura di Bochum e condannato al
pagamento di 2 milioni di euro. E nonostante tutto Batliner ancora oggi ricopre la carica di presidente
della vaticana Fondazione per la Promozione delle Scienze Sociali, essendone stato investito nel 1994.
Un'altra manovra per sommergere il denaro "sporco"  compiuta nel 1972 da Roberto Calvi; il
banchiere acquista dallo IOR per 27 miliardi la maggioranza azionaria della Banca Cattolica del Veneto
tramite una societ finanziaria, la Centrale. E il traffico avviene nel mercato degli eurodollari, coperti
da un finanziamento di esportazioni italiane; il banchiere milanese acquista le azioni coinvolgendo lo
IOR in operazioni con banche estere, come la Overseas di Nassau e la Banca del Gottardo, che
favoriscono l'esportazione, e a nome di societ-ombra come la MANIC e la UTC.
Nel frattempo il traffico di denaro che fa capo allo IOR, trova terreno fertile principalmente
dentro Roma e dintorni, dove si registra l'acquisto di immobili, grazie a enormi capitali di incerta
provenienza e nominalmente facenti capo a Immobiliare di Roma, Banca di Roma, Enimont, fino alla
Banca Popolare di Lodi.
Vengono intestati agli enti ecclesiastici, spesso di breve esistenza, in una compravendita
facilitata dal fatto che si tratta di edifici esenti da tributi. Infatti, per evitare tasse di acquisto e vendita,
sono assegnati a nomi di comodo di enti religiosi, che nascono e muoiono nel giro di pochi anni, come
le Maestre Pie Venerine, la Pro Juventude, la Pro Infantia, la Pro Orfanis e la Opus pro Castris. Sono
pi di quattrocento, ai quali si aggiungeranno anche altri edifici frutto "di lasciti e donazioni da parte di
cittadini italiani, autorizzati una volta dal re, ora dal presidente della repubblica". Un immenso
patrimonio che raccoglie un quarto di Roma, frutto perlopi di illegali transazioni di mercato, secondo
una denuncia che verr fatta dal giornalista Paolo Ojetti nell'inchiesta dal titolo Vaticano S.p.a. il 7 e
21 gennaio 1977 su due numeri della rivista "L'Europeo".
A fronte di questa panoramica del capitalismo immobiliare, gi nel 1975 il cardinale Egidio
Vagnozzi, responsabile della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, si  messo sulla
difensiva dichiarando che "gli immobili sono in gran parte occupati da uffici che costano e non
rendono. Altri immobili sono affittati a basso prezzo a dipendenti della Santa Sede. Quindi il loro
reddito  molto limitato, specialmente in Italia, dove la Santa Sede deve osservare le leggi sul blocco
dei fitti". Dichiarazione peraltro all'insegna della pi bieca falsit. In ogni caso  su questo impero
edilizio che gioca monsignor Marcinkus, ovvero lo IOR, e non l'APSA, come dovrebbe essere,
trattandosi di compravendita degli immobili.
A cominciare dal luglio del 1970 con la vendita di due fabbricati delle Maestre Pie Venerine in
via del Teatro Pace e in via del Governo Vecchio per 250 milioni alla Restauri Centro Storico, che altro
non  se non il secondo nome della Immobiliare, che rivende un fabbricato e ristruttura il secondo per
un altro ente ecclesiastico. A seguire, sempre a luglio del 1970, la sede della congregazione delle suore
francesi dell'Immacolata Concezione di Belle Prairie  venduta per 600 milioni alla Villa delle Mimose
S.r.l., che abbatte il fabbricato e, in barba alla licenza di costruzione di "civili abitazioni non di lusso",
nel 1974 tira su un palazzone di nove piani con 27 appartamenti, sei ascensori e persino una piscina.
E ancora nel 1970, a dicembre, la Santa Sede vende il palazzo Antonelli a largo Magnanapoli,
divenuto propriet della Santa Sede per un "legato della contessa Maria Emma Garca de la Palmira
vedova Antonelli" nel 1932;  acquistato per un miliardo e mezzo dalla Banca d'Italia, che gi
l'occupava con alcuni uffici dietro un pagamento d'affitto di 44 milioni annui. Peraltro la Banca
d'Italia ha gi acquistato, nei primi mesi del 1970, un palazzo adiacente tra via Parma e via della
Consulta per 240 milioni dalla Immobiliare Paco, che lo aveva a sua volta acquistato per 200 milioni
dalla congregazione delle suore scolastiche del Terzo Ordine di San Francesco d'Assisi di Cristo Re,
alle quali era stato dato in donazione nel 1957 dalla casa generalizia dell'ordine dei Frati Minori
Francescani.
Un colpo grosso nel 1971 lo IOR lo fa vendendo una donazione piovutagli chiss da dove nella
localit la Magliana; l'acquista l'Alitalia, ufficialmente per 2 miliardi e 119.981,500 lire, ma si sospetta
la cifra di 3 milioni e mezzo di dollari. Sempre nel 1971 le Suore d'Egitto di via Cicerone devono
lasciare la loro scuola, venduta dalla Santa Sede con il terreno circostante per un miliardo e 100 milioni
alla Residence Cicerone S.p.a., che abbatte il caseggiato e costruisce un albergo, venduto poi per 4
miliardi e mezzo alla Genghini S.p.a.
Nel 1972 la congregazione delle Suore di Nostra Signora della Carit del Buon Pastore vende
all'inizio della via Aurelia, per 400 milioni, la propria casa generalizia alla Aurelia Pace S.p.a., che ha
per azionista di maggioranza la societ lussemburghese Primalux Holding, cambiando nome
successivamente in Midas Hotel S.p.a., con il grande albergo Midas. A dicembre del 1972 la Curia
generalizia dell'istituto delle Suore del Santo Bambino di Roma  venduta per 700 milioni alla
Socogen, che vi costruisce un palazzo di cinque piani e lo rivende alla milanese Immobiliari Rattazzi
S.p.a. per 2 miliardi e 650 milioni.
Ma la vendita pi grandiosa  quella avvenuta tra il 1972 e il 1973. Si tratta dell'intero
complesso storico della Santa Sede in via della Dataria, in parte riconosciuto con diritto di
extraterritorialit dai Patti Lateranensi. Viene venduto in quattro momenti e a quattro societ diverse: la
prima parte per 200 milioni alla Edilappia S.p.a.; la seconda alla societ I Muschi per 17 milioni; una
terza alla torinese Dataria di Roberto Palea S. a. s. per 170 milioni; la quarta, la pi consistente, con il
corpo principale dell'edificio, se l'assicura l'agenzia giornalistica ANSA per 650 milioni.
Prosegue la vendita nel 1973, cominciando a febbraio dal palazzo rinascimentale delle Orsoline
di Somasca in via dell'Orso acquistato per 400 milioni dalla Senofonte S.r.l., gestita da una fantomatica
Satafinco Trust et Placement reg. di Vaduz dell'avvocato Tommaso Addario che, dimissionario dopo
l'acquisto, si rif vivo a maggio e ne diventa il proprietario per 840 milioni. Di seguito le Suore
Missionarie del Sacro Cuore vendono il Liceo Cabrini in via Ulisse Aldrovandi per 250 milioni;
l'acquista la napoletana Immobiliari Aldrovandi, che crea il residence pi esclusivo della capitale, il
Residence Aldrovandi. A fine anno le Figlie del Sacro Cuore vendono per un miliardo e 400 milioni il
grande complesso edilizio tra le vie Cavour, Sforza e Lanza alle tre societ Iniziativa Immobiliare
Romana S.p.a., Iniziativa Immobiliare Cavour S.p.a. e Fondiaria Giovanni Lanza, che appartengono per
il 98% alla Banca di Credito e Commercio di Lugano. E ancora, la Procura generale dell'Istituto dello
Spirito Santo vende un terreno di due ettari e mezzo avuto in donazione in via Aurelia 162 per 915
milioni alla romana Immobiliare Consea S.p.a. di via Lovanio 2, dove ha sede, guarda caso, la societ
Condotte d'Acqua, che  nelle mani di Michele Sindona e in parte  controllata dall'IRI, azionista della
Consea con l'olandese Four Seasons Hotels Administration.
Nel 1974 lo IOR vende un palazzo di quattro piani con giardino in via Priscilla 12, di fronte a
villa Ada e attiguo alle catacombe di Santa Priscilla. Lo acquista per 280 milioni la Delta Tau S.r.l. del
conte Piero Spalletti, che curiosamente ha per solo 100.000 lire di capitale, per cui si associa altre due
societ, la Tau Delta 74 e la Delta Sigma 74; si d il caso che gli appartamenti vengano affittati. A
dicembre del 1974 ancora lo IOR vende sei ettari di terreno con la Villa Tre Colli, dove risiede la
Loyola University, che naturalmente chiude; acquirente per un miliardo e mezzo  la romana Minerva
S.p.a., controllata dalla Banca Nazionale del Lavoro e dalla Banque Nationale de Paris. Vi sorge il
residence Tre Colli, amministrato da Claudio Reichlin, segretario del consiglio di amministrazione
della RAS, dell'Assicuratrice Italiana e del Lloyd Siciliano, banche che acquistano direttamente dallo
IOR nel giugno del 1975 un terreno confinante di un ettaro e mezzo attraverso la Fioranna S.r.l. per 290
milioni.
Ormai lo IOR prosegue nelle operazioni di acquisto e vendita senza alcuna esitazione. Cos nel
1975 vende il convento della soppressa congregazione dei Frati della Carita o Frati Bigi tra via
Emanuele Filiberto, viale Manzoni e via Tasso per un miliardo e 50 milioni alla Edif Immobiliare S.r.l.,
che  in realt una societ-ombra, controllata come sar nel 1995 dalla Costruzioni Franconetti S.a.s.,
che a sua volta gode di un socio accomodante al 90% nella panamense Modern Building Corporation.
A fronte di questa vendita si registrano le donazioni alla Santa Sede, a cominciare da un complesso
immobiliare in via delle Nespole, nel quartiere Centocelle, lasciato da una fedele cattolica di nome
Olga Zayo; nulla di pi si sa. Gli fa seguito il 9 luglio 1976 la seconda donazione di un appartamento
dei monsignori Giuseppe e Giovanni De Andrea in via del Mascherino 12. Il 6 agosto 1976 arriva una
terza donazione da parte dei fratelli Mollari consistente in un terreno di venti ettari in localit La
Mandria sulla via Laurentina. Tutte queste donazioni sono autorizzate con la firma del presidente della
Repubblica Italiana, ma per l'ultima, valutata 500 milioni di lire, il presidente Giovanni Leone impone
la vendita entro cinque anni. Ovviamente lo IOR non ci pensa due volte e provveder a farlo. E nel
1977 si registra un'ulteriore vendita; il Credito Artigiano di Milano acquista dallo IOR, che compare
per dietro il nome di Luoghi Pii dei Catecumeni e Neofiti di Roma, un palazzetto in via Selci 88 al
prezzo di 500 milioni di lire per farne la sua sede.
 un fiume di denaro in piena quello che passa attraverso questo mercato immobiliare. Ma nel
frattempo per il Vaticano arrivano i guai, che iniziano il 26 aprile 1973, quando Marcinkus viene
interrogato da William Lynch, presidente della Organized Crime and Racketeering Section del
dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, e da William Aronwald, vicepresidente della Strike Force
del distretto sud di New York, relativamente a un riciclaggio di denaro e obbligazioni false,
proveniente dalla mafia newyorkese e finito nelle casse vaticane. Si tratta di 950 milioni di dollari.
Vengono effettuati alcuni arresti tra i rappresentanti della mafia locale, e Marcinkus  assolto per
insufficienza di prove.
 l'inizio dello scandalo che si protrae per quindici lunghi anni, tra episodi di cronaca nera che
si tinge di giallo e di ignominia per il nepotismo bancario della Santa Sede, all'insegna di frodi e
assassini. Cos  dal 1974, quando viene emesso un mandato di cattura contro Michele Sindona per
falso in bilancio; il finanziere scappa a Taiwan e da l negli Stati Uniti, dove viene accusato di
bancarotta dal governo americano per il crack della Franklin Bank. Due mesi dopo  condannato dal
Tribunale di Milano a 3 anni e 6 mesi per violazione delle leggi bancarie;  arrestato negli Stati Uniti,
ma esce di prigione su cauzione.
Roberto Calvi da par suo prosegue nell'espandere l'attivit dello IOR all'estero con illeciti in
Sudamerica, Cina, Svizzera e Bahamas, trasferendo somme stratosferiche su conti segreti intestati a
Licio Gelli, Pippo Cal, Francesco Pazienza, Umberto Ortolani e Flavio Carboni. Tutte persone che
costituiscono le estreme frange dei traffici bancari del Vaticano e che hanno diversi rapporti con alcuni
personaggi legati alla massoneria, come il Gran Maestro Armando Corona. Calvi diventa membro del
consiglio d'amministrazione della Kreclietbank Luxembourg e la loggia massonica lussemburghese lo
accetta tra le sue fila. Tutto questo non riesce per ad evitare l'improvvisa battuta d'arresto; dopo aver
riversato vistosi capitali del Banco Ambrosiano nelle casse dello IOR, Calvi si ritrova con un debito
colossale di circa 3000 miliardi di lire, dei quali non  in grado di render conto durante un'ispezione
effettuata dalla Banca d'Italia all'Ambrosiano nel 1978.
Truffe finanziarie dal 1978 alla fine del secondo millennio
Nel 1978, con l'elezione pontificia di Giovanni Paolo II (1978-2005), si rafforza la posizione di
Paul Marcinkus; il presidente dello IOR si sente in credito con il papa, perch negli Stati Uniti ha
coperto uno scandalo dei preti polacchi di Filadelfia, che avevano compiuto alcune truffe. I soldi sono
arrivati in Polonia e utilizzati per finanziare Solidarnosc, il gruppo di opposizione al regime comunista.
E Marcinkus seguita a trafficare con Calvi, nonostante Sindona sia finito in carcere e il Banco
Ambrosiano sia sotto inchiesta.
 un susseguirsi di accuse nei confronti dei vertici dello IOR. A marzo del 1979 la Procura di
Milano trasmette alla Guardia di Finanza il rapporto della Banca d'Italia; vi emergono violazioni di
legge sull'esportazione di capitali a carico di Roberto Calvi. A fine luglio Sindona  accusato di essere
il mandante dell'assassinio di Giorgio Ambrosoli, liquidatore di una delle banche del finanziere
siciliano, avvenuto il 12 luglio a Milano ad opera di William Joseph Aric; viene richiesta
l'estradizione del mafioso in Italia.
Sette giorni dopo l'attentato al papa, Roberto Calvi  arrestato, su ordine della magistratura
milanese, per illecito trasferimento di valuta all'estero;  condannato a quattro anni con la sospensione
della pena in attesa di successivi gradi di giudizio. Cos viene scarcerato e pu riallacciare i rapporti
con Marcinkus, facendosi rilasciare dallo IOR Lettere di patronage a suo favore, nelle quali si
riconosce che il debito delle societ panamensi di oltre 1200 milioni di dollari  di pertinenza della
banca vaticana; Marcinkus per ottiene una lettera di fideiussione e la risoluzione dei problemi di
indebitamento dello IOR entro il 30 giugno 1982.
Parallelamente procedono le vicende finanziarie legate in qualche modo alla Santa Sede. Ad
aprile la Procura di Milano accusa Calvi e Sindona di truffa pluriaggravata. Calvi fugge a Londra, dove
contatta alcuni finanzieri per liberare un "fondo segreto" di 2200 milioni di dollari costituito per conto
dello IOR e dell'Opus Dei, ma la trattativa non va in porto. E invia appelli drammatici al Vaticano, tra i
quali una accorata lettera a Giovanni Paolo II, che resta senza risposta. Il 17 giugno Calvi viene trovato
impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. Il coroner sentenzia che si tratta di suicidio; non viene
creduto. Gli amministratori straordinari del Banco Ambrosiano, nominati dalla Banca d'Italia,
richiedono ai vertici dello IOR di risolvere i debiti del banco valutati nell'ordine di 1200 milioni di
dollari. Marcinkus, Mennini e de Strobel si rifiutano. A settembre del 1982 viene arrestato in Svizzera
Licio Gelli; evader e si rifuger in Sudamerica, per tornare in Italia nel 1988, con la garanzia della non
punibilit dei reati per cui erano stati emessi i mandati di cattura. Uscir dal carcere per motivi di
salute.
Oltre a queste disavventure finanziarie si registra anche la crisi sempre pi ampia della RCA
Italiana, che perde cantanti come Baglioni e Venditti. Il tracollo si registra nel 1983, con una ulteriore
crisi determinata da una forte riduzione del personale e delle strutture tecniche, oltre all'abbandono
dell'azienda da parte di Melis, da sempre il punto di riferimento del Vaticano. Nel 1986 la RCA
Italiana sar infatti costretta a chiudere, avendo peraltro lo IOR saggiamente provveduto, pochi mesi
prima della chiusura, alla vendita del 10% delle proprie azioni alla RCA americana.
A fronte delle vicende finanziarie riguardanti gli alti gradi della economia vaticana si verificano
scandali nelle estreme frange della gerarchia ecclesiastica. Nel 1983  alla ribalta delle cronache
giudiziarie Simeone Duca, segretario degli Archivi Pontifici, monsignore della diocesi di Roma, ma
nativo di Zara; finisce in prigione a seguito dell'indagine sullo scandalo dei petroli, ma  libero dietro il
pagamento di una cauzione di un miliardo di lire. Il suo nome riaffiora di l a poco in collegamento alla
'Ndrangheta; don Duca  coinvolto nel riciclaggio dei proventi di sequestri di persona ad opera delle
cosche calabresi, ma riesce a tirarsi fuori perch le intercettazioni telefoniche non sono sufficienti ad
incriminarlo.
Ma Simeone Duca  chiamato in causa dal calabrese Rocco Lo Presti, condannato a Torino per
omicidio e sequestro di persona; dichiara di aver dato al monsignore 30 milioni per una sua
intercessione presso il magistrato della Corte di Cassazione Ugo Dinacci. Accade che il magistrato
venga scagionato, mentre il monsignore  condannato a nove mesi di carcere per millantato credito.
Allora nel processo di appello dell'ottobre 1984 Simeone Duca ammette di aver accettato i 30 milioni,
ma solo per compiere opere di beneficenza, e cos viene assolto con una sentenza piuttosto ridicola. In
ogni caso Simeone Duca  l'esempio di una diramazione dei traffici finanziari dallo IOR ad altri
membri della Chiesa.
E il fenomeno si evidenzia anche nella persona di don Lorenzo Zorza, parroco della chiesa
romana di Sant'Agnese e nunzio apostolico della Santa Sede presso l'ONU. Questo monsignore ha
fondato a New York la societ apostolica Family Trading, con sede sulla Quinta Strada, alla quale
arrivano offerte per i poveri della sua parrocchia romana; e quindi spesso vola a New York per
raccoglierle. In uno dei suoi viaggi, il 5 febbraio 1988, il gruppo antidroga di Milano gli sequestra a
Linate 5 chili di cocaina, e il fatto viene collegato a un traffico di stupefacenti e opere d'arte.
Il 28 marzo la magistratura di Roma e la Procura federale di New York emettono in
contemporanea un mandato di cattura nei confronti di Lorenzo Zorza, con tanto di accusa di
associazione mafiosa, traffico di droga e opere d'arte. Il sacerdote riesce a partire da New York e
diventa latitante, ma il 7 aprile  arrestato in una villa di Montecalvo di Pianoro, vicino Bologna.
Durante il processo vengono fuori numerosi precedenti da contrabbandiere del nunzio
apostolico; tra l'altro nel 1962 all'aeroporto di New York dal suo bagaglio erano saltati fuori due
dipinti ad olio del Cinquecento, valutati sui 200 milioni, per i quali era stato processato e condannato a
3 anni di carcere, salvandosi con la condizionale. Inoltre gli erano stati sequestrati 74.000 dollari in
banconote contraffatte e nel 1982 il suo nome era stato collegato al traffico di valuta del Banco
Ambrosiano, per accrediti in alcune banche di San Paolo del Brasile.
Nel frattempo per il Vaticano si registra una nuova conquista con la firma del concordato del 18
febbraio 1984 tra il Presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi e il Segretario di Stato del Vaticano
Agostino Casaroli. Mentre sostanzialmente vengono confermate le prerogative del trattato del 1929, c'
la grande novit del sostegno alla Chiesa da parte dello Stato italiano, secondo un sistema studiato
dall'allora ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino. Avverr nel quadro della devoluzione di una
frazione del gettito totale IRPEF definita nell'8 per mille da parte dello Stato italiano alla Chiesa
cattolica e alle altre confessioni (per scopi religiosi o caritativi) o allo stesso Stato italiano (per scopi
sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi. La
materia verr regolamentata dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 e da successivi decreti legge e
circolari.
A marzo del 1984 gli Stati Uniti concedono l'estradizione in Italia di Michele Sindona, che
deve essere processato per il fallimento della Banca Privata Finanziaria; viene trasferito nel carcere di
Regina Coeli a Roma e di qui a Voghera. Il mandato di cattura spiccato contro di lui parla "di prove
documentali di operazioni irregolari effettuate da Sindona per conto del Vaticano". In questo frangente
si evidenzia il crollo del patrimonio aziendale dell'Immobiliare che si concluder nel 1987 con il
fallimento. Nel frattempo, il 25 maggio 1984, la Santa Sede firma a Ginevra un accordo che la possa
far uscire dall'impasse definitivamente: versa una tantum ai creditori del Banco Ambrosiano, a titolo di
"contributo volontario", la somma di 243 milioni di dollari, pari a 420 miliardi di lire, in cambio della
rinuncia a ogni azione legale nei suoi confronti.
Il 4 marzo del 1985  arrestato negli Stati Uniti Francesco Pazienza, per associazione mafiosa e
concorso nella bancarotta dell'Ambrosiano; il 30 marzo in Italia finisce in prigione Pippo Cal, legato
alla banda della Magliana e indicato come uno dei mandanti dell'omicidio di Calvi. Pazienza viene
estradato in Italia e nell'interrogatorio del magistrato tira in ballo come mediatori del traffico di Calvi il
cardinale Pietro Palazzini, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, e il monsignor Hillary
Franco, officiante minore presso la Congregazione del Clero. Quest'ultimo  accusato di aver firmato
un assegno di 20 miliardi, in realt mai incassato perch sul suo conto bancario non c'erano fondi
sufficienti per arrivare a quella cifra. Franco dichiara di essere caduto in un tranello e i due prelati cos
si tirano fuori, senza neanche chiamare in ballo l'immunit diplomatica.
Nel frattempo si conclude la vicenda Sindona. Il banchiere siciliano il 19 marzo del 1986 viene
condannato all'ergastolo; tre giorni dopo muore nel supercarcere di Voghera, bevendo una tazza di
caff avvelenato con il cianuro. Otto giorni dopo, il primo aprile, viene alla luce una borsa di Roberto
Calvi, "acquistata" dal senatore Giorgio Pisan, membro della commissione parlamentare d'inchiesta
sulla loggia massonica P2. Ignoti, naturalmente, i venditori, indicati pi tardi nelle persone di Flavio
Carboni e del vescovo cecoslovacco Pavel Hnilica. E da quella borsa saltano fuori, tra l'altro, numerose
chiavi di cassette di sicurezza, due passaporti, fotografie familiari del banchiere, nonch lettere spedite
da Calvi in forma di appelli disperati inviati, tramite il faccendiere Flavio Carboni, a monsignor Hillary
Franco e al cardinale Pietro Palazzini. Le lettere, pubblicate su "Panorama" del 13 aprile 1986,
contengono anche accuse contro Marcinkus e Mennini, nonch contro il cardinale Agostino Casaroli,
segretario di Stato, e il monsignor Achille Silvestrini, ministro degli Esteri del Vaticano. Questi ultimi
vengono accusati dal banchiere di essere membri di "un complotto che, in connivenza con forze laiche
e anticlericali nazionali e internazionali, mira a modificare l'attuale assetto dei poteri all'interno della
Chiesa stessa".
Nel febbraio 1987 il giudice istruttore del Tribunale di Milano, Renato Bricchetti, emette un
mandato di cattura contro Paul Marcinkus e Pellegrino de Strobel, ovvero i vertici dello IOR,
individuando gravi responsabilit della Banca Vaticana nel crack del Banco Ambrosiano; sono arrestati
anche Alessandro e Luigi Maria Mennini, figlio e nipote di Luigi Mennini, ex tesoriere dello IOR. Per i
due rappresentanti della Santa Sede scatta l'immunit diplomatica; ma i pubblici ministeri Luca
Tescaroli e Maria Monteleone nel capitolo Roberto Calvi e il Banco Ambrosiano come riciclatori di
Cosa Nostra e il Banco Ambrosiano denunciano il ruolo di padre Agostino Coppola, parroco di Carini
e ammini-stratore del seminario di Montereale, nonch fratello dei mafiosi Giacomo e Domenico
Coppola, ma anche parente del supermafioso Frank Coppola detto "Tre Dita". E a padre Agostino
Coppola, condannato con sentenza irrevocabile, appare intestato un "Conto Triangolo" presso la BNL
di Palermo, nel quale erano stati effettuati movimenti di denaro legati all'Ambrosiano.
A questo punto la Santa Sede allontana da qualsiasi incarico Marcinkus, tenendo nascosta la sua
residenza in Vaticano, e nel 1997 lo rimpatria negli Stati Uniti. Qui l'arcivescovo sar degradato a
parroco nella chiesa di San Clemente a Sun City, in Arizona, dove morir nel 2006, ormai dimenticato
da tutti. Per il resto il Vaticano cerca di difendersi e tirarsi fuori, per quanto pu, da tutte le successive
vicende giudiziarie che dalla fine degli anni Novanta lo vedono coinvolto in una serie di ulteriori
scandali finanziari. E di fronte allo sfacelo si riorganizzano le finanze. Nel 1989 viene creata una
commissione laica di studio presieduta da Angelo Caloia, ordinario di Economia poltica all'Universit
cattolica di Milano e membro dell'Opus Dei;  lui l'artefice di una rinascita dell'amministrazione
vaticana, in base alla quale inizialmente lo IOR rientra in un bilancio unificato, anche se ogni
amministrazione seguita a operare autonomamente.
Nel 1992 comunque lo IOR, in previsione del disastro economico mondiale e della svalutazione
del denaro, provvede ad acquistare numerose quantit di marchi tedeschi, coinvolgendo nell'operazione
molti ordini religiosi. Il fatto viene denunciato dal massone Giuliano Di Bernardo, Gran Maestro del
Grande Oriente d'Italia, che accusa di speculazione il cardinale Rosario Jos Castillo Lara, presidente
dell'APSA e della Pontificia Commissione per lo Stato della Citt del Vaticano, nonch membro della
Commissione Cardinalizia di Supervisione sullo IOR, precisando che l'Opus Dei "ha invaso come un
polipo la finanza internazionale e anche quella italiana", come si legge su "La Stampa" del 20
settembre 1992. E pensare che a maggio Josemaria Escriv de Balaguer  stato nominato beato. La
denuncia ovviamente non ha seguito.
Il 23 marzo 1993 il Tribunale di Roma condanna Flavio Carboni a 5 anni e il vescovo Pavel
Hnilica a 3 anni per la ricettazione di una borsa di Roberto Calvi piena di documenti compromettenti;
ma il prelato cecoslovacco non va in prigione per una sorta di immunit diplomatica. Oltretutto il
pubblico ministero Maria Monteleone chieder l'assoluzione di monsignor Pavel Hnilica, perch ha
agito in stato di necessit per non compromettere lo stesso Giovanni Paolo II riguardo ad alcuni
documenti contenuti nella borsa di Calvi. Come a dire che bisognerebbe arrivare ad incolpare il papa.
Ma ecco una nuova diffamazione sulle finanze vaticane, slegata dalle disavventure dello IOR. Il
20 luglio 1993  alla ribalta giudiziaria l'ospedale psichiatrico Don Pasquale Uva di Bisceglie, istituito
come fondazione negli anni Venti dall'intestatario monsignor Pasquale Uva con denaro assegnato da
Benedetto XV e gestito dalla Congregazione delle Suore Ancelle della Divina Provvidenza. Lorenzo
Leone, l'erede della fondazione, ribattezzata Casa della Divina Provvidenza, come segretario del
Consiglio Generalizio delle Ancelle delle Divina Provvidenza  condannato con monsignor Italo Lelli a
7 mesi di reclusione per omissione d'atti di ufficio. In appello ambedue vengono assolti.
A gennaio del 1994 c' lo scandalo della maxitangente Enimont. Si ha il coinvolgimento della
Santa Sede perch nelle casse dello IOR sarebbero passati 110 miliardi, monetizzati dal giornalista
dell'ANSA Luigi Bisignani, attraverso una serie di bonifici bancari presso vari istituti di credito in
Italia, Svizzera e Lussemburgo. Il Tribunale di Milano richiede alla Santa Sede di quantificare la cifra
dei titoli transitati presso lo IOR; Angelo Caloia comunica al Tribunale che la commissione percepita
dallo banca vaticana  stata di "1.923.000 dollari su di un conto di pertinenza dello IOR, lo "IOR
Carity Found", presso la Banca di Lugano con sede a Lugano". Il Tribunale contesta ad Angelo Caloia
la mancanza di dati giustificativi della somma di 14 miliardi che, a detta dello IOR, sarebbero stati
ritirati in contanti da Luigi Bisignani. Cos nella sentenza si precisa che le risultanze "inducono a
ritenere probabile che sia stata pagata allo IOR, per l'operazione di negoziazione dei titoli, una
provvigione pi elevata di quella oggetto dell'accredito documentalmente accertato sul conto "IOR
Carity Found", ma non consentono di ritenere accertate le modalit di pagamento dell'eventuale
saldo".
Resta la realt del riciclaggio di denaro "sporco" tra il 1989 e il 1993, come denuncer
Gianluigi Nuzzi nel libro Vaticano S.p.a., sulla base dell'archivio di monsignor Renato Dardozzi: si
verifica in quegli anni un trasferimento di 275 milioni di euro in contanti e di 200 miliardi di lire in
titoli di stato. Il tutto sarebbe stato finalizzato, con il supporto della mafia, alla fondazione di un partito
di centro destinato a sostituire la Democrazia Cristiana. In particolare il figlio di Vito Ciancimino,
Massimo, ha dichiarato: "Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le
cassette dello IOR".
A novembre del 1994, nell'aula-bunker del carcere romano di Rebibbia il pentito di mafia
Vincenzo Calcara, parlando di riciclaggio di denaro "sporco", accusa Paul Marcinkus di aver riciclato
10 miliardi, frutto di rapine e narcotraffico. Gli replica il cardinale Rosario Castillo Lara, ex dirigente
dello IOR, secondo quanto si legge su "la Repubblica" del 17 novembre: "Le accuse non troveranno
nessun riscontro perch, conoscendo personalmente l'arcivescovo Marcinkus, sono sicuro che non
avrebbe accettato somme sospette di alcun genere e tantomeno da persone sconosciute. L'arcivescovo
Marcinkus  negli Stati Uniti da diversi anni. Sono pi che sicuro che qualcuno voglia fare di lui un
capro espiatorio per coprire chiss quali crimini, denunciati del resto da pentiti sulla cui attendibilit, si
sa, occorre essere sempre cauti".  una difesa fragile e ridicola.
Peraltro quel denaro, frutto di rapine e narcotraffico, dovrebbe in effetti far capo alla banda
della Magliana e al suo cassiere Enrico De Pedis, che avrebbe depositato nelle casse dello IOR denaro
della banda senza aver modo di recuperarlo; infatti De Pedis viene ucciso in uno scontro a fuoco nel
1990 e sepolto nella basilica di Sant'Apollinare come "grande benefattore dei poveri", secondo le
parole del cardinale Ugo Poletti (v. il paragrafo Il mercimonio di matrimoni e funerali).
E di nuovo  alla ribalta giudiziaria don Lorenzo Leone e il suo ospedale psichiatrico, in
collegamento con la Santa Sede. Il 10 giugno 1995 il monsignore  raggiunto da un mandato di cattura,
a seguito del quale finisce agli arresti domiciliari, per una denuncia del sindacalista Francesco Saverio
Cervone, impiegato nel manicomio, relativa all'assunzione di suoi parenti nella clinica. Nella denuncia
 coinvolto il vescovo Riccardo Ruotolo, amministratore della Casa Sollievo della Sofferenza di San
Giovanni Rotondo fondata da padre Pio, per "tentata truffa e falso ideologico" in collegamento alla
clinica di Bisceglie. Durante il processo vengono alla luce violazioni alle norme paesaggistiche per la
costruzione di una Casa del Pellegrino, che comporterebbe una multa di 40 milioni e sei mesi di
reclusione; ma finiscono tutti assolti. Piuttosto il 13 settembre 1995 il sindacalista Cervone,
l'accusatore di Lorenzo Leone e del vescovo Ruotolo,  arrestato per aver emesso due anni prima un
assegno a vuoto di 2 milioni, secondo una denuncia che sa chiaramente di vendetta da parte di Leone; e
Cervone verr condannato e quindi cacciato dall'istituto.
Ma il manicomio di Bisceglie  di nuovo alla ribalta della cronaca, quando una donna partorisce
da sola un bimbo prematuro stando legata al letto; la Santa Sede invia il cardinale Eduardo Martinez
Somalo per un'ispezione. Viene rinnovato il gruppo dirigente con il frate Marco Fabello,
amministratore dell'ospedale romano Fatebenefratelli all'Isola Tiberina, e suor Teresina Abruzzese,
madre generale delle Suore Ancelle. E c' un sopruso nella gestione amministrativa del manicomio,
perch chiude due anni dopo, il 31 dicembre 1996, data nella quale tutti i manicomi avrebbero dovuto
esser chiusi, con una illegalit operata dalla Santa Sede estesa a tutti i diversi manicomi della Divina
Provvidenza di Foggia, Potenza e Guidonia. Tutto questo d modo di installare dietro l'etichetta
ospedaliera "Residenza Don Uva" unit alzheimer, centri di riabilitazione per problemi cardiologici,
respiratori, neurologici, ortofrenici, residenze sanitarie assistite per anziani, per disabili, oltre ad un
centro per malati terminali di cancro. Con la conseguenza di una serie di scandali per maltrattamento e
morti misteriose di malati tra il 2004 e il 2007, con relative inchieste giudiziarie nelle quali sono
coinvolte 38 persone.
Le finanze del Vaticano all'alba del terzo millennio
Le finanze della Santa Sede alla fine del secondo millennio, nonostante le disavventure bancarie
e giudiziarie, risalgono la china. La Prefettura degli Affari Economici, sotto la presidenza del cardinale
Sergio Sebastiani, nel 1997  arrivata a un attivo di 19 miliardi di lire, su ricavi per oltre 366 miliardi.
La Fondazione Centesimus Annus, che si basa su 200 imprenditori cattolici e funziona da fondo
d'investimento, ha accumulato nel 1998 7 miliardi di lire, versati interamente al papa; ne  artefice il
conte Lorenzo Rossi di Montelera. L'APSA, sotto la presidenza del cardinale Attilio Nicora, gestisce
gli stipendi degli impiegati e gli immobili del Vaticano, oltre a un complesso di azioni e obbligazioni
valutate nel 1998 a pi di 500 miliardi. Lo IOR  risorto con Agostino Caloia, che lo presiede dal 1989,
in veste di autentico "salvatore della patria", disponendo di un patrimonio di 7 miliardi di lire, con
partecipazioni in Intesa e nella Banca di San Paolo di Brescia, che sono alla luce del sole; ma il
settimanale "Milano Finanza" stima nel 1998 questa partecipazione pari a 421 miliardi, con un reddito
annuo in crescita del 333%.
E per l'Anno Santo del 2000 si ha lo sfruttamento finanziario dell'evento religioso, con
l'organizzazione di viaggi giubilari e l'incremento dell'obolo, richiesto con diverse finalit apostoliche.
Queste entrate non vengono certo conteggiate completamente nei bilanci ufficiali che la Santa Sede
dichiara ufficialmente dal 1997; la voce spese, infatti, ridimensiona l'entit del denaro esistente nelle
casse del Vaticano (v. Appendice). Peraltro va tenuto presente che dal 2001 la Santa Sede  stata
autorizzata dall'Unione Europea ad emettere 670.000 euro l'anno, con la possibilit di emetterne altri
201.000 in occasione di concili ecumenici, Anni Santi o Sede vacante.
Nel frattempo, dal 1998,  sotto i riflettori la vicenda di un altro prelato, pi direttamente
collegato al Vaticano; ulteriore indice dell'ignominia che incombe sulla gerarchia ecclesiastica
impegnata, come i vertici della Santa Sede, in loschi traffici. Si tratta del cardinale Michele Giordano,
arcivescovo metropolita di Napoli e membro della congregazione per il Clero e del Pontificio Consiglio
della Pastorale per gli Operatori Sanitari. Il porporato  coinvolto in una vicenda di usura con una
decina di imprenditori pugliesi e campani, tra i quali il fratello Mario Luciano Giordano, a favore del
quale il cardinale ha firmato assegni per 70 milioni. Il porporato peraltro era gi sotto inchiesta dal
1995 per aver autorizzato l'uso di tredici chiese sconsacrate del Napoletano come autorimesse e
depositi commerciali, e inoltre la Curia napoletana nel 1997 ha investito 300 milioni per la
realizzazione dell'interporto campano di Nola, associandosi a FIAT Engineering, Banca di Roma,
Banco di Napoli e Crediop. Nel 2000 si arriva al processo, nel quale gli assegni del cardinale vengono
qualificati come "prestito personale" al fratello per ristrutturare la casa di famiglia a Sant'Arcangelo, in
provincia di Potenza; cos i Giordano sono assolti con formula piena.
Ma le disavventure del cardinale Giordano non finiscono qui: viene chiamato nuovamente in
causa dalla Procura di Napoli nel 2002 e rinviato a giudizio per i reati di concorso in frode fiscale e
falso in bilancio. L'accusa  relativa all'acquisto di tre capannoni nel comune di Casoria, vicino Napoli,
con i fondi della curia dell'arcidiocesi napoletana, oltretutto a un prezzo inferiore a quello commerciale
di circa un miliardo, sulla base di un atto notarile indicante come prezzo di compravendita un valore
catastale inferiore. Secondo l'accusa, la differenza, sottratta al fisco, sarebbe stata intascata dai
consiglieri di amministrazione della societ Sirio, venditrice degli immobili, accusati pertanto di frode
fiscale e falso in bilancio, in ragione di 600 milioni. Il 21 maggio il cardinale  condannato a quattro
mesi di carcere, con sospensione della pena, e 7000 euro di ammenda per abuso edilizio. Il 28 aprile
2005 viene per assolto, anche se l'infamia in sostanza resta. A questo punto il cardinale si dimette dal
governo dell'arcidiocesi, ma Benedetto XVI lo nomina "amministratore" apostolico, qualifica piuttosto
ridicola con il suo trascorso giudiziario, finch nel 2006 il porporato viene nominato arcivescovo
"emerito" di Napoli.
A fronte di queste attivit finanziarie di rappresentanti del Vaticano e della sua banca, per
smuovere il denaro degli uomini della Santa Sede si mette in evidenza il Gruppo Re, una Societ per
azioni fondata nel 1984 da Vincenzo Pugliesi e Francesco Alemani Molteni, creato per offrire
consulenza e servizi immobiliari, finanziari e gestionali agli organismi della Chiesa italiana (diocesi,
parrocchie, scuole, ospedali e istituti religiosi). Il gruppo, infatti, dichiara di operare "nel rispetto
dell'etica interpretata secondo la morale cattolica" e di avere "duraturi e vicendevolmente appaganti
legami" con il mondo ecclesiastico e religioso, e annovera, fra i suoi numerosi clienti, le diocesi di
Nuoro, Oristano e Pesaro, i Frati minori, i Salesiani, i Carmelitani scalzi, i Maristi, gli Oblati di Maria
Vergine, i Giuseppini del Murialdo e numerosi altri ordini religiosi maschili e femminili. La societ
pertanto si fa promotrice nel 2007 di una "carta di credito di servizi", la Recard, "riservata
esclusivamente", secondo quanto spiega l'opuscolo informativo che promuove l'iniziativa, "al mondo
religioso ed ecclesiastico per dare una risposta concreta alle specifiche esigenze del mondo della
Chiesa, assicurando notevoli risparmi nell'acquisto di beni e servizi, appositamente selezionati, grazie a
vantaggiose convenzioni stipulate con primarie aziende", come ENEL, Savarent del gruppo FIAT, San
Pellegrino, Metro, API-IP ed Europcar. Il che significa pagare di meno gas e luce, alimentari e bibite,
nonch la benzina se non si  riusciti a rifornirsi in Vaticano. Inoltre la card pu essere usata anche
come bancomat o carta di credito ricaricabile nelle banche convenzionate con il gruppo, come
Unicredit, Intesa San Paolo, Banca popolare di Milano, Banco di Sicilia, Banca Agricola popolare di
Ragusa, tutte "sensibili al mondo della Chiesa ed alle sue necessit specifiche". Cos il possessore della
card godr di "un trattamento economico di assoluto vantaggio", ovvero con maggiori tassi di interesse
e minori spese, e vedr aumentati gli interessi e diminuite le spese sul proprio conto nella banca dello
IOR. Sicuro di poter contare su numerosi clienti il Gruppo Re ha spedito gratuitamente 60.000 card a
cardinali, vescovi, monsignori, parrocchie e istituti religiosi, dando inizio a questa attivit bancaria
parallela a quella del Vaticano.
Tutto bene; ma la manovra nasconde un'etica anticristiana latente. Infatti le banche di
riferimento sono quelle contro le quali si sono scagliati gli istituti religiosi attraverso riviste come
"Nigrizia" e "Missione oggi", qualificandole come "banche armate", perch coinvolte nel commercio
delle armi. Infatti, come ha segnalato Luca Kocci su "Unimond.org" il 19 marzo 2007, queste banche
"svolgono operazioni di riscossione di pagamenti per conto delle industrie produttrici di armi,
incassando poi compensi che vanno dal 3 al 10 per cento della commessa"; l'unica eccezione 
rappresentata dalla Banca Agricola popolare di Ragusa, "che non  implicata nel commercio delle armi
ma che  stata recentemente condannata, sia in sede penale che civile, per illeciti di varia natura". In
definitiva i rappresentanti della Chiesa, contrari alla guerra per la morale cristiana, si troverebbero
coinvolti con "banche armate", anche se questo rievoca quanto messo in atto dalla banca vaticana AOR
nel 1935 per rifornire di armi Mussolini (v. il paragrafo I Patti Lateranensi e il nuovo Stato della Citt
del Vaticano). Ma nonostante tutto questo il rapporto del Gruppo Re con i rappresentanti della Santa
Sede rester in piedi.
Dal 15 luglio 2008  in ballo una questione finanziaria riguardante la diocesi di Salerno, che fa
ovviamente capo al vescovo Gerardo Pierro. Una parte dei fondi dell'8 per mille, erogati dalla
Conferenza Episcopale alla Curia di Salerno sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza perch
utilizzati "a fini di lucro". Il provvedimento infatti si inquadra nell'ambito delle indagini sul sequestro
del villaggio Angellara Home, ex colonia per ragazzi poveri trasformata in hotel a 5 stelle, con i
contributi della Regione Campania. Viene sequestrato anche un finanziamento di 1.900.000 euro che la
Regione Campania aveva gi stanziato per completare i lavori di ristrutturazione. In questa vicenda
sono indagate per truffa aggravata ai danni dello Stato, abusivismo edilizio e abuso d'ufficio tredici
persone, tra le quali il vescovo di Salerno Gerardo Pierro e l'amministratore del villaggio don
Comincio Lanzara. Il maggiore Francesco Mazzotta del Nucleo tributario della Guardia di Finanza di
Salerno esegue il sequestro disposto dal PM Roberto Penna, mentre il GUP del Tribunale di Salerno,
Elisabetta Boccassini, fissa il processo per il 5 luglio 2010; peraltro monsignor Pierro ha rassegnato le
dimissioni ad aprile per raggiunti limiti di et, il che non lo ripara dalle conseguenze giudiziarie.
Eppure, a monte di questa truffa, le finanze del Vaticano si riassestano ai vertici e ci sono
indicazioni di massima a livello internazionale sulla sua consistenza monetaria. Cos, secondo una nota
diffusa dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, il Vaticano, a tutto il 2002, possiede 289 milioni
di dollari in titoli USA. Alla quale nota fa seguito una dichiarazione dell'advisor inglese Guthrie Group
sull'esistenza di una joint venture tra lo IOR e partner americani per un valore di 273,6 milioni di euro.
Non ha peraltro seguito quello che sembrava essere il nuovo scandalo finanziario in cui il
Vaticano  invischiato; viene alla luce tra aprile e maggio del 2006 in relazione al cosiddetto
"Calciopoli", ovvero lo scandalo delle scommesse in cui  coinvolta la Gea World di Alessandro
Moggi. I magistrati ritengono che i fondi neri della Gea World siano depositati allo IOR, cos come
anche 150 milioni di euro, frutto delle intermediazioni calcistiche di Luciano Moggi, padre di
Alessandro. Ma i sospetti su questo "tesoretto" non coinvolgono la Santa Sede neanche nel
proseguimento del processo che porta alla condanna di Luciano Moggi e di Alessandro Moggi,
rispettivamente ad 1 anno e 6 mesi ed 1 anno e 2 mesi di reclusione nel gennaio 2009. Peraltro Luciano
Moggi  considerato un buon cattolico, tanto da essere sempre impegnato nei pellegrinaggi a Lourdes
al seguito del cardinle Ruini ed essere divenuto titolare di una rubrica di etica sportiva su "Petrus", il
quotidiano on line della Santa Sede, utilizzata come pulpito contro la corruzione.
Hanno ancor meno peso a luglio del 2007 le dichiarazioni in carcere di Giampiero Fiorani, a
giudizio per associazione a delinquere, aggiotaggio manipolativo e informatico, e ostacolo all'esercizio
delle funzioni di vigilanza della Banca d'Italia: "Alla BSI svizzera ci sono tre conti della Santa Sede
che saranno, non esagero, di due o tre miliardi di euro". E cos non  valutata la sua accusa di aver
prestato "soldi neri al cardinale Castillo Lara", presidente dell'APSA dal 1989 al 1995, che gli aveva
chiesto "trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero".
Le finanze vaticane hanno conosciuto un nuovo periodo di splendore. Attualmente il patrimonio
della Santa Sede  costituito dalle entrate di diocesi, missioni, congregazioni e ordini religiosi sparsi in
tutto il mondo, dall'Obolo di San Pietro, nonch dai frutti della vendita di monete e francobolli, dalle
organizzazioni di pellegrinaggi e servizi turistici, dagli affitti e vendite delle propriet immobiliari,
dalla gestione dei musei, e ancora dai finanziamenti dello Stato italiano. E la sua economia non 
finalizzata ovviamente solo alle uscite, ma tende a svilupparsi con investimenti che interessano l'area
dell'euro per il 70% e il resto del mondo per il 30%. E gli investimenti riguardano obbligazioni e titoli
azionari, concepiti a medio-lungo termine e indirizzati a societ legate a una economia reale. Ma va
precisato che, venuti meno i depositi saltuari del denaro della gestione Marcinkus-Sindona-Calvi in
paradisi fiscali bancari,  ancora oggi in atto il paradiso fiscale delle Isole Cayman, pi specificamente
segnalato nel capitolo Gli istituti economico-finanziari vaticani (v.).
E alla luce di questa situazione finanziaria e bancaria del Vaticano, suona piuttosto formale il
messaggio che Benedetto XVI ha inviato il 6 ottobre 2008 in Vaticano all'apertura del sinodo
internazionale dei vescovi dedicato alla Sacra Scrittura: "Vediamo adesso nel crollo delle grandi
banche che i soldi scompaiono, sono niente, e tutte queste cose, che sembrano vere, in realt sono di
secondo ordine". Ma qui, al di l della finalit con cui il messaggio  rivolto a "chi costruisce solo sulle
cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi", il pensiero corre istintivamente allo IOR
e alle passate gestioni, all'APSA e all'impegno tutto terreno di certe istituzioni della Santa Sede, alla
quale ovviamente la Chiesa di Roma non pu rinunciare. E alle parole del papa, riportate in un articolo
di Marco Politi su "la Repubblica" del 7 ottobre 2008, fa eco Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione
Comunista, ma anche fervente valdese: "Se i destinatari del messaggio sono i poveri, francamente
trovo quelle parole perfino imbarazzanti. Andateci a parlare con chi i soldi non ne ha, andategli a
spiegare che non servono, che conta la fede, che oggi stanno male ma domani si apre il regno dei cieli".
E non  credibile peraltro che il messaggio fosse rivolto ai ricchi, ovvero ai "meccanismi dell'economia
liberista", perch la dichiarazione sarebbe stata un autogol, implicando una critica alle stesse istituzioni
sulle quali vive la Santa Sede.
Ma quel tuonare del papa e la denuncia del deficit risultano un falso. Lo ha rivelato il 30
settembre 2008 un articolo di Robert Mickens, corrispondente romano per la rivista cattolica britannica
"Tablet", intitolato ironicamente Church with a Midas touch; vi si denuncia che la Santa Sede,
previdente, ha trasformato una parte dei suoi euro in investimenti bancari e in oro. In particolare circa
520 milioni di euro in titoli e azioni e quasi 19 milioni di euro in una tonnellata di lingotti d'oro.
Logico quindi l'ironico commento del giornalista: "La roccia di Pietro, su cui  stata fondata la Chiesa,
si  trasformata in una roccia d'oro". Peraltro nel rendiconto si fa riferimento a propriet in Italia,
Svizzera, Francia e Inghilterra per un valore complessivo di 424 milioni di euro, nei quali rientra un
immobile a Londra venduto per 3 milioni di euro; senza contare che la sola Propaganda Fide ha
propriet, perlopi in Italia, del valore di circa 53 milioni di euro.
A merito di questa rinnovata amministrazione, a parte le speculazioni sempre in atto, vanno
ricordate le ultime "sagge" acquisizioni di vantaggio economico condotte in porto tra la fine del 2008 e
i primi del 2009. Il Vaticano  diventato proprietario di una parte del terreno sulle rive del fiume
Tibisco, in Ungheria, dove sorger una foresta in grado di assorbire ogni anno 82.000 tonnellate di
anidride carbonica. Del milione di alberi che la popoleranno, appartengono al Vaticano 125.000
esemplari; saranno in grado di assorbire 10.000 tonnellate di anidride carbonica, che  quanta se ne
produce attualmente in un anno dentro le mura pontificie. Questo significa che il Vaticano diventer il
primo Stato al mondo a emissioni zero di CO2 e oltretutto i 170.000 euro necessari per l'acquisto del
terreno sono stati donati dalle due societ che hanno realizzato l'impresa, l'ungherese KlimaFa e
l'americana Plankton.
Seconda operazione vantaggiosa per la Santa Sede  stata l'applicazione sul tetto dell'Aula
Paolo VI di 2400 pannelli a luce solare, in grado di produrre 300 megawattora annui di energia elettrica
"pulita"; il che significa per il Vaticano un risparmio di 80 tonnellate di petrolio, nonch l'operazione
salutare di non immettere nell'aria 225 tonnellate di anidride carbonica. Oltretutto le spese
dell'impianto, entrato in funzione a novembre del 2008, sono state sostenute dalla societ costruttrice,
la tedesca SolarWorld AG.
Altra conquista  stata l'ingresso del Vaticano su YouTube, la pi grande community mondiale
di filmati sul web. Il nuovo canale, inaugurato il 23 gennaio 2009 col managing director di Google,
Henrique de Castro, appositamente venuto a Roma per l'occasione, offre ogni giorno videonews di
produzione propria sulle attivit del papa e del governo centrale della Chiesa. E in pi Google ha
assicurato una particolare protezione del canale vaticano, perch i video non potranno essere scaricati
senza controllo e non potranno essere oggetto di commenti da parte dei visitatori.
Simili inziative danno, su un piano tutto apostolico, un'indicazione positiva della attuale
gestione del patrimonio finanziario della Santa Sede e della sua ricostituzione, che ha fatto capo dal
1989 ad Angelo Caloia, sostituito il 23 settembre 2009 da Ettore Gotti Tedeschi, economista, docente
all'Universit Cattolica del Sacro Cuore, nonch membro dell'Opus Dei, e gi sovrintendente dal 2008
alla gestione finanziaria del Governatorato della Citt del Vaticano, che presentava bilanci in rosso per
pi di 15 milioni di euro. Gotti Tedeschi  portavoce della cosiddetta "finanza etica", molto ben vista
da Benedetto XVI, ed ha peraltro assistito il papa nella stesura dell'enciclica Caritas in veritate
dedicata all'economia nel mondo ed emanata il 29 giugno 2009.
Questa enciclica pu essere considerata indirettamente una sorta di testamento sulle finanze
attuali della Santa Sede, ovvero sul loro rapporto con il mondo cristiano e non. A cominciare dal
concetto base che l'economia di un'impresa non va considerata uno strumento di arricchimento di
azionisti e manager, ma come una comunit di manager e lavoratori diretta alla creazione di una
ricchezza a beneficio dell'umanit. A fronte di questo c' l'appello agli organismi internazionali che
"dovrebbero interrogarsi sulla reale efficacia dei loro apparati burocratici e amministrativi, spesso
troppo costosi e poco trasparenti"; appello che potrebbe anche costituire una sorta di autocritica
all'amministrazione della Santa Sede. Ma non  assolutamente pensabile che lo sia. In ogni caso una
conferma della condanna di certi apparati burocratici si ha nell'esortazione agli operatori economici e
uomini politici perch "vivano pienamente nelle loro coscienze l'appello al bene comune, rifuggendo
corruzione, illegalit e sete di potere". Anche in questo accenno alla criminalit fiscale e finanziaria
sarebbe stata doverosa l'autocritica, ovvero una condanna della gestione della Santa Sede tra gli anni
Sessanta e Ottanta; condanna che invece non  pronunciata. Ed  logico che non lo sia, perch avrebbe
significato una autodenuncia; infatti si sarebbe dovuto fare un riferimento ai paradisi fiscali, utilizzati
peraltro ancora oggi dalle casse del Vaticano, e al passato di corruzione di operatori finanziari come
Marcinkus, Sindona e Calvi. Impossibile.
Eppure la Santa Sede appare sempre disposta ad aumentare la sua attivit nel mondo della
finanza anche attraverso investimenti diretti; a febbraio del 2010 lo IOR effettua un investimento nel
bond convertible emesso dalla Banca Carige, segno evidente dell'entrata nel capitale azionario
dell'istituto del Vaticano. Ma a salvaguardia dei valori etici cristiani che guidano lo IOR nelle attivit
finanziarie, il Vaticano, a fine aprile del 2010, si  fatto promotore della creazione dello Stoxx Europe
Christian Index, un indice di borsa basato sui valori del cristianesimo, al quale hanno aderito 553
societ quotate nelle borse europee. Per farne parte, le societ devono passare un test che valuti il
rispetto dei valori cristiani. Della commissione esaminatrice fa parte per il Vaticano monsignor
Gianfranco Piovano della Segreteria di Stato.
Tutto vuol essere dunque all'insegna della limpidezza e della morale cristiana. Ma a riprova dei
traffici finanziari che sono sempre in atto nelle frange del Vaticano, ecco a novembre del 2009 venire
alla luce l'apertura di un conto dello IOR presso la filiale romana Unicredit di via della Conciliazione,
nel quale dal 2003, anno in cui sono transitati circa 60 milioni di euro, si  passati nel 2007 a saldi
mensili per 80 milioni. Il problema  che, secondo la legge italiana, va identificato chi versa denaro in
un conto corrente e chi riceve poi il versamento; e in questo conto l'identificazione non si  verificata,
perch assegni e bonifici risultano sempre intestati allo IOR. Per cui siamo di fronte a un flusso di
denaro che sfugge a qualsiasi controllo, con ipotesi di reato in violazione della legge 231 del 2007. Su
piani diversi, lo IOR in definitiva sembra essersi creato una sorta di isolotto Cayman addirittura dentro
Roma, a due passi dal Vaticano. A gennaio del 2010 la Banca d'Italia per ha chiesto a Unicredit di
chiarire i suoi rapporti con lo IOR, ampliando la richiesta ad altri quattro istituti dai quali sono emersi
rapporti simili con lo IOR; si tratta di BNL, Credito Artigiano, Banca del Fucino e Intesa San Paolo.
Oltretutto Unicredit e Intesa san Paolo sono due banche con le quali il gruppo Re  convenzionato per
la Recard riservata al clero dal 2007; coincidenza che non  stata peraltro evidenziata dalle autorit. E
cos anche il Prestito della Speranza organizzato dalla CEI in collegamento con Unicredit all'insegna
dello strozzinaggio avviato nel settembre 2009 (v. il paragrafo Le offerte nelle chiese). La Procura di
Roma comunque indaga e non esclude il ricorso alla rogatoria internazionale. Parallelamente la
Guardia di Finanza indaga; da un po' di tempo davanti ai palazzi dei Propilei in via della Conciliazione
sono posteggiate fisse due auto della polizia tributaria dello Stato italiano.
Ma nel frattempo vengono scoperti altri impeachment finanziari. Ecco apparire alla ribalta la
figura di monsignor Francesco Camaldo, prelato d'Onore di Sua Santit come Cerimoniere Pontificio,
nonch Aiutante di Studio della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. In
un'indagine condotta dai pubblici ministeri di Firenze e Perugia salta fuori che il monsignore, come
riferisce Carlo Bonini su "la Repubblica" del 7 maggio 2010, "finito nei pasticci per il preliminare di
acquisto di Villa Loren ai Castelli Romani" ha chiesto al costruttore Angelo Balducci, come presidente
del Consiglio Superore dei Lavori Pubblici, "280.000 euro con cui estinguere un debito che lo
"assilla"". E Balducci, Gentiluomo di Camera e Consultore Amministrativo della Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli, ha messo a disposizione la somma "attraverso il suo conto bancario in
Vaticano con un'operazione di trasferimento all'interno della stessa banca", cio lo IOR.
Peraltro Angelo Balducci, coinvolto insieme a Guido Bertolaso, direttore del dipartimento della
Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, e dal 21 maggio 2008 sottosegretario alla
presidenza del Consiglio con delega all'Emergenza rifiuti in Campania nell'inchiesta sugli appalti del
G8 della Maddalena,  stato raggiunto da un ordine di custodia cautelare il 10 febbraio 2010, per cui il
25 febbraio ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, e
il 4 marzo si  dimesso dalla carica di Consultore Amministrativo della Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli. E le indagini proseguono.
Ma a fronte dell'intraprendente monsignor Camaldo  saltata fuori la figura di don Evaldo
Biasini della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue; sul suo conto bancario sono stati
individuati in entrata e uscita milioni di euro in contanti o in assegni dell'imprenditore Diego
Anemone, che peraltro  stato tirato in ballo per assegni con i quali sarebbe stato pagato un
appartamento dell'ex ministro Claudio Scajola a Roma, nei pressi del Colosseo. Inoltre nel conto di
don Biasini, soprannominato "don Bancomat", sono stati scoperti numerosi titoli per centinaia di
migliaia di euro, provenienti da assegni circolari dell'imprenditore Bruno Ciolfi. Anche qui le indagini
proseguono. In ogni caso questi ultimi due prelati della Santa Sede sembrano rievocare le imprese di
Marcinkus e del suo uomo di fiducia De Bonis. In qualche modo dunque lo IOR, direttamente o meno,
 sempre sulla cresta dell'onda burrascosa della finanza.
 un fatto che, di fronte a questo traffico sempre esistente ai margini e all'interno dello IOR, i
responsabili dell'istituto bancario hanno ritenuto opportuno "un giro di vite sui conti correnti dello
IOR", come segnala Orazio La Rocca su "la Repubblica" del 22 maggio 2010.  in atto un'inchiesta su
"tutta la clientela dello IOR" dopo l'esplosione del caso Balducci e "anche i conti dei cardinali
vengono passati al setaccio, persino quelli dei porporati membri della commissione di vigilanza della
banca". Tutto in collaborazione con la Procura di Roma e la rogatoria internazionale. C' solo da
attendere.
2
Gli istituti economico-finanziari vaticani
Dopo le vicissitudini che hanno visto protagonista il denaro della Santa Sede  possibile oggi
definire un preciso organigramma degli istituti economico-finanziari della Citt del Vaticano. Si tratta
di quegli organismi che hanno personalit giuridica con amministrazione propria e che vanno
classificati come istituti bancari, uffici aministrativi e fondazioni, immersi nel vivo della politica
finanziaria internazionale, non sempre moralmente corretta, e gli organismi predisposti
all'amministrazione missionaria, che si rivelano ben distinti dai precedenti, animati come sono da una
autentica finalit apostolica.
Gli istituti bancari
L'APSA, ovvero l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica,  un ufficio bancario
che amministra i beni di propriet della Santa Sede, destinati a fornire i fondi necessari
all'adempimento delle funzioni della Curia Romana. L'ufficio si articola in due sezioni. La "Sezione
Ordinaria" cura la gestione del personale attivo della Santa Sede; sovrintende alle direzioni
amministrative; provvede a quanto necessario per l'attivit dei dicasteri; cura gli aspetti tecnici, la
manutenzione e lo sviluppo dell'infrastruttura telematica per la presenza della Santa Sede nella rete
Internet; svolge la contabilit e redige il bilancio preventivo e consuntivo. La "Sezione Straordinaria"
amministra i beni mobili propri e quelli ad essa affidati da altri enti della Santa Sede. Sono presiedute
ambedue dal cardinale Attilio Nicora, assistito da un collegio di 9 cardinali: Karl Lehmann, Giovanni
Lajolo, Renato Raffaele Martino, Theodore Edgar McCarrick, Cormac Murphy-O'Connor, Giovanni
Battista Re, Justin Francis Rigali, Jean-Louis Tauran e Agostino Vallini. Segretario  l'arcivescovo
Domenico Calcagno. Alla Sezione Ordinaria  delegato monsignor Massimo Boarotto con un personale
di 57 componenti, di cui solo 2 suore. Alla Sezione Straordinaria  delegato il dottor Paolo Mennini,
con direttore il dottor Pietro Menchini e amministratore il ragionier Bruno De Angelis. Il personale si
divide in 2 uffici: Segreteria e Contabilit con 13 componenti, di cui solo 2 ecclesiastici; esiste inoltre
un gruppo di 5 consultori laici. La sede  nel Palazzo Apostolico della Citt del Vaticano.
Rientra nella Sezione Ordinaria, ma con gestione autonoma, la PAPS (Peregrinatio Ad Petri
Sedem), che sovrintende alla gestione dei pellegrinaggi alla basilica di San Pietro. Istituita da Pio XI nel
1933, secondo lo statuto del 16 gennaio 1997, ha le funzioni di "coordinare ed assistere il flusso dei
pellegrini che, isolati od in gruppo, compiono la pia visita alla Sede di Pietro, specialmente in
occasione di manifestazioni di carattere ecclesiale promosse dalla Santa Sede; dare esecuzione alle
direttive del Comitato Centrale in occasione degli Anni Santi per assicurare l'adeguata accoglienza dei
pellegrini provenienti dalle Diocesi di ogni parte del mondo e diretti alla Sede di Pietro in risposta agli
appelli dei Comitati Nazionali e Diocesani che promuovono pellegrinaggi a Roma; coordinare ed
assistere il movimento dei pellegrini che si recano nei vari Santuari del mondo per partecipare a
manifestazioni religiose presiedute dal Santo Padre; favorire per quanto possibile la partecipazione dei
meno abbienti ai pellegrinaggi di cui sopra".
L'ufficio  gestito da un Consiglio di Amministrazione che elabora un piano finanziario e
approva i bilanci annuali; la consulta, composta da operatori pastorali di varie nazionalit e gruppi
linguistici, ha il compito di trattare le questioni relative all'animazione spirituale dei pellegrini allo
scopo di realizzare pienamente le finalit religiose. Presidente emerito  monsignor Francesco Gioia,
arcivescovo emerito di Camerino, nonch Delegato Pontificio per la basilica di Sant'Antonio di
Padova. Peraltro la PAPS, come segnala on line lo stesso ufficio, "prevalentemente opera con Istituti e
Case religiose che accolgono il pellegrino in un clima ospitale e sereno.  in grado di offrire ospitalit
anche presso alberghi di diverse categorie. Le comitive di pellegrini ricevono assistenza per tutte le
necessit logistiche, quali le prenotazioni di ristoranti o servizi catering e trasporti in pullman, mini bus
con autista e macchine private con o senza autista". La sede  in piazza Pio XII 4. L'organico 
costituito da 7 addetti tecnici, tutti laici, relativamente al "Settore Biglietteria" (tel. 06.69885862,
e-mail aereo@perigrinatio.va) e al "Settore Accoglienza e ospitalit", tel. 06.69884896, e-mail
accoglienza@peregrinario.va). L'ufficio  strettamente collegato all'istituzione vaticana dell'Opera
Romana Pellegrinaggi (v. il paragrafo Lo sfruttamento di santuari e pellegrinaggi).
Lo IOR, ovvero l'Istituto per le Opere di Religione, secondo l'Annuario Pontificio, che
classifica in maniera ambigua questo ufficio tra gli Istituti ecclesiastici di Educazione e di Istruzione, 
un istituto bancario che provvede "alla custodia e all'amministrazione dei beni mobili ed immobili
trasferiti o affidati all'istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione
o di carit". Laddove per persone giuridiche si intendono i capitoli e le congregazioni religiose, le
parrocchie, le chiese, le fondazioni della Santa Sede, nonch il clero di ogni ordine e grado, e i laici al
servizio della Santa Sede come dirigenti o impiegati. Ma, come  stato documentato da Gianluigi Nuzzi
nel suo Vaticano S.p.a., negli anni Novanta risultano esistenti "conti correnti intestati a fondazioni
fittizie, riconducibili a politici e imprenditori, clientela che va tutelata con schermi e filtri per depistare
ogni possibile controllo"; cos, tra gli altri, secondo Nuzzi, un omissis dovrebbe essere stato il nome in
codice dell'onorevole Giulio Andreotti. In un Documento esplicativo inviato in maniera del tutto
riservata a diocesi e congregazioni, l'istituto tiene a precisare che "pur essendo un'entit
economico-finanziaria e pur utilizzando strumenti bancari ed effettuando intermediazioni finanziarie
con la produzione di servizi finanziari, deve essere considerata un'organizzazione non a scopo di
lucro", anche se risulta difficile crederlo per le disavventure giudiziarie nelle quali  stato coinvolto.
In realt l'istituto  una vera e propria banca, le cui regole nel rapporto con le persone fisiche o
giuridiche risalgono al Codice di Diritto Canonico. L'utilizzazione degli strumenti bancari per i relativi
servizi e le intermediazioni finanziarie invece seguono le regole bancarie internazionali.  un fatto che
il bilancio redatto annualmente si attiene agli International Accounting Standars (IAS), ovvero i
princpi contabili di amministrazione internazionale, con un personale professionalmente addestrato;
inoltre una societ svizzera di revisione, la Revisuisse Price Waterhouse of Geneva, controlla
l'amministrazione dell'istituto dal 1997 con l'assegnazione annuale di un certificato che documenta
come i bilanci finanziari presentino in maniera chiara la posizione dello IOR nel rispetto delle regole
internazionali.
Lo IOR  costituito da quattro organi consultivi. Una Commissione Cardinalizia di Vigilanza ha
la funzione di sovrintendere alle finalit dell'istituto, perch siano rispettate;  costituita dai cardinali
Tarcisio Bertone (presidente), Attilio Nicora, Jean-Louis Tauran, Telesphore Placidus Toppo e Odilo
Pedro Scherer, e inoltre dal prelato monsignor Piero Pioppo. Un Consiglio di Sovrintendenza di 5
membri laici, rinnovato in data 23 settembre 2009, ha come Presidente il professor Ettore Gotti
Tedeschi, rappresentante in Italia del Banco Santander Central Hispano, subentrato al dimissionario
dottor Angelo Caloia; vicepresidente  il dottor Ronaldo Hermann Schmitz (rappresentante in Italia
della Deutsche Bank), e i consiglieri sono il professor Carl Albert Anderson (Cavaliere Supremo di
Colombo) e i dottori Giovanni De Censi (presidente del Credito Valtellinese) e Manuel Soto Serrano
(del Banco Santander). Esiste poi una Direzione Generale, rappresentata dal Direttore Generale Paolo
Cipriani (con potere di firma) e dal Vice Direttore Generale dottor Massimo Tulli, assistiti da tre
dirigenti laici, il dottor Lucio Lamberti, il dottor Giulio Mattietti e la signora Mehret Tewolde, e tre
revisori laici, i dottori Mark Martinelli, Rodolfo Molinuevo e Angelo Roncareggi. I dipendenti
ammontano a 130 persone.
La banca ha sede nel quattrocentesco Torrione di Niccol V della Citt del Vaticano, accanto al
Palazzo Apostolico; vi si accede attraverso il Cortile di San Damaso e da qui passando nel Cortile del
Maresciallo. L'ingresso  una porta anonima senza scritte o simboli. Qui vengono effettuati tutti i
servizi bancari come aperture di conti per fondi a risparmio, con assegni e vincolati, nonch depositi in
titoli. Le operazioni di sportello e pagamento prevedono movimenti di fondi, giroconti interni e
trasferimenti bancari in tutto il mondo; tutto relativamente a denaro contante, assegni, bonifici,
traveller's cheques e titoli.
Sono possibili anche la compravendita di monete e metalli preziosi, il servizio di cassette di
sicurezza e custodia plichi chiusi, nonch di carte di credito. Le spese addebitate ai 44.000 correntisti
sono: 0,30 % annuo su Gestioni Obbligazionarie e 1,00% annuo su Gestioni Azionarie, con gli interessi
annui al 12%. Peraltro gli utili realizzati non sarebbero distribuiti sotto forma di dividendi, ma
dovrebbero andare ad opere di carit, confermando cos che la banca non ha fini di lucro. In ogni caso
il flusso di capitali gestito dallo sportello dell'istituto non  inferiore ai 6 miliardi di euro, con
rendimenti da hedge fund.
Una curiosit  il bancomat in funzione nell'istituto bancario. Ha le scritte sugli sportelli
elettronici in italiano e inglese, ma anche in latino, dal momento che la lingua dell'antica Roma resta
quella ufficiale della liturgia dal Concilio di Trento, riabilitata anche nella messa da Benedetto XVI.
Cos sul video degli sportelli c' la scritta: "Carus expectatusque venisti" ovvero "Siete i benvenuti" e,
una volta scelta la lingua latina, ecco la scritta "Inserito scidulam quaeso ut faciundam cognoscas
rationem", "Per favore inserisci la scheda per accedere alle operazioni consentite". Inserita la scidula,
si dovr scegliere tra tre operazioni: "deductio ex pecunia" ovvero il prelievo, "rationem aexequatio"
cio il saldo del conto corrente e "negotium argentarium" ovvero i movimenti bancari. Ultimata
l'operazione c' l'invito a ritirare la carta: "retrahe scidulam depositam". Va peraltro tenuto presente
che la carta di credito, senza nome n foto, costituisce l'unico documento bancario in dotazione al
cliente, perch non esistono carnet di assegni intestati allo IOR e nelle operazioni bancarie non si
rilasciano ricevute o altro documento contabile. Tutto al buio.
Il patrimonio dello IOR  stimato in 5 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti i lingotti d'oro,
dei quali  stata indicata l'esistenza nei caveaux sottostanti il torrone di Niccol V, in ragione di 2
tonnellate d'oro, accanto a titoli di Stato per 3 milioni di euro.
La sede non ha ufficialmente succursali, ma pu effettuare trasferimenti bancari in tutto il
mondo attraverso la belga Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication. In realt una
sorta di succursale dello IOR  costituita dalla Missio "sui iuris" delle Isole Cayman, che non  "terra
di missione", come la qualifica potrebbe far pensare e la Santa Sede vorrebbe far credere, facendola
rientrare tra le vere e proprie Missioni "sui iuris", spiritualmente collegabili alla congregazione Per
l'Evangelizzazione dei Popoli.  stata infatti distaccata dall'arcidiocesi di Kingston, in Giamaica, per
fare capo direttamente alla Santa Sede, ed  retta dal cardinale Adam Joseph Maida, membro dello
IOR, con la qualifica di Superiore; come tale ha la funzione di autentico deposito delle finanze
pontificie, centro finanziario offshore. La sede  in Walkers Road 597, Grand Cayman 1102 (tel.
345.949-6797; fax 345.945-2594; e-mail ignatius@candw.ky). Vi risiedono 2 sacerdoti, 1 diacono, 1
seminarista, e 3 membri di 3 istituti religiosi maschili; per i 6280 definiti cattolici dall'Annuario
Pontificio (su 57.009 abitanti) esistono 2 chiese definite "quasi parrocchie" e i luoghi di culto di tre
istituti religiosi. Come a dire che gli immobili non hanno un predominante assetto ecclesiastico, ma
piuttosto si pu immaginare che siano una sorta di Fort Knox, dove i missionari non riescono a creare
proseliti, ma neanche se ne pongono il problema, impiegati come sono a tutela del denaro.
Gli uffici amministrativi
Rientrano in questa categoria gli istituti di carattere economico-finanziario della Santa Sede e
gli organismi di personalit giuridica con amministrazione propria che gestiscono i beni della Santa
Sede destinati a uno scopo culturale o morale.
La CAMERA APOSTOLICA  l'ufficio amministrativo pi antico della Santa Sede, perch fin
dal IX secolo ha gestito l'amministrazione finanziaria della Curia e dei beni temporali della Chiesa con
il cardinale Camerario in veste di amministratore, che oggi per si occupa dell'ufficio di
amministrazione dei beni e diritti temporali della Santa Sede solo in tempo di sede vacante.  diretta
dal cardinale camerlengo Tarcisio Bertone, assistito da due arcivescovi, Paolo Sardi, Vice Camerlengo,
e Bruno Bertagna, Uditore Generale, con un collegio di prelati chierici di Camera nel numero di 5, e da
un Notaro con qualifica di Cancelliere nella persona del dottor Antonio Di Jorio. La sede  nel Palazzo
Apostolico della Citt del Vaticano.
La PREFETTURA DEGLI AFFARI ECONOMICI DELLA SANTA SEDE sovrintende alle
amministrazioni dipendenti dalla Santa Sede. In particolare cura le relazioni dello stato patrimoniale ed
economico, nonch i bilanci consultivi e preventivi delle Amministrazioni, redigendo il preventivo e il
bilancio consolidato della Santa Sede; vigila inoltre sulle iniziative economiche delle Amministrazioni,
dando il parere sui progetti di maggiore importanza, e controlla eventuali danni apportati al patrimonio
della Santa Sede. La presiede l'arcivescovo Velasio De Paolis, assistito da un collegio di 7 cardinali:
Edward Michael Egan, Roger Michael Mahony, Jochim Meisner, Severino Poletto, Antonio Maria
Rouco Valera, Juan Sandoval Iniguez e Angelo Scola; Segretario  il vescovo Vincenzo Di Mauro; il
Ragioniere Generale  un laico, il dottor Stefano Fralleoni. Il personale  costitutio da 10 Officiali, 12
consultori e 5 Revisori. La sede  a Roma nel Palazzo delle Congregazioni, largo del Colonnato 3.
Collegato alla Prefettura  l'ISTITUTO CENTRALE PER IL SOSTENTAMENTO DEL
CLERO, l'ufficio amministrativo centrale della Santa Sede che provvede all'assegnazione dello
stipendio del clero. Il consiglio di amministrazione  presieduto da monsignor Luigino Trivero, con
vicepresidente il dottor Luigi M. Tommaso Nicodemo; mentre il presidente del collegio dei revisori dei
conti, costituito da 5 membri,  monsignor Giampietro Fasani, economo della CEI, e il direttore
generale  il dottor Carlo Bini. L'istituto dipende dalla CEI, presso la quale risiede (a Roma in via
Aurelia 796), e si dirama nei singoli istituti di ogni diocesi. Provvede allo stipendio di vescovi e
sacerdoti, che  uguale per tutti a seconda degli anni di anzianit, integrando con i fondi dell'8 per mille
la somma che ogni istituto diocesano ricava dai benefici parrocchiali. La somma base  di 833,03 euro
mensili, con scatti di anzianit ogni cinque anni; i vescovi hanno uno stipendio mensile che si aggira
sui 3000 euro.
Lo STATO DELLA CITT DEL VATICANO, il cui sovrano  il papa Benedetto XVI, 
governato per i rapporti internazionali dal Segretario di Stato, con delega a una Commissione Pontificia
presieduta dal cardinale Giovanni Lajolo, con l'assistenza dei cardinali Renato Raffaele Martino,
Attilio Nicora, Giovanni Battista Re, Leonardo Sandri, Jos Saraiva Martins e Jean-Louis Tauran. La
commissione  coadiuvata da un organo consultivo, cio la Consulta di Stato presieduta da un
Consigliere Generale, nella persona di un laico, il professor Cesare Mirabelli, che  peraltro membro
del consiglio superiore della Banca d'Italia. Ne fanno parte l'arcivescovo Bruno Bertagna, il principe
don Alessandro Torlonia e 7 laici. Alla consulta spetta "l'esercizio del potere esecutivo e in genere
ogni attribuzione che le leggi e i regolamenti vigenti assegnino alla competenza del Governatore dello
Stato, ad eccezione del potere di emanare regolamenti".
Il GOVERNATORATO DELLO STATO DELLA CITT DEL VATICANO  il complesso
ministeriale della Citt del Vaticano con funzione amministrativa, tecnica e artistico-scientifica, che
presiede "alla Citt del Vaticano ed uffici annessi, compresa anche l'autonomia delle Ville Pontificie di
Castel Gandolfo", eletto per un quinquennio con un presidente. L'attuale  il cardinale Giovanni
Lajolo, segretario generale l'arcivescovo Carlo Maria Vigan e vice segretario il vescovo Giorgio
Corbellini. La sede  nella Citt del Vaticano, presso il Palazzo del Governatorato, dove sono
ovviamente insediati uffici e servizi.
Il Governatorato accoglie gli uffici centrali relativi all'anagrafe cittadina, al personale degli
uffici, ai pellegrini e ai turisti, con specifiche strutture relative alla Direzione della Ragioneria dello
Stato, dei Servizi Economici e di Sicurezza, della Protezione Civile, della Sanit e Igiene, dei Servizi
Tecnici e delle Telecomunicazioni, oltre a un Comitato per la Sicurezza, una Commissione per il
personale e una Commissione Disciplinare. Il personale lavorativo del Vaticano conta 4397 dipendenti,
ripartiti tra quelli della Santa Sede (2748, dei quali 1637 laici, 778 sacerdoti, 243 frati e 90 suore) e
quelli propri della Citt del Vaticano (1649). Lo stipendio dall'ottobre del 2007  regolato da una
normativa che si basa sul criterio della meritocrazia; questo si traduce in un elemento di incentivo e
remunerazione in rapporto a quattro fattori: "Dedizione, Professionalit, Rendimento e Correttezza".
Le retribuzioni vanno dai 1300 euro per il primo livello, ma incrementabili di 250 euro circa grazie al
merito, ai 2300 euro per il decimo e ultimo livello. La caratteristica importante peraltro  che tutto 
esente da tasse, perch i dipendenti vaticani non versano l'IRPEF.
Altro ufficio amministrativo collegato al Governatorato relativo al personale lavorativo  il
Fondo Pensioni, istituito da Giovanni Paolo II nel 1992 come ente autonomo con un consiglio di
amministrazione diretto dal presidente dell'APSA;  l'ente che provvede al pagamento delle pensioni
dei dipendenti del Vaticano in pensione.  gestito da un consiglio di amministrazione sotto la
presidenza del cardinale Attilio Nicora. Cos anche il Fondo Assistenza Sanitaria (FAS), istituito nel
1953 come personalit giuridica autonoma, esteso dal 1995 a tutti i dipendenti della Santa Sede; 
gestito da un consiglio di amministrazione sotto la presidenza dell'arcivescovo Domenico Calcagno. E
ancora l'ULSA, ovvero l'Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica che, secondo le indicazioni date dal
motu proprio di Giovanni Paolo II, che lo ha istituito nel 1989, " preposto alla tutela dei legittimi
interessi degli appartenenti alla comunit di lavoro della Santa Sede, per assicurare armonia e
perequazione, nella pluralit, diversit e specificit delle mansioni, favorendo una corretta applicazione
dei principi della giustizia sociale". Lo presiede il vescovo Giorgio Corbellini e comporta anche un
Collegio di Conciliazione e Arbitrato presieduto dall'avvocato Mattia Persiani. La sede  a Roma in via
della Conciliazione 1.
Al Governatorato fa capo anche la gestione amministrativa dei Musei Vaticani, il grandioso
complesso espositivo diretto dal professor Antonio Paolucci e con delega "per i settori
amministrativo-gestionali" a monsignor Paolo Nicolini. I musei, che costituiscono un autentico tesoro
di arte e capitale finanziario per i capolavori artistici custoditi (v. Appendice), restano in effetti
un'istituzione a scopo di lucro, visto che sono organizzati come una esposizione da poter visitare a
pagamento. Insieme ai Giardini Vaticani sono una importante meta turistica, che comporta un incasso
notevole in ragione del costo del biglietto: 14 euro (ridotto 8 euro) per i musei e 18 euro (ridotto 14
euro) per i giardini. Si contano oltre 4 milioni di turisti l'anno, per una media di quaranta al minuto. Ed
 il caso di segnalare, nella gestione avida dell'amministrazione, il fatto che all'atto della prenotazione
di una visita assegnata a sessanta giorni bisogna pagare subito, anche on line, cos che
l'amministrazione si assicura gli interessi bancari a scapito del visitatore; e naturalmente non si
accettano ripensamenti. Va aggiunta l'inevitabile vendita di riproduzioni di opere d'arte, guide,
cataloghi e pubblicazioni, tra le quali si distinguono i periodici "Bollettino dei Monumenti, Musei e
Gallerie Pontificie" e "Annali del Pontificio Museo Missionario Etnologico". Esiste peraltro un
apposito Ufficio Vendita Pubblicazioni e Riproduzioni che cura le pubblicazioni "Bollettino dei
Monumenti, Musei e Gallerie Pontificie" e "Annali del Pontificio Museo Missionario Etnologico"; alla
vendita sovrintende direttamente l'amministratore monsignor Paolo Nicolini.
I calcoli approssimativi ci indicano una cifra annua d'incasso non inferiore ai 60 milioni di
euro, anche se i costi di gestione dei musei e dei giardini sono notevoli. Potrebbe essere peraltro vero
che certi incassi non siano sufficienti a coprire le spese, considerando innanzitutto che 30 milioni
servono per il mantenimento della struttura e del personale, costituito da 600 persone tra 57
restauratori, 400 custodi e 143 membri del settore amministrativo e scientifico. Mentre altri 30 milioni
sono destinati a diverse spese di restauro e assicurazione delle opere d'arte, nonch per varie spese
culturali della Santa Sede. Ma per quanto riguarda gli eventuali lavori va detto che in gran parte vi
provvede l'organizzazione dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, istituita nel 1982 con il
compito di diffondere nel mondo la conoscenza del patrimonio artistico dei Musei Vaticani e
raccogliere fondi per la loro conservazione.
La nascita di questa organizzazione  coincisa con la grande mostra itinerante negli Stati Uniti
Papacy and Art - The Vatican Collection svoltasi a New York, Chicago e San Francisco; l'evento
diede vita ai Friends of the Vatican Museums, un'associazione di americani amanti dell'arte desiderosi
di preservare le straordinarie opere d'arte del Vaticano, dalla quale nacque la fondazione degli attuali
Patrons of the Arts in the Vatican Museums. Questi infatti hanno provveduto al finanziamento di
numerosi restauri, tra i quali le Storie della Vita di Cristo e di Mos nella Cappella Sistina, gli
Appartamenti Borgia e la Cappella Niccolina dei Musei Vaticani, oltre alla Cappella Sistina di Santa
Maria Maggiore, nonch ultimamente la Cappella Paolina. E sono tornati a nuova vita splendidi dipinti
come il Polittico di Bartolomeo Vivarini del XV secolo, L'Adorazione dei Magi di Raffaellino del
Colle, la Crocifissione di San Pietro di Guido Reni. I rapporti dei Musei con i Patrons sono curati dal
reverendo Haydu Mark.
Sono in funzione anche istituzioni finanziarie che gestiscono denaro all'insegna della carit
cristiana e che come tali sfuggono in genere ad un loro inserimento nella classificazione di istituti "con
fini di lucro", come inevitabilmente sono le istituzioni legate agli affari e al mondo bancario. Ma si
tratta pur sempre di denaro che si muove all'interno della Santa Sede, imponendo una gestione in
collegamento con gli organismi bancari che tendono spesso a prevaricare;  il caso del denaro destinato
alle terre di missione e gestito dalla congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli (v.
L'Amministrazione missionaria), che si  vista sottrarre negli ultimi anni denaro per altre destinazioni
"apostoliche".
L'ufficio emblematico di certo denaro votato alla carit  l'Elemosineria Apostolica, istituzione
che risale al 1271, mantenuta viva nei secoli con il compito di "esercitare la carit verso i poveri in
nome del papa mediante modeste elargizioni", che sono appunto elemosine, ma in grado di definirsi
nella somma annuale di un milione e mezzo di euro. La gestisce un Elemosiniere nell'attuale persona
dell'arcivescovo Flix del Blanco Prieto, assistito da sette "officiali", di cui quattro laici, riversandola
per due terzi a singole persone e per un terzo a istituzioni assistenziali. Ma da questo ufficio esce anche
la pergamena con la benedizione del Santo Padre rilasciata a pagamento in un'autentica "vendita del
sacro", anche se  augurabile che l'incasso rientri nei fini caritatevoli dell'Elemosineria. Il costo varia a
seconda del tipo di pergamena e della sua grandezza. E pensare che in un anno l'ufficio  in grado di
rilasciare pi di 300.000 pergamene.
Le fondazioni
Accanto agli istituti finanziari e amministrativi ci sono le fondazioni, che gestiscono i fondi
monetari con finalit apostoliche e culturali, ma che sono in grado di apportare indirettamente anche
vantaggi economici. Cos la Fondazione Pio XII per l'Apostolato dei Laici, il cui scopo " provvedere
all'amministrazione del patrimonio iniziale della fondazione medesima e dei beni immobili che ad essa
furono o in futuro saranno trasferiti per sostenere e promuovere le opere cattoliche dell'apostolato dei
laici, specialmente quelle a carattere internazionale".  sotto il controllo del Segretario di Stato.
A Paolo VI risale la Fondazione Latinitas, istituita nel 1976 con lo scopo di "promuovere,
mediante appropriate iniziative, lo studio della lingua e delle lettere latine, classiche e cristiane, nonch
del latino medioevale". Pubblica la rivista trimestrale "Latinitas", che ha la redazione in Vaticano e che
viene venduta solo tramite abbonamento (40 euro l'anno);  diretta dal reverendo Antonio Salvi. A
papa Wojtyla fanno invece riferimento nello stesso titolo tre fondazioni. La Fondazione Fundaja Jana
Pawla II, sorta nel 1981, con sede in via di Porta Angelica 63, ha come "finalit peculiari...
documentazione e studio del magistero e del pontificato di Giovanni Paolo II, in collaborazione con
organismi di carattere analogo; assistenza ai pellegrini a Roma ospiti della fondazione; aiuto per la
formazione del clero e dei laici, in particolare quelli provenienti dai paesi dell'Europa centro-orientale.
Il consiglio di amministrazione mantiene i contatti con i benefattori, tutela il patrimonio, esamina e
conferma i programmi delle istituzioni appartenenti alla fondazione". Ne  presidente il cardinale
Stanislaw Rylko.
La Fondazione Giovanni Paolo II per la Giovent, costituita nel 1991 con l'intestazione
"Fondazione Giovent Chiesa Speranza", ha assunto la nuova qualifica nel 2007. Si ripromette di
"concorrere alla "messa in pratica" dell'insegnamento del Magistero della Chiesa Cattolica in ordine
alla "priorit della pastorale giovanile", particolarmente manifestata nelle "Giornate Mondiali della
Giovent"". Ne  presidente il dottor Marcello Bedeschi; la sede  a Roma in piazza San Callisto 16.
Scopo primario della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, istituita nel 1984,  invece "la
formazione di persone che lottano contro la siccit e la desertificazione ed il soccorso alle vittime della
siccit nella regione sahelina" relativamente ai seguenti stati: Burkina Faso, Capo Verde, Ciad,
Gambia, Guinea-Bissau, Mali, Mauritania, Niger e Senegal. La sede  a Roma in via della
Conciliazione 5, sotto la presidenza del cardinale Paul Josef Cordes, mentre il Consiglio di
Amministrazione, presieduto dal vescovo di Kolda Jean-Pierre Bassne,  Burkina Faso, Stato
dell'Africa occidentale, con popolazione al 50% musulmana, nella capitale Ouagadougou (tel.
226.50365314, fax 50.36.53.93, e-mail fond.jp2@cenatrin. bf).
Ma altre fondazioni fanno riferimento a papa Wojtyla perch da lui sono state istituite.  il caso
della Fondazione Populorum Progressio, che risale al 1992, il cui "scopo prioritario  l'aiuto
economico per la promozione integrale delle comunit contadine pi povere dell'America Latina, siano
esse indigene o di etnie miste"; per avere un'idea delle possibilit finanziarie di questa fondazione si
pu fare riferimento al comunicato stampa del presidente della fondazione emesso il 12 giugno 2007,
nel quale si precisa che "dal 1992 ad oggi, la fondazione ha sostenuto pi di 2000 progetti per un
importo complessivo di oltre 20.000.000 di dollari americani".  presieduta dal cardinale Paul Josef
Cordes con sede in via della Conciliazione 5; ma il consiglio di amministrazione risiede a Bogot,
Colombia, sotto la presidenza del cardinale Juan Sandoval Iniguez (carrera 9 n. 124-78, tel.
(1)213.40.43, fax 620.42.97, e-mail fundapp@telecom.com.co).
Finalit culturali ha la Fondazione Pro Musica e Arte Sacra fondata il 21 giugno 2002.  un
ente senza scopo di lucro, che promuove la musica sacra organizzando concerti e occupandosi
direttamente del restauro di tesori di arte sacra. La fondazione  nata grazie al magnate Hans-Albert
Courtial, "ambasciatore di Roma nel mondo", e gode di un consiglio direttivo internazionale. Oltretutto
la sua costituzione  stata iscritta nel Registro delle Persone Giuridiche della Prefettura di Roma. Tra
gli interventi recenti si segnalano alcuni restauri eseguiti nella Necropoli Vaticana. La sede  in via
Paolo VI 29, presso piazza San Pietro.
Collegata ai Musei Vaticani, e quindi ai beni artistici del Vaticano,  la Fondazione per i beni e
le attivit artistiche della Chiesa, che si propone la "promozione dei beni culturali e delle attivit
artistiche nei settori della pittura, scultura, architettura, mosaico, musica, opere letterarie, teatrali e
cinematografiche", come  presentata nell'Annuario Pontificio della Santa Sede. La fondazione fa capo
alla Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e "la sua attivit si concretizza con la
promozione di eventi artistici e culturali, quale esempio di valorizzazione in senso ecclesiale del
patrimonio storico e artistico".  in pratica una fondazione rivolta esclusivamente ad esaltare i beni
artistici della Santa Sede conservati in musei e chiese attraverso mostre e celebrazioni, che non hanno
alcuna finalit apostolica. Inoltre comporta un enorme impiego di denaro per gli allestimenti di certe
mostre e le assicurazioni delle opere d'arte, oltre al logico costo dei 14 membri fissi della fondazione in
veste di consiglieri di amministrazione e revisori dei conti, alcuni dei quali sono impegnati anche come
allestitori. Il tesoriere del Consiglio di Amministrazione  il dottor Paolo Tedeschi e il presidente del
Collegio dei Revisori dei Conti  il dottor Fulvio Maldi Colombo. La sede  a Roma presso la
Pontificia Commissione per i Beni Cuturali della Chiesa in via della Conciliazione 5.
La Fondazione Il Buon Samaritano ha invece scopi decisamente umanitari perch mira a
"sostenere economicamente gli infermi pi bisognosi, in particolare malati di AIDS";  collegata al
Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, presso il quale  la sede legale (tel. +39 06.698.83138,
fax +39.06.69883139, e-mail goodsamaritain@hlthwork.va). I contributi "di tutti gli uomini di buona
volont", come segnala anche su Internet un comunicato della fondazione, "possono essere inviati
tramite "Bonifico Bancario" ai Conti Correnti accesi presso l'Istituto per le Opere di Religione (IOR)
della Santa Sede, in valuta dollari USA o in euro; o con "Assegno Bancario Internazionale"". 
presieduta dall'arcivescovo Zygmunt Zimowski, vescovo emerito di Radom.
La Fondazione Centesimus Annus - Pro Pontifice, istituita nel 1993,  sotto la presidenza del
dottor Domingo Sugranyes Bickel, coadiuvato da nove amministratori, tra i quali vi  il dottor Lorenzo
Rossi di Montelera. La fondazione cura "la conoscenza della dottrina sociale cristiana e l'informazione
circa l'attivit della Santa Sede" e "favorisce iniziative per sviluppare la presenza e l'opera della
Chiesa cattolica nei vari ambiti della societ" promuovendo "la raccolta di fondi per il sostegno
dell'attivit della Sede Apostolica". Ha uno sponsor ufficiale in Advenia, societ di servizi assicurativi
e finanziari "studiati appositamente per il mondo ecclesiastico e religioso a tutela delle responsabilit
quotidiane". I fondi vengono devoluti direttamente al papa.
Particolare finalit ha la Fondazione San Matteo, che  stata creata da Benedetto XVI nel 2007
in memoria del cardinale Franois-Xavier Nguyn Van Thun, arcivescovo di Saigon, in prigione per
nove anni ad Hanoi, liberato nel 1981, morto nel 2002 dopo lunga malattia. La fondazione, che ha sede
a Roma in piazza San Callisto, "si propone di promuovere la formazione dei giovani ai valori della
giustizia e alla pace, promuovere e organizzare corsi di formazione e di studio, convegni, incontri,
iniziative finalizzate alla realizzazione di opere umanitarie nei paesi in via di sviluppo". Presieduta dal
cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson,  collegata al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.
In funzione fuori della Citt del Vaticano e di Roma  l'ultima nata, la Fondazione Joseph
Ratzinger - Papa Benedetto XVI. Inaugurata il 12 novembre 2008 a Monaco di Baviera, tutela le opere
letterarie di Benedetto XVI e ne gestisce i diritti; il consiglio di amministrazione  costituito da ex
allievi del papa riuniti nel Ratzinger Schlerkreis (Circolo degli Studenti di Ratzinger) ed  presieduto
dal professor Stephan Otto Horn. La sede  a Monaco di Baviera. Non si pu pensare che questo denaro
non confluisca nelle finanze del Vaticano e certo non  destinato ai parenti del papa. Basti pensare che
si ha a che fare con una produzione del papa da best seller, che vale 2 milioni di euro, come segnala in
un articolo su "la Repubblica" del 6 giugno 2008 il vaticanista Orazio La Rocca. Il giornalista fa
riferimento innanzitutto a un catalogo di Ratzinger scrittore di ben 132 titoli tra libri, monografie e
commenti, per poi arrivare al suo ultimo libro, Ges di Nazareth che "finora ha venduto in tutto il
mondo oltre 2.500.000 copie. Vendite da primato anche per le sue encicliche, la Deus Caritas est" del
2005, "con oltre 1.600.000 copie vendute, e la Spe salvi" del 2007 "finora arrivata intorno a 1.400.000
copie". Di tutto questo denaro si occupa la fondazione che, come viene assicurato in Vaticano, curter
"l'attenzione alle opere di carit, gli aiuti ai poveri e la vicinanza ai giovani studenti bisognosi con
borse di studio".
A fianco alle fondazioni si evidenzia il Pontificio Consiglio Cor Unum, istituito nel 1971 da
Paolo VI, al quale fanno peraltro riferimento la Fondazione Giovanni Paolo II per la Giovent e la
Populorum Progressio. Lo presiede il cardinale Paul Josef Cordes. Scopo fondamentale del consiglio 
"promuovere la catechesi della Carit e stimolare i fedeli a dare testimonianza di carit evangelica"
attraverso numerose istituzioni, tra le quali si impone la Caritas Internationalis. Questa, nata nel 1951,
con sede principale nel palazzo romano di San Callisto, a Trastevere, opera in tutto il mondo attraverso
le sezioni nazionali che contano 162 membri impegnati nell'attivit assistenziale in grado di
raggiungere milioni di persone afflitte da calamit e crisi economiche. Ne  presidente il cardinale
Oscar Andrs Rodriguez Maradiaga; il segretario generale  il dottor Lesley-Anne Knight; il tesoriere 
il dottor Grigor Vidmar; direttore di Amministrazione e Finanza  il dottor Jacob Winter. Costituisce
l'istituzione cattolica pi concretamente votata all'opera di carit e per questo  l'unica a ricevere
sovvenzioni e aiuti anche da associazioni umanitarie e persone non cattoliche. La sede del Segretariato
Generale  a Roma in piazza San Callisto 16 (tel. 06.69879799, fax 06.69887237; e-mail
caritas.internationalis@caritas.va).
L'amministrazione missionaria
A fronte degli istituti economico-finanziari e delle fondazioni con i relativi uffici bancari e
amministrativi, tutti dipendenti dall'amministrazione centrale della Santa Sede, alla quale
inevitabilmente devono render conto del proprio operato, esiste una amministrazione organizzata in
forma autonoma con finalit veramente apostoliche.  quella missionaria che fa capo alla
Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, denominazione attuale dell'originaria De
Propaganda Fide, come peraltro ancora oggi  chiamato il palazzo di Roma dove risiede il dicastero
fondato nel 1599 (via Urbano VIII 16, tel. 06.69871523, fax 06.69885633, e-mail
arch.storico@evangel.va).  il dicastero che sovrintende all'opera missionaria della Santa Sede,
relativa ad alcune regioni delle Americhe, quasi tutta l'Africa, l'Estremo Oriente e l'Oceania, al di fuori
dell'Australia e delle Isole Filipine. Si tratta peraltro dell'opera pi apostolica compiuta dalla Santa
Sede, portata avanti da sacerdoti, frati e suore con uno spirito caritatevole che rievoca le origini genuine
del cristianesimo.
 comunque la congregazione pi ricca della Santa Sede e la sua autonomia  stata confermata
dallo statuto delle Pontificie Opere Missionarie (POM), varato nel 2005, che ha liberato il denaro di
questa congregazione dal blocco dello IOR, presso il quale inevitabilmente  versato come istituto
bancario della Santa Sede. Il denaro arriva alla congregazione attraverso vari canali di commissioni,
comitati e consigli collegati al dicastero, che  sotto la direzione di un prefetto, soprannominato il
"papa rosso"; laddove la qualifica pontificale la dice lunga sul potere del prefetto, mentre l'aggettivo
"rosso"  in riferimento al colore del sangue versato spesso dai missionari della congregazione, come
vittime di persecuzioni. L'attuale prefetto  il cardinale Ivan Dias. L'amministrazione della POM ha un
Capo Ufficio nella persona del monsignor Ermes Giovanni Viale, al quale fanno capo 10 addetti tecnici
laici e un consulente legale nella persona dell'avvocato Francesco Luigi Braschi, nonch 33 Consultori,
di cui solo 3 laici; dal 4 marzo 2010 infatti non ne fa pi parte il costruttore Angelo Balducci, come
segnalato nel capitolo Le finanze del Vaticano all'alba del terzo millennio (v.).
Il denaro proviene, in parte, dalle quattro giornate dedicate alla raccolta mondiale delle offerte
dei fedeli. Sono la Giornata Missionaria Mondiale, la penultima domenica di ottobre; la Giornata
Mondiale della Sofferenza del Malato, l'11 febbraio; la Giornata Mondiale dell'Infanzia Missionaria,
il 6 gennaio (Festa dell'Epifania) e la Domenica del Buon Pastore, la IV domenica di Pasqua. Ma
vanno tenute in considerazione anche le due feste dei patroni delle Missioni: il 3 dicembre, San
Francesco Saverio, intitolata Giornata Missionaria dei sacerdoti e religiosi; il 1 ottobre, Santa Teresa
di Ges Bambino, intitolata Giornata Missionaria delle Religiose.
Fondamentali sono le sei sezioni amministrative della congregazione, qualificate come Opere
Missionarie Pontificie, i cui soci curano particolari raccolte di offerte; ne  presidente monsignor
Piergiuseppe Vacchelli, arcivescovo di Minturno. La Pontificia Colletta Pro Afris sovrintende alle
offerte per le terre missionarie africane; sorta nel 1890 per la liberazione degli schiavi in Africa su
iniziativa di Leone XIII, nel 1976 fu finalizzata da Paolo VI a tutti i catechisti in Africa. Il Consiglio
Superiore delle Pontificie Opere Missionarie della Propagazione della Fede di san Pietro Apostolo,
della Santa Infanzia e dell'Unione Missionaria ha il compito di raccogliere offerte in denaro per la
formazione e l'educazione del clero, per il riscatto e l'educazione cristiana dei fanciulli pagani, e la
propaganda missionaria tra il clero secolare e regolare.
La Pontificia Opera Missionaria della Propagazione della Fede provvede a suscitare tra i fedeli
l'interesse per l'evangelizzazione dei pagani. Nata in forma di associazione, raggruppa soci ordinari,
che pagano una modesta quota annuale e s'impegnano a recitare ogni giorno un Pater e un'Ave Maria,
seguiti dall'invocazione "San Francesco Saverio, prega per noi", e soci perpetui che pagano una
notevole somma, ma una tantum. Tutti i soci usufruiscono di indulgenze, assicurate all'opera dal papa,
e l'opera inoltre accetta doni di qualsiasi natura, dal denaro agli immobili e agli oggetti preziosi;
comunque i sussidi annuali in denaro che l'opera riceve si aggirano sui 25 milioni di dollari.
La Pontificia Opera Missionaria di san Pietro Apostolo cura la gestione delle offerte destinate
all'educazione del clero missionario; notevoli i sussidi raccolti annualmente, che si aggirano sui 10
milioni di dollari. La Pontificia Opera Missionaria della Santa Infanzia cura l'amministrazione delle
offerte per il riscatto dei fanciulli pagani; le raccolte di offerte non sono inferiori a una media annuale
di 20 milioni di euro, con un incremento del 47% annuo.
La Pontificia Unione Missionaria  il titolo abbreviato della Pontificia Unione Missionaria del
Clero, che risale alla Unione Missionaria fondata dal padre Paolo Manna nel 1908 allo scopo di
raccogliere i contributi provenienti dai sacerdoti di tutto il mondo. Riconosciuta da Benedetto XV nel
1916  stata dichiarata nel 1956 "Pontificia" da Pio XII, che consent anche a seminaristi e suore di
esserne soci, attualmente nel numero di 300.000. Il fine dell'unione  prevalentemente spirituale.
Fanno capo alla congregazione le Missioni "sui iuris" che identificano i territori in ipotetiche
zone di missione, laddove il cristianesimo tarda ad avere proseliti, perch il lavoro missionario  ancora
nella fase della "Implantatio Ecclesiae", espressione che vale come "Impianto della Chiesa" in territori
restii ad accogliere il messaggio cristiano. Come tali non fanno parte di alcun vicariato o Prefettura.
Sorte con decreto papale Excelsum del 12 settembre 1896, sono attualmente 9, costruite intorno a
cappelle che non hanno funzione di parrocchia. Rientra nel gruppo la Missio "sui iuris" delle Isole
Cayman, che maschera in realt una sede amministrativa della Santa Sede, vera e propria succursale
dello IOR, come gi denunciato all'inizio di questo capitolo.
Peraltro la congregazione risulta proprietaria di numerosi immobili dentro Roma, con relativa
gestione degli affitti, che costituiscono una notevole entrata nelle casse dei missionari. A queste casse
affluiscono anche offerte provenienti da tutto il mondo finalizzate all'apostolato nelle terre di missione;
offerte e lasciti raccolti durante feste e giornate deputate, contributi derivati da iniziative particolari di
animazione missionaria vengono inviati dai Direttori Nazionali delle Pontificie Opere Missionarie delle
singole nazioni ai Segretariati generali e costituiscono un Fondo comune, il Fondo Universale di
Solidariet, gestito dalla congregazione, che staziona appunto nello IOR. Le offerte e i sussidi delle
Pontificie Opere Missionarie (POM) hanno superato in totale nel 2007, secondo il rapporto
dell'annuale Bilancio Consultivo Consolidato (v. Appendice), i 200 milioni di dollari, cifra alla quale
vanno aggiunti i proventi non contabilizzati ufficialmente, legati a lasciti privati e donazioni anonime.
Non  specificamente indicato nel Bilancio relativo al 2008, perch il problema  che questo denaro 
nelle casse dello IOR, ovvero sotto il controllo della Santa Sede, nonostante la sopraindicata riforma
dello statuto delle Pontificie Opere Missionarie varata nel 2005 abbia liberato quel denaro dal blocco
della banca vaticana. I 150 delegati missionari, riuniti in convegno a Roma dall'11 al 16 maggio 2009
in una casa di esercizi spirituali dei Salesiani alla periferia romana, hanno tentato di convincere i
tesorieri dello IOR al versamento di offerte e sussidi depositati nelle loro casse, per liberarsi cos
definitivamente dal controllo della Santa Sede secondo quanto stabilito dalla riforma. Ci sono riusciti
solo in parte. Ci significa che quei soldi sono finiti perlopi altrove o stazionano ancora nelle casse
dello IOR.
3
Le fonti di denaro del Vaticano
A fronte degli istituti economico-finanziari, che costituiscono la base primaria
dell'amministrazione del Vaticano, esistono fonti di denaro che sono a margine di quelli, tanto che
alcune di esse non vengono considerate come voci qualificanti del bilancio generale della Santa Sede,
perch "non producono ricavi", come espressamente indicato nei Bilanci consuntivi consolidati (v.
Appendice). Cos l'istituto della Elemosineria Apostolica e i soldi della CEI con le offerte nelle chiese,
la gestione delle funzioni funebri e del sacramento del matrimonio; e ancora, l'organizzazione di
pellegrinaggi e servizi turistici, i frutti della gestione dei santuari e la vendita della benedizione
apostolica, monete, francobolli, servizi fotografici, nonch la gestione dei mass-media relativi alla
Radio Vaticana e all'"Osservatore Romano", alla Tipografia e alla Libreria Editrice Vaticana,
quest'ultima peraltro riconosciuta invece come voce positiva, se non altro con i libri di Giovanni Paolo
II e Benedetto XVI. Altre entrate, determinanti e positive nel bilancio, fanno riferimento all'Obolo di
San Pietro, al fondo dei Cavalieri di Colombo, ai finanziamenti dello Stato italiano, al settore
immobiliare relativo a chiese e palazzi. Anche se di quest'ultimo settore va considerata a parte la
propriet e l'usufrutto, costituendo in fondo la base stessa dello Stato della Citt del Vaticano, senza
contare che di gran parte di essa non pu essere data una valutazione precisa in denaro, a causa di un
mercato di compravendite e affitti in parte di ordine interno, per non dire sommerso.
L'Obolo di San Pietro
 l'offerta fatta dai fedeli di tutto il mondo al papa perch l'adoperi per gli usi che egli ritiene
pi opportuni in favore del mondo cattolico. La sua istituzione risale al re Ina (689-726) che, avendo
abdicato al trono d'Inghilterra, venne ad abitare a Roma, dedicandosi a una vita di pellegrino presso la
basilica di San Pietro; fond una casa per i pellegrini per dare assistenza ai romei inglesi e per
sovvenzionare tale istituzione impose la tassa di un soldo l'anno a ogni famiglia del suo ex regno.
Quella tassa venne chiamata Romscott, cio "scotto", ovvero obolo da pagare a Roma. La conferm il
re Offa della Mercia e d'Inghilterra (757-796), il quale inviava ogni anno una somma per
l'illuminazione dell'antica basilica di San Pietro (Peter's pence). L'abitudine si estese a diversi paesi;
Carlo Magno la mise sotto forma di offerta obbligatoria per tutti i possidenti terrieri, come una tassa;
Canuto (994-1035), re d'Inghilterra e Danimarca, la estese alla Danimarca; i Normanni l'adottarono in
Sicilia. Naturalmente le vicissitudini della Chiesa, legate a scismi e guerre, resero spesso difficoltosi la
raccolta e l'afflusso a Roma del denaro, che peraltro cess dopo le riforme.
Occorreva un sistema nuovo di definizione della raccolta. L'organizza in Francia lo scrittore
Charles Forbes de Tryon, conte di Montalembert, che nel 1859 istituisce a Parigi un comitato per la
raccolta dell'obolo in forma di offerta elemosina, facendogli perdere oltretutto la caratteristica della
tassa; l'iniziativa viene appoggiata in Austria e nel regno d'Italia, estendendosi alle altre nazioni
europee ed extraeuropee. Si costituisce cos in ogni diocesi l'Opera dell'Obolo di San Pietro,
consacrata da una specifica enciclica di Pio IX, la Saepe, Venerabiles Fratres del 5 agosto 1875; la
raccolta viene fissata in tutto il mondo il 29 giugno, giorno della festa di San Pietro e Paolo, o
comunque la domenica pi vicina alla festivit, ed  versata dai fedeli al papa perch l'adoperi per gli
usi che egli ritiene pi opportuni in favore del mondo cattolico. E vi si aggiungono i contributi
provenienti da Istituti di Vita Consacrata, Societ di Vita Apostolica e Fondazioni, come pure
donazioni di singoli fedeli.
La raccolta oggi confluisce nell'Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato, in una vera e
propria cassa addetta esclusivamente alla registrazione delle offerte provenienti da tutto il mondo.
L'ufficio ha peraltro un conto corrente presso l'Unicredit Banca d'Impresa (IT/04/B/
03226/03202/000005329965 CIN-B, ABI-03226, CAB-03202, Swift-UNCRIT2VRMX), ma i
versamenti possono pervenire anche direttamente all'ufficio tramite conto corrente postale (n.
75070003), carta di credito con notifica via fax (06.6988.3954) e on line (e-mail obolo.sp@segstat.va).
Senza contare che l'offerta pu essere inviata direttamente al papa: "Sua Santit Benedetto XVI -
00120 Citt del Vaticano".
L'obolo  utilizzato dal papa per interventi caritativi alle popolazioni colpite da calamit di
diversa natura, per sostenere numerose iniziative delle Comunit ecclesiali del Terzo Mondo e per
aiutare le Chiese locali pi povere, ma non vengono mai indicati specificamente i beneficiari.
L'Elemosineria Apostolica
Questa istituzione risale al 1271.  stata mantenuta viva nel corso dei secoli con il compito di
"esercitare la carit verso i poveri in nome del papa mediante modeste elargizioni", che sono appunto
elemosine, e oggi  in grado di definirsi ufficialmente nella somma annuale di un milione e mezzo di
euro circa. Lo ha dichiarato in un'intervista su "L'Osservatore Romano" del 29 dicembre 2007
l'Elemosiniere di Sua Santit in carica, Flix del Blanco Prieto, arcivescovo di Vannida, precisando che
annualmente vengono donati "circa 1.000.000 di euro ai singoli e altri 400.000 euro circa alle
istituzioni assistenziali, a piccoli progetti di carit e ai monasteri di clausura bisognosi, per un totale di
pi di 10.000 interventi".
Fa capo a questo ufficio l'istituto della Benedizione pontificia a pagamento, che risale al 1893,
e che concede le benedizioni richieste dai fedeli di tutto il mondo. Ci si deve rivolgere all'Elemosiniere,
delegato a concedere la benedizione papale, che pertanto non arriva direttamente dal sovrano pontefice.
Viene rilasciata con un apposito diploma che riporta oltre al testo la fotografia del pontefice, la firma
dell'Elemosiniere (e non del papa) e il timbro a secco dell'Ufficio dell'Elemosineria Apostolica.  in
formule stampate su carta semplice o, preferibilmente, su pergamena con il relativo logo della Santa
Sede e il sigillo del papa regnante. E viene anche spedita per posta. Il costo  di 25 euro, che 
giustificato per le spese postali, francamente eccessive; la si pu ricevere anche facendone richiesta alle
librerie cattoliche che si trovano nei dintorni del Vaticano. In sostanza, a parte la tassa pagata, non si
riceve una benedizione pontificia, ma "elemosinata", proprio perch firmata dall'Elemosiniere e frutto
di un'elemosina in veste di operazione finanziaria.
L'Elemosiniere di Sua Santit  assistito da 7 officiali: 1 ecclesiastico, 2 suore e 4 laici.
L'ufficio  in grado di rilasciare, sempre secondo una dichiarazione dell'arcivescovo Flix del Blanco
Prieto, "circa 122.000 pergamene all'anno, evadendo le richieste che ci giungono tramite lettera, fax e
di persona, mentre altre 180.000 pergamene vengono diffuse da enti con noi convenzionati". Questo
vuol dire che all'Elemosineria Apostolica affluisce, solo per questa benedizione, un totale di 7.500.000
euro a fronte di 1.400.000 euro donati in beneficenza, il che significa che 6.100.000 euro vanno per le
spese postali. E questo  poco credibile. E pensare che la benedizione del sovrano pontefice 
gratuitamente accessibile da tutti in piazza San Pietro e per televisione al momento delll'Angelus
domenicale.
I guadagni della Sacra Rota
L'annullamento del matrimonio  per la Santa Sede oggetto di una vera e propria speculazione
finanziaria, che fa capo al Tribunale della Rota Romana insediato nel romano Palazzo della Cancelleria
e popolarmente chiamato Sacra Rota.  un antichissimo Tribunale, che ha assunto una sua
organizzazione con un preciso regolamento nel 1331, e che prende il nome dal banco circolare - la
Rota - sul quale sedevano gli uditori riuniti in giudizio. Ha subto diversi cambiamenti fino a una pi
moderna impostazione con Giovanni Paolo II nel 1982. Cos che il Tribunale oggi  costituito da un
collegio di 27 Prelati Uditori con a capo un Decano, attualmente il monsignor Antoni Stankiewicz,
vescovo di Novapietra, assistito da 29 monsignori e da uno staff di 5 ecclesiastici in veste di officiali, 1
notaro monsignore, e 3 ecclesiastici e 9 laici addetti di segreteria. Esiste inoltre uno Studio Rotale
diretto da monsignor Antoni Stankiewicz, vescovo di Novapietra, con 10 ecclesiastici docenti di
Giurisprudenza, 2 laici docenti di psichiatria e psicologia, e un monsignore in veste di Segretario.
Coloro che richiedono un annullamento del matrimonio arrivano alla Sacra Rota attraverso una
fase preliminare in cui il processo viene celebrato davanti a uno dei 20 tribunali ecclesiastici della
Chiesa, uno per regione, in funzione dal 1998 ad opera della CEI. Le motivazioni che possono avviare
una causa di annullamento matrimoniale sono: ipersessualit, psicosi maniaco-depressiva, narcisismo,
grave debolezza sessuale o carenza erotica, immaturit psico-affettiva, personalit paranoica, disturbo
antisociale di personalit, sindrome borderline, alcolismo cronico e tossicodipendenza, disturbo
dissociativo da trance, abnorme dipendenza dalla madre.
I tempi dei processi sono piuttosto lunghi e si passa attraverso tre istanze con relative sentenze,
che comportano costi molto alti: agli 8000 euro iniziali va aggiunta inevitabilmente una somma di 4000
euro ed eventualmente un'altra di 3000, senza considerare le ulteriori spese in base al prolungamento
dei tempi per gli speciali avvocati accreditati alla Rota. Il costo di una causa in totale oscilla da 15.000
a 45.000 euro, con una media calcolata intorno ai 30.000 euro, che viene incassata dal Tribunale;  una
sorta di tassa, perch se non si  in grado di pagarla non si ottiene l'annullamento. Anche se, in casi di
evidente indigenza economica, si pu richiedere l'assistenza di un "avvocato stabile" dei tribunali
regionali, una sorta di "avvocato d'ufficio", che peraltro non  una garanzia sul raggiungimento
dell'annullamento; in questo caso, al momento della sentenza, si riceve un bollettino di conto corrente
postale per un contributo spese da versare in base alle proprie condizioni economiche; senza contare
che si pu richiedere un patrocinio gratuito con una certificazione del reddito segnalata dal proprio
parroco. Ma anche in questo caso l'annullamento resta una chimera.  un fatto che l'85% delle
sentenze sono fuori tariffa. E questo vuol dire che in conclusione la Santa Sede opera un autentico
sfruttamento finanziario del sacramento del matrimonio, ovvero del suo annullamento.
Senza considerare le motivazioni politiche che a volte si sovrappongono a quelle sacramentali.
Restano famosi i casi del ripudio di Desiderata da parte di Carlo Magno con benedizione del papa
Stefano III nel 771, e l'annullamento del matrimonio concesso nel 1600 dal Clemente VIII all'ex
ugonotto Enrico IV di Borbone che, a seguito della sua abiura, decise di rompere il matrimonio con
Margherita di Valois per sposare Maria de' Medici.
Per tornare ai nostri giorni, resta emblematico l'annullamento del matrimonio della principessa
Carolina di Monaco con Philippe Junot nel 1992. La procedura  stata avviata nel 1982 su richiesta
della principessa, che si era rivolta direttamente al papa, come il Codice di diritto canonico ammette
solo per capi di Stato e loro familiari;  stato invece avviato il processo normale, che  durato dieci
anni. Il matrimonio  risultato nullo per "l'incapacit del marito di farsi carico, per cause di natura
psichica, degli obblighi coniugali essenziali". Sembra sia stata determinante la perizia psichiatrica
effettuata su Junot dal professor Diego de Caro, ma in realt la sentenza nasconde motivazioni di natura
politica.
A fronte di tutto questo va segnalato che Benedetto XVI a gennaio del 2010, ricevendo i
componenti del Tribunale della Rota Romana, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario,
ha esortato i giudici a non cedere a "richieste soggettive" che conducano "ad ogni costo alla
dichiarazione di nullit". Pi concreto sarebbe stato l'invito a respingere le "richieste soggettive" e il
denaro impegnato in nome della dichiarazione sacrosanta che  a monte dello stesso sacramento,
"Nessun uomo osi separare ci che Dio unisce"; perch in sostanza si tratta di un riconoscimento di
nullit, come se il sacramento non fosse stato mai somministrato. E la cancellazione avviene grazie al
denaro impiegato.
Lo sfruttamento di santuari e pellegrinaggi
Alla Santa Sede appartengono i santuari: luoghi di culto sorti in antichi ambienti sacri del
cristianesimo o in localit teatro di apparizioni e eventi miracolosi. Gestiti da delegazioni pontificie,
sono oggetto di pellegrinaggi perlopi organizzati dalle agenzie che fanno capo alla Santa Sede. Anche
questa rappresenta una fonte di denaro che viene perlopi devoluta dagli stessi pellegrini direttamente
alle amministrazioni dei santuari, nei quali peraltro si vendono oggetti religiosi, bottiglie di acqua
benedetta, riviste, libri e biglietti per l'immersione nelle piscine di acqua benedetta. Si ha a che fare con
un autentico turismo religioso; basta pensare che nell'edizione milanese 2009 della BIT, la Borsa
Internazionale del Turismo,  stata presente la BIT ITINERA, un workshop dedicato ai pellegrinaggi; e
in quella del 2010 c'erano ben 220 operatori turistici che si occupano di organizzare viaggi in luoghi di
culto.
In Italia esistono sette santuari, che godono della extraterritorialit, come propriet della Santa
Sede, e che sono quindi gestiti da Delegazioni pontificie. Il pi antico  il SANTUARIO DEL
SANCTA SANCTORUM fondato intorno al 320 da Silvestro I come CAPPELLA DI SAN LORENZO
all'interno dell'antico Patriarchio Lateranense, dotato nel 326 dei 28 gradini di marmo della scala del
palazzo di Pilato, in Gerusalemme, portatavi da sant'Elena, madre di Costantino, e detta SCALA
SANTA perch discesa da Ges nel giorno in cui fu condannato a morte. Tracce del suo sangue si
noterebbero al 2, 11 e 28 gradino. Dal VI secolo la cappella comincia ad arricchirsi di reliquie e nel
730 Gregorio II vi pone l'immagine del Redentore Acheropita, cio non dipinta da mano umana,
grande cm 142  70, e dal secolo IX, per le numerose reliquie che si vengono ad accumulare sotto
l'altare, in un'arca ingabbiata da una massiccia griglia di ferro, si comincia a chiamare la cappella
SANCTA SANCTORUM. Tra le reliquie pi preziose vanno ricordate quelle relative a Ges: il
prepuzio di Ges Bambino, i suoi sandali, il divano su cui assistette all'Ultima Cena, alcune pietruzze
della colonna alla quale fu legato e flagellato, la canna con cui fu percosso il suo capo coronato di
spine, una di queste spine, e parte della spugna che, piena d'aceto e fiele, gli fu offerta mentre era in
croce. Nonch le teste dei santi Pietro e Paolo.
Nel 1278 Niccol III vi fa collocare i tre portali provenienti dal palazzo Pretorio di
Gerusalemme e disposti fino ad allora in un'altra zona del Patriarchio. Ma questi non riescono a
tutelare le reliquie, molte delle quali vengono rubate durante il sacco dei Lanzichenecchi del 1527,
come il prepuzio di Ges Bambino, finito a Calcata nella chiesa dei Santi Cornelio e Cipriano, dove
sarebbe stato oggetto di venerazione fino a quando, nel 1985, scomparve misteriosamente.
Nel piano di ristrutturazione del Patriarchio con la costruzione del Palazzo Apostolico, voluto
da Sisto V (1585-1590) e affidato a Domenico Fontana (1543-1604), viene progettato di edificare, di
seguito alla grandiosa parete del medievale Triclinio Lateranense, un edificio a due piani divisi da una
fascia marcapiano con un portico al pianterreno, che inglobi il Sancta Sanctorum e la pontificia
CAPPELLA DI SAN SILVESTRO, nonch la Scala Santa. Ed  allora che il Sancta Sanctorum viene
qualificato con la frase incisa sull'architrave: "Non est in toto orbe sanctior locus" (Non esiste al
mondo luogo pi santo di questo). Ma nel 1853 Francesco Azzurri trasforma il portico in un atrio,
chiudendo le arcate laterali e decorandolo all'interno con gruppi marmorei.
La scala fin dalle origini  stata oggetto di speciale venerazione, con i fedeli che la salgono in
ginocchio e in preghiera, e per questo Innocenzo XIII nel 1723 ne ha rivestito gli scalini che si
andavano logorando. Alle pareti vi sono gli affreschi voluti da Sisto V e opera di numerosi pittori sotto
la guida di Cesare Nebbia e Giovanni Guerra, raffiguranti storie dell'Antico e Nuovo Testamento. Alla
sommit, la Scala Santa termina in un ambulacro sul quale si affaccia la grata aperta del Sancta
Sanctorum.
Le reliquie rimaste sono tenute in 28 tabernacoli ogivali dietro due grate; sull'altare, in un
tabernacolo dorato del Cinquecento, con sportelli d'argento sbalzato, vi  l'immagine Acheropita,
coperta da una lamina d'argento sbalzato del XIII secolo, che caratterizza anche i due sportelli
all'interno; su questi sono modellate delle figure senza particolare ricercatezza artistica, rappresentanti
l'Annunziata e l'Angelo, cinque santi e il canonico Giacomo Teoli, che commission l'opera.
A destra dell'ambulacro, il corridoio conduce alla Cappella di San Silvestro, che  sede del coro
della comunit dei Padri Passionisti. Restaurata recentemente, fino al 1513  stata il luogo in cui si 
svolta la seconda parte della cerimonia dell'investitura pontificia, dopo quella della sedia stercoraria
presente nel chiostro (v.).
L'ingresso al santuario  libero, ma l'accesso al Sancta Sanctorum  possibile solo pagando 5
euro al Pontificio Santuario del Sancta Sanctorum, previa telefonata di prenotazione della visita con
guida al numero 06.7726641 o via fax allo 06.772664219, oppure tramite posta elettronica all'indirizzo
scalasanta@scalasanta.org.
All'interno del santuario  stata istituita una libreria gestita dalle suore della Comunit
Passionista femminile. E queste suore gestiscono anche quello che  il punto vendita pi efficace del
santuario: un chiosco disposto alla base della Scala Santa, sulla destra dell'ingresso, di fronte alle
persone che salgono in ginocchio i gradini.  una vergogna la vendita di oggetti e libretti religiosi,
rosari, crocifissi e immagini sacre effettuata a fronte di quell'atto di profonda fede; rievoca la vendita
dei mercanti che Ges cacci dal tempio.
Il secondo santuario per antichit  la BASILICA PAPALE DI SAN FRANCESCO D'ASSISI,
che fu costruita tra il 1228 e il 1339, arricchita dai dipinti di Cimabue e Giotto, Simone Martini e Pietro
Lorenzetti; una meraviglia artistica tutelata da una Fondazione costituita il 16 febbraio 2002. Il Custode
generale  fra Giuseppe Piemontese, promotore di un messaggio diffuso su Internet e rivolto a quanti
vengono in pellegrinaggio al santuario: "Benvenuti al sito della Basilica di San Francesco. A nome dei
Frati del Sacro Convento vi saluto con le parole di San Francesco: "Il Signore vi dia pace!". Noi Frati
Minori Conventuali, custodi da sempre della Tomba di San Francesco, siamo onorati della vostra
presenza in questo sito della basilica di San Francesco. Noi Frati siamo a vostra disposizione durante
questa visita: siamo disponibili ad accompagnarvi nella visita al Santuario sia reale che virtuale. Un
piccolo negozio di ricordi e di libri on line  disponibile come una visita virtuale del Museo-tesoro
della Basilica. Nella Basilica Inferiore siamo disponibili alla celebrazione dei Sacramenti, specialmente
il Sacramento di Riconciliazione nelle varie lingue. Per altre richieste, potete rivolgervi ai Frati presenti
agli ingressi delle Basiliche o all'Ufficio d'Informazioni,  questo ultimo anche tramite e-mail. I
suddetti Frati sono a disposizione anche per accogliere le vostre richieste di celebrazione di Sante
Messe secondo le vostre intenzioni. Ogni giorno vi ricordiamo nelle nostre preghiere e affidiamo al
Signore, per l'intercessione di San Francesco, le vostre necessit. Il Signore vi dia pace!".
 un messaggio che trapela un interesse tutto commerciale nel riferimento alle Messe a
pagamento e ai prodotti in vendita, che non sono tutti di carattere religioso (quadri, santini, gadgest
come portachiavi, calamite, bracciali, tau, libri, CD e DVD), tutti prodotti contenuti nel catalogo
virtuale alla pagina web www.basilicasanfrancesco.com, della Casa Editrice Francescana, Piazza San
Francesco, 2, 06081 - Assisi (PG) Italia (PI 00516830544 - CF 80002810549, tel. +39 075.8190096,
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Il terzo santuario per antichit  quello della SANTA CASA DI LORETO, costruito sulla casa
di Nazareth appartenuta alla famiglia della vergine Maria e trasportata l dai Crociati dopo la perdita di
Gerusalemme nel 1294. Il santuario divenne propriet vaticana nel 1507, essendo riconosciuto come
tale anche dopo il 1870, fino ad essere istituito nel 1965 come prelatura insediata nell'apposito Palazzo
Apostolico.
La costruzione della basilica inizi nel 1468 e venne portata avanti fino all'Ottocento, con
interventi di celebri artisti. Di particolare prestigio  la SALA DEL TESORO O DEL POMARANCIO,
che nella volta  decorata con affreschi raffiguranti scene della vita della Madonna, eseguiti nel
1605-1610 dal Pomarancio. Di questo artista  anche la pala d'altare con la Crocifissione. La sala fu
realizzata per accogliere il gran numero di doni votivi lasciati dai pellegrini, ma pochi oggi sono qui
conservati, sia a causa della spoliazione effettuata da Napoleone nel 1797, sia per un colossale furto nel
1974. Le cose pi preziose sono state radunate in un MUSEO-PINACOTECA, situato nei piani
superiori del Palazzo Apostolico.
Il santuario  diretto attualmente da monsignor Giovanni Tonucci, arcivescovo di Loreto, in
funzione di delegato pontificio; vicario  il reverendo Stefano Vita, con 4 laici nelle vesti di segretari e
direttori tecnici. Monsignor Tonucci presiede anche il Consiglio di Amministrazione, con vicario
Stefano Vita e 4 consiglieri laici. Laici sono anche i 2 membri del collegio dei Revisori dei Conti
presieduto dal dottor Marco Lori; gli uffici sono a Loreto, in piazza della Madonna 1. L'intenso affluire
di pellegrini, nell'ordine di 4.500.000 l'anno,  la grande risorsa economica del santuario. Naturalmente
il pellegrino o il devoto cattolico pu inviare la sua offerta tramite c.c.p. n. 311605 intestato a:
Delegazione Pontificia - Congregazione Universale Santa Casa 60025 Loreto (AN), oppure tramite
bonifico bancario: Banca delle Marche - Filiale di Loreto IBAN: IT7000605537380000000000941BIC:
BAMAIT3A.
Di fronte al santuario  sorta la CASA DI RIPOSO DI LORETO. Fondata dal frate francescano
Luigi Hermes nel 1856, ultimamente ha aumentato il numero delle camere per ospitare pi pellegrini
bisognosi. La struttura  gestita dalle Opere Laiche Lauretane. Ogni anno nel santuario di Loreto si
svolge un raduno nazionale organizzato dai missionari monfortani, ai quali arriva un finanziamento
dello Stato italiano dell'ordine di 2 milioni e mezzo di euro.
Storico per la sua sacralit  il SANTUARIO DELLA BEATA MARIA VERGINE DEL
SANTO ROSARIO DI POMPEI, fondato nel 1872 dal beato Bartolo Longo (1841-1926), con annesso
un ufficio di raccolta delle offerte per opere di carit, e dato in eredit al papa nel 1894;  stato elevato
a prelatura nel 1926.
Emblematico del santuario  il quadro della Vergine del Rosario con il Bambino e ai lati San
Domenico e Santa Caterina da Siena, che  custodito all'altare maggiore e ha una cornice di bronzo
dorato contornata dai quindici misteri del Rosario dipinti da Vincenzo Paliotti; questa tela  diventata
appunto oggetto di profonda venerazione in tutto il mondo. I fedeli hanno circondato il quadro con le
loro offerte votive, che oggi sono state allontanate dalla tela per evitare danni alla stessa.  rimasto il
diadema di brillanti, regalo dei fedeli, che Paolo VI ha utilizzato per incoronare il quadro dopo il
restauro effettuato a Roma nel 1965. Lungo i corridoi adiacenti alla basilica, sono esposti numerosi ex
voto, mentre nel museo sono custoditi oggetti avuti in dono da tutto il mondo.
Il santuario  diretto dall'arcivescovo Carlo Liberati, in veste di delegato, che presiede anche il
Consiglio di Amministrazione, con vicario monsignor Giuseppe Adamo e delegato amministrativo il
dottor Eduardo Romano; del consiglio di amministrazione fanno parte 4 laici, 2 monsignori e una suora
delle Domenicane Figlie del Santo Rosario. Laici sono anche i 3 membri del collegio dei Revisori dei
Conti. Gli uffici sono a Pompei, in piazza Bartolo Longo. Il santuario pubblica il mensile "Il Rosario e
la Nuova Pompei", che risale al 1884, quando lo istitu Bartolo Longo; ne sono stampate mensilmente
250.000 copie.  pubblicata anche un'edizione in lingua inglese con tiratura di 17.500 copie.
Si contano oltre 4 milioni di pellegrini l'anno, sempre devotamente disponibili a offerte che
possono comunque essere inviate anche per posta e banca. Il conto corrente postale va intestato al
Santuario della Beata Vergine di Pompei, sul c.c.p. n. 6817; un assegno non trasferibile, intestato al
Santuario della Beata Vergine di Pompei, pu essere inviato per posta (a mezzo assicurata); un bonifico
bancario va intestato al Santuario della Beata Vergine di Pompei, appoggiato su vari Istituti Bancari, tra
i quali Cariparma IBAN: IT41S0623040080000056500729.
La BASILICA DI SANT'ANTONIO DA PADOVA, soprannominata IL SANTO, nel 1933 
stata sottratta al vescovo di Padova per passare sotto la diretta giurisdizione pontificia. La dirige come
Delegato apostolico l'arcivescovo Francesco Gioia, che presiede anche il Consiglio di
Amministrazione, costituito da tre ecclesiastici e un laico, mentre il Collegio dei Revisori dei Conti 
presieduto dal dottor Francesco Perrotta con due laici.
All'interno del santuario c' la CAPPELLA DEL TESORO, che conserva oltre un centinaio di
reliquie e cimeli sacri. Tra le reliquie relative al santo la pi preziosa  una custodia di argento dorato
contenente la Lingua:  alta 81 cm e venne realizzata tra il 1434 e il 1436 da un discepolo del Ghiberti,
Giuliano da Firenze. Il Mento del santo  posto in un reliquiario a forma di busto ornato di smalti e
pietre preziose, eseguito nel 1349 su ordinazione del cardinale Guido di Montfort; nel 1991  stato
rubato dalla banda del Brenta, ma successivamente recuperato. Un prezioso e originale reliquiario,
opera dello scultore Carlo Balljana, raccoglie i resti dell'Apparato vocale del santo, rinvenuti anch'essi
nella stessa ricognizione. Altre reliquie del santo sono quelle recuperate nella ricognizione della tomba,
avvenuta nel 1981, e ricomposte in semplici bacheche: cos la Casula che avvolgeva i resti mortali del
santo, due Sigilli del 1263, i Cartigli di pergamena cuciti sui drappi che avvolgevano il feretro, e la
Tonaca del santo ricomposta in una bacheca.
Il santuario gestisce anche una sua casa editrice, la EMP (Edizioni Messaggero Padova) che
vanta un catalogo di circa 1200 titoli e oltre 150 novit l'anno. Tra l'altro pubblica il "Messaggero di
sant'Antonio", mensile diffuso in tutto il mondo in otto lingue. Gli uffici sono a Padova, in piazza del
Santo 11. I pellegrini possono lasciare le offerte direttamente alla sagrestia del santuario, ma
naturalmente esiste anche la possibilit di spedire l'offerta. Lo si pu fare tramite conto corrente postale
c/c 1354 intestato a: P. P. FMC Messaggero di sant'Antonio Editrice Basilica del Santo, Via Orto
Botanico 11 - 35123 Padova; oppure con un bonifico bancario a favore di: P. P. FMC Messaggero di
sant'Antonio Editrice Basilica del Santo Via Orto Botanico 11 - 35123 Padova sul c/c 000000511110
presso BANCA POPOLARE ETICA Via Niccol Tommaseo, 7 - 35131 PADOVA; CIN: C, ABI:
05018, CAB: 12101.
Il SANTUARIO DEL DIVINO AMORE  a Castel di Leva, zona 23 dell'Agro Romano,
all'altezza del km 12 della via Ardeatina;  costituito da due chiese, la pi antica delle quali risale al
1745 e la seconda al 1999. Sorse in seguito all'evento miracoloso del 1740, quando un pellegrino
diretto alla basilica di San Pietro fu assalito sulla via Ardeatina da un branco di cani rabbiosi, dai quali
si salv invocando la Vergine raffigurata su una icona appesa alla torre di un vicino castello. L'icona fu
tolta dalla torre e portata nella vicina tenuta della Falconara, dove si trova la chiesa di Santa Maria ad
Magos, per essere poi trasferita nella chiesa di nuova costruzione, opera di Filippo Raguzzini.
Cos cominciarono i pellegrinaggi al santuario, per i quali Benedetto XIV concesse l'indulgenza
plenaria. Nell'Ottocento, questi viaggi si trasformarono in feste al limite tra il sacro e il profano.
Iniziavano il luned di Pentecoste e duravano fino all'autunno, perch finivano per identificarsi con le
Ottobrate, ovvero autentiche scampagnate in cui si mangiava e beveva. Tanto che il nome Divino
Amore assegnato dal popolo al luogo non deriv dalla dolce figura della Madonna col Bambino, come
espressione genuina e pura dell'amore, ma verosimilmente dall'inversione delle parole "Amore di
vino" che fin per ispirare certi pellegrinaggi un po' gaudenti. Ci si andava in carrozza, partendo da Tor
Margana, e le persone erano fornite di chitarre, nacchere, mandolini e tamburelli, strumenti non certo
idonei a pregare, ma piuttosto adatti a suoni e canti spensierati. "Arrivati ll", annota Giggi Zanazzo in
Tradizioni romane, "sse sentiva prima di tutto la messa; e ddopo ssese goduti tutti li gran miracoli che
allora faceva la Madonna, come stppi che buttaveno le stampelle, cchi che cce vedeveno in sur
subbito, ragazze indemoniate che vvommitaveno er demonio, donne affatturate che vvommitaveno
trecce de capelli, et eccetera, s'annava in de le bbaracche a ff ccolazzione, e ddoppo ssese infiorate
bbene bbene la testa, er petto, li capelli, le testiere de li cavalli, co' li tremolanti e le rose, se partiva per
Arbano. Ll se pranzava, se bbeveva a ggarganella da pe' ttutte le bettole indove c'era er vino bbono, e
ppoi cantanno li ritornelli, se faceva a cchi ppiu ccureva pe' ritorn a Roma".
Il santuario fu riscattato da una certa volgarizzazione dei pellegrinaggi nel 1930, quando il
Vicariato lo prese sotto la sua dipendenza con un rettore, divenuto anche parroco della chiesa, che prese
il nome di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva. Furono riorganizzati i pellegrinaggi in un
assetto pi religioso, mentre in una sala, a pochi metri dal santuario, sono stati raccolti migliaia di ex
voto, perlopi in forma di cuori d'argento, posti in ricordo di una grazia ricevuta. Ci sono anche i trofei
donati da celebri personaggi sportivi e oggetti appartenuti a politici, intellettuali e artisti; caratteristiche
le vestine di neonati e bambini, i mazzetti di fiori d'arancio di giovani spose e numerose lettere scritte a
testimonianza di grazie ricevute. Va ricordato peraltro che Pio XII, in coincidenza della battaglia per la
conquista di Roma tra nazisti e alleati, fece trasferire l'icona della Vergine a San Lorenzo in Lucina il
28 maggio 1944, invitando i romani a pregare per la salvezza della citt durante l'ottavario della
Pentecoste; data l'enorme affluenza di fedeli, l'icona venne trasferita a Sant'Ignazio e il 4 giugno fu
riportata al santuario.
Il rettore attuale  monsignor Pasquale Silla, che presiede il consiglio di amministrazione del
santuario, ed  anche Cappellano di Sua Santit. Oltre ai pellegrinaggi del sabato ne sono previsti due
straordinari: il 14 agosto, vigilia dell'Assunzione di Maria SS. ma, e il 7 dicembre, vigilia
dell'Immacolata Concezione. I pellegrini della notte percorrono la via Appia Antica fino al Quo Vadis,
quindi la via Ardeatina, passando sopra le Catacombe di San Callisto e davanti al Mausoleo delle Fosse
Ardeatine. Eppure ancora il pellegrinaggio  spesso sollecitato in modi non troppo apostolici, come 
accaduto per lo svolgimento della "Festa della famiglia" del 14 febbraio 2010:  stata pubblicizzata su
Internet con appuntamento "alle ore 10,00 al Santuario della Madonna del Divino Amore per
trascorrere una domenica di festa, che comprende la celebrazione della Santa Messa poi sport,
maratona, giochi, spettacolo, animazione, stand, premi..." fino alla raccomandazione di un'offerta.
C' da dire che certe iniziative vengono in gran parte prese dalla Associazione Divino Amore
onlus che, come si legge in rete, ha aperto anche "due Comunit Alloggio per Anziani e sta preparando
la Casa per disabili" con l'aggiunta che "anche un piccolo dono sarebbe molto prezioso e gradito per
sostenere le opere del santuario allargando gli orizzonti della carit. Grazie. Cordiali saluti". E di
seguito l'indicazione delle coordinate bancarie: "Banca di Credito Cooperativo di Roma Agenzia 119
L.go Giuseppe Montanari, 13/14/15. Castel Di Leva. CIN X C. ABI 08327 CAB 03241 000000001329.
IBAN IT 81 X 08327 03241 000000001329. BIC ROMAITRR". Per dovere di cronaca vanno segnalati
i riferimenti postali e bancari che fanno capo direttamente all'amministrazione del santuario: c/c
Postale n. 721001, indirizzato al Santuario Divino Amore - 00134 Roma; tramite banca si deve far
riferimento a: Banca di Credito Cooperativo di Roma, Agenzia 119, L.go Giuseppe Montanari,
13/14/15, Castel di Leva, Roma, c/c n 389, ABI 08327, CAB 03241, IT03 M08327032410
00000000389.
Il SANTUARIO DI SAN GIOVANNI ROTONDO  stato inaugurato nel 1959 di fronte al
convento in cui viveva san Pio da Pietrelcina: la nuova chiesa  stata costruita tra il 1994 e il 2004 su
progetto di Renzo Piano. L'opera si sviluppa su una superficie di 9200 mq con una capacit di 7000
posti a sedere.
Dal 1956  in funzione anche un ospedale definito Casa Sollievo della Sofferenza, pubblicizzato
nei dpliant come "ospedale moderno in grado di soddisfare i bisogni di diagnosi e cura attraverso un
sistema sanitario di eccellenza, condotto da un team di professionisti eccellenti, altamente motivati e
preparati". Nel 2002  sorto a 500 m dall'ospedale il Poliambulatorio Giovanni Paolo II, un complesso
sanitario di sette piani, nel quale  in funzione un Centro Unico Prenotazioni (CUP) che si avvale di un
Contact Center telefonico e di sportelli aperti al pubblico; e sono stati attivati 60 nuovi ambulatori.
Memorabile  stata l'esposizione del corpo di san Pio da Pietrelcina all'interno di una teca di cristallo
costruita appositamente dal 24 aprile 2008 al 23 settembre 2009 a San Giovanni Rotondo. In realt la
salma era poco visibile: il volto era ricoperto da una maschera di silicone che ne riproduceva le
sembianze; poggiava su un piano di plexiglass forato e rivestito di tessuto, con due contenitori in PVC
sottostanti, pieni di gel di silice per la regolazione dell'umidit. E nella teca era stato immesso azoto
per evitare ulteriori decomposizioni.
Ma l'avventura della salma non  finita qui. Il 19 aprile 2010 viene trasferita nella nuova chiesa
di San Giovanni Rotondo, che era stata consacrata da Benedetto XVI il 21 giugno 2009. L'urna  stata
disposta all'interno della cripta decorata da 54 mosaici d'oro per una superficie complessiva di circa
2000 mq, composti con l'oro donato dai fedeli di san Pio, e realizzata da padre Marko Rupnik e
dall'atelier formato da artisti di otto nazioni diverse appartenenti alle chiese cattolico romana, greco
cattolica e ortodossa.
Una ricchezza che non si addice all'ideale di povert amato da padre Pio, come fortemente ha
criticato l'associazione Pro Padre Pio. Ma c' stato l'avallo del papa che ha giudicato la cripta "di una
bellezza straordinaria", nonch "una lezione di teologia magistrale". E pensare che il giorno dopo 
iniziata dinanzi al Tribunale di Foggia la causa intentata dall'associazione Pro Padre Pio e da un nipote
del santo, Pio Masone, contrari alla traslazione.
Peraltro il santuario ha un gettito finanziario notevole, considerando che  il pi visitato d'Italia
con una punta di 6 milioni di pellegrini. Al santuario  collegata Tele Radio Padre Pio, che ha
l'esclusiva su tutte le trasmissioni relative alle cerimonie. Il direttore responsabile  Stefano
Campanella, il Responsabile tecnico Nicola Palazzo, il Segretario di Redazione Luigi Gravina.
Secondo quanto  segnalato su Internet la televisione "non persegue fini di lucro e la poca pubblicit 
quasi esclusivamente finalizzata a promuovere i prodotti editoriali degli stessi frati cappuccini. Tele
Radio Padre Pio si regge esclusivamente sulla generosit dei devoti di Padre Pio". Voce del santuario 
la rivista "Voce di Padre Pio", per la quale  previsto l'abbonamento da parte dei fedeli anche on line
(info@vocedipadrepio.com) ordinario ( 30,00), sostenitore ( 80,00) e benemerito ( 150,00). Ma c'
anche "Il Settimanale di Padre Pio", per il quale  previsto un abbonamento annuale di 60 euro in
Italia, di 80 euro in Europa e di 100 dollari negli altri continenti. Tutto sul bollettino di c/c postale n.
69377984, intestato a "Il Settimanale di Padre Pio", piazza San Biagio 21, 030490 Sant'Ambrogio S.
G. (FR). Insieme alle riviste  organizzata la vendita di multimedia (DVD e filmati su padre Pio) e
articoli religiosi come bracciali, cuoricini, dittici e portachiavi che vanno dai 2 ai 4 euro.
 stato anche istituito un MUSEO DI SAN PIO nel quale sono esposti numerosi oggetti
appartenuti al santo. Si segnalano una Camicia che il santo indossava durante le flagellazioni; i Guanti,
di color marrone di giorno e bianco di notte; il Saio che indossava quando ricevette le stimmate il 20
settembre 1918; il Calice d'oro che usava durante le celebrazioni eucaristiche. Il pellegrino-turista pu
acquistare dei facsimile dei reperti museali: il Tavolo lettura ( 2500), l'Armadio ( 5000), la Libreria
( 4000). Per comperare tutti questi prodotti bisogna attenersi a precise Condizioni generali di vendita
di seguito riportate. Tali informazioni sono reperibili su Internet, redatte in un apposito modulo
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Una volta firmato il documento del corriere, il Cliente non potr opporre alcuna contestazione circa le
caratteristiche esteriori di quanto consegnato. Eventuali problemi inerenti l'integrit fisica, la
corrispondenza o la completezza dei prodotti ricevuti devono essere segnalati entro 7 giorni dalla
avvenuta consegna, secondo le modalit previste nel presente documento.
14. Nel caso di mancato ritiro entro 5 giorni lavorativi del materiale presente in giacenza presso
i magazzini del corriere a causa di reiterata impossibilit di consegna al recapito indicato dal Cliente
all'atto dell'ordine, l'ordine verr automaticamente annullato.
DIRITTO DI RECESSO
15. Ai sensi dell'art. 5 DL 185/1999, se il cliente  un consumatore (ossia una persona fisica che
acquista la merce per scopi non riferibili alla propria attivit professionale, ovvero non effettua
l'acquisto indicando nel modulo d'ordine a Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l. un riferimento di
Partita IVA), ha diritto a recedere dal contratto di acquisto per qualsiasi motivo, senza necessit di
fornire spiegazioni e senza alcuna penalit, fatto salvo quanto indicato al successivo punto 20.
16. Per esercitare tale diritto, il cliente dovr inviare a Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l.
una comunicazione in tal senso, entro 10 giorni lavorativi dalla data di ricevimento della merce. Tale
comunicazione dovr essere inviata a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento,
indirizzata a Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l. Viale Cappuccini n. 95/101 71013 San Giovanni
Rotondo (FG) ovvero mediante telegramma o fax inviati sempre entro il suddetto termine di 10 giorni e
seguiti da una conferma a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, inviata
TASSATIVAMENTE entro le 48 ore successive. Una volta pervenutaci la suddetta comunicazione di
recesso, l'Ufficio Ordini di Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l. provveder rapidamente a
comunicare al cliente le istruzioni sulla modalit di restituzione della merce che dovr pervenire a
Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l. entro 10 giorni dall'autorizzazione.
17. Il diritto di recesso  comunque sottoposto alle seguenti condizioni: il diritto si applica al
prodotto acquistato nella sua interezza; non  possibile esercitare recesso solamente su parte del
prodotto acquistato; il diritto non si applica ai prodotti audiovisivi, una volta aperti; il bene acquistato
dovr essere integro e restituito nella confezione originale, completa in tutte le sue parti; per limitare
danneggiamenti alla confezione originale, raccomandiamo, quando possibile, di inserirla in una
seconda scatola. Va evitata in tutti i casi l'apposizione di etichette o nastri adesivi direttamente sulla
confezione originale del prodotto.  necessario accludere alla spedizione la relativa fattura; a norma di
legge, le spese di spedizione relative alla restituzione del bene sono a carico del cliente; la spedizione,
fino all'attestato di avvenuto ricevimento nel nostro magazzino,  sotto la completa responsabilit del
cliente; in caso di danneggiamento del bene durante il trasporto, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l.
dar comunicazione al cliente dell'accaduto (entro 5 giorni lavorativi dal ricevimento del bene nei
propri magazzini), per consentirgli di sporgere tempestivamente denuncia nei confronti del corriere da
lui scelto e ottenere il rimborso del valore del bene (se assicurato); in questa eventualit, il prodotto
sar messo a disposizione del cliente per la sua restituzione, contemporaneamente annullando la
richiesta di recesso; Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l. non risponde in nessun modo per
danneggiamenti o furto/smarrimento di beni restituiti con spedizioni non assicurate; al suo arrivo in
magazzino, il prodotto sar esaminato per valutare eventuali danni o manomissioni non derivanti dal
trasporto. Qualora la confezione e/o l'imballo originale risultino rovinati, Edizioni Padre Pio da
Pietrelcina S.r.l. provveder a trattenere dal rimborso dovuto una percentuale, comunque non superiore
al 10% dello stesso, quale contributo alle spese di ripristino.
18. Fatte salve eventuali spese di ripristino per danni accertati all'imballo originale, Edizioni
Padre Pio da Pietrelcina S.r.l. provveder a rimborsare al cliente l'intero importo gi pagato, entro 14
giorni dal rientro della merce, tramite procedura di storno dell'importo addebitato sulla Carta di Credito
o a mezzo Bonifico Bancario. In quest'ultimo caso, sar cura del cliente fornire tempestivamente le
coordinate bancarie sulle quali ottenere il rimborso (Cod. ABI - CAB - CIN - IBAN - BIC - Conto
Corrente dell'intestatario della fattura).
19. Il diritto di recesso decade totalmente, per mancanza della condizione essenziale di integrit
del bene (confezione e/o suo contenuto), nei casi in cui Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l. accerti:
la mancanza della confezione esterna e/o dell'imballo interno originale; l'assenza di elementi integranti
del prodotto; il danneggiamento del prodotto per cause diverse dal suo trasporto. Nel caso di decadenza
del diritto di recesso, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l. provveder a restituire al mittente il bene
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20. Tutti i prodotti venduti da Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l. sono coperti dalla garanzia
di 24 mesi per i difetti di conformit, ai sensi del DL 24/02. Per fruire dell'assistenza in garanzia, il
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d'uso e di quanto previsto nella documentazione tecnica eventualmente allegata. Tale garanzia 
riservata al Consumatore privato (persona fisica che acquista la merce per scopi non riferibili alla
propria attivit professionale, ovvero effettua l'acquisto senza indicare nel modulo d'ordine un
riferimento di Partita IVA). In caso di difetto di conformit, Edizioni Padre Pio da Pietrelcina S.r.l.
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concluso in Italia e regolato dalla Legge Italiana. Per la soluzione di controversie civili e penali
derivanti dalla conclusione del presente contratto di vendita a distanza, se il Cliente  un consumatore,
la competenza territoriale  quella del foro di riferimento del suo comune di residenza; in tutti gli altri
casi, la competenza territoriale  esclusivamente quella del Foro di Foggia.
Indipendentemente dagli acquisti, sono poi possibili ovviamente le offerte su conto corrente,
che va indirizzato al San Paolo Banco di Napoli S.p.a. di San Giovanni Rotondo per il Convento dei
frati minori Cappuccini 71013 San Giovanni Rotondo (Foggia), su Italy numero c.c.p. 189712 al c.c.b.
IBAN IT19E0101078590000027000131; ma dall'estero va aggiunto SWIFT IBSPITNA.
La gestione del santuario da parte dei frati cappuccini peraltro  stata segnata da diversi scandali
finanziari. L'apice  stato raggiunto nel 1989 con un crack di 9 miliardi di lire bruciati dal frate
Gerardo Saldutto per la costruzione di una chiesa gestita dal ragioniere Nicola Avorgna, condannato
successivamente per bancarotta fraudolenta. Cos dal 2003 l'amministrazione  passata sotto la diretta
gestione della Santa Sede. Con lettera del 27 dicembre 2009, il Segretario di Stato cardinale Tarcisio
Bertone ha provveduto alla nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 1 gennaio
2010-31 dicembre 2012; presidente  stato nominato S.E. Monsignor Michele Castoro, arcivescovo di
Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Direttore Generale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio.
Alla Santa Sede fanno poi riferimento le tre basiliche in Terra Santa, che fanno capo alla
missione Custodia di Terra Santa dell'ordine francescano, fondata nel 1217, che sovrintende alla cura
dei luoghi santi sotto la direzione del frate Pier Battista Pizzaballa. La BASILICA DEL SANTO
SEPOLCRO DI GERUSALEMME, chiamata anche Chiesa della Resurrezione dai cristiani di rito
ortodosso,  costruita sul luogo che la tradizione indica come quello in cui Ges fu crocifisso e sepolto.
 all'interno delle mura della citt vecchia di Gerusalemme, alla fine della Via Dolorosa e racchiude la
collina del Golgota e il sepolcro.  sede del patriarca di Gerusalemme, Teofilo III, e dell'arciprete
cattolico della basilica del Santo Sepolcro. La BASILICA DELL'ANNUNCIAZIONE DI
NAZARETH sorge sul luogo in cui, secondo la tradizione, l'arcangelo Gabriele annunci a Maria la
nascita di Ges.  stata costruita nel 1969 sui resti di una preesistente chiesa bizantina e al di sotto del
piano principale c' una cripta molto ampia in cui si trova la Grotta dell'Annunciazione,
tradizionalmente identificata con la casa di Ges. La BASILICA DELLA NATIVIT DI BETLEMME
sorge sul luogo in cui, secondo la tradizione, avvenne la nascita di Ges.  costituita dalla
combinazione di due chiese e da una cripta, la Grotta della Nativit, che si ritiene essere il luogo
preciso in cui nacque Ges.
In Terra Santa  insediato il PONTIFICAL INSTITUTE NOTRE DAME OF JERUSALEM
CENTER. La fondazione risale al Centro Notre Dame de France sorto nel 1884 per favorire e aiutare i
pellegrinaggi francesi in Terra Santa, trasformato da Paolo VI nel 1973 in Centro Internazionale dei
Pellegrini in Terra Santa ed elevato da Giovanni Paolo II nel 1978 a pontificio istituto con la
intestazione attuale.  qualificato come "luogo santo ecumenico" negli statuti del 1981 e la cura e la
gestione sono stati affidati nel 2004 alla congregazione dei Legionari di Cristo (v. I soldi e le propriet
delle Societ di Vita Apostolica); la sede  stata definita "albergo/centro di spiritualit", perch in
effetti funziona come albergo a pagamento per laici e sacerdoti, ma anche come centro di studi ovvero
"di rinnovamento spirituale, per sostenere la presenza cristiana e favorire il dialogo interreligioso" in
Terra Santa. La giurisdizione spirituale  attualmente diretta dal reverendo Juan Maria Solana Rivero
dei Legionari di Cristo, assistito dal reverendo Eamon Kelly. L'indirizzo  Paratrooper's Road,
Opposite New Gate, Gerusalemme 91204.
Esistono poi tre santuari sorti in Europa, in seguito al gran numero di miracoli di cui sono stati
teatro, e riconosciuti dalla Santa Sede. Il pi antico  il SANTUARIO DI JASNA GORA, in Polonia.
Custodisce l'icona della Madonna di Czestochowa, l'immagine nera venerata nel Medioevo, attribuita
all'evangelista Luca e qui portata nel 1382 dal principe Ladislao di Opole, che fece costruire la citt
sulla cima della collina e vi chiam a custodirla i monaci Paolini. Il santuario, che risale al Seicento, 
visitato da oltre quattro milioni di pellegrini l'anno. Il Delegato Apostolico attuale  l'arcivescovo
Stanislaw Nowak.
Il SANTUARIO DI FATIMA  in Portogallo, nel municipio di Ourm del distretto di
Santarm; il rettore attuale  padre Virgilio Antunes. Il santuario  sorto in seguito alle sei apparizioni
della Vergine ai tre piccoli pastori Lucia dos Santos, Francisco e Jacinta Marto nel 1917 a Fatima ed 
stato edificato tra il 1928 e il 1951, in seguito alla proclamazione del carattere soprannaturale delle
apparizioni da parte della Santa Sede, con l'autorizzazione del culto. Le apparizioni sono legate a tre
rivelazioni della Vergine, l'ultima delle quali  stata indicata tradizionalmente come "terzo segreto di
Fatima", che fu rivelato durante l'Anno Santo 2000 in riferimento all'attentato al papa.
Peraltro Benedetto XVI, durante il suo viaggio a Fatima, l'11 maggio 2010 ha dato una nuova
interpretazione di questo segreto, con un'aggiunta che fa riferimento al peccato di pedofilia commesso
negli ultimi anni da parte di sacerdoti e prelati in diverse parti del mondo, sulla base di rivelazioni fatte
a distanza di tempo da alcuni cardinali. Infatti il papa ha sottolineato che in quel segreto "si parla della
realt di passione della Chiesa. Ci sono sofferenze che si annunciano. Il Signore ha detto che la Chiesa
sar sofferente fino alla fine del mondo. E oggi questo lo vediamo in maniera particolare". In realt il
peccato di pedofilia  presente nelle frange della Chiesa da secoli, come ho avuto occasione di
documentare nel libro I peccati della Chiesa, riferendo episodi denunciati anche sulla stampa dalla
met dell'Ottocento e con tanto di processi e condanne alla prigione di sacerdoti, nonch indennizzi in
denaro da parte della Santa Sede alle persone succubi di certe violenze. Episodi peraltro tenuti sempre
nascosti dal Vaticano, per quanto possibile. Pertanto l'interpretazione data da Benedetto XVI al "terzo
segreto di Fatima" appare mistificatoria e antistorica, tendente a restringere ad oggi un peccato
millenario commesso da rappresentanti della Chiesa.
Il SANTUARIO DELLA MADONNA DI LOURDES, chiamato anche Nostra Signora del
Rosario,  sorto nella localit francese di Lourdes, presso il borgo di Massabielle, di fronte alla grotta
in cui nel 1858 la Vergine apparve alla contadina quattordicenne Bernadette Soubirous. Il
riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa per le apparizioni fu dato nel 1862. Il santuario 
costituito da tre basiliche, Superiore, San Pio X e del Rosario; l'ultima vanta sulla facciata i mosaici di
padre Marko Ivan Rupnik e del Centro Aletti, raffiguranti i Misteri della Luce, inaugurati nel 2007. Il
rettore attuale  don Isidoro Crepaldi.
Al santuario  annesso un edificio di 16 piscine, istituito nel 1955:  costituito da 17 vasche di
cui 11 per le donne e 6 per gli uomini, oltre ad una ventina per i bambini. Annualmente si immergono
nelle piscine circa 400.000 persone (due terzi donne e un terzo uomini e bambini), su 7 milioni di
fedeli, che fanno di Lourdes la capitale europea del business del pellegrinaggio.
Ma il santuario pi frequentato al mondo  quello di NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE
dedicato alla Vergine sul monte del Tepeyac a Citt del Messico;  visitato da oltre 20 milioni di
pellegrini, 9 dei quali nei giorni vicini al 12 dicembre, data in cui si festeggia la Vergine, in ricordo
della sua apparizione avvenuta nel 1531. La tradizione vuole che Maria apparve a Juan Diego
Cuauhtlatoatzin, un azteco convertito al cristianesimo, sulla collina del Tepeyac e il nome Guadalupe
sarebbe stato dettato da Maria stessa a Juan Diego. Sul luogo fu subito costruita una cappella, sostituita
da un santuario consacrato nel 1622 e quindi nel 1976 con la Basilica di Nostra Signora di Guadalupe.
Nel santuario  conservato il mantello di Juan Diego, sul quale  raffigurata l'immagine di
Maria, ritratta come una giovane indiana. L'apparizione di Guadalupe  stata riconosciuta dalla Chiesa
cattolica, ma va segnalato che, durante il processo di canonizzazione, l'esistenza di Juan Diego  stata
messa in dubbio da Girolamo Prigione, all'epoca nunzio apostolico messicano, dall'arcivescovo
polacco Edward Nowak, all'epoca segretario della Congregazione per le Cause dei Santi e canonico
della basilica di San Pietro, e da Guillermo Schulenburg Prado, all'epoca membro della Pontificia
Accademia Mariana Internazionale e amministratore (per trent'anni) della basilica di Guadalupe,
scettico anche sull'apparizione della Madonna, a suo parere inventata dagli spagnoli per conquistarsi la
conversione degli indio. Eppure Juan Diego  stato proclamato santo da papa Giovanni Paolo II il 31
luglio 2002; non proclamarlo avrebbe significato il crollo di un mito e di un enorme guadagno da parte
della Santa Sede, considerando il notevole numero di pellegrinaggi e le sostanziose offerte al santuario.
Significativo il fatto che i tre prelati scettici abbiano perduto l'incarico che avevano, il che la dice lunga
sulla volont di mettere a tacere il loro parere. L'amministrazione del santuario attualmente  nelle
mani del cardinale messicano arcivescovo di Citt del Messico Norberto Rivera Carrera.
Per organizzare i pellegrinaggi sono sorte due istituzioni di trasporto gestiti dalla Santa Sede.
Nate come una iniziativa apostolica, in realt nascondono ingenti interessi economici. Il primo istituto
ufficiale che segue i viaggi in treno al santuario di Lourdes, di ammalati e non, ovviamente a
pagamento,  l'UNITAL (Unione Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes), successivamente chiamata
UNITALSI (con il prolungameto della sigla riferito ai Santuari Internazionali);  stato fondato nel 1903
da Giovan Battista Tommasi e presieduto nel 1909 da monsignor Lorenzo Ciccone, in collegamento
con l'arcidiocesi di Milano. Un secondo istituto di viaggi a Lourdes, per ammalati e non, nasce nel
1912 con la fondazione dell'OFTAL (Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes) ad opera di
monsignor Alessandro Rastelli, in collegamento con l'arcidiocesi di Torino. L'istituto dal 1936 estende
la propria attivit a livello nazionale, articolandosi in sezioni diocesane con autonomia organizzativa e
amministrativa, che fanno capo a un collegio di vescovi, che dal 1952 mette l'associazione in
collegamento con la CEI; la dirige un presidente generale, attualmente nella persona di monsignor
Gianpaolo Angelino, che  anche cappellano della Grotta di Lourdes.
L'UNITALSI non  direttamente collegata al Vaticano, e cos nel 1933 viene istituito, su
iniziativa del cardinale Francesco Marchetti Selvaggiani, il COMITATO ROMANO
PELLEGRINAGGI, denominazione mutata dal 30 gennaio 1957 in OPERA ROMANA
PELLEGRINAGGI. Questa diventa un'attivit istituzionale del Vicariato di Roma, legata
all'amministrazione del Vaticano e dal 1989 direttamente all'APSA attraverso la Peregrinatio (v.). 
infatti presieduta dal cardinale vicario di Roma, attualmente Agostino Vallini, con vicepresidente
monsignor Liberio Andreatta e amministratore delegato il reverendo Cesare Atuire. L'opera, con sede a
Roma, ha un apparato assistenziale notevole: 900 sacerdoti e 400 animatori e assistenti per 130.000
pellegrini l'anno, avendo convenzioni con 2500 agenzie. Per dare un'idea concreta dell'organizzazione
 utile leggere il comunicato relativo all'iscrizione e alle indicazioni generali per i viaggi.
C' una Quota di iscrizione obbligatoria, e non restituibile, che comprende un contributo ai
costi fissi di iscrizione (telefonici, postali, apertura e gestione della pratica ecc.) ed  quindi a fondo
perduto. "Per il 2009 la quota di iscrizione  stata di:  15,00 (per viaggi-pellegrinaggi fino a  350,00),
 30,00 (per viaggi-pellegrinaggi a partire da  350,00),  20,00 (per iscrizioni tramite il sito Internet
www.josp.com),  15,00 (per i bambini dai 2 ai 12 anni nei pellegrinaggi a Lourdes)". Quindi si pu
prenotare il viaggio nel seguente modo.
1. PRENOTAZIONE. Cosa fare: prenotare opzionando il numero di posti desiderato per
l'itinerario prescelto.
Come fare: la prenotazione pu essere effettuata attraverso: Area riservata del sito
www.josp.com previa registrazione, numero verde 800 917430.
Uffici ORP: Sede centrale (Palazzo del Vicariato), Via della Pigna, 13/a - 00186 Roma. tel.
06.69896.1 - fax 06.6988.0513. Ufficio San Giovanni (Palazzo Lateranense), Piazza di Porta S.
Giovanni, 6 - 00184 Roma, tel. 06.69896.1 - fax 06.6988.6492. Uffici di San Pietro (Palazzo dei
Propilei). Piazza Pio XII, 9 (Piazza San Pietro) - 00193 Roma tel. 06.69896.1 - fax 06.6988.5673.
Attenzione! Memorizzare/conservare il numero di pratica e la data di scadenza dell'opzione che
verr comunicata al momento della prenotazione.
2. CONFERMA DELLA PRENOTAZIONE E VERSAMENTO ACCONTO + QUOTA
ISCRIZIONE. Cosa fare: entro la data di scadenza dell'opzione comunicata da ORP, confermare la
prenotazione come di seguito:
1. versare l'acconto previsto per l'itinerario prescelto +  30,00 di quota d'iscrizione; 2. inviare
all'Opera Romana Pellegrinaggi la ricevuta dell'effettuato pagamento tramite fax al numero
06.69880513 o via e-mail all'indirizzo info@josp.com.
Come fare: i pagamenti possono essere effettuati: direttamente presso gli uffici ORP tramite
bonifico bancario, indicando nella causale di versamento il numero di pratica assegnato al momento
della iscrizione e intestando il pagamento a OPERA ROMANA PELLEGRINAGGI, presso uno dei
seguenti conti correnti, con relativi codici IBAN e Swift: Banca prossima IT 42 I 03359 01600
100000007455, BCITITMX; Intesa San Paolo IT 40 C 03069 05000 07800006009, BCITIT33007;
Unicredit Banca di Roma IT41 F 03002 03270 000400530159, BROMITR1072; Monte Paschi di Siena
IT 39 J 01030 03241 000000013068, PASCITM1R41; Banca Marche IT 91 N 06055 03203
000000002626, BAMAIT3A.
Attenzione! La conferma della prenotazione assieme al pagamento dell'acconto + quota di
iscrizione devono essere effettuati entro la data di scadenza dell'opzione comunicata al momento della
prenotazione. In caso di mancato invio a ORP, entro la data di scadenza dell'opzione, della ricevuta di
avvenuto pagamento, la prenotazione decadr e ORP non potr garantire la disponibilit di posti
alternativi.
3. ISCRIZIONE. Cosa fare: dopo aver confermato la prenotazione  necessario: compilare,
firmare e inviare a ORP il "Modulo d'iscrizione"; compilare, firmare e inviare a ORP il "Modulo di
visto", se richiesto per la localit di destinazione.
Come fare: il "Modulo di iscrizione" ed il "Modulo di visto" sono disponibili presso: Sito
josp.com nell'area Assistenza online > Cataloghi e moduli; Uffici ORP; Uffici e corrispondenti
diocesani dell'ORP; Agenzie di viaggio convenzionate con O.R.P. (ORP Friends).
Attenzione! I moduli di iscrizione e di visto, opportunamente compilati e firmati, vanno inviati a
ORP tramite fax al numero 06.69880513 o via e-mail all'indirizzo info@josp.com o per posta
all'indirizzo: Opera Romana Pellegrinaggi - Palazzo del Vicariato, via della Pigna 13/a - 00186 Roma.
4. SALDO. Cosa fare: entro un mese dalla data di partenza, versare il saldo e inviare all'Opera
Romana Pellegrinaggi la ricevuta dell'effettuato pagamento tramite fax al numero 06.69880513 o via
e-mail all'indirizzo info@josp.com.
Come fare: i pagamenti possono essere effettuati come riportato al paragrafo 2. CONFERMA
DELLA PRENOTAZIONE E PAGAMENTO ACCONTO + QUOTA ISCRIZIONE Attenzione! In
caso di mancato invio a ORP, entro un mese dalla data di partenza, della ricevuta di avvenuto
pagamento, non si potr usufruire della copertura assicurativa in caso di rinuncia forzata.
In collegamento a questa precisa e redditizia organizzazione finanziaria dei pellegrinaggi
l'UNITALSI si  inventata una formula propagandistica di grande utilit; puntando sul tradizionale
spirito di carit dei cittadini italiani ha organizzato una personale Giornata Mondiale di raccolta di
fondi, giunta nel 2010 alla nona edizione, sabato 13 e domenica 14 marzo. Nell'occasione vengono
venduti bonsai di ulivo, il cui ricavato costituir appunto dei fondi, alcuni dei quali, come precisa il
comunicato dell'associazione, andranno "a favore di chi  nel bisogno, di chi  solo, di chi attraversa
dei periodi di difficolt, come le case vacanze o le case famiglia, altri destinati a interventi di sostegno
alle famiglie con bambini affetti da varie patologie e costrette a lasciare la propria casa per farli curare
in un centro specializzato lontano dal luogo di residenza. Lo spirito di condivisione dell'UNITALSI
favorisce anche la realizzazione di moltissime iniziative locali finalizzate ad alleviare i disagi degli
anziani e dei disabili, come l'assistenza domiciliare, l'organizzazione di soggiorni estivi e invernali,
gite di una o pi giornate, attivit di tempo libero, attivit di formazione, laboratori di creativit".
L'organizzazione non si limita dunque a gestire i viaggi verso i santuari con i pullman, i treni e i
cosiddetti "treni bianchi", ma si occupa, come indica il comunicato, dell'assistenza agli anziani e
ammalati, ai quali in verit sono rivolte altre istituzioni di carit, prima fra tutte la Caritas. In realt
l'UNITALSI organizza anche tour dei luoghi santi di Roma, ovvero le basiliche papali.  un'altra
iniziativa apostolico-amministrativa da sfruttare; e si tenga presente che l'UNITALSI per il centenario
della sua istituzione, nel 2003,  arrivata a contare 300.000 aderenti e volontari per accompagnare pi
di 100.000 persone l'anno. E secondo un'indagine Trademark la Santa Sede controlla ogni anno un
traffico di 40 milioni di presenze l'anno, con 19 milioni di pernottamenti e 250.000 posti letto in quasi
4000 strutture, per un volume d'affari che supera i 5 miliardi di euro all'anno.
I tour dentro la citt costituiscono per una impropria finalizzazione dell'opera, perch sono giri
turistici e non pellegrinaggi, nonostante siano all'insegna di ROMA CRISTIANA, in "12 fermate
disposte strategicamente nei punti pi interessanti della citt", come specificamente vengono presentati
ai turisti: infatti si passano in rassegna, restando seduti nell'autobus, solo tre basiliche papali (perch
San Paolo non  contemplata) e una decina di chiese, a fronte di un excursus storico-civile "sui luoghi
interessanti nelle vicinanze" delle pi importanti piazze. Questi tour vengono infatti organizzati a bordo
di autobus a due piani scoperti forniti dal Comune di Roma, che mette anche a disposizione
gratuitamente gli autisti, il gasolio e la manutenzione dei mezzi. I lavoratori che assistono i turisti e
vendono i biglietti ricevono un compenso, completamente in nero, in ragione di 1 euro ogni biglietto
venduto. Il biglietto costa 16 euro e durante l'anno si registrano circa 200.000 turisti (e non pellegrini),
e questo  un indice ben chiaro dello sfruttamento del servizio fornito dall'opera, a fronte oltretutto dei
lavoratori in nero e dell'uso gratuito dei mezzi.
I pellegrinaggi dell'UNITALSI oltretutto sono stati anche protagonisti di uno scandalo. A
settembre del 1993 Stefano Marenda, ex segretario generale dell'UNITALSI, e il fratello Pietro Paolo
Marenda, consulente dell'APSA, sono stati indagati a Torino per concorso in corruzione.  affiorata
una tangente di 250 milioni di lire emessa dall'impresa edile Gilardi per aggiudicarsi l'appalto di 40
miliardi nella costruzione di una sede dell'istituto torinese Galileo Ferraris; la tangente sarebbe finita
nella banca dell'APSA in un conto di Stefano Marenda. Interviene il cardinale Ugo Poletti, ex vicario
di Roma e presidente dell'UNITALSI, che esclude l'imbroglio "nel modo pi categorico", come si
legge su "La Stampa" del 12 settembre 1993, sottolineando che "l'UNITALSI in quegli anni non  mai
stata neppure sfiorata da simili sospetti". L'inchiesta sar archiviata perch, secondo quanto riporter
"La Stampa" dell'11 marzo 1994, "sul conto bancario depositato presso l'APSA del Vaticano non
passarono tangenti, ma soltanto regali del costruttore torinese Gilardi a privati, in relazione ad appalti
che interessavano la succursale romana della Gilardi".
I guadagni della Farmacia e dell'Annona
Nell'anno 1874 frate Eusebio Ludvig Fronmen, gi direttore della farmacia nell'ospedale San
Giovanni di Dio all'Isola Tiberina, d vita alla prima FARMACIA VATICANA su richiesta dell'allora
Segretario di Stato cardinale Giacomo Antonelli. Nel 1892 la comunit dei Fatebenefratelli si insedia in
forma stabile nella Citt del Vaticano e nel 1917 la farmacia  collocata nei pressi della Porta di S.
Anna, finch nel 1929, dopo i Patti Lateranensi, viene spostata in una sede pi consona, nel Palazzo del
Belvedere dove tutt'ora risiede.
La farmacia costituisce una notevole fonte di guadagno per le casse della Santa Sede, tenendo
presente che, secondo dati forniti dallo stesso Vaticano, ha un traffico di 2000 clienti al giorno; il che
vuol dire che  la farmacia pi frequentata al mondo. Arrivarci  semplicissimo, anche per chi non  un
cittadino o un impiegato vaticano. Basta entrare nella Citt del Vaticano, preferibilmente dall'Ingresso
di Sant'Anna su via di Porta Angelica, mostrare alla guardia svizzera di servizio una ricetta medica per
l'acquisto di uno o pi farmaci e presentarla insieme a un documento all'ufficio accettazione, e a un
modulo completo dei propri dati anagrafici. E questo per costituisce in qualche modo una illegalit,
dal momento che in Vaticano, a differenza delle farmacie italiane, sono accettate le ricette estere,
perch tali sono appunto quelle rilasciate a un cittadino italiano.
Il motivo che fa accorrere tante persone in questa farmacia  che tutti i medicinali in vendita
anche in Italia, come ha dichiarato peraltro l'attuale direttore Joseph Kattackal, "costano il 12% in
meno; per i prodotti da banco la differenza  del 20%; gli integratori, le vitamine e i prodotti dietetici
costano il 25% in meno". Inoltre diversi prodotti stranieri, pur in vendita in Italia, costano molto meno;
 il caso dell'aspirina statunitense, che in Italia costa 3 euro per 6 compresse, mentre in Vaticano 130
compresse costano 5 euro e 50 centesimi. L'orario oltretutto  comodo: 8,30-18,00 dal 1 settembre al
30 giugno; 8,30-15,00 dal 1 luglio al 31 agosto; ma tutti i sabati, 8,30-13,00. L'unico handicap  che
non sono in vendita preservativi, pillole anticoncezionali e quelle del giorno dopo.
Un'altra fonte di guadagno per il Vaticano sono i Magazzini Annonari, i Servizi Economici del
Governatorato, dove i prodotti vengono alleggeriti dell'imposta del 20% in vigore in Italia. Cos fino a
pochi anni fa migliaia di famiglie romane, il cui legame con lo Stato Pontificio era tutto da dimostrare,
avevano accesso a questo "paradiso dello shopping": tra le sette del mattino e mezzogiorno, per proprio
conto o su commissione, si facevano interminabili file muniti del "regolare tesserino" rilasciato dal
Governatorato. Dire che mezza Roma faceva la spesa in Vaticano non era poi tanto esagerato; nipoti di
cardinali defunti, cugini di persone un tempo impiegate in Curia, amici di monsignori riuscivano a
mettere le mani sul mitico tesserino. Finch vennero a galla tesserini fasulli e arrivarono drastiche le
restrizioni, cos che dal 1983 si impose un tesserino che cambiava colore ogni anno, diventando
inimitabile; fino all'adozione del tesserino elettronico, che ha reso vane le estreme turlupinature.
Eppure l'afflusso  sempre numeroso e le vendite nei magazzini sono sempre notevoli. Perch a
tutti gli impostori  rimasta la possibilit denominata "il pulmino dei religiosi", che si basa sul
commissionare l'acquisto di merce a titolo di amicizia a suore e sacerdoti amici, riuscendo a volte
addirittura ad accompagnarli;  l'ultima spiaggia dello shopping vaticano, sfruttato a quanto pare
costantemente, sebbene sia pur sempre un rischio. Vale la pena affrontarlo anche sotto Natale, dove si
pu contare sullo spirito d'amore di quei giorni santi, nei quali ogni "tesserato" pu acquistare fino a
dieci bottiglie di liquori vari, mentre per panettoni e pandori non c' limite.
Monete, medaglie e francobolli
Fior di conio, fior di francobolli, fior di quattrini. Il Vaticano  la Mecca dei collezionisti di
monete e medaglie, nonch di francobolli, ed  anche la Mecca di se stesso. Perch la vendita di certi
prodotti destinati non tanto all'uso pratico come mezzo di pagamento e affrancatura della posta, quanto
al collezionismo per la gioia di numismatici e filatelici, costituisce una notevole risorsa finanziaria per
la Santa Sede.
Tutto ha avuto inizio, naturalmente, nel 1930, quando uscirono anche le nuove monete
pontificie. Quella prima serie fu per la gioia esclusiva dei collezionisti e rest una rarit. Le monete
d'oro e d'argento avevano la stessa lega, le stesse dimensioni e l'identico valore nominale delle
corrispondenti italiane, come definito nella specifica convenzione monetaria tra la Citt del Vaticano e
il Regno d'Italia, il 2 agosto 1930. Quando la moneta pontificia torn a circolare nell'agosto del 1931
come mezzo di ordinario pagamento si rivel per inutile a questo scopo; oltretutto la lira vaticana, con
lo stesso valore dell'italiana, andava esclusivamente a rimorchio di questa. Di qui, peraltro, il
disinteresse che la Santa Sede aveva mostrato per l'emissione di carta moneta. Il potere d'acquisto
andava ricercato esclusivamente nel mercato dei collezionisti; e cos  stato. La Convenzione
Monetaria fu rinnovata tra il Vaticano e la Repubblica Italiana il 31 luglio 1962 e aggiornata il 1
maggio 2001 in riferimento al cambio della moneta dalla lira all'euro.
La Zecca italiana ha seguitato a coniare per la Citt del Vaticano le monete e, in base agli
accordi con l'Unione Europea, la Santa Sede  passata all'uso dell'euro contemporaneamente all'Italia,
anche se il Vaticano non  membro dell'Unione. Si  per arrivati a fissare i valori dei pezzi a un
massimo di otto, visto che ben pochi, e sempre meno, sono gli esemplari che finiscono nei
portamonete. Sono pezzi da 1, 2, 5, 10, 20, 50 centesimi e da 1 e 2 euro, destinati a restare perlopi
nelle custodie appositamente predisposte a conservare il fior di conio, in annuali serie complete. E
l'Unione Europea ha autorizzato l'APSA ad emettere 670.000 euro l'anno. L'emissione annuale viene
presentata al papa ufficialmente il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo. Pier Paolo Francini, capo
dell'ufficio filatelico e numismatico dello Stato della Citt del Vaticano, in un'intervista apparsa
sull'"Osservatore Romano" del 23 agosto 2008 ha dichiarato che annualmente si ha l'emissione di
monete per 1.074.000 euro, tra ordinarie e commemorative.
Identica finalit numismatica ha la gestione delle medaglie, che dal Cinquecento i papi hanno
fatto coniare annualmente, a commemorazione del loro pontificato e per qualche avvenimento
straordinario. Artisti insigni hanno lavorato all'incisione di medaglie pontificie fin dal XVI secolo; nel
Novecento, tra gli altri, Aurelio Mistruzzi per Pio XI e Giacomo Manz per Giovanni XXIII. In effetti
la numismatica pontificia, specialmente con le medaglie, esprime la sua arte; ma, a monte della tecnica
di lavorazione, c' un vero e proprio rito che scandisce i tempi di produzione. Si parte dalla scelta dello
scultore, fatta secondo il gusto del papa stesso, ma tra un numero di artisti gi selezionati dall'APSA.
Sempre il papa, comunque, provveder ad approvare il bozzetto definitivo e solo allora la medaglia
potr essere messa in lavorazione.
L'altra attivit indiscutibilmente redditizia  quella dei francobolli, una delle fonti del bilancio
del Governatorato, al quale fa capo il servizio delle Poste Vaticane dal 1964. Infatti, come per le
monete, se l'emissione dei francobolli dovesse rispondere esclusivamente all'uso degli stessi per la
corrispondenza, le Poste Vaticane potrebbero dichiarare fallimento. Anche qui c' il mercato dei
collezionisti, cos che la vendita dei francobolli rappresenta un'ulteriore speculazione. Dalla
costruzione dell'ufficio postale nella Citt del Vaticano, avvenuta nel 1964, le emissioni di francobolli
sono aumentate a un ritmo frenetico. E sempre secondo una dichiarazione di Pier Paolo Francini si 
arrivati a 200.000 copie di serie complete. Tutte le emissioni sono decretate da ordinanze pontificie,
che vengono pubblicate sugli Acta Apostolicae Sedis, vera e propria gazzetta ufficiale della Santa Sede.
Peraltro ordinanze e Acta sono affrancati e bollati "1 giorno", e anche questo costituisce oggetto di
collezionismo, strettamente collegato all'emissione stessa dei francobolli.
Lunghe file di acquirenti si formano davanti ai botteghini dell'Ufficio Filatelico e Numismatico
nel palazzo del Governatorato; ma si pu anche diventare uno dei 26.000 clienti ufficiali che
costituiscono l'apposito elenco di quanti hanno l'automatica prenotazione di acquisto di ogni nuova
emissione, Peraltro sono ben tre i punti vendita di monete e francobolli nella Citt del Vaticano: in
piazza Santa Marta, in piazza Pio XII e presso i Musei Vaticani. Ed esiste anche dal 2004 una vendita
di monete presso la basilica di San Paolo in via Ostiense 130.
Va evidenziata anche una curiosit. Ben 1.600.000 acquirenti appartengono a ordini religiosi ed
enti ecclesiastici, estreme frange della gerarchia ecclesiastica sparse in tutto il mondo, che rivendono a
loro volta quelle serie a filatelici, realizzando ulteriore profitto.  cos dimostrato che in pratica, con la
vendita di monete e francobolli,  la Chiesa, ovvero la Santa Sede, a guadagnare denaro, in barba agli
stessi collezionisti.
I mass-media
In Vaticano nascono per "mediare" le parole del papa, costituendo un ponte tra la Chiesa e la
gente, perch la voce del vicario di Cristo si diffonda in tutto il mondo. Il primo dei media utilizzato
dalla Santa Sede  il giornale "L'Osservatore Romano", qualificato come "quotidiano, politico,
religioso", redatto e stampato nella Citt del Vaticano dal 1929, anche se in effetti  nato fuori le mura
nel 1861. A fondarlo furono due profughi politici delle legazioni invase dalle truppe piemontesi,
rifugiatisi all'ombra del cupolone: l'avvocato forlivese Nicola Zanchini e il giornalista bolognese
Giuseppe Bastia, con l'assenso di Pio IX. I motti posti sotto la testata, Unicuique suum ("A ciascuno il
suo") e Non praevalebunt ("Non prevarranno"), non sono cambiati e costituiscono un messaggio
contro i nemici della Chiesa, una sorta di bandiera dell'autonomia del proprio Stato alla quale la Chiesa
di Roma non avrebbe mai rinunciato. Tanto che Leone XIII nel 1885 lo compr e ne fece il diretto
strumento mediatico della Santa Sede.
La sua sede  in via del Pellegrino dal 1929; a dirigerlo arriv, nel 1920, il conte Giuseppe
Dalla Torre di Sanguinetto, che vi rimase fino al 1960. Con questo direttore il giornale ha affrontato
senz'altro i periodi storici pi difficili della sua esistenza; il ventennio, la guerra e il dopoguerra. Fu un
raro esempio di espressione libera nel contesto di un'Italia giornalistica col bavaglio. Nel dopoguerra
affianc la DC e i sindacati cristiani, e questo gli cost un'etichetta che fin poi per non essere
cancellata. Non furono pochi infatti i momenti in cui certi interventi della Santa Sede, filtrati tra le
righe del quotidiano, significarono ingerenza nella politica interna dell'Italia; fu l'epoca dei comitati
civici, delle clamorose adunate dei "baschi verdi" ovvero i giovani cattolici, e le solenni udienze per
l'Anno Santo e l'Anno Mariano, connesso peraltro a un rinato "culto" del papa che culmin nella
canonizzazione di Pio X e nella beatificazione di Innocenzo XI.
L'avvento alla direzione di Raimondo Manzini, nel 1960, non ridusse certo le ingerenze
politiche e comunque defin, anche in pieno clima conciliare, una linea severa rispetto a certe aperture
che pure larga parte della Chiesa si augurava. Comunque, grazie a questo nuovo direttore, il giornale fu
trasformato: una veste tipografica pi moderna e un maggior numero di pagine; arrivarono inoltre le
edizioni settimanali in lingua inglese, francese, tedesca, spagnola e portoghese, fino a una edizione
mensile in lingua polacca, ovviamente voluta da Giovanni Paolo II. Parallelamente si  affermato anche
un vivo interesse per gli aspetti culturali che ha prodotto interessanti interventi su cinema, letteratura e
arte. Gli ultimi direttori, tutti nominati dal papa, hanno proseguito la linea dei predecessori; Valerio
Volpini dal 1978, Mario Agnes dal 1984 e Giovanni Maria Vian dal 2007. La redazione conta circa 40
redattori, ma le bozze vengono riviste in Segreteria di Stato prima di andare in stampa.
Peraltro i redattori e gli addetti alla tipografia vengono assunti, secondo esplicito contratto, in
base alla loro "virt, prudenza, scienza e debita esperienza", con tanto di esplicita formula di fede,
adesione e promessa. Questa la formula iniziale: "Credo in tutto quanto si contiene nella Parola rivelata
da Dio, conservata nella Scrittura e nella Tradizione, e che  stato proposto dal Magistero della Chiesa
cone verit da credere. Accetto anche tutte le cose che sono state proposte in modo definitivo dal
Magistero della Chiesa sulla fede e i costumi. Aderisco pure a quanto il Romano Pontefice e i vescovi
insegnano nell'esercizio del loro magistero autentico, anche se non in modo definitivo". Ad essa fa
seguito una sorta di giuramento: "Prometto che nel lavoro che mi verr affidato mi sforzer di mettere
a profitto la mia preparazione e le mie capacit personali e professionali, per eseguirlo con diligenza,
efficacia e fedelt, osservando nel suo compimento le norme generali e gli ordini particolari che mi
verranno comunicati dai miei Superiori, e promuovendo i veri e legittimi interessi della Sede
Apostolica e i buoni rapporti umani". Con la conclusione: "Prometto di osservare il segreto del mio
ufficio nella misura in cui questo venga richiesto dalla natura stessa del lavoro eseguito o dai miei
legittimi Superiori".
Nonostante questo attestato di fedelt e diligenza professionale, la vendita del giornale non 
eccezionale; in rapporto alle 100.000 copie stampate, comprendendo le tirature del giornale nelle varie
edizioni, si registra un venduto di circa 1000 copie in edicola e 8000 in abbonamento, mentre l'edizione
settimanale in inglese  distribuita in oltre 129 paesi. Ma quello che non ha prezzo  la notevole
diffusione del quotidiano nelle redazioni dei giornali, che contribuisce in maniera eccellente a mediare
la voce del Vaticano in seno all'informazione mondiale. Questo aspetto positivo non influisce
ovviamente sulla gestione amministrativa del giornale, che  annualmente in deficit, denunciato nel
bilancio annuale della Santa Sede in 15 milioni di euro, sia pure insieme al gettito altrettanto negativo
della Radio Vaticana.
A fianco del quotidiano esisteva un Ufficio Informazioni, che svolgeva il compito di anticipare
informazioni ai "giornalisti ammessi", i cosiddetti "vaticanisti". Questo organismo informativo  stato
sostituito nel 1966 dalla Sala Stampa della Santa Sede, istituita in realt come portavoce del Concilio
Vaticano II e quindi mantenuta come ufficio della Pontificia Commissione per le Comunicazioni
Sociali, finch nel 1986 Giovanni Paolo II lo ha reso autonomo sotto la gestione del giornalista Joaqun
Navarro-Valls, un affiliato dell'Opus Dei. Ma con l'avvento al papato di Benedetto XVI la Sala Stampa
 entrata in collegamento diretto con la Radio Vaticana, cos ora  gestita dal direttore dell'ente
radiofonico, il padre gesuita Federico Lombardi. E questa sala, la cui sede  nel palazzo dei Propilei, in
via della Conciliazione 54 (tel. 06.698921, fax 06.69892337, e-mail accreditamenti@press.va),  uno
strumento mediatico notevole, ascoltato in tutto il mondo, grazie ai circa 450 giornalisti accreditati in
modo permanente; senza contare che quotidianamente la Sala Stampa provvede ad amplificare la sua
voce attraverso la diffusione di un Bollettino. Inoltre grazie al Vatican Information Service (V.I.S.
-Servizio d'Informazione Vaticano) invia un resoconto giornaliero sull'attivit della Santa Sede in
lingua inglese, francese, spagnola e italiana per via e-mail, fax e Internet. Questo servizio  attivo tutto
l'anno, tranne il mese di agosto, e registra un enorme numero di abbonati; oltretutto l'abbonamento 
gratuito. Gli uffici del servizio si trovano sempre nel Palazzo dei Propilei, ma con ingresso in via dei
Corridori 32 (tel. 06.69892425, fax 06.69883053, e-mail vis@pressva-vis.va). La gestione di questo
ufficio rientra nell'amministrazione del quotidiano.
Altra attivit svolta dal quotidiano vaticano  un Servizio Fotografico che offre a chiunque
fotografie su carta e in digitale. ?Il sito Internet  www.photo.va. L'acquisto si effettua presso l'apposito
banco del Servizio Fotografico in via del Pellegrino, vicino all'ingresso di Sant'Anna (tel.
06.69884797, fax 06.69884998, e-mail photo@osrom.va), pagando i diritti per la pubblicazione. E
questa  una voce positiva per il quotidiano, che comunque influisce in minima parte sul bilancio
negativo generale.
A fronte de "L'Osservatore Romano"  in grande attivit la Tipografia Vaticana, che provvede
alla stampa del quotidiano, tanto da avere assunto dal 1991 la denominazione di "Tipografia
Vaticana-Editrice "L'Osservatore Romano"": oltretutto il sistema informatico del giornale  collegato
via rete con quello della tipografia, che ha sede in via della Tipografia (tel. 06.69883506, fax
06.69884570, e-mail dirgeam@tipografia.va).  gestita dai Salesiani, ha 220 dipendenti, di cui 7 sono
membri dell'amministrazione diretta dal ragionier Claudio Alpigiani, che  in grado di chiudere
annualmente il bilancio in positivo con un avanzo intorno a un milione di euro. Questo perch la
tipografia non stampa solo il giornale del Vaticano, ma pu contare su una media di 5000 commesse
annue. Commesse che sono relative a libri liturgici e Bibbie, libri d'arte della Biblioteca Apostolica
Vaticana e dei Musei Vaticani, oltre all'Annuario Pontificio, l'Annuario Statistico e gli Acta
Apostolicae Sedis.
Collegata a "L'Osservatore Romano", e non solo per il bilancio amministrativo denunciato
annualmente dalla Santa Sede, in una media di 15 milioni di euro, ma anche per il suo carattere
mediale,  la Radio Vaticana. Il 12 febbraio 1931 fu inaugurata da Pio XI con un discorso in latino
sulle note del motivo musicale Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat. Il primo trasmettitore
fu installato da Guglielmo Marconi nei giardini di fronte all'antica torre medievale, gi dpendance di
Leone XIII e successivamente sede della Specola. Esiste ancora quell'emittente, ma l'esiguit del
territorio circostante ha permesso di sviluppare solo nella Citt del Vaticano l'indispensabile rete di
antenne.
Cos la Santa Sede ha acquistato un terreno di 400 ettari a 18 km da Roma, sulla strada verso
Bracciano, a Santa Maria di Galeria, dove ha costruito nel 1955 un grande centro di radiodiffusione con
diversi trasmettitori; lo domina una grande croce di 90 m insieme a una statua dell'Arcangelo Gabriele,
patrono delle trasmissioni radiofoniche, e gode della extraterritorialit. E cos Radio Vaticana  arrivata
a disporre di cinque reti di diffusione terrestre, satellitare e telematica, che le permettono di essere
trasmessa in 40 lingue per circa 438 ore settimanali. Tutto questo peraltro a scapito degli abitanti del
territorio circostante Santa Maria di Galeria, che hanno reagito con una serie di procedimenti giudiziari
contro le potenti onde elettromagnetiche, fonte di tumori e altre malattie.
Il processo  ancora in atto e la salute umana  ancora in pericolo, con specifiche accuse nei
confronti di Pasquale Borgomeo, direttore della Radio Vaticana fino al 2005, e del cardinale Roberto
Tucci, presidente della Radio Vaticana, assolti dalla corte di Appello di Roma nel 2007 dall'accusa di
"getto pericoloso di cose"; la sentenza  stata per annullata dalla Cassazione il 12 febbraio 2010 e,
anche se nel frattempo Borgomeo  morto a luglio del 2009, il processo avr un seguito. Intanto per la
Santa Sede ha annunciato che intende creare a Santa Maria di Galeria, a fronte delle mortali antenne,
una grande centrale solare. Attraverso l'energia prodotta dai pannelli che saranno stesi su buona parte
dei 300 ettari "extraterritoriali" Santa Maria di Galeria potrebbe diventare il segno pi evidente della
"opzione verde" del Vaticano. Perch si compenserebbero in tre o al massimo cinque anni le oltre
91.000 tonnellate di anidride carbonica annualmente rilasciate dalle antenne.
Ma sempre in fatto di antenne la battaglia contro la Santa Sede si  rinnovata all'interno di
Roma negli impianti di Monte Mario, per le quali per la cittadinanza romana ha avuto partita vinta,
anche se lo spostamento delle antenne su Monte Cavo ha finito per rinnovare il pericolo di morte.
A fronte di questa opera di inquinamento mortale, con l'ampliamento delle stazioni si  dovuto
pensare anche a una pi razionale collocazione degli uffici, che sono stati disposti nel palazzo Pio della
romana piazza Pia, mentre nell'originaria sede  rimasta la direzione generale dei Gesuiti guidata da
padre Federico Lombardi. Ma vi  stato allestito anche un Museo Storico con un centinaio di oggetti
d'epoca, tra microfoni, registratori e ricevitori, nonch fotografie e filmati d'epoca che ripercorrono la
storia radiofonica del Vaticano.
Attualmente alla Radio Vaticana lavorano circa quattrocento persone di sessanta nazionalit
diverse, un numero eccessivo che ha portato infatti l'emittente ad una serie di bilanci in rosso collegati,
come gi indicato, nella gestione altrettanto negativa de "L'Osservatore Romano". Cos, dal mese di
luglio 2009, la radio ha introdotto nelle proprie trasmissioni, per la prima volta, la pubblicit; il primo
inserzionista  stato l'ENEL. Si tratta di 300 passaggi divisi nelle fasce orarie "pi appropriate", ma
che, secondo una dichiarazione di padre Federico Lombardi, direttore della Radio Vaticana, "non
interromperanno mai le trasmissioni". L'ENEL verser al Vaticano "qualche decina di migliaia di
euro" e gli introiti "che nell'arco di un anno potrebbero crescere fino a 100-200 mila euro", ha
ipotizzato sempre padre Lombardi, si sommeranno al bilancio annuale della radio pari a 20 milioni di
euro.
Peraltro accanto alla sezione istituzionale di Radio Vaticana  in funzione One-O-Five Live, che
 trasmessa a Roma su 105 FM e in tutto il mondo via satellite e Internet, in un formato
plurilinguistico. E ancora, dal 1983, si  imposto l'altro organismo mediatico del CTV, ovvero il
Centro Televisivo Vaticano, diventato dal novembre 1996 un organismo fondamentale per la Santa
Sede. Lo scopo  ovviamente quello di diffondere il ministero pastorale del papa e le attivit della Sede
Apostolica, attraverso trasmissioni in diretta e di archivio. E il riferimento  all'Angelus, alle Udienze
Generali e alle uscite del Santo Padre in Italia e nel mondo.
Su richiesta delle varie reti televisive del mondo, il CTV pu collegarsi via satellite per inoltrare
il segnale in tutti i continenti; in via sperimentale, l'Angelus viene trasmesso su Intelsat direttamente
dal Vaticano verso l'America ogni domenica. La trasmissione  comunque affidata a reti televisive
cattoliche come Telepace, diretta da Maria Antonietta Calabr, e Radio Maria, diretta da Livio
Fanzaga; quest'ultima, come emittente nazionale, con la legge finanziaria del 2005 ha avuto lo
stanziamento di 1 milione di euro per il potenziamento e dal 2006 riceve le sovvenzioni attraverso il
canale del 5 per mille.
Il CTV, che ha sede nella Citt del Vaticano, in via del Pellegrino, gestisce una Videoteca di
oltre 10.000 cassette con circa 4000 ore di registrazioni delle immagini del pontificato di Giovanni
Paolo II, una documentazione esauriente a partire dal 1984; vi attingono emittenti televisive e
produttori di documentari di tutto il mondo. L'emittente trasmette il magazine settimanale Octava Dies,
ritrasmesso non solo dalle reti cattoliche, ma anche dall'agenzia internazionale Associated Press
Television News. Tutto questo  gestito da un consiglio di amministrazione di 11 membri presieduto
dall'arcivescovo Claudio Maria Valli, 3 Revisori dei Conti, 1 segretario amministrativo e 4 addetti di
ammnistrazione; il direttore generale  padre Federico Lombardi. E il bilancio  positivo con un gettito
annuale medio di 500.000 euro, denunciato annualmente nei Bilanci consultivi consolidati (v.).
Alla base dei servizi mediatici del Vaticano vi  peraltro l'Ufficio Internet, che fa capo al sito
www.vatican.va e a www.vaticanstate.va, specifico del Governatorato, con ben cinque webcam rivolte
a piazza San Pietro, alla basilica, alla cupola, alla tomba di Giovanni Paolo II e al palazzo del
Governatorato. Il primo sito  oltretutto leggibile in sei lingue ed  ricco di ben 60.000 documenti.
L'ufficio, che ha sede in via della Conciliazione 1 (tel. 06.69893111, fax 06.69885020, e-mail
ufficio-interner@net.va),  diretto dal padre Fernando Vergez, membro dei Legionari di Cristo, con 13
aiutanti e dipende direttamente dall'APSA. Ai tre computer ai quali fa capo il sito sono stati assegnati i
nomi degli arcangeli Raffaele, Michele e Gabriele, rispettivamente addetti all'immagazzinamento di
testi e immagini dei Musei Vaticani e tracce audio della Radio Vaticana, a proteggere il sistema dagli
hackers e alla comunicazione con l'esterno. Inoltre, l'ufficio sovrintende all'intranet, ovvero al
collegamento telematico dei vari uffici del Vaticano. Il traffico quotidiano di e-mail  nell'ordine di
350.000, mentre i contatti quotidiani con il sito arrivano a 130 milioni.
Il centro principale dei mass-media, per la sua capacit di assicurare al Vaticano notevoli
entrate finanziarie,  la Libreria Editrice Vaticana (LEV).  la casa editrice ufficiale della Santa Sede,
con sede in via della Posta, all'interno della Citt del Vaticano (tel. 06.69883532, fax 06.69884716,
e-mail segreteria.lev@lev.va, sito Internet www.libreriaeditricevaticana.com), e ad essa fa capo la
Libreria internazionale Giovanni Paolo II, che  in piazza San Pietro, presso il Braccio di Carlo Magno
(e-mail libreriainternazionale@lev.va). A questa casa editrice fanno capo titoli in venti lingue, nonch
testi liturgici per le Chiese di rito orientale, e undici pubblicazioni periodiche: "Insegnamenti del
Pontefice regnante", "Acta Apostolicae Sedis", "Notitiae", "Communicationes", "Seminarium",
"Annuario Pontificio", "L'Attivit della Santa Sede", "Annuarium Statisticum Ecclesiae", "Latinitas",
"Quaderni dello Studio Rotale" e "Path".
La sua istituzione risale a poco dopo l'invenzione della stampa a caratteri mobili, nel 1587, ad
opera di Sisto V, sotto le vesti di "Stamperia Vaticana", antesignana dell'attuale Tipografia Vaticana;
ma la qualifica editoriale si ha nel 1926 grazie a Pio XI, come produzione della Tipografia, dalla quale
viene separata. Secondo uno statuto emesso nel 1991 dalla Segreteria di Stato, la Libreria Editrice
Vaticana "ha come scopo fondamentale l'attivit editoriale concernente la pubblicazione degli atti e
documenti del Sommo Pontefice e della Santa Sede", estendendo "la propria attivit a pubblicazioni
attinenti alla diffusione della dottrina, della liturgia e della cultura cattolica". Ed  per questo che la
LEV amministra e provvede anche alla distribuzione degli undici periodici sopra indicati.
Un decisivo progresso nella produzione della casa editrice si  avuto con il pontificato di
Giovanni Paolo II. Fin dall'inizio la Libreria Editrice Vaticana si  assunta il compito di gestire gli
scritti del cardinale Karol Wojtyla le cui opere, fuori della Polonia, erano poco note. Cos, nel
trascorrere di pochi anni, la LEV si  ritrovata al centro di richieste provenienti da tutto il mondo per
ottenere i permessi di pubblicare sia i titoli di Wojtyla cardinale (di poesia e religione) sia di Wojtyla
papa. E il successo  stato tale, che la casa editrice  divenuta famosa a livello internazionale, e il suo
fatturato  aumentato in maniera esponenziale. E a fronte di questo boom editoriale si  dovuti ricorrere
alla creazione di una "Commissione per gli scritti di Karol Wojtyla", ma dal 2000 la responsabilit 
stata poi acquisita interamente dalla LEV, con consulenti della Segreteria di Stato.
Basta ricordare, per evidenziare il successo delle opere di Giovanni Paolo II, il numero di
traduzioni di alcuni titoli: dalle 20 di antologie di testi filosofici alle 26 di Amore e responsabilit, dalle
14 di Persona e Atto alle 13 di Segno di contraddizione. Quindi il successo ancora vivo ai nostri giorni
di libri come La bottega dell'orefice, Varcare le soglie della speranza, datato 1994 ed edito da
Mondadori, e Alzatevi, andiamo! (2004, Mondadori) e l'ultima opera, uscita un mese prima della morte
del Santo Padre, Fratello del nostro Dio, tradotto in 11 lingue, con numerose richieste per film e
rappresentazioni teatrali.
E poi sono arrivati i libri del cardinale Ratzinger, ovvero di papa Benedetto XVI, in
corrispettivo al decreto del Segretario di Stato, il cardinale Angelo Sodano, che ha ufficializzato
l'affidamento alla casa editrice di tutti i diritti d'autore sui testi del papa e delle pubblicazioni della
Santa Sede. Nel dicembre del 2005, la gestione dei diritti d'autore di Benedetto XVI ha impegnato la
LEV in un confronto durato ben tre giorni con le pi importanti case editrici italiane ed internazionali
che, nel corso degli anni, avevano pubblicato i testi del cardinale Ratzinger. Si trattava di 133 libri tra
monografie, antologie e commenti, due scritti con Karl Rahner, tre rispettivamente con H. Rossmann,
con J. Auer e Marcello Pera, nonch uno in forma di intervista di Vittorio Messori. I libri erano stati
pubblicati da Rizzoli, Mondadori, Marsilio, Queriniana, Ed. San Paolo, Scheiwiller. E ancora, 3
encicliche, 1 Esortazione apostolica, 9 Motu proprio e 6 Costituzioni apostoliche. Benedetto XVI ha
affidato alla LEV il compito di gestire i diritti d'autore dei suoi scritti e documenti e amministrare i
diritti delle opere pubblicate prima di diventare papa, "senza pregiudizio dei diritti acquisiti da terzi in
forza di contratti gi conclusi con l'autore".
Si tratta di "incassi notevoli per la LEV e la Santa Sede", come segnala Orazio La Rocca su "la
Repubblica" del 6 giugno 2008, e "basti pensare che il suo ultimo libro, Ges di Nazaret" pubblicato
dalla Rizzoli, con la partecipazione della LEV al 20%, "finora ha venduto in tutto il mondo oltre
2.500.000 di copie. Vendite da primato anche per le sue encicliche, la Deus caritas est con oltre
1.600.000 copie vendute, e la Spe salvi finora arrivata intorno a 1.400.000 copie". E ancora, "da
quando Benedetto XVI  stato eletto, i diritti maturati dai suoi libri ammontano ad oltre 2 milioni di
euro".
Un fiume di denaro, tanto che  stata istituita a Monaco di Baviera una Fondazione Ratzinger,
che si prefigge "l'attenzione alle opere di carit, gli aiuti ai poveri e la vicinanza ai giovani studenti
bisognosi con borse di studio" (v. il paragrafo Le fondazioni). L'ultimo libro di Benedetto XVI, uscito
a gennaio 2010,  I Maestri. Padri e Scrittori del Medioevo, edito dalla Libreria Editrice Vaticana; sar
un altro successo e altro denaro da gestire da parte degli 8 addetti all'amministrazione della casa
editrice vaticana guidata da monsignor Giuseppe Antonio Scotti. Si tratta di superare la quota di
1.600.000 euro del 2007, che dovrebbe essere stata registrata anche nel 2008, sebbene non sia stata
specificamente indicata in riferimento all'attivit mediatica nel Comunicato del Bilancio Consuntivo
Consolidato del 4 luglio 2009.
I soldi e le propriet della CEI
A fronte delle istituzioni inserite direttamente nel contesto della struttura
economico-amministrativa del Vaticano si distinguono per una autonoma gestione le Conferenze
episcopali. Nel mondo se ne contano 114, costituite dai vescovi che, secondo una definizione
dell'Annuario Pontificio, "scelti nelle diverse regioni del mondo, si riuniscono in tempi determinati per
favorire una stretta unione tra il Romano Pontefice e i vescovi stessi, e per prestare aiuto con il loro
consiglio al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell'incremento della fede e dei costumi,
nell'osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica ed inoltre per studiare i problemi
riguardanti l'attivit della Chiesa nel mondo". I vescovi presiedono le singole diocesi, della quale
devono rendere conto alla propria conferenza episcopale; questa resta autonoma rispetto al Vaticano,
anche se le risorse finanziarie derivanti da multiformi attivit mediatiche e apostoliche della loro
Conferenza e dalle singole parrocchie indirettamente finiscono per incrementare l'economia vaticana.
Al 31 dicembre 2009 i vescovi sono 4882 in ragione di 113 Conferenze episcopali; tra di esse quella
pi direttamente collegata alla Santa Sede  la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), nata nel 1952,
l'unica il cui presidente  nominato direttamente dal papa, attualmente nella persona del cardinale
Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova.
La presidenza della CEI  a Roma in via Aurelia 468, mentre uffici e servizi pastorali sono alla
circonvallazione Aurelia 50, ambedue al centro del complesso territoriale di fronte al quartiere Aurelio
e alla zona di Boccea. La CEI detiene anche il centro di produzione televisivo nazionale Sat2000, sorto
nel 1998, in via Aurelia 796; qui vi sono la redazione, gli uffici di produzione e gli studi televisivi. La
CEI ha anche un suo giornale, "L'Avvenire", fondato nel 1968 per volont di Paolo VI, e ha sede a
Milano; la CEI in un documento del 3 novembre 1967 si  assunta il compito di diffondere il giornale
nelle diocesi, riservandosi il diritto di controllarne la linea editoriale, "pur riconoscendo l'opportuna
libert di determinazione della Direzione nei singoli atti e considerando il giornale come uno strumento
di comunicazione sociale "aperta", e attento al segno dei tempi". Il direttore Dino Boffo si  dimesso il
3 settembre 2009 in seguito a un articolo apparso su "il Giornale", nel quale si denuncia che Boffo ha
patteggiato un atto di molestie nei confronti della moglie di un suo conoscente, pagando 516 euro, e
viene qualificato come "noto omosessuale attenzionato dalle forze dell'ordine". Gli  succeduto nella
direzione Marco Tarquinio. Peraltro il 4 dicembre 2009 "il Giornale" dichiara che la notizia su Boffo 
"infondata", essendosi basata probabilmente su "voci" sorte in seguito a beghe tra il segretario di Stato
Tarcisio Bertone e il preseidente della CEI Angelo Bagnasco. Ma ormai il danno  fatto.
La CEI ha una sua agenzia di stampa all'insegna di Comunicazione e Promozione, della quale 
responsabile Silvia Berri (tel. 02.21006.231-207; fax 02.21006.210, e-mail
relazioniesterne@ceiweb.it). Fino al 2007 l'agenzia pubblicava il periodico "CEInforma", sostituito
dal gennaio 2008 da "CEI Magazine", con scadenza mensile.  qualificato come "rivista interattiva"
che "offre all'utente la possibilit di interagire con la CEI attraverso l'utilizzo di finestre e link
collegati al portale ceimagazineceiweb.it".
Alla CEI fa capo anche la Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC), la cui sede  in via
Aurelia 468, ovvero nel grande comprensorio edilizio della Conferenza Episcopale Italiana. Nata nel
1966,  il punto di riferimento di 155 settimanali diocesani diffusi su gran parte del territorio nazionale;
le copie diffuse sono un milione a settimana, secondo i dati presenti sul sito della federazione, che 
gestito dalla CONSIS (Consorzio Nazionale Servizi Informazioni Settimanali), insediato nello stesso
edificio (e-mail infofiscconsis.it). Questo consorzio, il cui consiglo di amministrazione  diretto da
monsignor Vincenzo Tosello, cura la raccolta della pubblicit e la consulenza amministrativa, legale e
fiscale dei settimanali aderenti alla FISC, come precisa nel suo sito, "senza scopo di lucro". Mentre
scopo dichiarato della FISC, diretta da don Giorgio Zucchelli,  "raccogliere l'eredit culturale, sociale
ed ecclesiale della stampa diocesana cattolica, quale si  sviluppata a partire dall'Ottocento, nel solco
del movimento cattolico italiano e alla luce dell'enciclica Rerum Novarum di papa Leone XIII". La
federazione organizza congressi per una operazione di confronto sulle problematiche del giornalismo e
dei mezzi d'informazione (tel. 06.6638491, fax 06.6640339).
Per iniziativa della FISC  nata nel 1988 l'agenzia SIR, ovvero il Servizio Informazione
Religiosa, insediato nello stesso complesso edilizio della CEI in via Aurelia 468. Il direttore  Paolo
Bustaffa. L'agenzia fin dalla nascita ha diffuso una pubblicazione settimanale, divenuta dal 1989
bisettimanale, poi  stata trasmessa per posta elettronica e oggi  diventata un vero e proprio sito
Internet, sir@agensir.it. Nel 2001  poi iniziata, d'intesa con il Consiglio delle Conferenze Episcopali
Europee, la pubblicazione di "SIR Europa", bisettimanale d'informazione europea; trasmesso on line
(con accesso free) in italiano e inglese, lavora in sinergia con altri media cattolici eruopei.
Il SIR prevede una formula di abbonamento del costo di 150 euro, che permette di accedere al
servizio fotografico (Photonews) e a SIR Italia. Per i settimanali l'abbonamento, del costo di 350 euro,
permette di accedere a tutti i servizi fotografici e infografici. Il pagamento pu avvenire tramite
versamento su conto corrente postale c/c postale n. 38581005 intestato a SIR S.p.a. - Via Aurelia, 468 -
00165 Roma o con bonifico bancario Banca Prossima-Gruppo Intesa Sanpaolo Via Gregorio VII, 127-
00165 Roma - RM IBAN IT 92 F 03359 01600 1000 0000 4690 SWIFT B C I T I T M X intestato a SIR
S.p.a. - Via Aurelia, 468 - 00165 Roma.
Alla CEI fanno capo inoltre l'Ufficio Nazionale per l'Educazione, che sovrintende alle scuole
paritarie della Santa Sede, del quale  segretario monsignor Bruno Stenco, e l'Ufficio Pastorale
Assistenza Sociale dell'Ispettorato dei Cappellani delle Carceri, che fa capo al Dipartimento
dell'Amministrazione Penitenziale del Dipartimento della Giustizia Minorile dello Stato italiano, del
quale fanno parte 5 cappellani e un ispettore, eletti su proposta dell'autorit ecclesiastica e stipendiati
dallo Stato italiano; l'ispettore attuale  monsignor Giorgio Caniato. L'ispettorato cura il periodico "La
pastorale del Penitenziario", diretto da monsignor Giuseppe Scotti.
Alla CEI fanno capo i sacerdoti insegnanti di religione nelle scuole statali; vengono designati
dal vescovo e assunti dallo Stato italiano in base alla legge 186 del 2003, diventando cos dipendenti
statali con stato giuridico e trattamento economico equivalente agli altri insegnanti laici della scuola
italiana. Dalla CEI dipendono anche gli Assistenti Religiosi Ospedalieri, ecclesiastici assunti come
assistenti dalle strutture ospedaliere dello Stato italiano per la cura religiosa dei ricoverati.
L'assunzione  basata su una intesa tra i presidenti delle Regioni e delle Conferenze Episcopali, e gli
assistenti sono stipendiati dalla regione di pertinenza; hanno a propria disposizione nell'ospedale gli
spazi per le funzioni di culto, l'alloggio, il corredo religioso. "Al personale di assistenza religiosa si
applicano le norme contrattuali vigenti in materia sul territorio regionale". "Agli assistenti in rapporto
di convenzione", secondo l'articolo 8 della legge regionale n. 13 della Regione Sardegna del 15 aprile
1997, in funzione in tutte le regioni, " assicurato un compenso proporzionale allo stipendio lordo della
categoria di appartenenza degli assistenti in posizione di ruolo, comprensivo dell'indennit integrativa
speciale e delle altre voci contrattuali fisse e continuative, nonch la tredicesima mensilit, calcolata
secondo i medesimi criteri".
Nella CEI  insediato anche l'Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero, l'ufficio
amministrativo che provvede all'assegnazione dello stipendio del clero; il consiglio di amministrazione
 presieduto da monsignor Luigino Trivero, mentre il presidente dei revisori dei conti  monsignor
Giampietro Fasani e il direttore generale  il dottor Cesare Testa. L'istituto dipende dalla CEI, presso la
quale risiede (a Roma in via Aurelia 796), e si dirama nei singoli istituti di ogni diocesi. Provvede allo
stipendio di vescovi e sacerdoti, che  uguale per tutti a seconda degli anni di anzianit, integrando con
i fondi dell'8 per mille la somma che ogni istituto diocesano ricava dai benefici parrocchiali. La somma
base  di 833,03 euro mensili, con scatti di anzianit ogni cinque anni; i vescovi hanno uno stipendio
mensile che si aggira sui 3000 euro.
La CEI ha una propria stazione televisiva, in funzione dal 1998 con il nome di Sat2000, nome
riferito al fatto che la trasmissione era esclusivamente via satellite, grazie al canale preso in affitto dalla
RAI alla irrisoria cifra di 1 miliardo e 200 milioni di lire nel 1998, presumibilmente aumentato fino ad
oggi anche in relazione al subentro dell'euro. Ad ottobre 2009 il nome  cambiato in TV2000; e ora,
grazie alle nuove tecnologie, la televisione della CEI trasmette in Europa, parte dell'Africa, Asia e
Medio Oriente 24 ore su 24.
La sede principale di TV2000 si trova a Roma in via Aurelia 468, ma vi  anche una redazione a
Milano; il direttore responsabile delle testate giornalistiche  Stefano De Martis, 48 anni, gi direttore
di Videomusic. TV2000 pu contare su un ricco apporto di pubblicit commerciale, gestita dalla
SIPRA, nonch sulle numerose "comunicazioni sociali" delle associazioni umanitarie, anche se
qualificate "senza fini di lucro".
La CEI dispone inoltre di un notevole patrimonio immobiliare costituito da edifici con finalit
alberghiera e sanitaria, tutti con almeno una cappella, se non addirittura una chiesa, a salvaguardia
dell'etichetta "senza fini di lucro" e del relativo pagamento dell'ICI. Emblematico  il GRAND
HOTEL PALAZZO CARPEGNA che, come correttamente viene pubblicizzato anche su Internet, "
immerso nell'affascinante cornice del parco di Villa Carpegna", che  in realt propriet comunale, "a
pochi minuti dal Vaticano e dal centro di Roma. L'albergo  nato negli anni Cinquanta come casa di
accoglienza religiosa all'insegna di Domus Mariae e nel 2002  diventato un residence a 4 stelle. Lo
caratterizzano il bellissimo chiostro e l'imponente chiesa a tre navate al suo interno che completano la
cornice romantica di quest'albergo fuori dal comune. L'albergo dispone di 2 ristoranti che propongono
cucina italiana tradizionale di ottima qualit ed un'accurata scelta di vini d. o. c., ed  fornito di
un'ampia Sala Congressi ben attrezzata ed equipaggiata delle migliori tecnologie. L'albergo dispone di
200 camere incluso Classic, Superior e 8 Junior Suite con tutti i comfort e finemente arredate"; i prezzi,
ovviamente, non sono segnalati, a parte un'indicazione vaga che recita "a partire da 178 euro". Inutile
dire che "l'imponente chiesa a tre navate al suo interno" mette l'albergo al sicuro dal pagamento
dell'ICI, essendo evidentemente "senza fini di lucro".
Alla CEI fanno capo tutte le chiese d'Italia di diversi ordini religiosi, a cominciare da quelle
esistenti in Roma, la maggior parte delle quali sono parrocchie, ciascuna con una propria
amministrazione legata alle offerte e donazioni dei fedeli per le famiglie disagiate, ai matrimoni, ai
funerali e alle celebrazioni delle messe per i defunti, alla vendita di pubblicazioni e oggetti religiosi e
l'eventuale lavoro extraparrocchiale dei sacerdoti come insegnanti di religione, assistenti religiosi di
ospedali e dell'esercito. La parrocchia  gestita dal parroco, che deve render conto del suo operato al
vescovo della propria diocesi ovvero alla CEI. Qualora si registri un disavanzo, il parroco si vedr
assegnato l'incremento delle finanze con i sussidi dell'8 per mille relativo anche allo stipendio dei
sacerdoti, che non siano per impegnati nell'insegnamento nelle scuole statali, negli ospedali o
nell'esercito come assistenti religiosi. E per questi sacerdoti  in funzione presso la CEI l'Istituto
Centrale Sostentamento Clero, con singole sedi diocesane, per il quale vengono richieste offerte ai
fedeli nelle parrocchie.
Le offerte nelle chiese
La raccolta delle offerte nelle chiese  gestita dai parroci e fa capo a una precisa ordinanza della
CEI, e non va confusa con le offerte raccolte per la congregazione della Evangelizzazione dei Popoli in
sei specifiche giornate (v. il capitolo L'amministrazione missionaria). L'attivit  chiaramente definita
nella delibera n. 59 del 3 settembre 1993, intitolata Norme circa la raccolta di offerte per necessit
particolari, articolata in cinque punti, che  stata pubblicata nel "Notiziario della Conferenza
Episcopale Italiana" n. 8 del 1993.
1) Ferme restando le collette stabilite dalla Santa Sede per le necessit della Chiesa universale,
le collette a carattere nazionale sono indette dall'Assemblea Generale dei Vescovi o, in caso di
urgenze, dalla Presidenza della Conferenza Episcopale.
2) Nelle giornate destinate per le collette a carattere universale o nazionale le somme in denaro
raccolte nelle chiese, sia parrocchiali sia non parrocchiali, e negli oratori, compresi quelli dei membri
degli istituti di vita consacrata e delle societ di vita apostolica, sono destinate alla finalit stabilita.
Quando la colletta  a carattere nazionale la chiesa o l'oratorio possono trattenere, purch se ne dia
avviso ai fedeli, una somma pari, di norma, alla raccolta effettuata in una domenica ordinaria.
3) Nelle giornate dedicate alla sensibilizzazione su particolari problemi a carattere universale o
nazionale, indette dagli organi di cui al n. 1, non si fa nessuna colletta specifica.
4) Ciascun Vescovo e le Conferenze Episcopali Regionali possono indire collette per iniziative
che interessano la Diocesi o tutta la Regione ecclesiastica. I Vescovi per la propria Diocesi, le
Conferenze Episcopali Regionali per ciascuna Regione ecclesiastica stabiliscono, sulle offerte raccolte,
la parte da destinarsi alle necessit della parrocchia o della chiesa o dell'oratorio.
4.1) Tutte le richieste di denaro e le pubbliche sottoscrizioni promosse da persone private, sia
fisiche che giuridiche, chierici, membri degli istituti di vita consacrata e delle societ di vita apostolica,
associazioni, gruppi, movimenti, comitati, per scopi pii o caritativi, richiedono il permesso scritto del
proprio Ordinario e di quello del luogo in cui si effettua la raccolta. Si richiede inoltre il permesso
scritto: - della Conferenza Episcopale Regionale, se la raccolta si effettua in pi diocesi della stessa
regione ecclesiastica; - della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, sentito il parere del
Consiglio Episcopale Permanente, se la raccolta  a carattere nazionale. I religiosi mendicanti,
nell'esercizio del diritto che solo ad essi  riconosciuto dal can. 1265, par. 1, sono tenuti, al di fuori
della diocesi del domicilio, a chiedere licenza scritta all'Ordinario del luogo in cui effettuano la questua
e ad osservarne le disposizioni.
4.2) Spetta al Vescovo diocesano vigilare sul retto e decoroso esercizio di ogni raccolta di
denaro da chiunque effettuata".
La delibera mette in evidenza il rigore con cui la raccolta va compiuta e gli scopi pii o
caritatevoli che la guidano.  il caso ultimo del terremoto ad Haiti, che ha visto i fedeli impegnati in
una specifica missione promossa appunto dalla CEI, anche se va segnalato che l'arcivescovado di
Milano si  distinto, come altre volte, in una donazione personale dalle proprie casse e in particolare da
quelle del cardinale Tettamanzi, ancor prima di richiedere la raccolta delle offerte dei fedeli.
Ma va segnalato l'uso improprio che di certe offerte  stato recentemente fatto da parte della
CEI in relazione a un "Prestito della Speranza" per le famiglie in difficolt. Grazie a una colletta
nazionale indetta domenica 31 maggio 2009 in tutte le chiese d'Italia, la CEI ha raccolto 30 milioni di
euro e ha progettato di depositarli presso Banca Intesa, che si  detta pronta a integrare la somma con
altri 270 milioni in forma di prestito, raggiungendo cos la somma di 300 milioni. Cos a settembre del
2009 ha preso il via il prestito illustrato il 14 luglio 2009 dal segretario della CEI monsignor Mariano
Crociata e dall'amministratore delegato della banca Corrado Passera in una conferenza stampa;
consiste nell'assegnazione di un contributo massimo di 500 euro mensili per un anno, con un totale di
6000 euro, che la famiglia beneficiaria dovr restituire a un tasso d'interesse che non sar superiore al
4,5%. L'operazione di carit diventa un'operazione di usura compiuta su quei 30 milioni raccolti nelle
chiese, che non sono della CEI, ma frutto di offerte devolute a famiglie indigenti e che come tali
dovrebbero essere assegnati gratuitamente e non prestati per essere oggetto di restituzione. Mentre 
logico che Banca Intesa rientri della somma messa in circolazione, la CEI non dovrebbe riavere
indietro neanche un euro:  un'operazione indegna dello spirito di carit che dovrebbe animare
l'iniziativa.
La CEI inoltre sollecita annualmente nelle parrocchie anche le offerte per i sacerdoti senza
stipendio, sovvenzionati in verit con le quote dell'8 per mille che per, come indicato in un dpliant
distribuito nelle parrocchie all'insegna di Aiuta tutti i sacerdoti, "non bastano". E per questo "si deve
ricorrere alle Offerte per il sostentamento". Per le quali viene precisato che "vengono distribuite tra
tutti i sacerdoti, specialmente quelli che ne hanno pi bisogno. In questo modo tutti i sacerdoti, anche
quelli delle comunit pi piccole e povere, potranno contare su una distribuzione equa delle offerte. E,
quindi, sulla generosit di tutti". Al foglio sono allegate "le informazioni sulle modalit di
partecipazione": versamento sul conto corrente postale; tramite carta di credito con il numero verde
800.825000; versamento in banca a favore dell'Istituto Centrale Sostentamento Clero-Erogazioni
Liberali; versamento direttamente presso la sede dell'istituto in Via Aurelia, 796, 00165 Roma. Peraltro
il dpliant fa presente al donatore che le offerte sono "un sostegno a molti per il bene di tutti", e
oltretutto "facendo un'offerta riceverai gratuitamente "Sovvenire", il periodico che ti informa sulla
destinazione dei fondi raccolti e sulle attivit della Chiesa Cattolica in Italia e nel mondo".
A fronte di questa raccolta ogni parrocchia ha istituito un Fondo Mensile con il quale
provvedere alle spese di gestione della chiesa e del personale addetto, sebbene anche queste dovrebbero
essere coperte dalle quote dell'8 per mille, che evidentemente pure in questo caso "non bastano". La
raccolta avviene durante la celebrazione della Messa domenicale e, in genere, il fedele trova sul banco
una busta nella quale mettere il denaro; non pu ignorarla o dimenticare di riempirla. Accade che dal
pulpito, come constatato nella parrocchia romana San Pio V, il sacerdote lo ricordi dopo la
celebrazione della Comunione profanando oltretutto con la sua voce il silenzioso raccoglimento del
fedele in preghiera.
Il mercimonio di matrimoni e funerali
Il sacramento del matrimonio, a parte i frutti di un suo annullamento, al pari dei sacramenti
dell'Eucarestia o dell'Estrema Unzione, non dovrebbe essere impartito a pagamento, come invece
avviene regolarmente per gli sposi;  una tassa che non si pu evitare. Si tratta di pagare l'uso della
chiesa e l'officio del sacerdote celebrante, che oscilla, secondo gli ultimi dati del 2010, da un massimo
di 1000 euro a un minimo di 250 euro, cifra richiesta come "contributo per il Vicariato" e che pertanto
non comporta alcuna ricevuta fiscale. Perch non  un offerta libera da devolvere ma  un costo fisso.
La cifra aumenta se la cerimonia si svolge nelle sante basiliche, mentre diminuisce per le chiese situate
nelle zone periferiche delle citt; inoltre  minore nei giorni feriali, raggiungendo il massimo il sabato
pomeriggio e i giorni festivi.
Il costo  in relazione alla celebrazione liturgica, che va dalla pulizia al ricordino della chiesa,
nonch spese di segreteria e luce. Peraltro l'arredo della chiesa in genere  lo stesso di tutti i giorni, in
pi c' solo il tessuto damascato che ricopre l'inginocchiatoio degli sposi e quello della prima fila dei
banchi. A eventuali fiori e musica con cantante devono provvedere gli sposi, anche se spesso fiorai e
musicisti sono segnalati dalla chiesa, che garantisce la loro professionalit, e sui quali non  lecito
presumere che cali una tangente da parte della chiesa.
Ma a monte ci sono anche le spese di cancelleria che gravano sull'ufficio dell'Archivio
parrocchiale e sull'Ufficio Matrimoni della Curia diocesana; per il ritiro della pratica occorre versare
alla parrocchia 36 euro e per il ritiro delle autorizzazioni 31 euro alla Curia diocesana. E c' poi il corso
prematrimoniale di preparazione al sacramento che dura circa due mesi, e presuppone un'altra offerta,
che resta ancor pi insidacabile, perch non obbligatoria, costituendo la spesa pi vicina al libero
obolo.
Ancor pi eclatante  il mercimonio legato ai funerali. In linea teorica le funzioni sono celebrate
gratuitamente, ma  obbligatoria un'offerta, che non pu essere inferiore a 100 euro, per la quale non
viene mai data ricevuta; peraltro questa aumenta se si richiedono musica e canti. Il pagamento si
impone anche per la celebrazione di una messa in suffragio che viene richiesto in forma di offerta, ma
in base a una indicazione data a voce. Ad esempio nella chiesa romana di San Pio V l'offerta  di 10
euro e non viene rilasciata alcuna ricevuta; oltretutto nella celebrazione di una messa vengono
convogliati fino a sei defunti, dei quali sono detti soltanto i nomi al momento della "preghera
d'intercessione per i fratelli defunti".
La Chiesa Cattolica, ai sensi del canone 1184 del Codice di diritto canonico, nega le esequie al
defunto apostata, eretico, scismatico o che abbia scelto la cremazione del proprio corpo per ragioni
contrarie alla fede cristiana. La benedizione della salma non  ammessa nei confronti di un suicida, un
divorziato, un bandito o un assassino, che si devono ritenere scomunicati; senza contare che invece la
messa in suffragio pu essere richiesta con il semplice nome del defunto, non denunciando il cognome,
che invece potrebbe rivelare la sua esistenza in vita fuori della Chiesa o il suo suicidio. Tutto questo
con tanto di eccezioni scandalose.
Come nel nel caso del boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis, ucciso a Roma il 2
febbraio 1990 in via del Pellegrino, nei pressi di Campo de' Fiori. I suoi funerali vengono officiati a
San Lorenzo in Lucina da monsignor Piero Vergari, rettore della basilica di Sant'Apollinare,
ovviamente con tanto di benedizione apostolica. Ma non finisce qui; occorre una sepoltura in linea con
la benedizione. Il 6 marzo 1990, a soli 32 giorni dalla morte, monsignor Vergari certifica in una lettera
al presidente della CEI, il cardinale Ugo Poletti, lo status di grande benefattore di De Pedis: "Si attesta
che il signor Enrico De Pedis nato in Roma - Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990,
 stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la basilica ed ha aiutato concretamente tante
iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale.
Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione
cristiana e umana". Cos, dopo soli quattro giorni, il cardinale Ugo Poletti rilascia il nulla osta per la
sepoltura di De Pedis nella basilica di Sant'Apollinare; e il 24 aprile la salma di De Pedis viene
tumulata all'interno della cripta della basilica di Sant'Apollinare. Ne  permesso l'accesso solo alla
moglie.
 una sepoltura infamante, trattandosi di un bandito, e che contrasta inoltre con il canone 1242
del codice di Diritto canonico, che sancisce: "Non si seppelliscano cadaveri nelle chiese, eccetto che si
tratti di seppellire il Romano Pontefice oppure, nella propria chiesa, i cardinali o i vescovi diocesani
anche emeriti". Tutto peraltro  avvenuto senza clamore e se ne ha notizia solo il 9 luglio 1997 su "Il
Messaggero", grazie alla giornalista Antonella Stocco. E in conseguenza di questo articolo viene
precluso ai fedeli l'accesso alla cripta.
Si suppone un legame del bandito con l'Opus Dei, divenuta gi dal 1992 proprietaria del
complesso di Sant'Apollinare (v. I soldi e le propriet dell'Opus Dei). Peraltro tutto questo 
confermato dall'interrogazione parlamentare posta dall'onorevole Mario Borghezio sui motivi di quella
sacra sepoltura, grazie alla quale si  avuta una comunicazione da parte dell'ufficio stampa del
Vicariato: questa chiarisce che " stato il cardinale vicario Ugo Poletti a concedere il nulla-osta per la
sepoltura", dietro una generosa offerta ai poveri della basilica. Il che vale come un esempio di
mercimonio funebre. Di fronte a una nuova ondata di polemiche da parte dell'opinione pubblica, il 26
giugno 2008 Lorenzo Radogna, legale della famiglia De Pedis, comunica durante il telegiornale de La7
che "Il corpo di Enrico De Pedis sar cremato e trasferito altrove.  questa la volont della famiglia,
che dopo tanti anni intende mettere fine a questa storia". Gli fa seguito la dichiarazione da parte
dell'Opus Dei che la salma di De Pedis non  pi sepolta nella basilica; bisogna credere sulla parola,
perch naturalmente non viene concesso nessun sopralluogo a chicchessia.
Ma non finisce qui. Nel 2009 sui giornali esce la notizia di un prestito di denaro effettuato a suo
tempo da parte della banda della Magliana alla Santa Sede per sovvenzionare Solidarnosc in Polonia,
cos da esaudire il desiderio di Giovanni Paolo II di aiutare la Polonia a liberarsi del regime comunista.
In effetti si ipotizza un vero e proprio deposito del denaro della banda nelle casse dello IOR, mai
tornato indietro; quindi il trattamento riservato a De Pedis sarebbe stato a compenso di quel denaro.
Un altro caso recente  costituito dai funerali di Nick Rizzuto avvenuti nella chiesa di
Notre-Dame a Montreal il 3 gennaio 2010. Il defunto  il figlio del capomafia Vito Rizzuto, che sta
scontando una pena in un carcere del Colorado per estorsione e omicidio; Nick Rizzuto, ovviamente
anch'egli mafioso,  stato ucciso a Montreal per strada. Durante la cerimonia religiosa Riccardo
Padulo, amico di famiglia, ha recitato il sermone in italiano ricordando Nick come un "gentleman",
precisando che "agli occhi di Dio  stata una bella persona e la folla ai funerali lo dimostra". La
benedizione del sacerdote lo ha confermato.
Pubblicazioni, filmati e gadget degli ordini religiosi
La missione fondamentale degli ordini religiosi  "l'evangelizzazione con i moderni mezzi di
comunicazione", secondo una dichiarazione della congregazione religiosa della Societ San Paolo,
missione che peraltro rappresenta anche una risorsa economica notevole, come appare evidente nella
vendita di giornali come "L'Osservatore Romano" e "L'Avvenire", quotidiani pubbicati
rispettivamente dal Vaticano e dalla CEI (v.). La vendita di pubblicazioni, filmati, video, CD e gadget
religiosi  peraltro uno strumento efficace dei santuari per sfruttare le etichette miracolose che
caratterizzano le loro strutture. Etichette perlopi assenti negli ordini religiosi, che contano
esclusivamente sulle proprie capacit editoriali e imprenditoriali per ricavare frutti finanziari in quello
che finisce per rivelarsi per un vero e proprio commercio. Veicolo di vendita  perlopi la parrocchia
gestita da membri dei vari ordini religiosi, a loro volta realizzatori di pubblicazioni e oggetti religiosi;
non esiste infatti parrocchia che non abbia un bollettino o un giornale utilizzato come portavoce delle
proprie iniziative non solo religiose, ma anche culturali e commerciali, legate a vendite di oggetti sacri,
manufatti delle suore della diocesi o delle signore della parrocchia, concerti e sceneggiature filmate di
giovani artisti nel teatrino parrocchiale. Anche se, come ancora precisa la Societ San Paolo, ci "si
serve di riviste, libri, cinema, radio, televisione, dischi, musicassette, compact disc, siti Internet e di
ogni tecnologia comunicativa per annunciare Cristo e parlare di tutto cristianamente alle masse lontane
dalla vita parrocchiale".
L'ordine religioso pi antico impegnato in questo campo  la Compagnia di Ges, istituita da
sant'Ignazio di Loyola nel 1540. L'ordine, che fin dalle origini era votato alla diffusione di testi nella
lingua delle terre di missione, ha confermato le sue inclinazioni culturali fondando la rivista "La Civilt
Cattolica". La pubblicazione nacque a Napoli nell'aprile 1850 per iniziativa del padre Carlo Maria
Curci con l'approvazione di Pio IX, che la utilizz come difesa della "civilt cattolica" italiana
minacciata da liberali e massoni. La redazione della rivista fu trasferita a Roma gi due mesi dopo la
fondazione per sfuggire alla censura del re di Napoli; dopo il 20 settembre 1870 si spost a Firenze, ma
nel 1887 torn defintivamente a Roma. Oggi la redazione si trova in via di Porta Pinciana 1 a Villa
Malta, che  propriet dei Gesuiti. L'attuale direttore  padre Gian Paolo Salvini, ma ogni numero
viene inviato in bozze alla Segreteria di Stato del Vaticano per la discussione di alcuni articoli e
l'approvazione alla pubblicazione. La rivista  inviata in abbonamento postale ed  in vendita nelle
librerie cattoliche e nelle pi grandi librerie. Ha una tiratura di sole 16.000 copie, perch il lettore tipico
 perlopi un intellettuale, ovvero un professionista e un operatore del mondo economico. Non  quindi
una fonte di denaro per l'Ordine dei Gesuiti, che seguita a pubblicare la rivista perch prestigiosa a
livello culturale.
Peraltro l'ordine dei Gesuiti ha una base finanziaria notevole che si rivela nella produzione
cinematografica della personalissima societ Loyola Productions, fondata e presieduta dal reverendo
Eddie Siebert e con sede a Culver City, in California, che  peraltro sede anche della MGM. La casa
produttrice cinematografica  una grande fonte di denaro, che ha al suo attivo, tra l'altro, una
produzione di filmati sulla vita di santi della Chiesa cattolica, da Giovanna d'Arco a sant'Ignazio, a
cura del padre James Martin, che  anche autore di una Guida dei Gesuiti a quasi tutto. Ad essa fa
seguito la serie Hidden Treasures of the Jesuites, una galleria di opere d'arte collegate all'Ordine,
mentre sono in fase di produzione tre opere cinematografiche.
La prima  un "hospital drama", Mercy Adjacent, che rappresenta il lavoro di alcuni cappellani
in un ospedale di New Orleans nei mesi successivi al disastro dell'uragano Katrina.  poi in
lavorazione un "technomystery", The Real Deal, che rappresenta un ipotetico mondo in cui, saltato il
sistema delle comunicazioni, sono in atto solo gli SMS. Ma l'opera cinematografica di cui si parler di
pi per il suo aspetto scandalistico  il film The Borgia Popes, con soggetto scritto dal giornalista John
Anderson sotto la regia del padre gesuita Eddie Siebert, il fondatore della Loyola Productions. Il film
illustra i celebri ambienti orgiastici delle stanze del papa Alessandro VI, ma anche le battaglie compiute
da Cesare Borgia; e il "New York Times" ha citato sulle sue pagine l'assalto al castello di Ravaldino
difeso da Caterina Sforza, signora di Imola e Forl, mentre alza le gonne e mostra fiera le parti intime a
chi minaccia di ucciderle i figli gridando: "E non credete che con questa non possa farne altri?". E
questo la dice lunga sulla mancanza di sacralit che potr avere il film, nonostante sia opera dei
Gesuiti.
L'ordine dei Salesiani  impegnato nella casa editrice SEI, quella Societ Editrice
Internazionale che risale alla Societ per la diffusione della Buona Stampa fondata da san Giovanni
Bosco nel 1859; ha sede a Torino, nella storica sede di corso Regina Margherita 176, anche se in parte
ceduta alla Regione Piemonte. Le pubblicazioni non sono indirizzate al pubblico dei fedeli nelle
parrocchie, perch sono da sempre di natura didattica e quindi rivolte alle scuole. La SEI  al quarto
posto nella classifica nazionale di produzione e vendita di libri scolastici stilata dall'Associazione
Italiana Editori. Naturalmente  in gran parte svanita l'esclusiva finalit religiosa delle pubblicazioni,
che caratterizzava la casa editrice ai suoi inizi, anche se resta viva tra le sue finalit quella di
"promuovere i valori dell'umanesimo cristiano"; l'assetto tutto commerciale  evidente e la casa
editrice non nasconde naturalmente certa finalit. Ad esso si accompagna per una produzione, non
scolastica, a carattere saggistico di stampo religioso, con opere storiche, pedagogiche e sociali, firmate
da scrittori anche di prestigio come il vaticanista Vittoro Messori; il suo Ipotesi su Ges, pubblicato nel
1976, ha venduto un milione e mezzo di copie in Italia. E con questo settore la SEI indiscutibilmente
indirizza la propria attivit editoriale.
La Societ San Paolo  una congregazione religiosa fondata nel 1914 ad Alba, in provincia di
Cuneo, da don Giacomo Alberione, discendendo dalla grande famiglia francescana, la terza, sorta sul
vigoroso tronco dei Frati Minori Osservanti nel 1525. Approvata dalla Santa Sede nel 1949,  composta
da sacerdoti e laici chiamati Discepoli del Divin Maestro, ma conosciuti come Paolini. Ha legato il suo
nome dal 1931 alla rivista "Famiglia Cristiana", un settimanale che  arrivato a contare 6 milioni di
lettori, essendo classificato come il primo settimanale italiano e il terzo in Europa, con vendita non solo
nelle parrocchie, ma anche nelle edicole. E con un enorme numero di abbonati ai 52 numeri annuali al
prezzo di  101,40 (c/c postale n. 10624120). Tutto questo secondo un fine apostolico messo in risalto
dal direttore nel numero di aprile 2010, per quel che vuole essere una "nuova" "Famiglia Cristiana"
come "voce della famiglia e a questa dedicare informazione, servizio e riconoscimento".
 difficile credere a questo messaggio, perch se non si vuole riconoscere a priori la finalit
commerciale che la anima, non si pu nascondere lo spirito politico che la pone da sempre su una linea
pi volte indicata come "di sinistra", da ultimo evidenziatasi nell'opposizione a Silvio Berlusconi e al
suo governo. Un enorme numero di lettori ha anche l'altra rivista dei Paolini, il mensile "Jesus", diretto
da don Antonio Tarzia (12 numeri in abbonamento a  54,00), che  riuscito a offrire un'immagine del
cattolicesimo tutta votata a uno spirito sociale, evidenziata nella difesa del rispetto dei diritti degli
extracomunitari e dell'integrazione religiosa nei confronti dei musulmani.
E a questo successo delle due riviste, la San Paolo non poteva non unire la vendita di
oggettistica, della quale si prendono cura le Figlie di San Paolo, che costituiscono l'istituto religioso
femminile della Societ di San Paolo. Ci si  attenuti al messaggio di don Alberione di "non parlare
solo di religione, ma parlare di tutto cristianamente", ovvero di valorizzare tutti gli strumenti e le nuove
tecnologie del comunicare. Cos si  sviluppata la produzione di mini-media con biglietti, cartoline e
poster religiosi, nonch di prodotti musicali audio, video e CD ROM di ispirazione cristiana. E di
conseguenza le Edizioni San Paolo (piazza Sonnino 5, 20092 Cinisello Balsamo - MI, P.I.
01719060046) si sono sviluppate in 224 centri multimediali sparsi nei cinque continenti, ai quali vanno
aggiunti altri 44 gestiti da laici e 10 librerie virtuali, dove "ognuno pu trovarvi il libro, la rivista, la
canzone, il video... che pu nutrire la sete di conoscenza e di incontro con Dio", come si legge nella
pubblicit on line. Ma l'incontro con Dio, se avviene con santini e libri di preghiera, appare veramente
improbabile con la Chaplin collection o con le "rappresentazioni teatrali a pi voci" dell'Iliade e
dell'Eneide. Dove invece si evidenzia lo sfruttamento commerciale.
Un enorme ritorno finanziario offre la pubblicazione "Frate Indovino", un'invenzione di padre
Mariangelo da Cerqueto dei Frati Cappuccini di Assisi, che risale al 1945.  nata come calendario delle
previsioni meteorologiche utili a programmare il lavoro nei campi, ma il suo bacino di utenza si 
allargato, perch da quelle previsioni finivano per essere profetizzati stati di salute, fortuna, amore, che
coinvolgevano tutte le classi sociali. Ma il messaggio di frate Mariangelo e il suo successore, Mario
Collarini, ha assunto un valore di comunicazione sociale impareggiabile, anche perch adattato a una
serie di pubblicazioni uniche tra gli anni Sessanta e Novanta: Il nuovo segreto della salute, Come
curarsi con le erbe, L'orticello di casa, La buona cucina casalinga e Frate Indovino 50 anni nella
simpatia degli italiani che, secondo una nota commerciale della Societ San Paolo, "racconta in
dettaglio l'incredibile storia delle nostre edizioni, accompagnata da commenti e ricordi di oltre 100
famosissimi personaggi dell'attuale panorama religioso, politico e culturale italiano".
Il risultato  una tiratura che oscilla intorno ai 6 milioni di copie, grazie a un imponente e
capillare sistema di diffusione che si avvale, oltre che dei normali canali di vendita e del servizio
postale, di una "task force" di quasi 45.000 "simpatizzanti". Infatti, a fianco alla Societ San Paolo 
nata una casa editrice, la Edizioni Frate Indovino, che ha i suoi uffici a Perugia, in via Marco Polo (tel.
+39 075.506931, fax +39 075.5051533, e-mail info@frateindovino.eu) con tanto di partita IVA
(00478700545) e relativi riferiment bancari utili per acquistare calendario e pubblicazioni (IBAN
IT12V0103003071000000965564).
Un altro istituto religioso impegnato nelle pubblicazioni e nell'oggettistica  quello dei
Carmelitani Scalzi o dell'ordine Carmelo Teresiano, che ha origine sul Monte Carmelo in Palestina nel
XIII secolo; costituitosi come ordine femminile per opera di santa Teresa d'Avila (1515-82) e maschile
grazie a san Giovanni della Croce (1542-91), si  suddiviso in vari istituti maschili e femminili
riconosciuti ufficialmente dalla Santa Sede. La Casa Generalizia dei Carmelitani Scalzi  a Roma
(Corso d'Italia, 38, 00198, tel. +39 06.85443230, fax +39 06.85443279, e-mail ocdgen@gmail.com) e
ha dato origine a 7 case editrici dislocate nei cinque continenti. La rivista pi nota della congregazione
 "Il Carmelo oggi", nata nel 1986 dalla fusione dei precedenti bollettini "La rosa di Lisieux" di
Milano, "Vorrei essere missionario" di Legnano e "Il Carmelo di Monza". Quest'ultima  la
pubblicazione della Provincia Lombarda dei Carmelitani Scalzi, diretta da padre Fausto Lincio. Viene
pubblicizzata su Internet come "una rivista seria, documentata e nel contempo moderna, agile e di
piacevole lettura, con lo scopo principale di far conoscere i nostri grandi santi Carmelitani: Santa
Teresa d'Avila, San Giovanni della Croce, Santa Teresa di Lisieux, Santa Benedetta Teresa della Croce
(Edith Stein)... e la spiritualit carmelitana per la vita di oggi".  un mensile che esce in 10 numeri
(giugno/luglio e agosto/settembre sono doppi) e "si sostiene con le offerte dei lettori", che sono cos
definite: "Offerta per un numero:  1,50; Offerta annuale ordinaria:  15,00; Offerta annuale
sostenitrice:  25,00; Offerta annuale amica:  50,00".
Sembrerebbe una rivista gestita all'insegna della piet cristiana e dello spirito caritatevole, ma
in realt nasconde un'operazione commerciale notevole. Ha infatti una diffusione enorme nelle chiese
dei Carmelitani, nelle librerie religiose e on line, tanto che la congregazione pubblica altre 20 riviste,
diffuse nei cinque continenti, alle quali si accompagna la vendita, anche on line, di prodotti di
artigianato ed erboristeria, medaglie e oggetti religiosi, curati dalle Carmelitane Scalze.
Un'eccezione alle finalit commerciali di certe pubblicazioni  costituita dall'iniziativa nata a
Roma ad opera del Gruppo poveri della Comunit di San Leone, che nel dicembre 1993, con i senza
fissa dimora che gravitano intorno alla chiesa di San Leone in via Boccea 60, ha dato vita a un giornale
di strada, "Il Barbone vagabondo". Il notiziario, ideato da don Raffaele Bono, pu contare sulla
collaborazione di una quindicina di persone senza fissa dimora e di quattro volontari; viene stampato
quattro volte l'anno (600 copie per ogni numero) e distribuito nella citt di Roma su offerta libera. La
sede  nella sagrestia della chiesa (tel. 06.6633448, ma solo nelle ore pomeridiane). Il ricavato viene
ridistribuito tra i poveri in proporzione alla loro partecipazione alle attivit di scrittura degli articoli,
redazione del numero, impaginazione e distribuzione. L'intento, come segnalato su Internet, " di
consentire ai senza fissa dimora di esprimere le proprie storie personali e riflessioni sui fatti della vita
sociale e politica; precisare bisogni ed esigenze dei senza fissa dimora in dialogo con i lettori; far
conoscere ai cittadini in modo pi diretto e non mediato la vita ed il pensare dei senza fissa dimora;
collegarsi con analoghe esperienze di giornali di strada presenti sul territorio nazionale".
Il Vicarius Christi Fund
 il finanziamento dei cattolici degli Stati Uniti, che arriva alla Santa Sede attraverso la
confraternita dei Cavalieri di Colombo. Questa  stata istituita nel 1881 a New Haven, nel Connecticut,
come promotrice dell'evangelizzazione cattolica e dell'aiuto ai bisognosi. Insediata a Roma con una
sua rappresentanza dal 1922, la confraternita si  impegnata in un'opera di apostolato e assistenza
finanziaria, creando campi ricreativi per i giovani delle parrocchie romane, acquistando terreni per la
costruzione di chiese, come quella di Sant'Eugenio a Valle Giulia. Ha fornito inoltre numerose
sponsorizzazioni per la ristrutturazione di molti lavori edilizi del Vaticano e il restauro di opere d'arte
nella basilica di San Pietro, arrivando a cedere alla Santa Sede l'area su cui sorgeva il proprio oratorio
di San Pietro per la costruzione dell'Aula Paolo VI.
Finch nel 1982 la confraternita ha istituito il Vicarius Christi Fund, che  un fondo
assicurativo, frutto dell'investimento dei Cavalieri di Colombo nei corporate bonds emessi da oltre 740
societ statunitensi e canadesi, che sono in grado di assicurare, tra polizze vita e servizi di assistenza
domiciliare per i suoi iscritti, una media di 5 miliardi di dollari. Enrico Pietro De Maio, direttore della
fondazione e legale rappresentante, ha dichiarato in un'intervista a "L'Osservatore Romano" il 4
ottobre 2008 che "attualmente ammonta a 20 milioni di dollari". Gli interessi derivanti da questo fondo
vengono presentati annualmente dal 1982 al papa, perch li destini ai fini da lui ritenuti opportuni. Ci
sono poi i finanziamenti straordinari, come  accaduto il 25 ottobre 2003, per il venticinquesimo
anniversario del pontificato di Giovanni Paolo II, con l'offerta di un assegno di 2,5 milioni di dollari,
grazie alla quale il totale delle donazioni dell'ordine al papa  arrivato a circa 35 milioni di dollari.
Ed  ovvio che, a fronte di queste sostanziose prebende, l'attuale cavaliere supremo dell'ordine,
Carl Albert Anderson, sia membro di diversi consigli pontifici, e il precedente cavaliere supremo,
Virgil Dechant, legato peraltro alla CIA, sia uno dei nove consiglieri dello Stato della Citt del
Vaticano, nonch Gentiluomo di Sua Santit. Il fondo  in continuo aumento in ragione dell'annuale
aumento dei membri della confraternita, che ha raggiunto a tutt'oggi 1.750.000 associati in pi di
12.000 councils tra Stati Uniti, Canada, Messico, Filippine, Repubblica Domenicana, Puerto Rico,
Panama, Bahamas, Isole Vergini, Guatemala, Guam e Saipan.
La Catholic Near East Welfare Association
La Catholic Near East Welfare Association (CNEWA), in latino Consociatio Catholica pro
Medio Oriente,  un'organizzazione cattolica nata nel 1926 con approvazione di Pio XI e conferma da
parte di Pio XII nel 1951. Scopo dell'associazione  la raccolta di fondi per sostenere le esigenze di
culto, di promozione sociale e sviluppo delle comunit cattoliche in Medio Oriente, Nord Africa, India
ed Europa dell'Est.  collegata infatti con la Pontificia Commissione per la Palestina e la ROACO
(Riunione Opere Aiuto Chiese Orientali).
Attualmente pi di venti milioni di dollari l'anno sono investiti per istruzione di sacerdoti,
servizi sociali e sanitari, costruzione di chiese e di edifici religiosi, istruzione di giovani, accoglienza e
assistenza di bambini orfani o emarginati, aiuti umanitari in situazioni di crisi, promozione del dialogo
ecumenico e interreligioso, sviluppo economico e sociale di comunit svantaggiate. Nel rapporto
presentato tramite l'agenzia Fides nel 2009, relativo al bilancio dell'anno sociale 2007-08,
l'associazione ha impiegato oltre 4 milioni di dollari nei servizi sociali e sanitari, costruendo una
clinica a Gaza, una casa per anziani a Baghdad e un orfanotrofio nello stato indiano di Maharashtra.
Altri 4 milioni di dollari sono stati impiegati per sostenere l'istruzione e la crescita di circa 40.000
bambini in 513 strutture del Medio Oriente; e ancora circa 3 milioni di dollari rispettivamente per la
costruzione di chiese in India, Giordania, Libano, Egitto, Siria, Palestina e per la formazione di
seminaristi e sacerdoti.
L'Associazione ha sedi a Roma, negli Stati Uniti e in Canada, e si avvale di direttori regionali
in Eritrea, Etiopia, India, Giordania, Libano, Palestina e Israele. La sede centrale  a Roma, in piazza
Pio XII (e-mail vati033@cnewa-pmp.va), presieduta da monsignor Timothy Michael Dolan,
arcivescovo di New York; vicepresidente  il cardinale Marc Ouellet e segretario generale
l'archimandrita monsignor Robert Stern. La sede amministrativa  a New York (1011 First Avenue),
della quale  sottosegretario generale il reverendo Guido Gockel; fra gli strumenti di comunicazione vi
sono la rivista "One" e i siti web vati033@cnewa-pmp.va e www.cnewa.org.
I finanziamenti dello Stato italiano
Lo Stato italiano fin dal 1871, in collegamento alla legge delle Guarentigie, si  impegnato nel
versamento di un beneficio alla Chiesa cattolica, definito come "congrua", anche se limitatamente ai
parroci. La congrua  stata confermata con i Patti Lateranensi del 1929, in modo che i parroci e i
sacerdoti loro diretti collaboratori sono stati stipendiati dallo Stato, fino al 1986, quando  stato
instaurato l'usufrutto dell'8 per mille in ragione del nuovo concordato del 1984 (v. Le finanze del
Vaticano dal 1978 alla fine del secondo millennio).
La congrua, fino al 1932, gravava sul bilancio del Ministero della giustizia e degli affari di
culto; successivamente la competenza per la retribuzione  passata al Ministero dell'interno. Lo
stipendio era considerato diritto personalissimo e aveva natura di assegno alimentare, non trasmissibile
agli eredi; in ogni caso non si trattava di importi molto elevati, tanto che furono spesso stanziate somme
una tantum di integrazione. Cos dal 1925 al 1944 si tratt di una somma annua di 3500 lire, per
passare negli anni Cinquanta ad un importo annuo di 200.000 lire, e arrivare ad una somma annua di
nove milioni nel 1986, ultimo anno del pagamento della congrua da parte delle Direzioni Provinciali
del Tesoro.
La retribuzione dell'8 per mille sul gettito totale IRPEF alla Chiesa cattolica, come pure alle
altre confessioni religiose,  stata regolamentata dalla legge n. 222 del 20 maggio 1985 e da successivi
decreti legge e circolari. Peraltro l'articolo 49 della legge prevede che la percentule dell'IRPEF non sia
fissa all'8 per mille, ma possa subire una modifica ogni tre anni da una commissione governativa e
dalla CEI, sulla base del gettito IRPEF utilizzato negli anni precedenti dalla Chiesa cattolica.
Queste le somme devolute alla Chiesa cattolica dal 1990 al 2008:
- 1990, 398 milioni di euro;
- 1991, 446 milioni di euro;
- 1992, 529 milioni di euro;
- 1993, 573 milioni di euro;
- 1994, 569 milioni di euro;
- 1995, 590 milioni di euro;
- 1996, 653 milioni di euro;
- 1997, 680 milioni di euro;
- 1998, 756 milioni di euro;
- 1999, 839 milioni di euro;
- 2000, 904 milioni di euro;
- 2001, 897 milioni di euro;
- 2002, 961 milioni di euro;
- 2003, 1016 milioni di euro;
- 2004, 937 milioni di euro;
- 2005, 984 milioni di euro;
- 2006, 930 milioni di euro;
- 2007, 991 milioni di euro;
- 2008, 1002 milioni di euro.
E in riferimento al 2008 vanno aggiunti i seguenti costi, perlopi costanti nell'arco degli ultimi
dieci anni:
- 22 milioni per l'assunzione in ruolo degli insegnanti di religione;
- 950 milioni per gli stipendi dei 22.000 insegnanti di religione;
- 10 milioni per gli stipendi dei cappellani militari;
- 566 milioni per i finanziamenti alle scuole cattoliche;
- 22 milioni per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche;
- 9 milioni per il fondo sicurezza sociale dei dipendenti del Vaticano;
- 10 milioni per il fondo di previdenza del clero;
- 90 milioni per le universit cattoliche;
- 60 milioni per l'Universit Campus Biomedico dell'Opus Dei;
- 7 milioni per l'ospedale di San Giovanni Rotondo;
- 3 milioni per il finanziamento degli oratori;
- 4 milioni per la costruzione di edifici di culto;
- 11 milioni per la ristrutturazione di edifici religiosi;
- 40 milioni per i servizi idrici della Citt del Vaticano.
Vanno considerate inoltre le spese saltuarie, come i finanziamenti per i grandi eventi della
Chiesa, tra i quali il Giubileo per 250 milioni di euro, il raduno nazionale del Santurio di Loreto che ha
comportato il finanziamento di 2 milioni e mezzo; e comunque in genere certi eventi costano allo Stato
una media di 250 milioni. Senza contare i costi indiretti, come segnalato giustamente da Massimo
Lagan su "L'Europeo" dell'ottobre 2009 relativamente ai "vantaggi fiscali di cui la Chiesa gode a
livello nazionale e locale", per cui "lo sconto del 50 per cento su IRES, IRAP e altre imposte Procura
allo Stato minori introiti per 500 milioni"; e ancora "l'esenzione dall'ICI, secondo l'ANCI,
l'Associazione nazionale dei Comuni italiani, comporta minori introiti per un totale che oscilla fra i 400
e i 700 milioni di euro". Inoltre va tenuto presente che "le agevolazioni fiscali a favore del turismo
cattolico (che conta 40 milioni di viaggiatori) costano circa 600 milioni".
Tutto questo a livello nazionale; ma va segnalato che il 26 ottobre 2009 il Consiglio Comunale
di Roma ha approvato una delibera presentata dai consiglieri del PDL che dispone uno stanziamento di
un milione di euro come Contributi alle parrocchie di Roma. Si tratta di "un finanziamento erogato
direttamente dal Gabinetto del sindaco in considerazione dell'insostituibile ruolo che le parrocchie
svolgono in favore della comunit cittadina". La procedura  estremamente semplice: le parrocchie
dovranno compilare un modulo con il tipo di progetto per cui chiedono i fondi e il codice IBAN su cui
farli accreditare;  previsto che ogni parrocchia potr usufruire di un fondo di 20.000 euro. E
naturalmente le parrocchie delle altre citt italiane si augurano che i Comuni seguano il buon esempio
di Roma, il che comporterebbe un incremento del finanziamento a livello nazionale.
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Il patrimonio immobiliare del Vaticano
Il complesso dei beni territoriali ed edilizi del Vaticano costituisce un vero e proprio tesoro
economico-finanziario: capitale custodito ma anche sfruttato e reinvestito per finalit turistiche e
commerciali. Oltretutto la maggior parte di questi beni edilizi al suo interno  ricca di preziosissime
strutture artistiche di natura religiosa e non, che ne elevano ancor pi il valore commerciale. E con
questo si fa riferimento non solo alle chiese, ma anche ai palazzi divenuti centri di attivit alberghiera e
medica, sedi di attivit commerciali e industriali, nonch fonte di affitti. E per questi ultimi  opportuno
dare subito una indicazione di massima, utile anche per altre pi particolari osservazioni; ovvero che
l'affitto degli immobili di propriet della Santa Sede a Roma nel 2007, ultimo anno accertabile negli
occulti meandri finanziari degli immobili vaticani denunciato nel Bilancio Consuntivo Consolidato
della Santa Sede per l'esercizio 2008, ha prodotto un reddito di oltre 36 milioni di euro.
La propriet immobiliare della Santa Sede  stata definita con i Patti Lateranensi del 1929,
ridefinita per alcuni edifici nuovi di via della Conciliazione nel 1959 e rinnovata con le prerogative del
nuovo concordato del 18 febbraio 1984. Essa corrisponde al territorio dove sorge la Citt del Vaticano,
che non ha una sovranit; questa infatti va attribuita alla Santa Sede, definita "persona morale di diritto
pubblico", sulla quale regna sovrana la persona del romano pontefice. La citt si estende su 44 kmq,
limitata dalle Mura Vaticane, dal colonnato di San Pietro e dalle strade romane via di Porta Angelica,
piazza del Risorgimento, viale Vaticano, viale della Stazione Vaticana, largo Porta Cavalleggeri, piazza
del Sant'Uffizio e via Paolo VI, fino ad aprirsi sulla piazza San Pietro. E qui, al limite del colonnato, si
estende circolare il confine con l'Italia, di fronte a piazza Pio XII e via della Conciliazione.
Met del territorio  coperto dai Giardini, che diventano prati e boschetti sul colle Vaticano, tra
chioschi e fontane, delimitati all'estremo nord dall'Autoparco e dall'Eliporto, in mezzo ai quali sorge il
Centro Trasmittente Marconi, originaria sede della Radio Vaticana, e la Torre di San Giovanni,
diventata alloggio di lusso per ospiti di riguardo. Verso il centro sorgono la Grotta di Lourdes e
l'edificio del Collegio Etiopico, ai quali succedono il palazzo della Direzione della Radio Vaticana e,
all'estremit, le Serre dei Giardini e i Magazzini. In fondo ai giardini, sulla destra, c' la Stazione
Ferroviaria; al centro il Palazzo del Governatorato e a sinistra la Casina di Pio IV con la sede della
Pontificia Accademia delle Scienze. All'estrema sinistra inizia il grande complesso dei Musei Vaticani,
che sono cresciuti nel tempo, a ridosso delle mura e nel contesto dei cortili della Pigna, del Belvedere,
del Maresciallo, dei Pappagalli, di fronte ai diversi torrioni e alla Cappella Sistina.
Al di l di questi si sviluppa tutta la parte della citt animata da una serie di edifici antichi e
nuovi: la Biblioteca Apostolica, l'Archivio Segreto, la Caserma degli Svizzeri, l'Autoparco, la
Farmacia, l'Annona, la Posta, la Caserma della Gendarmeria, la sede de "L'Osservatore Romano", la
Tipografia, la Centrale Termoelettrica, il Laboratorio del Restauro degli Arazzi, la chiesa di Sant'Anna.
Fino alla Porta Sant'Anna, uno dei punti di accesso alla citt, e al Palazzo di Sisto V, attuale sede del
Segretario di Stato e dell'appartamento del papa, che si affaccia sulla piazza San Pietro, di fianco alla
basilica di San Pietro. Al di l della piazza, con accesso dall'Arco delle Campane, si sviluppa la parte
estrema della citt che fronteggia il largo di Porta Cavalleggeri. Qui sorgono la chiesa di S. Stefano
degli Abissini, i Palazzi del Tribunale, dell'Arciprete e di San Carlo, il distributore di carburante, il
Cimitero Teutonico, l'Ospizio e la Domus Santa Marta, gli edifici della Fabbrica di San Pietro e della
Sagrestia con il Museo Storico Artistico, culminando nel Palazzo del Sant'Uffizio e nell'Aula Paolo
VI, che  una costruzione nuova, subentrata alle strutture originali e degli anni Trenta della Citt del
Vaticano (v. Tecnologia e illegalit dell'Aula Paolo VI). Edifici nuovi sono peraltro anche i cosiddetti
residence sorti accanto alla Casa di Santa Marta e alla Torre di San Giovanni (v. I residence della Citt
del Vaticano). La Citt del Vaticano con tutti i suoi edifici, chiese e giardini  stata decretata
Patrimonio dell'Umanit il 21 ottobre 1984.
Le propriet del Vaticano, ovvero della Santa Sede, si estendono anche fuori della Citt del
Vaticano. Questi gli immobili dentro Roma, che godono dell'extraterritorialit e dell'esenzione di
esproprio e tributi:
- Basilica di San Giovanni in Laterano con edifici annessi;
- Basilica di S. Maria Maggiore con edifici annessi;
- Basilica di S. Paolo con edifici annessi;
- Palazzo di S. Callisto in Trastevere;
- Palazzo della Cancelleria;
- Palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna;
- Palazzo Maffei Marescotti in via della Pigna;
- Palazzo del Sant'Uffizio e adiacenze in piazza del Sant'Uffizio;
- Palazzo Cesi in via della Conciliazione;
- Palazzo dei Propilei in via della Conciliazione;
- Palazzo Serristori in via della Conciliazione;
- Palazzo dei Penitenzieri in via della Conciliazione;
- Palazzo Pio in via della Conciliazione;
- Palazzo dei Convertendi o del Bramante in via della Conciliazione;
- Palazzo Latmiral in via della Conciliazione.
- Immobili sul colle Gianicolo, da porta Cavalleggeri, lungo viale Aurelio e la cosiddetta
passeggiata, fino a S. Onofrio, e, attraverso via dei Penitenzieri e borgo S. Spirito, fino a porta S.
Spirito, ovvero: Villa Barberini, Collegio di Propaganda Fide, Palazzo Gabrielli (sede del Pontificio
Collegio Americano del Nord), Ospedale del Bambino Ges, il Collegio Pio Rumeno (Istituto San
Giovanni Damasceno), Collegio Ucraino di S. Giosafat, Pontificia Universit Urbaniana, Area dei
Servizi Tecnici della Santa Sede, Collegio Internazionale S. Monica, Curia Generalizia della
Compagnia di Ges, Chiesa dei SS. Michele e Magno, l'Istituto di Maria Bambina, l'Edificio delle
Suore Calasanziane, la Casa delle Suore dell'Addolorata.
In base all'articolo 33 del concordato del 1929  "riservata alla Santa Sede la disponibilit delle
Catacombe esistenti nel suolo di Roma e delle altre parti del territorio del Regno" oggi Repubblica
"con l'onere conseguente della custodia, della manutenzione e della conservazione. Essa pu quindi,
con l'osservanza delle leggi dello Stato e con salvezza degli eventuali diritti di terzi, procedere alle
occorrenti escavazioni ed al trasferimento dei corpi santi". Questa giurisdizione, che equivale in
sostanza a una propriet,  stata confermata nel nuovo concordato del 1984, con esclusione delle
catacombe ebraiche.
Tutte queste propriet sono state decretate Patrimonio dell'Umanit l'8 dicembre 1990.
Vanno inoltre aggiunti i seguenti complessi edilizi:
- Palazzo dell'Accademia Ecclesiastica in piazza della Minerva;
- Universit Gregoriana in piazza della Pilotta;
- Istituto Biblico in piazza della Pilotta;
- Palazzo SS. Apostoli nella piazza omonima;
- Palazzo annesso alla chiesa di Sant'Andrea della Valle;
- Palazzo annesso alla chiesa di S. Carlo ai Catinari;
- Palazzo dell'Istituto di Archeologia cristiana in via Napoleone III;
- Palazzi dell'Istituto Orientale e del Collegio Lombardo in piazza S. Maria Maggiore;
- Palazzo del Collegio Russo in via Carlo Cattaneo;
- Palazzo dell'Apollinare in piazza S. Apollinare (oggi propriet dell'Opus Dei);
- Palazzo in piazza delle Cinque Lune;
- Palazzo adiacente a S. Agostino;
- Palazzo della Casa di Esercizi per il clero presso la chiesa dei SS. Giovanni e Paolo al Celio;
- Palazzo dei Cavalieri di Colombo in piazza della Citt Leonina;
- Palazzo dell'Ordinariato Militare d'Italia alla Salita del Grillo.
Queste propriet sono state proclamate Patrimonio dell'Umanit perch fanno parte del Centro
Storico di Roma, iscritto nel Patrimonio Mondiale il 2 maggio 1980.
Sono inoltre propriet del Vaticano:
- Palazzo del Pontificio Seminario Minore sul viale Vaticano, ad angolo con la via Aurelia;
- Palazzo della presidenza della CEI in via Aurelia;
- Palazzo dei servizi pastorali della CEI in circonvallazione Aurelia;
- Centro di produzione televisivo TV2000 della CEI in via Aurelia.
- Immobili di cliniche, case di cura, conventi e alberghi sul territorio collinare che si apre lungo
le vie Aurelia, della Madonna del Riposo e di Torre Rossa a fronte delle vie di Selva Candida, di
Boccea e delle ville Sacchetti e Carpegna; e questi sono sotto la gestione della CEI (v.).
Il Vaticano  inoltre proprietario di immobili in diversi rioni e quartieri di Roma, avendo il suo
punto di riferimento principale nel centro storico tra la fine di via Nazionale e il Colosseo, tra via
Condotti, piazza di Spagna e via Sant'Andrea delle Fratte; quindi tra via della Vite, piazza Mignanelli,
via dei Coronari, via del Governo Vecchio, via Sistina, vicolo della Campana, via dei Prefetti, via XX
Settembre; e ancora vicino Termini, tra via Merulana e via Manzoni, piazza Dante e via Emanuele
Filiberto, tra Santa Croce in Gerusalemme e lungo le vie consolari, dall'Appia alla Cassia e a via
Cortina d'Ampezzo, con particolare consistenza nel quartiere Parioli. E inoltre nel quartiere
Nomentano, e a Monteverde. Molti di questi immobili sono stati assegnati dall'APSA alle diverse
congregazioni, che hanno l'incarico di gestirli in affitto.
Vanno aggiunti gli immobili fuori Roma, in Italia, relativi a 2496 santuari, chiese, conventi,
monasteri, seminari, oratori, case di cura, alberghi di propriet della Santa Sede, con extraterritorialit
ed esenzione di esproprio e tributi, che costituiscono il 22% del patrimonio immobiliare nazionale; e in
particolare ammontano a 9 miliardi di euro le propriet della Congregazione per l'Evangelizzazione dei
Popoli. E ancora: la villa di Castel Gandolfo relativa al Palazzo Pontificio e alle ville Cybo e Barberini;
il Centro Radiotrasmittente di Santa Maria di Galeria, presso Cesano; i santuari della Santa Casa a
Loreto, di San Francesco ad Assisi e di Sant'Antonio a Padova, con edifici annessi; il santuario del
Divino Amore, con edificio annesso, al km 12 della via Ardeatina e il santuario di San Giovanni
Rotondo con annessi edificio e centro televisivo Tele Radio Padre Pio. Un complesso valutato
dell'ordine di 50 miliardi di euro, inferiore peraltro alla valutazione data dal matematico Piergiorgio
Odifreddi, che stima il patrimonio in diverse centinaia di miliardi di euro, stima assai pi vicina al vero.
Determinante per apprezzare questo capitale  l'applicazione sul complesso immobiliare della
Santa Sede del decreto legislativo 504 del governo italiano che ha introdotto nel 1992 l'esenzione ICI
"a favore degli enti non commerciali, per gli immobili ad esclusivo utilizzo finalizzato allo
svolgimento di attivit assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e
sportive, religiose e di culto". Va benissimo per la Santa Sede con tutti i suoi edifici sotto l'insegna
della croce di Cristo. Ha poco peso che nel 2004 il decreto salva-ICI venga bocciato dalla Consulta,
perch  ripristinato nel 2005 grazie ad un nuovo decreto del governo Berlusconi, che sottolinea come
siano esenti gli edifici dove si svolgano attivit "senza fini di lucro"; ma il decreto dovr essere
definitivamente migliorato dal governo Prodi con quella frase fatidica che far riferimento ad "attivit
che non abbiano natura esclusivamente commerciale". E allora basta che all'interno di ospedali, case di
cura, alberghi, centri culturali ci sia una cappella perch la destinazione d'uso commerciale risulti
santificata e tale da essere esente da ICI. Cos la Santa Sede l'ha vinta in nome dello spirito apostolico
che anima i suoi beni.
Peraltro in tutto il mondo esistono immobili di propriet della Santa Sede, con esenzione di
esproprio e tributi. Sono relativi a 4882 vescovadi, 2812 diocesi, 48 prelature, 11 abbazie territoriali, 83
vicariati apostolici, 41 prefetture apostoliche, 24 esarcati, 35 Ordinariati Militari, 1 prelatura personale,
83 vicariati apostolici, 41 Prefetture Apostoliche, 26.000 parrocchie, 100.000 chiese, 30.000 case
generalizie e santuari, 2300 musei e biblioteche; e inoltre scuole, ospedali, case di cura e di riposo
nell'ordine di 10.000 circa, nonch 2000 centri di accoglienza e pensionati, oltre a 300 librerie circa.
Inoltre si segnalano le basiliche della Terra Santa e i santuari (v.), con edifici annessi. E ancora: le 9
Missioni "sui iuris", circoscrizioni ecclesiastiche nei territori di missione. Per dare un'indicazione in
euro di certe propriet  sufficiente fare riferimento alla valutazione data da Curzio Maltese nel libro La
questua relativamente alla sola ricchezza immobiliare della Santa Sede negli Stati Uniti, che
arriverebbe a quasi mille milioni di dollari cos ripartiti: 298 in titoli di Stato, 273 in joint-venture per
investitori USA, 195 in azioni e 102 in obbligazioni a lungo termine. Una valutazione parziale che
andrebbe moltiplicata per cento relativamente a tutto il mondo.
I residence della Citt del Vaticano
Il principio  che un cardinale residente a Roma deve abitare in un appartamento composto
almeno da salotto, sala da pranzo, studio, stanza da letto, cappellina e, possibilmente, una dpendance
per le suore che curano ufficio e servizi del porporato; l'affitto  per a carico della Santa Sede, fatti
salvi gli extra coperti dal "piatto cardinalizio". Emblematico l'appartamento in Borgo dove viveva il
cardinale Ratzinger, prima di diventare papa Benedetto XVI, con due suore, il segretario e due gatti; si
trattava di una spesa gravosa per le casse vaticane.
Di qui l'idea di costruire un residence. Il primo a pensarci  stato Giovanni XXIII, che adocchi
la TORRE DI SAN GIOVANNI, gi chalet di Leone XIII e in parte adibita a equatoriale fotografico
della Specola, che domina l'angolo delle mura a sud-ovest. Voleva farsi un alloggio in alternativa a
quello al primo piano del Palazzo Apostolico e, soprattutto, alla residenza estiva di Castel Gandolfo.
Nell'impresa furono spesi, a quanto pare, 4 miliardi di lire; un'enormit allora, nel 1960, e forse anche
oggi, per un lavoro in fondo inutile, almeno per papa Roncalli, che fin per non abitarvi mai. Infatti, di
fronte a tanti soldi spesi, non la ritenne pi adatta alla sua personalit. Era diventata una residenza da
favola: quattro piani collegati da ascensore e dotati di aria condizionata, con ampie terrazze coperte e
scoperte; non pi semplice residenza alternativa,  rimasta autentica dpendance patriarcale, alloggio
per ospiti illustri, di cui hanno usufruito, tra i tanti, il patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora
I nel 1967, il patriarca della Chiesa Armena Vasken I nel 1970, il cardinale Jozsef Mindszenty nel
1971, Giovanni Paolo II appena eletto, in attesa che fosse ripulito il suo appartamento. E giustamente
fu subito ribattezzata dai maligni "il capriccio del nababbo".
Ma trent'anni dopo ecco prender piede, concretamente e senza rimpianti, un vero e proprio
residence, che  sorto nella zona sud-orientale della Citt del Vaticano, sulle strutture dell'ospizio
CASA SANTA MARTA in prossimit dell'Ingresso del Perugino.  entrato in attivit nel 1996,
rivelandosi un albergo di gran lusso, tra i pi esclusivi di Roma, anche se non figura nelle guide
turistiche. Si presenta con marmi bianchi alle pareti d'ingresso, ha 105 suite, 26 camere singole e un
appartamento di rappresentanza; il tutto destinato a cardinali, ecclesiastici e laici ammessi in Vaticano
per convegni, anche se per questi ultimi occorre un'autorizzazione della Segreteria di Stato o
dell'APSA. Il residence  stato utilizzato anche durante l'ultimo conclave in sostituzione degli angusti
ambienti che venivano ricavati nella Cappella Sistina. Ovviamente c' un ristorante, di fianco al quale
si aprono sale di conversazione con librerie. Il costo medio  di 70 euro a notte, ma si arriva anche a
120 euro. Alla reception lavorano giovani laici, ma a seguire gli ospiti sono le suore Sorelle della
Carit, sotto la guida della madre superiora, suor Manuela Latini.
A monte di questa ristrutturazione edilizia c'era una denuncia degli ambientalisti di Italia
Nostra che nel febbraio 1992 accusarono il Vaticano di oscurare una parte della basilica di San Pietro,
con l'innalzamento di un piano dell'edificio di 4 m. Ma a favore della Santa Sede intervenne nel
febbraio del 1993 il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti (ICOMOS) e il vicedirettore del
Centro dell'Unesco per il Patrimonio Mondiale, che dettero un giudizio positivo sul nuovo edificio
"frutto di studi approfonditi che hanno preso in considerazione non soltanto le esigenze dell'ambiente,
la piazza Santa Marta e la vicinanza della basilica, ma anche la vista della cupola dall'esterno della
Citt del Vaticano". Cos i lavori continuarono, anche se registrarono la morte di un operaio del
cantiere, e terminarono nel dicembre del 1996.
Stessa finalit alberghiera ha avuto l'antistante PALAZZO SAN CARLO, un tempo sede delle
Sorelle della Carit di San Carlo di Nancy, nonch residenza del musicista Giovanni Pierluigi da
Palestrina dal 1571 al 1594, come maestro della Cappella Pontificia.  diventata una dpendance
dell'albergo con quattro appartamenti di lusso e una sala cinematografica-videoteca intitolata al
cardinale Andrzej Maria Deskur. E in questa sala in genere papa Benedetto XVI viene a vedere i film e
la televisione.
Di fronte a questi ambienti lussuosi, in via del Sant'Uffizio 9, sorge, in forte contrasto, una casa
di accoglienza.  la CASA DONO DI MARIA, una residenza per sole donne. La gestiscono le suore
della Carit di Madre Teresa di Calcutta, sotto la direzione di suor Agnes-Marie (tel. 06.69885072).
Finalmente un edificio semplice, lontano dal lusso sfrenato dei residence.
Tecnologia e illegalit dell'Aula Paolo VI
L'AULA PAOLO VI sorge tra il palazzo del Sant'Uffizio e il braccio di Carlo Magno.  stata
costruita per liberare la basilica di San Pietro dal grande afflusso di pellegrini in occasione delle
udienze generali, e fu inaugurata il 30 giugno 1971 da Paolo VI, al quale  stata poi dedicata. L'aula ha
una capienza di 6900 posti e, tolti i sedili, pu ospitare fino a 14.000 persone: la volta parabolica, di 70
m luce,  l'elemento dominante dell'edificio e focalizza l'attenzione del pubblico verso il palco.
L'Auditorium  stato costruito su progetto di Pier Luigi Nervi; le vetrate sono di Giovanni Hajnal; sul
fondale campeggia una grande scultura in bronzo e ottone di P. Fazzini, La Risurrezione. Dall'atrio
d'ingresso, con due scale elicoidali su pianta ellittica, si accede all'aula sinodale, costruita ad anfiteatro,
dove si tenne dal 30 settembre al 5 novembre 1971 il primo sinodo dei vescovi.
 un complesso architettonico di grande modernit, all'avanguardia anche nell'utilizzo delle
ultime tecnologie ambientali: nel 2008  infatti entrato in funzione l'impianto fotovoltaico composto di
2400 pannelli, installato sul tetto dell'edificio e in grado di coprire almeno un quarto del fabbisogno
energetico dell'aula e degli edifici limitrofi. I pannelli peraltro non sono costati nulla al Vaticano,
perch sono stati donati dalla compagnia tedesca Solarworld, il cui presidente, Frank Asbeck, aveva gi
incontrato il papa nel 2002 per chiedere la sua benedizione, sperando in un calo dei furti sui suoi
pannelli durante il trasporto. Incidente che, a suo dire, si verificava spesso.
A fronte di questa tecnologia di avanguardia per la tutela dell'ambiente va per segnalata
l'illegalit che  alla base della costruzione dell'aula. L'edificio si trova a cavallo tra la Citt del
Vaticano e l'Italia. Le poltrone sono quasi tutte in territorio italiano, ovvero su un'area quadrata di 150
m di lato che non rientra nella superficie della Citt del Vaticano, per la quale la Santa Sede per gode
del "privilegio di extraterritorialit". Il problema  che se si verificassero dei reati in quell'area la
magistratura italiana sarebbe l'unica competente a giudicare, ma gli agenti della Polizia italiana non
potrebbero entrare nell'aula per indagare. E cos l'illegalit  tutelata.
I palazzi storici di Roma
La Santa Sede a Roma  proprietaria di splendidi palazzi costruiti o acquistati da cardinali e
monsignori, che sono diventati per motivi diversi possedimento del Vaticano, o meglio del papa, come
recita il canone 1518 del Codice di Diritto Canonico del 1917: "Il romano pontefice  amministratore e
gestore di tutti i beni ecclesiastici". Sono edifici "con privilegio di extraterritorialit" e alcuni "con
esenzione da espoprio e tributi", come monasteri, parrocchie, sedi apostoliche, ma anche palazzi
storici, che hanno segnato e segnano la storia politica e finanziaria della Santa Sede.  accaduto per
che, nella impellente necessit di denaro, il Vaticano si  visto costretto a vendere alcuni storici palazzi
della citt, acquistati a caro prezzo da societ che avevano bisogno di ampi locali. Cos il palazzo della
Dataria  stato venduto nel 1973 all'ANSA per due milioni e mezzo di dollari, e il palazzo Altemps, in
via Sant'Apollinare, nel 1981 per cinque milioni di dollari a una cooperativa cattolica; e ancora il
palazzo di Sant'Apollinare  diventato propriet dell'Opus Dei in una acquisizione dell'edificio non
troppo limpida per quanto riguarda il denaro utilizzato.
I palazzi storici hanno caratteristiche architettoniche che li distinguono nell'avvicendarsi degli
stili edilizi di Roma, ma contemporaneamente rievocano vicende che li qualificano come centro del
potere di ieri e di oggi. A cominciare dal PALAZZO DELLA CANCELLERIA, splendida opera di
Antonio da Montecavallo, verosimilmente con la supervisione del Bramante, al quale risale comunque
la realizzazione del cortile. Determinante per la costruzione del palazzo da parte del cardinale Raffaele
Riario, giovane nipote del defunto Sisto IV della Rovere, sarebbe stata una sua vincita al gioco di
60.000 scudi (circa 30 milioni di euro) realizzata in una sola notte ai danni di Franceschetto Cybo,
figlio di Innocenzo VIII. Comunque i lavori, che si protrassero fino al 1495, richiesero alla fine pi del
doppio di quella cifra; cos che per le ulteriori spese intervenne il papa Giulio II della Rovere. Furono
utilizzati anche marmi del Colosseo, dell'arco dei Giordani e di altri antichi monumenti romani.
Il palazzo  emblematico per la rappresentazione simbolica del potere succedutosi in Roma
attraverso cinque secoli; nato come palazzo Riario, fu abitato dal cardinale Raffaele, che se lo godette
oltrettutto solo fino al 1517, quando venne coinvolto negli arresti e processi conseguenti la scoperta
della congiura dei cardinali Petrucci e Sauli contro Leone X. Il Riario fu arrestato il 29 maggio;
naturalmente si protest innocente, ma le sue rimostranze non valsero a nulla e il 4 giugno fu
imprigionato a Castel Sant'Angelo. Nel giro di un mese si ebbe la sentenza. Petrucci fu condannato a
morte e strangolato dal boia Rolando; il Sauli fu messo in libert dietro cauzione; anche il Riario fu
graziato, con grande gioia del popolo che naturalmente era affezionato al ricco munifico cardinale.
Peraltro egli pag a caro prezzo quella grazia: 50.000 ducati (circa 15 milioni di euro) e l'impegno a
lasciare erede del proprio palazzo la Camera pontificia.
E il palazzo divenne la Cancelleria, detta "Nuova" per distinguerla dalla Vecchia, gi nel
palazzo Sforza in via dei Banchi Vecchi, e fu dimora stabile del cancelliere di Santa Romana Chiesa e
dei vice-cancellieri. Durante il Sacco di Roma del 1527 il palazzo fu bruciato e and perduto l'archivio.
Il restauro si ebbe sotto Sisto V e fu compiuto da Domenico Fontana. Nel 1798 fu sede del Tribunale
della Repubblica Romana instaurata da Napoleone e, nel 1810, della Corte Imperiale di Giustizia,
costituita da una nutrita schiera di magistrati: un primo presidente, 4 presidenti, 25 consiglieri, 8
uditori, un Procuratore generale e un avvocato generale. Nel 1848, con l'amministrazione liberale di
Pio IX, il palazzo divenne sede del Parlamento, ma il 15 novembre vi fu assassinato Pellegrino Rossi,
ministro dell'Interno e delle Finanze del governo retto dal cardinal Soglia; fu sepolto nella basilica di
San Lorenzo in Damaso annessa al palazzo. Dopo la fuga di Pio IX e l'avvento della Repubblica, vi
s'insedi la Costituente dal 5 febbraio del 1849; ma con il ritorno del papa a Roma, il palazzo vide
reinsediati gli uffici della Cancelleria apostolica, che rest operante fino al 1870 nelle sue funzioni,
anche se in fondo pi limitate per un dirottamento di competenze ad altri uffici pontifici. Il palazzo
rimase sede del cardinale cancelliere di Santa Romana Chiesa anche dopo il 20 settembre, con un
privilegio di extraterritorialit che fu confermato nel 1929. Scaduta d'importanza e infine soppressa, la
Cancelleria ha ceduto il suo palazzo ai tribunali del Vaticano; attualmente vi sono infatti gli uffici della
Penitenziera apostolica, la Sacra Rota e la Segnatura apostolica.
La facciata del palazzo sulla piazza omonima si compone di uno zoccolo a bugne lisce e tre
piani con finestre arcuate e riquadrate, graziosamente incorniciate. Ovunque, le rose araldiche a cinque
petali dei Riario e, sull'angolo sinistro, lo stemma dei Della Rovere. Attraverso un imponente portale
barocco non centrale, con due colonne di granito sovrastato da balcone, aggiunto dal Fontana nel suo
restauro, si accede al cortile bramantesco.  a tre ordini, di cui i primi due ad arcate aperte appoggiate
su antiche colonne e su quattro pilastri di marmo e granito. Il terzo ordine  simile alla facciata con le
finestre architravate e arcuate. Dal grandioso scalone che porta al piano del loggiato (con un bel portale
quattrocentesco in marmo) si arriva alla Sala Riaria, ovvero l'Aula Magna, e al Salone dei 100 giorni
con gli affreschi di Giorgio Vasari rappresentanti fatti della vita di Paolo III Farnese. Al riguardo si
dice che furono eseguiti appunto in 100 giorni; ma quando il Vasari se ne vant con Michelangelo,
questi rispose ironico: "Si vede bene!".
Altro storico palazzo  quello del SANT'UFFIZIO, qualifica ormai accantonata e sostituita con
quella molto pi addomesticata di CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE. Il
palazzo si affaccia sul territorio italiano, ma gode di extraterritorialit.  sulla piazza omonima e
presenta una facciata del 1925 addossata all'edificio che ospit appunto il Sant'Uffizio dal 1566, per
volont di Pio V. L'edificio deriva dal palazzo Pucci, costruito dopo il 1514 tra la chiesa del cimitero
Teutonico e la caserma dei Cavalleggeri, sull'area creatasi dall'abbattimento di un gruppo di vecchie
case vendute dal principe Costantino di Macedonia; dopo la morte dei tre cardinali della famiglia,
Lorenzo, Antonio e Roberto che vi abitarono, i Pucci di Firenze, eredi per due terzi dei beni del Borgo,
vendettero il palazzo per 6000 scudi alla Santa Sede.
Ampliati e adattati gli ambienti per sistemarvi le carceri del famoso Tribunale, il nuovo
complesso fu solennemente inaugurato il 2 settembre del 1566 fra salve d'artiglieria.
Il porticato e il cortile originari vennero mantenuti, ma il portone fu rinforzato da lamine di
ferro e difeso ai lati da feritoie per archibugi; al di sopra del portone correva una fila di finestre e sugli
angoli due sovracorpi a mo' di torrette quadrangolari. Su questo lato avevano le loro abitazioni i
funzionari del tribunale, mentre le celle, esposte verso San Pietro, avevano aperture irregolari chiuse da
robuste inferriate.
L'attuale costruzione, specialmente nei rifacimenti dell'ultimo secolo, ha perso molto della sua
arcigna prestanza; si  in fondo imborghesita, e conserva qualcosa dell'antica fortezza nel robusto
portone con il grande arco sovrastante.  un fatto che la Congregazione per la Dottrina della Fede
continua a investigare le nuove dottrine sulla fede e le condanna, se si mostrano contrarie ai princpi
dogmatici. Prende in esame i libri dopo aver interrogato l'autore e avergli offerto la possibilit di
difendersi, ma in genere non c' scampo quando si finisce davanti al suo giudizio. Numerose le vittime
del cardinale prefetto Joseph Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI, tra gli anni 1981 e 2005, da
Leonardo Boff al vescovo Helder Camara, per la Teologia della Liberazione, e al sacerdote teologo
Hans Kung, defraudato della missio canonica per le sue critiche all'operato del papa.
Risale al 1985 anche l'opposizione da parte di Joseph Ratzinger alla riduzione allo stato laicale
del sacerdote Stephen Kiesle di Oakland, in California, colpevole di pedofilia, processato e condannato
a tre anni di libert vigilata; ma il sacerdote  stato allontanato dalla Chiesa nel 1987 per iniziativa del
vescovo di Oakland, John Cummins, e oltretutto nel 2004  stato arrestato e condannato a 6 anni di
carcere per 13 reiterate molestie di pedofilia.
Risale inoltre al 2001 anche una direttiva emanata dal prefetto Joseph Ratzinger di non
divulgare abusi sessuali e violenze compiute sui ragazzi del coro I Passeri del Duomo di Ratisbona,
diretto dal fratello Georg Ratzinger. Oltretutto questi abusi si erano verificati anche nel collegio
Canisius, gestito da Gesuiti, con pi di cento vittime, e in una scuola di Benedettini in Baviera. La
vicenda di questi abusi  stata resa pubblica dai vescovi tedeschi tra gennaio e marzo 2010, rompendo
un muro di silenzio, e rappresenta un reciso atto di accusa contro l'operato del papa Benedetto XVI
come prefetto della congregazione in quel 2001.
Attualmente la congregazione  retta dal cardinale William Joseph Levada, in veste di prefetto,
coadiuvato da 15 cardinali e 5 monsignori, e con un personale di ufficio di 83 addetti di segreteria e
consultori, dei quali solo 9 laici. Vi  annessa anche una Commissione Speciale "per la trattazione delle
cause di scioglimento di matrimonio in favorem Fidei", costituita da 29 membri tutti ecclesiastici;
questa  in collegamento con il Tribunale della Sacra Rota e, tra l'altro, sovrintende all'annullamento
del matrimonio non consumato.
Il palazzo di PROPAGANDA FIDE ospita la congregazione pi ricca della Santa Sede, quella
che gestisce i fondi per l'apostolica opera missionaria, come indicato nel paragrafo L'amministrazione
missionaria (v.).  infatti la sede della congregazione originariamente chiamata De Propaganda Fide,
titolo divenuto nel 1967 Per l'Evangelizzazione dei Popoli; sorge in piazza di Spagna, ad angolo tra le
vie di Propaganda, Capo le Case e dei Due Macelli. Originariamente questo grande palazzo era abitato
dal cardinale Bartolomeo Ferratini, alla cui morte, avvenuta nel 1606, succedettero gli eredi, dal
cardinal Tonti ai Ruspoli e a monsignor G. B. Vives, che aveva intenzione di istituirvi un collegio per
la preparazione di missionari. Con tale scopo ne fece dono nel 1626 a papa Urbano VIII, che vi insedi
appunto la congregazione dedita all'opera missionaria. Ma l'edificio era troppo piccolo per questa
funzione e il papa incaric il fratello cardinale, Antonio Barberini, perch provvedesse all'ampliamento
della costruzione. Cominci Gaspare De Vecchi ad estenderlo verso via dei Due Macelli, mentre Gian
Lorenzo Bernini ricostruiva nella forma attuale il fronte sulla piazza e su via di Propaganda con la
chiesa in via di Propaganda.
La facciata su via dei Due Macelli a due piani ha un aspetto alquanto severo con finestre
riquadrate semplicemente, mentre al pianterreno aprono molte porte ad arco ribassato, gi di rimessa,
oggi entrate di negozi. La facciata berniniana sulla piazza, la pi piccola delle quattro dell'edificio, 
scandita da paraste che isolano in verticale quattro serie di finestre: queste sono inferriate, architravate
e con mensola sovrastante una finestrella al pianterreno, architravate e riquadrate al primo piano e
riquadrate al secondo. La fascia centrale ha il portale bugnato con timpano triangolare e finestra
sovrastante a timpano ricurvo e, in alto, la targa con l'iscrizione "Collegium Urbanum De Propaganda
Fide" coronata dallo stemma di Urbano VIII caratterizzato dalle api dei Barberini tra due festoni. La
facciata  racchiusa lateralmente tra paraste angolari bugnate al pianterreno e, in alto, da un ricco
cornicione a dentelli e mensole.
Alla morte di Urbano VIII, Bernini fu sostituito da Francesco Borromini, che indiscutibilmente
con la sua genialit confer al complesso un aspetto ben definito, curando la facciata su via Capo le
Case e rinnovando quella su via di Propaganda. Quest'ultima era originariamente costituita da un corpo
centrale pi basso, molto movimentato, sopraelevato in seguito, sacrificando il terrazzo dell'attico,
divisa in tre corpi, il primo dei quali  il vecchio edificio del cardinale Ferratini. Borromini gli dette un
assetto concavo, che resta una caratteristica della sua tecnica architettonica; cos le paraste giganti
scandiscono in verticale una serie di porte a cornice mistilinea con giglio o stella dei Chigi, sovrastate
dalle finestre del mezzanino e da quelle grandi del piano nobile.
La facciata su via Capo le Case  a due piani ed  simile a quella su via dei Due Macelli.
Attraverso l'androne di via di Propaganda si accede alla Chiesa dei Re Magi, che nella forma di
oratorio fu costruita dal Bernini in un assetto ovale, ma venne poi demolita e ricostruita dal Borromini
nell'assetto rettangolare con una decorazione a stucchi:  opportuno descriverne i particolari, perch la
chiesa  sempre chiusa e resta difficile avere un permesso per vedere questo piccolo gioiello. Vi sono
quattro cappelle intercomunicanti, due per lato, di Carlo Fontana, che si aprono ai margini della pianta
longitudinale tra nicchie con busti e impreziosite da dipinti gi presenti nell'architettura berniniana. In
quelle di destra una Conversione di San Paolo di Carlo Pellegrini e una Madonna col Bambino e santi
di Carlo Cesi; in quelle di sinistra La chiamata degli apostoli di Andrea Camassei e una Crocifissione
di Ludovico Gimignani. All'altare maggiore una Adorazione dei Magi di Giacinto Gimignani e una
Missione degli apostoli di Lazzaro Baldi. Strisce architettoniche diagonali dividono il soffitto a
losanghe; gli stemmi sui lati brevi sono di Alessandro VII Chigi. Possiamo dire che lo splendore
architettonico di questo palazzo riflette la ricchezza della congregazione, gestita peraltro per fini tutti
evangelici.
In termini di denaro si deve parlare anche per il PALAZZO MAFFEI MARESCOTTI all'Arco
della Ciambella in via della Pigna, edificio pi noto come ex Vicariato, perch dal 1906 al 1964 ha
ospitato gli uffici del Vicariato di Roma. Ha avuto numerosi padroni con varie vicissitudini di
compravendita a catena. Lo costru Giacomo della Porta, intorno al 1530, per i Maffei, originari di
Volterra, arricchitisi al tavolo da gioco, secondo il detto popolare: "Un sette, un otto, un sei / f la
fortuna dei Maffei". Alla morte del cardinale Marcantonio Maffei, il nipote Livio lo mise in vendita; lo
acquist Camilla Peretti, sorella di Sisto V, la quale lo vendette a sua volta per 29.000 scudi a Clemente
Sannesio de Carlutiis, marchese di Collelungo.
Nel 1621 il nuovo padrone  il cardinale Ludovisio al prezzo di 35.000 scudi, finch nel 1668 lo
compra per 40.000 scudi il marchese Francesco II d'Este, che lo arricchisce di una scuderia per 24
cavalli e 3 rimesse da carrozza. Ma il palazzo non trova un padrone stabile: nel 1714  propriet del
marchese Ottaviano Acciajoli e nel 1746, rinnovato da Ferdinando Fuga, passa per 56.000 scudi al
conte Orazio e al monsignor Alessandro Marescotti. E i Marescotti ne restano proprietari per pi di un
secolo, finch il 15 febbraio 1865 il palazzo comincia ad entrare tra gli immobili del Vaticano; lo
acquista per 75.000 scudi la Banca Romana, che lo riversa alla commissione Ad Pias Causas,
istituzione amministrativa progenitrice dell'AOR. Di qui il passo  breve per la Santa Sede, che ne
diventa proprietaria il 10 ottobre 1906, come sar riconosciuto nei Patti Lateranensi; e Pio X vi
trasferisce gli uffici del Vicariato.
Da allora il palazzo  stato pi volte ristrutturato; nel 2008 il parlamentare radicale Maurizio
Turco ha denunciato un abuso edilizio con la costruzione di una illegale sopraelevazione; il sindaco
Gianni Alemanno ha inviato nel palazzo due vigili urbani per effettuare un controllo, ma i due vigili
sono stati mandati via. La questione non ha avuto un seguito. Attualmente sede di alcune associazioni
cattoliche, il palazzo  utilizzato dall'Opera Romana Pellegrinaggi anche per convegni e cocktail di
lavoro; peraltro una parte dell'edificio nel 2009  stata affittata a una galleria d'arte.
 vecchio di oltre cinque secoli il PALAZZO SS. APOSTOLI nella piazza omonima: la torre
che lo caratterizza gli d l'aspetto di una fortezza, anche se l'edificio mantiene una sua eleganza. 
attribuito ad Antonio da Sangallo e fu costruito tra il 1478 e il 1480 per il cardinale Giuliano della
Rovere, in seguito papa con il nome di Giulio II. All'interno vi sono due chiostri, nel secondo dei quali
sono il Monumento al cardinale Bessarione (1400-72) e il Cenotafio di Michelangelo. Qui il 18
febbraio 1564 doveva essere sepolto Michelangelo, che per, come scrive Giorgio Vasari, "aveva
chiesto e pregato che il suo corpo fosse portato a Firenze sua nobilissima patria, della quale fu sempre
tenerissimo amatore"; allora il nipote, Leonardo Buonarroti, "aveva con prestezza, e perci con
resoluzione, cautamente cavato il corpo di Roma e, come fussi alcuna mercanzia, inviatolo verso
Firenze in una balla". Cos la salma di Michelangelo arriv a Firenze l'11 marzo e venne sepolta in
Santa Croce, mentre in questo chiostro rimase il cenotafio; secondo alcuni dovrebbe esservi sepolto
l'anatomista Bartolomeo Eustachi, dal cognome volgarizzato in Eustachio, morto nel 1574.
Sede provvisoria del Vicariato, dopo l'abbandono di palazzo Maffei Marescotti e prima che
fossero disponibili gli ambienti del Palazzo Lateranense, dove oggi appunto ha sede il Vicariato (v.), 
stato il PALAZZO DI SAN CALLISTO in piazza di S. Maria in Trastevere 24. Secondo la leggenda 
stato costruito sulla casa romana dove il papa Callisto I (218-222) fu sorpreso in preghiera dai pagani
romani a caccia di cristiani e ucciso; fu scaraventato direttamente da una finestra in un pozzo che
ancora oggi si trova nel giardino dell'ex convento annesso alla chiesa. Del palazzo si ha notizia fin
dagli ultimi anni del XIV secolo, epoca in cui vi si tennero alcuni concistori, essendo monastero
benedettino e residenza dei cardinali titolari della basilica di Santa Maria in Trastevere. Fu restaurato
diverse volte: sotto Eugenio IV nel 1434 e ad opera del cardinale Vigerio di Savona nel 1505, che un
all'edificio alcune case limitrofe.
Ma fu Paolo V a dargli un nuovo assetto, quello attuale, intorno al 1620 su progetto di Orazio
Torriani, concedendo l'edificio ai Benedettini, in sostituzione del loro convento demolito al Quirinale.
Danneggiato dai francesi nel 1814 e nel 1849, fu restaurato nel 1854 sotto il pontificato di Pio IX; dopo
il 1870 fu requisito dallo Stato italiano che lo adatt a caserma. Riassegnato alla Santa Sede nel 1907,
fu nuovamente restaurato sotto il pontificato di Pio XI nel 1937. Successivamente divenne sede del
Vicariato, ma solo per un breve periodo tra il 1964 e il 1967, anno in cui fu inaugurato il nuovo
complesso del Laterano.
Non  un edificio particolarmente eccellente nel suo assetto architettonico, ma deve il suo
prestigio principalmente alle indicate caratteristiche storiche che lo hanno accompagnato fino ad oggi, e
anche perch sorge sul lato sinistro della basilica di S. Maria in Trastevere. La facciata apre al
pianterreno con un grande portale ad arco bugnato, tra paraste anch'esse a bugne, finestre architravate e
inferriate; sovrasta il portale un balcone con la finestra centrale del piano nobile a timpano curvo
spezzato, con lo stemma di Pio XI. I due piani sono con finestre bugnate e architravate, arricchite al
piano nobile da capitelli ionici con volute e dall'emblema benedettino di San Paolo, una mano che
impugna una spada.
Nella parte posteriore, che affaccia sulla piazza San Callisto, lo fronteggia un altro edificio
moderno fatto costruire nel 1936 da Pio XI; opera di Giuseppe Momo, fu sede inizialmente delle
Congregazioni, prima che queste fossero trasferite in via della Conciliazione, e per questo  stato
chiamato PALAZZO DELLE CONGREGAZIONI, denominazione rimastagli sia pure impropriamente.
Attualmente vi sono infatti insediate quelle commissioni pontificie impegnate nel sociale, che
rappresentano la volont della Chiesa di inserirsi nei problemi della societ contemporanea; cos il
Pontificio Consiglio per i Laici e il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Il palazzo ospita
anche il Circolo di San Pietro, sorto nel 1869, che si occupa di distribuire 60.000 pasti l'anno presso i
punti mensa di via della Lungaretta e via di San Giovanni in Laterano, con circa 20.000 presenze
nell'asilo notturno, che pu offrire rifugio a 280 persone al giorno. Esistono anche cinque commissioni
per l'assistenza finanziaria alle famiglie indigenti, tra le quali una relativa al guardaroba. Ma
ultimamente il circolo  in crisi finanziaria, e a quanto pare non ha sovvenzioni adeguate dalla Santa
Sede.
Il PALAZZO DELL'ACCADEMIA ECCLESIASTICA  in piazza della Minerva 74, di fronte
alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva.  stato costruito ai primi del Cinquecento per Mario
Peruschi, conservatore in Campidoglio, su un'area prima occupata da alcune case appositamente
acquistate e abbattute; tutte spese ingenti che costrinsero il proprietario a vendere l'edificio mettendolo
all'asta. Lo acquist Marcantonio Colonna, per poi passare ai Severo, originari di Faenza, dai quali nel
1706 papa Clemente XI lo acquist per farne la sede dell'Accademia dei Nobili Ecclesiastici. Questa
era stata fondata cinque anni prima dall'abate Pietro Garagni, con l'assistenza spirituale del beato
Sebastiano Valfr dell'oratorio San Filippo Neri di Torino, ed era insediata a palazzo Gabrielli a Monte
Giordano, poi Palazzo Taverna. Leone XIII nel 1878 fece restaurare l'edificio, ristrutturando la facciata
sulla piazza, mentre su via della Palombella rest la vecchia struttura.
Pio XII gli dette l'attuale denominazione di Accademia Ecclesiastica, mettendola alle dirette
dipendenze del papa, ma sotto la protezione del segretario di Stato, attualmente il cardinale Tarcisio
Bertone, e la presidenza di un aricivescovo, che oggi  Beniamino Stella. Il presidente gestisce il
personale presente nella casa, costituito da un gruppo di suore e di alcuni laici, e ha il compito di
reclutare annualmente una dozzina di sacerdoti laureati in diritto canonico da immettere, previo
superamento di un corso informativo interno, alla missione diplomatica della Santa Sede. La facciata
del palazzo  stata restaurata di nuovo negli anni Ottanta del Novecento. Ora si mostra in tutta la sua
compattezza neoclassica arricchita dalle finestre con conchiglie e protomi ferine di stucco al terzo
piano del palazzo. Il bel portale al pianterreno apre tra due colonne sottostanti il balcone del primo
piano e tra due coppie di quattro porte di rimessa ad arco su uno splendido bugnato.
Quello che non c' pi  lo spettacolo che si poteva godere dalle finestre di questo palazzo il 25
marzo, festa dell'Annunziata, quando il papa si recava a cavallo con il suo seguito di cardinali a
distribuire nella chiesa di S. Maria sopra Minerva le doti alle giovani donne prive di possibilit
economiche. La cerimonia era stata istituita da Pio II e fu celebrata fino alla met dell'Ottocento;
possiamo rivedere quello spettacolo nella cronaca che ci ha lasciato lo scrittore francese Michel
Eyquem de Montaigne, che la vide il 25 marzo 1581: "Oltre al suo ordinario corteo, il papa  preceduto
da venticinque cavalli con bardature e gualdrappe di tessuto d'oro, assai riccamente adornati, dieci o
dodici muli bardati di velluto cremisi, tutti condotti dai suoi staffieri a piedi e con la sua lettiga coperta
di velluto cremisi. Davanti a lui quattro uomini a cavallo portavano, in cima a certi bastoni coperti di
velluto rosso, e dorati all'impugnatura e all'altro capo, quattro cappelli rossi: lui era sulla sua mula.
Anche i cardinali che lo seguivano in abiti pontificali cavalcavano le loro mule, al fronte delle quali
erano attaccati con spille gli strascichi dei manti. Le fanciulle, in numero di centosette, tutte
accompagnate da una vecchia parente, dopo la messa uscirono di chiesa e fecero una lunga
processione; e passando al ritorno al centro della chiesa della Minerva, dove si svolge tale cerimonia,
baciavano i piedi al papa che, impartita la benedizione, d personalmente a ciascuna una borsa di
damasco bianco, contenente una cedola" di dote, ovvero una "promessa di futuro pagamento".
Imponente  poi il numero delle universit ovvero degli Atenei Romani, come vengono
qualificate le istituzioni culturali di studio, e delle relative accademie che la Santa Sede ha istituito
anche dopo il 1870, predisponendo sedi adeguate, in genere appunto di nuova costruzione. Cos la
Pontificia Universit Urbaniana, fondata da Urbano VIII nel 1627 per i giovani chierici in terra di
missione, ha avuto un proprio edificio sul Gianicolo (v. Immobili sul Gianicolo) per volere di Pio XI;
cos il Pontificio Ateneo Angelicum, erede dell'antico collegio di san Tommaso fondato nel 1577, 
stato trasferito nell'antico rinnovato convento presso la chiesa dei SS. Domenico e Sisto a largo
Angelicum, in una soluzione architettonica sostanzialmente felice.
La Pontificia Universit Lateranense risale al 1853, quando Pio IX la istitu come Ateneo del
Pontificio Seminario Romano, fondando le facolt di Diritto canonico e di Diritto civile e il Pontificio
Istituto Utriusque Iuris. Assunse l'attuale nome quando nel 1937 l'ateneo fu insediato nell'edificio
costruito vicino al Battistero per opera di Giuseppe Momo con il nome di PALAZZO
DELL'UNIVERSIT LATERANENSE; e il palazzo ha assunto di conseguenza una sua importanza
storica, anche se solo nel 1959 ha avuto l'attuale denominazione per volere di Giovanni XXIII.
L'edificio si sviluppa su un'area rettangolare a tre piani, ospitando le facolt di Filosofia, Diritto e
Teologia; all'ingresso le statue di San Pietro e San Paolo di Pietro Canonica. Splendida l'Aula Magna
a gradinate, disponibile per 800 posti, con un grande mosaico di Cristo Benedicente e un busto in
bronzo di Pio XI. Dal 2001 vi  stata ufficialmente istituita la Lateran University Press, promotrice di
numerose pubblicazioni scientifiche e riviste che costituiscono il contributo offerto dall'Universit alla
comunit scientifica internazionale.
Lungo via dei Laterani sorge il PALAZZO DEL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE,
grande edificio costruito nel 1913, arricchito da una cappella con 16 vetrate raffiguranti la Via Crucis.
A seguire, sulla via dei Laterani, lungo un fronte di 266 m,  stato costruito nel 1964 il PALAZZO
DEL VICARIATO DI ROMA;  costituito da due edifici allineati lungo il confine della zona
extraterritoriale, uno adibito ad archivio e l'altro a deposito. Tutto il complesso dei moderni edifici
lateranensi  stato completamente ristrutturato, durante il pontificato di Paolo VI, dall'architetto Enrico
Galeazzi.
Pi articolata la storia della prestigiosa Pontificia Universit Gregoriana, che ha finito per
seguire, con le sue diverse sedi, le disavventure del potere dei papi. Essa rappresenta il pi completo
centro di studi sacri della Chiesa e la si potrebbe definire "l'universit del papa"; affidata ai Gesuiti da
sempre, resta sostanzialmente alle dipendenze della Santa Sede.  nata nel 1551, quando Ignazio di
Loyola, con il denaro ricevuto da Francesco Borgia, duca di Gandia, prese in affitto una casa ai piedi
del Campidoglio fondando l'istituto che chiam Collegio Romano. Il gesuita si guadagn la stima del
papa Gregorio XIII, che si preoccup di procurare a quel "seminario di tutte le nazioni e di tutte le
lingue" una sede adeguata. Sorse allora il Palazzo del Collegio Romano, inaugurato il 28 ottobre 1584,
nella piazza di fronte al Corso che dall'istituto prese il nome; una costruzione dalla possente facciata in
cotto, opera di Bartolomeo Ammannati. Qui l'istituto rest fino al 1870, quando il palazzo fu acquisito
dal Regno d'Italia che, tra l'altro, vi inser il Liceo Visconti.
L'Universit Gregoriana si spost allora nel PALAZZO GABRIELLI BORROMEO, sede fino
ad allora del Seminario dei Gesuiti, al civico 120 della via del Seminario, nell'edificio costruito per
Girolamo Gabrielli e poi propriet Borromeo, acquistato da Paolo III nel 1547 proprio per l'ordine di
sant'Ignazio. E qui l'universit  rimasta fino al 1929, quando ha trovato una sede definitiva a piazza
della Pilotta. Il palazzo Gabrielli Borromeo, rimasto propriet della Santa Sede,  diventato sede di uno
studentato tenuto dai Gesuiti intititolato Collegio Romano San Roberto Bellarmino. Il seminario  stato
articolato in due sezioni: il Pontificio Seminario Romano Maggiore, che  insediato nel palazzo del
Laterano (v.) in piazza San Giovanni in Laterano 4, e il Pontificio Seminario Romano Minore in viale
Vaticano 42.
L'attuale PALAZZO DELL'UNIVERSIT GREGORIANA, in piazza della Pilotta,  stato
realizzato nel 1930 da Giulio Barluzzi sull'area dove sorgevano vecchi edifici conventuali, utilizzati
nell'Ottocento come caserme dei dragoni pontifici, appositamente demoliti. "L'edificio domina per la
grandiosit della massa e per l'armoniosa correttezza della linea", secondo un giudizio di Luigi Callari;
la loggia al primo piano  del tipo delle "benedizioni", propria dei palazzi pontifici. La storica
universit  un importante centro di ricerca ed  frequentata anche da laici. Vi  annesso l'Istituto
Biblico. Peraltro il palazzo  stato restaurato dallo Stato italiano, anche se non era previsto dal
concordato: nel 2007 con 442.500 euro tratti dai fondi dell'8 per mille, nel 2009 con 457.444 euro
sempre tratti dall'8 per mille, finanziamenti ai quali si aggiungeranno 1 milione di euro nel 2010 e
500.000 nel 2011 per il "restauro dei cortili interni". Il tutto attraverso la ARCUS, Societ per lo
sviluppo dell'Arte, fondata nel 2004 con capitale interamente versato dal Ministero dell'economia e
con decreti operativi adottati dai Ministeri per i beni culturali e delle infrastrutture.
L'Istituto Biblico si trova nel PALAZZO MUTI PAPAZZURRI, che  sul fronte della piazza
antistante l'universit e fa parte del traffico di acquisto e vendita degli immobili attuato dalla Santa
Sede nel Novecento, e in parte vivo ancora oggi. Il palazzo era stato acquistato nel 1909 dalla Santa
Sede, che lo tenne fino al 1948, quando lo vendette insediando l'Istituto Biblico nell'edificio
dell'Universit Gregoriana opportunamente ampliato. Il palazzo, che al piano nobile ha delle splendide
sale affrescate nel Seicento con soggetti di mitologia pagana da Giovanni Francesco Grimaldi, oggi 
propriet dei Bruschi.
Il PALAZZO DEL SEMINARIO ROMANO MINORE sorge sull'area della ex Villa Staderini,
al civico 42 del viale Vaticano, nello spazio urbano che si estende tra le vie Aurelia e di Porta Pertusa;
 insediato su territorio dello Stato italiano, ma gode delle immunit riconosciute dal diritto
internazionale alle sedi diplomatiche degli Stati esteri. Realizzato dall'architetto Giuseppe Momo nel
1933, l'edificio si sviluppa su una pianta quadrata con un cortile centrale e una Cappella dei
Protomartiri decorata dal pittore Mario Barberis. Nel 1954  stato compiuto un abuso edilizio: la
costruzione di un nuovo piano. Gi nel 1987 il quarto piano era stato ristrutturato causando un
completo riassestamento dei locali che hanno avuto un singolare sviluppo in altezza. Il tutto sotto la
direzione dell'architetto Vincenzo Spada. E vi  insediato l'istituto Pontificio Sant'Apollinare
dell'Opus Dei.
A fronte della storica Universit Gregoriana  sorta poi l'UNIVERSIT CATTOLICA DEL
SACRO CUORE, la cui sede originaria  nata a Milano nel 1921 (v. Immobili del Vaticano fuori
Roma). La sede romana sorge su un terreno di 37 ettari, che nel 1934 Pio XI aveva acquistato davanti
alla Pineta Sacchetti mettendolo a disposizione dell'Istituto Giuseppe Toniolo; i lavori per la
costruzione del complesso iniziarono per nel dopoguerra, e fu Pio XII a dargli un finanziamento
adeguato. Nel 1958 ha avuto l'approvazione dell'ordinamento didattico e scientifico da parte del
Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e con il Decreto istitutivo del Presidente della Repubblica
(18 giugno 1958), cos che nel giro di tre anni si  arrivati al completamento della prima fase dei lavori;
il 5 novembre 1961  stata inaugurata la sede universitaria con la FACOLT DI MEDICINA E
CHIRURGIA alla presenza di papa Giovanni XXIII. Ma solo tre anni dopo, il 10 luglio 1964,  iniziata
l'attivit del POLICLINICO AGOSTINO GEMELLI, che si  affermato come ospedale di alta
specializzazione, cos da essere inserito nel Servizio Sanitario Nazionale. E per questo va considerato
ormai tra i palazzi storici di Roma.
In prossimit del policlinico sorge la CLINICA COLUMBUS, nella via Giuseppe Moscati,
toponimo che rievoca l'originaria denominazione della clinica. L'istituto  nato appunto come Clinica
Giuseppe Moscati, frutto delle prime costruzioni romane della Generale Immobiliare, e oggi risulta
appartenere alla Association Columbus, diramazione sommersa dello IOR, come espressione diretta
dell'Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Ges, fondate da santa Francesca Saverio Cabrini. La
clinica si qualifica Casa di Cura e, come precisa il link di Internet, "per l'integrazione prevista dalla
convenzione, stipulata nel 1986 fra l'Universit Cattolica del Sacro Cuore e l'Association Columbus,
recepita dalla Regione Lazio, la Casa di Cura Columbus ha assunto la denominazione di Complesso
Integrato Columbus (C.I.C.), struttura afferente al Policlinico Universitario A. Gemelli, che 
responsabile degli standard assistenziali". Inoltre "presso il C.I.C. i servizi centralizzati di diagnosi e
cura e 8 reparti di degenza sono diretti da Medici del Policlinico Universitario A. Gemelli. Il servizio di
emodialisi e 7 reparti di degenza afferiscono temporaneamente alla Seconda Universit degli Studi di
Roma - Tor Vergata e sono diretti da Medici di questa Universit".
Le risorse finanziarie dei palazzi di via della Conciliazione
I palazzi che sorgono su via della Conciliazione dalla piazza Pio XII, antistante piazza San
Pietro, alla piazza Pia, antistante Castel Sant'Angelo, risalgono in parte alle strutture dei borghi
paralleli alla Spina di Borgo, ambienti abbattuti per l'apertura della strada che ricorda il nome del
concordato tra Stato italiano e Chiesa. Opera degli architetti Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli, la
via fu inaugurata ufficialmente nel 1950 con la costruzione delle due file di obelischi, che in realt
rendono la via simile al monumentale ingresso di un cimitero. I romani li hanno soprannominati "le
supposte", termine un po' irriverente nei confronti del Vaticano, verso il quale accompagnano chi
procede lungo la strada. La strada e le due piazze, Pia e dei Propilei, sorgono su territorio italiano, ma i
palazzi, perlopi ricostruiti, sono propriet del Vaticano, ad eccezione del Palazzo Torlonia al civico
130, che  ancora oggi propriet della nobile famiglia romana. I palazzi sono sede di uffici e
congregazioni, godendo dell'immunit e costituendo nel loro complesso una serie di risorse finanziarie
che, direttamente o meno, confluiscono nelle casse del Vaticano. Al pianterreno stradale sorgono
peraltro le sedi di istituti bancari e numerosi negozi; attivit e uffici sono salvati dagli oneri tributari di
locazione grazie alla presenza di luoghi di culto all'interno dei palazzi cos da risultare impegnati in
"attivit che non abbiano natura esclusivamente commerciale". Mentre l'unico edificio che
effettivamente ha un sapore sacro  la chiesa di SANTA MARIA IN TRASPONTINA al civico 14,
parrocchia del rione Borgo, con annesso l'Oratorio della Dottrina Cristiana, dove si svolge la
catechizzazione dei giovani da parte dei Carmelitani che officiano la chiesa.
La piazza Pio XII costituisce una sorta d'ingresso a via della Conciliazione, in riferimento alla
retrostante piazza San Pietro; si distende sui lati nel largo del Colonnato con i PALAZZI DEI
PROPILEI, due edifici in forma di avancorpi simmetrici della strada, con le due gallerie sovrapposte
tra cornici, balaustri e sedili in travertino. I palazzi, opera di Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli,
ospitano alcune congregazioni e la Sala Stampa del Vaticano, ma anche gli uffici amministrativi della
Catholic Near East Welfare Association (v. il paragrafo relativo) e della Pontificia Missione per la
Palestina, collegate con la Congregazione per le Chiese Orientali e con una sorta di filiale a New York
nella First Avenue. E questo  un indice della preziosit di questa sede.
Ma sui lati dei due palazzi che aprono sul largo del Colonnato e la piazza Pio XII, ecco sulla
strada sfilare una serie di ambienti commerciali perlopi rivolti alla vendita di gadget e souvenir. Sul
largo del Colonnato al civico 1 un Mosaic Art, al 4 una Roma Eterna, al 5 la Galleria san Pietro e al 6
Naddeo Souvenirs, ai quali fa seguito su un fianco della piazza Pio XII ai civici 1-2 una Galleria
Savelli, e al 5 un Ferrante Souvenirs, tutti locali affittati a commercianti e librai; mentre al civico 4
appare la Libreria Internazionale Benedetto XVI, inaugurata nel 2008 con un discorso del cardinale
Bertone, gestita direttamente dalla Santa Sede. Sull'altro fianco della piazza, al civico 8, ancora
souvenir all'insegna di un malizioso Gioiello Religioso, e di seguito le sedi dell'Opera Romana
Pellegrinaggi e della Peregrinatio ad Petri Sedem, per i quali si rinvia al paragrafo Lo sfruttamento di
santuari e pellegrinaggi (v.).
Non c' grande differenza tra i due lati di via della Conciliazione, ambedue all'insegna della pi
bieca finalit commerciale e finanziaria: negozi, ambienti turistici e alberghieri sotto insegne anonime,
tutti direttamente gestiti dal Vaticano o da affittuari. Sul lato destro, in direzione del lungotevere, si
inizia al civico 65 con una rivendita generica di Articoli Religiosi, alla quale fanno seguito al 63 la
Libreria Ancora, gestita dalla Congregazione Religiosa dei Figli di Maria Immacolata o Pavoniani, e al
61 la Galleria Aurora, qualificata come S.r.l.
Il PALAZZO CESI, al civico 51, era originariamente propriet del cardinale Francesco
Armellini, che l'abbandon al saccheggio dei Lanzichenecchi nel 1527, rifugiandosi in Castel
Sant'Angelo, dove mor di dolore o di peste. Il palazzo fu ereditato dai suoi familiari, che non lo
abitarono perch malridotto. Lo vendettero nel 1565 al cardinale Donato Cesi e a suo fratello Angelo,
vescovo di Todi, che lo fecero restaurare completamente da Martino Longhi il Vecchio.  rimasto
propriet della famiglia Cesi, che si  estinta alla fine dell'Ottocento, quando  stato acquistato dalla
Societ del Divino Salvatore, istituto religioso fondato a Roma da Johann Baptist Jordan nel 1881,
qualificata nel 1886 come "istituzione di diritto diocesano", ottenendo il pontificio decreto di lode nel
1911 ed essendo approvato definitivamente nel 1922. Fondamentale per l'acquisto risult l'adesione
della baronessa Therese von Wllenweber, con la quale Jordan fond a Tivoli nel 1888 il ramo
femminile dell'istituto delle Suore del Divin Salvatore, nel quale la baronessa entr con il nome di
Maria degli Apostoli; la casa generalizia delle Salvatoriane  tra gli immobili Gianicolensi (v.).
Il palazzo Cesi  la sede generalizia dei Padri Salvatoriani; lo scopo principale dell'istituto,
come recita il ministero,  "approfondire e propagare la conoscenza di Ges quale vero ed unico
Salvatore del mondo", e di conseguenza la loro attivit  prevalentemente rivolta alle missioni. La sede
di via della Conciliazione, diretta dal Superiore Generale, padre Andrzej Urbanski,  pertanto eccessiva
per l'ordine religioso, che ha destinato gran parte del palazzo a una attivit alberghiera, fruttifera per
l'opera missionaria.  all'insegna dell'Hotel Residenza Palazzo Cesi, qualificata come "struttura
ricettiva di Categoria Superiore e rifugio di spiritualit e accoglienza", meta di turisti cattolici tutto
l'anno. Per dare una sia pur vaga idea dell'entit dei guadagni si segnalano i costi delle camere: una
singola 139 euro, una doppia 249 euro e una tripla 319 euro.
Al pianterreno del palazzo tra i numeri civici 55 e 53 ci sono i negozi della ditta Padellini, che
spaccia articoli religiosi e tabacchi. Seguono Savelli Gift e Bar ai civici 49-45 come cornice
commerciale del PALAZZO RUSTICUCCI al civico 47, il cui originale era opera di Domenico
Fontana e Carlo Maderno e risaliva al 1585. Nel 1630 era stato sede del Collegio Nazareno fondato da
Giuseppe Calasanzio; alla fine dell'Ottocento vi ha abitato monsignor Michele Mazzarenti, che vi
aveva raccolto una famosa galleria di quadri; ai primi del Novecento vi abitarono le sorelle di Pio X. La
ricostruzione approssimativa del palazzo fu fatta con elementi riportati di peso dall'antico edificio. 
propriet della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
Le insegne Change e Leather Shop ai civici 43 e 43A e Caff Gelateria e Souvenirs ai civici 41
A-B-C decorano il PALAZZO SERRISTORI, al civico 41, che  dal 1930 sede della Scuola Pontificia
Pio IX; ha il suo ingresso nell'adiacente via dei Cavalieri di Santo Spirito 1 con un portale arcuato e
bugnato a raggiera, dove si staglia lo stemma di papa Mastai e l'iscrizione "Ad christianam puerorum
utilitatem" ("Per il profitto cristiano dei fanciulli"), che  l'emblema apostolico della scuola. Ma la
finalit della scuola appare anche meglio evidenziata nella qualifica stigmatizzata dal dpliant
commerciale: "istituto di consolidata tradizione educativa che mira alla formazione integrale dei
giovani, accogliendo presso la sua struttura non solo studenti di confessione cattolica, ma anche alunni
aderenti ad altre confessioni o religioni, consapevoli comunque del progetto d'istituto. Tale finalit
sottende una proficua interazione con il territorio circostante e con le corrispondenti istituzioni verso le
quali la scuola si pone in termini di costruttiva collaborazione".  una scuola paritaria, a pagamento,
con relative sovvenzioni dello Stato italiano, e gli alunni sono tutti, come suol dirsi, "di buona
famiglia", ovvero di fede religiosa, cattolica o meno, e facoltosa. Ottime quindi le entrate che questa
scuola assicura al Vaticano.
E si va avanti ai civici 37-39 con la libreria Dehoniane Books gestita dalla Congregazione del
Centro Dehoniano dei sacerdoti del Sacro Cuore fondato dal reverendo Leone Dehon; ma l'attivit
commerciale culmina ai civici 35-29 nella sede di un albergo ambito dai fedeli pellegrini, il PALAZZO
DEI PENITENZIERI. Originariamente propriet Della Rovere, il complesso ospita, nei cinque saloni
del piano nobile, gli uffici di rappresentanza dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro. I saloni
costituiscono un autentico tesoro artistico: un ciclo pittorico del Pinturicchio che illustra, tra l'altro,
simulando una loggia aperta, i mesi dell'anno, e una sala detta "dei Semidei", con un soffitto composto
di 63 formelle dipinte su carta e incollate nei cassettoni lignei, tra bestiari e simboli mitologici.
Il resto dell'edificio  sede dell'Hotel Columbus, che ha 92 camere "tutte con bagno, frigo-bar,
telefono, TV e impianto dell'aria condizionata" e dove " possibile collegare il computer portatile a
Internet". Inoltre viene proposta ai clienti "un'alternativa all'insegna del benessere fisico" sotto il
nome di Metodo craniosacrale, illustrato in un dpliant come "una tecnica manuale non invasiva che
individua e rimuove, mediante opportune manovre, le disfunzioni della mobilit delle ossa craniche
ripristinando la corretta circolazione del liquido cefalo rachideo. Al movimento cranico  legato quello
del sacro e quello del corpo nel suo insieme; pertanto, attraverso l'approccio craniosacrale, vengono
eliminate le disfunzioni ossee, membranose e liquidiane e viene ripristinato l'equilibio nel movimento
respiratorio primario e l'omeostasi nel corpo interno. Prenotazione: 24 ore in anticipo. Durata: 1 ora.
Costo:  90,00" da contattare ai seguenti numeri: +39 06.68199360 / +39 06.6865435, tramite fax: +39
06.6864874 all'indirizzo e-mail info@hotelcolumbus.net. A fronte di questa prestazione, sulla quale
non  opportuno entrare nel merito della sua validit, ma che costituisce comunque una fonte di denaro
non trascurabile, c' ovviamente il costo delle camere: la singola da 110 a 220 euro, la doppia da 175 a
350 euro, la tripla da 230 a 410 euro, dove "i minimi e i massimi sono in funzione del periodo prescelto
e della tipologia delle camere".
Se ci sono problemi di moneta e cambio per i pellegrini, ecco un ambiente di Change ai civici
25-23, nonch ai civici 21-17 e 9-13 con le sedi del Credito Artigiano e di Unicredit Banca di Roma,
banche peraltro sotto inchiesta per i rapporti con lo IOR, come denunciato nelle ultime pagine del
paragrafo Le finanze del Vaticano all'alba del terzo millennio (v.). Sono la degna cornice del
PALAZZO ALICORNI, che apre al civico 15; l'edificio  una ricostruzione dell'originario palazzo
propriet dei nobili albanesi Alicorni, emigrati a Roma in fuga dall'impero romano; attualmente  sede
della Confcooperative, con ingresso in borgo S. Spirito 78. La Confederazione Cooperative Italiane nel
suo sito Internet si qualifica "la principale organizzazione, giuridicamente riconosciuta, di
rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo e delle imprese sociali". In particolare
"l'articolo 1 dello Statuto riconosce altres che l'azione di Confcooperative si ricollega ai principi ed
alla tradizione della dottrina sociale della Chiesa" e questo indica il rapporto della confederazione con
il Vaticano. Peraltro la confederazione esplica e promuove ogni attivit intesa a favorire l'incremento e
la riqualificazione del patrimonio edilizio abitativo, inserito in contesti urbani che tengano conto delle
necessit della comunit; e questa finalit chiarisce la funzione importante che essa ha nella stessa
gestione del patrimonio immobiliare della Santa Sede.
E le attivit commerciali proseguono con Universal Bar al civico 5A e la Libreria Coletti dal 3
A-B, che introducono al cosiddetto PALAZZO DELL'INA, ai civici 1-3-5. L'edificio  nato come sede
dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni, ma ora ospita diversi uffici del Vaticano. Al civico 5 sono
insediati il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unit dei Cristiani, presieduto dal cardinale
Walter Kasper; il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, presieduto dal cardinale
Jean-Louis Tauran; il Pontificio Consiglio della Cultura, presieduto dall'arcivescovo Gianfranco
Ravasi; il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, presieduto dall'arcivescovo Claudio Maria
Celli; la Pontificia Accademia di San Tommaso d'Aquino, presieduta da monsignor Lluis Clavel; la
Pontificia Accademia di Teologia, presieduta dal reverendo Manlio Sodi; la Pontificia Accademia
Romana di Archeologia, presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone; la Pontificia Accademia di Belle
Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon, presieduta dal professor Vitaliano Tiberia. Al civico 3 sono
insediati il Pontificio Consiglio degli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute), presieduto
dall'arcivescovo Zygmunt Zimowski; la Congregazione dei Figli della Immacolata Concezione,
istituto religioso maschile di diritto pontificio dedita alla cura degli infermi; la segreteria romana
dell'Universit della Nostra Signora del Buon Consiglio, istituita nel 2004 a Tirana come centro
pontificio educativo e religioso dell'Europa dell'Est. Al civico 1 sono insediate la Pontificia
Commissione per la Vita, presieduta dal vescovo Elio Sgreccia; la Pontificia Commissione per
l'America Latina, presieduta dal cardinale Giovanni Battista Re; la Scuola Vaticana di
Biblioteconomia, diretta da monsignor Cesare Pasini; e la Presidenza generale dell'Azione Cattolica,
retta dal professor Franco Miano.
L'edificio, progettato da Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli con la collaborazione
dell'ingegner Gino Cipriani,  stato ultimato nel 1942; la data  ricordata sulla facciata del palazzo
insieme alla sigla INA, ai fasci, alla lupa e ai gemelli, emblema di Roma. L'edificio sul fronte di piazza
Giovanni XXIII ha una fontana realizzata nel 1957 insieme a quella antistante il Palazzo Pio che
fronteggia la via sul lato opposto. E qui campeggia lo stemma del Comune di Roma con la scritta
"Aditus ad maximum christianorum templum A. D. MCMXXXVI inchoatus A. D. MCML absolutus"
("La via d'ingresso al massimo tempio della cristianit iniziata nell'anno 1936 fu terminata nel 1950").
Nel lato posteriore del palazzo, su borgo Santo Spirito, apre l'Oratorio della S.ma Annunziata,
ricostruzione dell'originario demolito per l'apertura di via della Conciliazione; soprannominata dai
romani l'Annunziatina, ha perduto le sue originarie caratteristiche.
Il PALAZZO PIO, con fronte sulla piazza Pia, di assetto simile al Palazzo dell'INA, fa da
testata al complesso edilizio sul lato opposto di via della Conciliazione.  sede della Radio Vaticana
dal 1971, e da allora gode della extraterritorialit. L'edificio ha un Auditorium, con ingresso su via
della Conciliazione 4, realizzato con la costruzione dello stesso palazzo nel 1950 su progetto di
Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli;  stato sede dell'Orchestra di Santa Cecilia dal 1958 al 2003,
ovviamente con pagamento di affitto. Dal 2004 lo ha preso in gestione la societ I Borghi in accordo
con la Provincia di Roma, stipulando un contratto con l'APSA, per istituirvi un luogo dedicato alla
cultura e allo spettacolo; la societ ha provveduto a restaurare l'Auditorium con interventi dello studio
Claudio Lazzarini e Carl Pickerin, essendo responsabile della ristrutturazione l'ingegnere Giovanni
Martinazzoli. L'Auditorium cos ha riaperto il 29 aprile 2005 in occasione della premiazione dei David
di Donatello. Le attivit culturali si avvalgono peraltro di una collaborazione assicurata da Wind in
qualit di sponsor istituzionale, da Banca Intesa e Sisal in qualit di official sponsor. Tutto questo 
garanzia di guadagno per la Santa Sede.
L'edificio  circondato da attivit commerciali; ad angolo con piazza Pia, al civico 2, c' un
Bistr, al quale fa seguito ai 2D-E una Universal Rome Souvenirs con relativi articoli religiosi; e dopo
l'ingresso dell'Auditorium ai 4A-C segue la Libreria Belardetti con relativi articoli religiosi. L'edificio
al 4D  un palazzo di nuova costruzione, senza storia, sede in affitto delle ambasciate presso la Santa
Sede della Repubblica di Cina e del Canada, nonch della segreteria del Gruppo Garofalo, presente nel
settore medico e imprenditoriale ricettivo alberghiero. Gli fa da cornice il Nova Caf ai civici 4G-E.
Segue l'edificio ad angolo con via Traspontina, che ai civici 6-8, ospita una sede dell'Unicredit
Banca, banca gi segnalata come sotto inchiesta per i rapporti con lo IOR, come denunciato nelle
ultime pagine del paragrafo Le finanze del Vaticano all'alba del terzo millennio (v.). Il palazzo, anche
questo di nuova edilizia,  sede delle ambasciate presso la Santa Sede della Repubblica di Slovenia,
Argentina e Federazione Russa. Ai civici 12-14 c' la Libreria Ave, alla quale segue al civico 14A il
negozio Souvenirs Traspontina. Il PALAZZO LATMIRAL, al civico 22,  stato costruito nel 1887
dall'architetto Agide Spinelli per Giuseppe Latmiral, ma  stato ristrutturato da Marcello Piacentini e
Attilio Spaccarelli per la creazione di via della Conciliazione.  in parte sede dell'ambasciata del
Brasile presso la Santa Sede, ma vi risiedono anche gli uffici della FILAS, una "Societ Finanziaria
Laziale di Sviluppo" che, come segnalato anche su Internet, " la societ attraverso cui la Regione
Lazio vara specifici interventi tesi alla promozione dei servizi tecnologicamente avanzati all'interno
delle Piccole Medie Imprese". E nel palazzo ha sede anche la segreteria della LUMSA, la libera
universit cattolica di Maria Santissima Assunta. Circondano l'edificio a pianterreno la Libreria San
Paolo della Societ San Paolo ai civici 16-20 e la Libreria Don Bosco dei Salesiani ai civici 26-28.
Il PALAZZO DEI CONVERTENDI, ai civici 32-36,  una ricostruzione dell'originale palazzo
realizzato dal Bramante; prende nome dagli eretici che manifestavano il desiderio di tornare in seno
alla Chiesa di Roma, rinnegando la loro eresia, e che per questo venivano convocati in questo palazzo e
sottoposti a una rinnovata catechesi da un apposito Ufficio Apostolico creato dal cardinale Girolamo
Castaldi, oggi non pi esistente. Cos la Santa Sede ha preferito che si chiamasse PALAZZO DEL
BRAMANTE, anche se l'edificio attuale  un "falso architettonico", avendo poco a che vedere con
quello edificato dall'architetto marchigiano. Sarebbe un palazzo storico, perch fu abitato dalla regina
di Cipro Carlotta di Lusignano, che vi mor nel 1487, e da Raffaello, che qui risiedette gli ultimi anni di
vita, morendovi nel 1520, tanto che il palazzo  stato anche chiamato "Casa di Raffaello". Oggi  sede
della Congregazione per le Chiese Orientali, sotto la presidenza del cardinale Leonardo Sandri; la
congregazione  impegnata in un'assistenza apostolico-finanziaria sulle eparchie, sul clero e i fedeli
delle chiese di rito orientale, con autorit che si estende dall'Egitto al Medio Oriente, nonch in
Etiopia, Iran e Turchia; agisce in collegamento con l'opera missionaria della Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli (v.).
Al civico 38 brilla l'insegna commerciale Moreschi, dedita ad articoli religiosi, alla quale fa
pendant, ai civici 40-42, quella del Caff San Pietro, che sviluppa su due piani del PALAZZO
RUSTICUCCI vantando un'origine al 1775 e decantando nella pubblicit di Internet un "servizio
telefonico internazionale e nel piano inferiore offre ai clienti la disponibilit di confortevoli bagni". Al
civico 44 c' il portale del palazzo di propriet della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli,
che affitta ovviamente gli appartamenti presenti nell'edificio. Alcuni sono destinati ad abitazione di
cardinali, mentre tre sono in affitto a costi piuttosto elevati per persone collegate con il governo
italiano. In uno abita Vito Riggio, presidente dell'ENAC e gi consigliere politico dell'ex ministro dei
Trasporti Pietro Lunardi; altri due sono abitati da Giancarlo Innocenzi, commissario dell'AGCOM,
peraltro al centro delle intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura di Trani nel marzo 2010. Vi
risiede anche l'Ambasciata di Croazia presso la Santa Sede. Conclude l'edificante serie di insegne
commerciali, ai civici 46-50, la Domus Artis, qualificata come la pi raffinata azienda di articoli
religiosi proprio nel negozio che, come specificato su Internet, "esprime al suo interno una felice
sintesi scenografica tra passato e futuro. Ne risulta un percorso di notevole interesse che offre, oltre ad
oggetti religiosi di squisita fattura, medaglie, souvenir, monete da collezione, ed una grande variet di
ceramiche artistiche. Nel sapiente gioco architettonico che permea tutto lo spazio della Domus Artis, si
viene poi inevitabilmente attratti dal "Caveau", nel quale sono esposti i mosaici che riproducono opere
dei grandi maestri del passato. I locali della Domus Artis sono dotati di aria condizionata, di telefono
internazionale e al piano inferiore di moderni servizi". Questa boutique esprime probabilmente il
massimo della commercializzazione di via della Conciliazione.
Sacroprofano degli immobili sul Gianicolo
La zona del Gianicolo costituisce una sorta di salvaguardia territoriale alla Citt del Vaticano e
gli immobili, di varia epoca, testimoniano l'evoluzione della Roma cristiana dalla costruzione della
basilica di San Pietro ai giorni nostri, in un misto di fini sacri e profani, tra universit, cliniche,
conventi, cappelle e chiese, quest'ultime storicamente importanti e come tali da segnalare per la loro
preziosit. Si tratta di un territorio di circa 18 ettari attraversato dalla passeggiata e dalla via del
Gianicolo, in parte delimitato dalle antiche mura erette da Pio IV nel 1564 e il muro Leoniano del IX
secolo, nonch dalla cortina muraria di Urbano VIII. Le pendici del colle delimitano a nord il confine
della zona extraterritoriale su borgo Santo Spirito, via dei Penitenzieri, via di Porta Santo Spirito e via
Urbano VIII, nonch sull'angolo tra via del Gianicolo, di fronte a largo Cardinale Orioli, via della
Lungara e piazza Della Rovere. Su questo ultimo appezzamento di 700 mq, gli immobili esistenti erano
ridotti in condizioni disastrate dal 1911, quando per la costruzione dei lungotevere in Sassia e
Gianicolense fu abbattuto il Manicomio dell'Ospedale di Santo Spirito, che costeggiava il tratto iniziale
di via della Lungara fino all'altezza di via di Sant'Onofrio e si appoggiava agli edifici del Gianicolo.
Costituivano il complesso dell'ex conservatorio Torlonia, dove un tempo venivano accolti per
beneficenza orfani e ragazze madri. Il Piano Regolatore della zona prevedeva la demolizione degli
edifici, ma un successivo decreto per la salvaguardia del centro storico li ha salvati; e solo all'alba del
Terzo Millennio sono stati completamente restaurati, su progetto del professor Paolo Rocchi.
Si pu arrivare al colle dalla salita di Sant'Onofrio, dove dal civico 4 sorge la CASA MADRE
DELLE SUORE DI SANTA DOROTEA DELLA FRASSINETTI, costituito da tre distinti corpi di
fabbrica seicenteschi, i palazzi Giori, Borromeo e Bonelli, ristrutturati nell'Ottocento; nel 1959 qui si
costitu il gruppo democristiano dei Dorotei, a significare lo stretto rapporto del partito della DC con la
Santa Sede. Al civico 38 c' la CAPPELLA DELLE DOROTEE dove  visibile, sotto l'altare, il corpo
incorrotto di Paola Frassinetti, fondatrice dell'ordine e santificata da Giovanni Paolo II nel 1984. Al
termine della salita vi  la chiesa di SANT'ONOFRIO, che sorge nella piazza omonima, preceduta da
una caratteristica scalinata. La chiesa con il convento costituisce un grande complesso edilizio che 
sotto la tutela dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
La chiesa fu costruita nel 1439 sull'area dell'oratorio fondato vent'anni prima dal beato Nicola
da Forca Palena; fu completata nel Cinquecento e restaurata nel 1946. Sotto il portico si distinguono tre
lunette del Domenichino del 1605, raffiguranti Storie della vita di San Girolamo; sul lato destro  la
Cappella della Madonna del Rosario, decorata da Sibille di Agostino Tassi, mentre sul portale 
affrescata una Madonna col Bambino di Claudio Ridolfi. L'interno  a navata unica con cappelle
laterali; la prima cappella di sinistra  dedicata a Torquato Tasso, che visse gli ultimi anni della sua vita
nel convento annesso alla chiesa e vi mor il 25 aprile 1595. Qui  il Monumento funebre del Tasso,
opera di Giuseppe Fabris del 1875, mentre risale al 1608 il Monumento al Tasso, nella stessa cappella,
commissionato dal cardinale Bonifacio Bevilacqua.
La chiesa ha tre campane e la pi piccola  detta la Campana del Tasso, perch accompagn gli
ultimi momenti di vita del poeta, seguitando a suonare fino alla sua morte; rischi di essere fusa dai
garibaldini per fabbricare artiglieria, durante la difesa della Repubblica del 1849, ma Garibaldi la
risparmi di fronte alla disperazione del superiore del convento. Nel convento, le tre stanze abitate dal
Tasso costituiscono il MUSEO TASSIANO, dove sono conservati manoscritti e antiche edizioni delle
sue opere, la maschera funebre e la pietra tombale che indicava nella chiesa il luogo della sepoltura
prima della costruzione del monumento.
In piazza sant'Onofrio sorge anche l'OSPEDALE PEDIATRICO BAMBINO GES, che 
l'istituzione pi famosa del colle. L'ospedale viene fondato nel 1869 in via delle Zoccolette dai duchi
Arabella e Scipione Salviati, che destinano una casa di loro propriet alla cura dei bambini malati di
Roma; il piccolo ospedale  affidato alle Figlie della Carit di San Vincenzo de Paoli, ma i proprietari
sono i Salviati. Nel 1887 il sindaco mette a disposizione dell'istituzione una parte dell'antico convento
di S. Onofrio sul Gianicolo, che diventa cos la sede definitiva dell'ospedale, e il Comune, su
commissione di alcuni enti pubblici, istituisce anche dei fondi. Ai primi del Novecento il "Bambino
Ges" diventa un punto di riferimento per tutti i piccoli malati della capitale, ma non pu pi vivere di
carit e beneficenza, e allora i Salviati, per garantire all'ospedale un futuro pi concreto, nel 1924
regalano l'istituto alla Santa Sede. Vengono creati cos nuovi padiglioni, ambulatori e sale chirurgiche,
finch negli anni Sessanta l'ospedale pediatrico si rinnova completamente grazie agli interventi
finanziari dell'episcopato americano. L'ospedale oggi  qualificato come "Istituto di Ricovero e Cura a
carattere Scientifico", affermandosi come "Presidio polispecialistico per la pediatria".
In prossimit del Bambino Ges  la Casa Generalizia delle Suore del Divin Salvatore;  al
civico 67 del viale delle Mura Gianicolensi, ma in realt  una clinica, la Casa di Cura Privata
SALVATOR MUNDI, che rievoca appunto il titolo delle suore costituenti l'ordine femminile della
Societ del Divin Salvatore.  una clinica privata, quanto mai esclusiva, ovviamente con tanto di
cappella; peraltro l'assistenza religiosa  assicurata dalla presenza di un cappellano, che  un sacerdote
della parrocchia Santa Maria Regina Pacis, nel cui territorio la casa rientra per assegnazione del
Vicariato. La clinica dispone di 89 posti letto a costi sbalorditivi;  in attivit dal 1951 e si qualifica
"internazionale" in quanto, come viene pubblicizzata su Internet, "si avvale delle prestazioni di medici
e personale che parlano inglese". La superiora generale delle suore  Therezinha Joana Rasera.
Al civico 5 della Passeggiata del Gianicolo sorge il PONTIFICIO COLLEGIO PIO ROMENO,
costruito nel 1934 dall'ingegner Giuseppe Momo; comprende una chiesa dedicata all'Annunziata e
ospita dal 1949 l'Istituto San Giovanni Damasceno, un convitto per i sacerdoti della Congregazione per
le Chiese Orientali. La direzione dell'istituto  affidata ai Carmelitani. Al civico 7 c' la sede del
PONTIFICIO COLLEGIO SAN GIOSAFAT, fondato nel 1897 da Leone XIII come Collegio Ruteno;
l'edificio, costruito dall'ingegner Giuseppe Momo nel 1932, ha una cappella che  la chiesa nazionale
degli ucraini di Roma. Al civico 14 di via del Gianicolo sorge il PONTIFICIO COLLEGIO
AMERICANO DEL NORD, uno splendido edificio realizzato dall'ingegner Enrico Pietro Galeazzi nel
1947 e ricco di numerose opere d'arte. E si va dall'altorilievo dell'Assunzione di Antonio Biggi, nella
cappella, alla decorazione della volta del refettorio con una pittura a tempera di 250 mq di Giorgio
Quaroni, che  autore anche dello splendido affresco raffigurante la Crocifissione con la Vergine
Addolorata e il profeta Isaia; mentre nella navata centrale sono disposti i grandi bassorilievi della Via
Crucis di Giovanni Prini, Francesco Messina, Giuseppe Persichetti e Domenico Ponzi, ai quali
introducono le quattro grandi lesene scolpite in pietra serena da Pericle Fazzini.
Al civico 16 di via Urbano VIII c' la PONTIFICIA UNIVERSIT URBANIANA, al centro
del territorio in cui sorse fino al 1834 la villa dei Barberini. Il complesso comprende l'Ateneo e l'Aula
Magna realizzati nel 1931 da Andrea Busiri Vici, nel quale  inserito anche il monumentale
COLLEGIO URBANO, realizzato sulla cima del Gianicolo da Clemente Busiri Vici. A questo
architetto si deve anche la sopraelevazione del complesso, mentre l'architetto Saverio Busiri Vici, tra il
1977 e il 1985, ha realizzato la BIBLIOTECA, ricca di 300.000 volumi, con numerosi fondi antichi,
l'AUDITORIUM, il CENTRO INTERNAZIONALE DI ANIMAZIONE MISSIONARIA e il FOYER
PAOLO VI, una sorta di educazione missionaria femminile, alla cui direzione si sono succeduti diversi
ordini religiosi. Attualmente  guidato dalla congregazione messicana delle Figlie dello Spirito Santo.
Alle estremit occidentali dell'antico parco della villa sorge anche, su via del Sant'Uffizio 21,
l'ISTITUTO SUORE DI MARIA BAMBINA, un fabbricato propriet dei Barberini fino al 1895,
quando fu acquistato dalle Suore di Carit delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, dette
appunto Suore di Maria Bambina.  un istituto di beneficenza e assistenza apostolica fondato a Lovere
nel 1832 e presente oggi in molte parti del mondo; la casa generalizia  a Milano in via Santa Sofia 13.
L'istituto, collegato con la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, organizza convegni e
annuali raccolte di offerte.
Sulle pendici del colle, verso il colonnato di San Pietro, in via Paolo VI 25, sorge il COLLEGIO
INTERNAZIONALE SANTA MONICA, la cui fondazione risale al 1324, ma che  stato ambientato in
questa sede nel 1882 per i frati dell'ordine agostiniano. La struttura edilizia  completata dalla Curia
Generalizia, costruita nel 1954 e dal moderno edificio dell'ATENEO AUGUSTINIANUM, sede
dell'Istituto Patristico, nell'ambito della Facolt Teologica della Pontificia Universit Lateranense,
luogo di conferenze e congressi, realizzato nel 1969. Il complesso  affiancato dalla CASA DELLE
SUORE CALASANZIANE, sempre sullo stesso versante del colle, con ingresso su largo degli Alicorni
28; si tratta di un edificio di origine cinquecentesca, che spazia su una superficie di 300 mq,
completamente ricostruito nel 1968, anche con un restauro interno, preservando l'antico assetto
urbanistico. Ma le Suore Calasanziane hanno anche un negozio di gadget e souvenir, Ars Antiqua, e
proseguendo nel tratto finale di Borgo Santo Spirito, al civico 37-39-41 si apre la Casa di Accoglienza
S. Spirito delle Suore Francescane dell'Addolorata. Si continua a via Paolo VI con il negozio Il
Mosaico. Arte e tradizione al civico 27, al quale si affianca l'albergo Residenza Paolo VI, fino a
prolungarsi sull'angolo a fronte delle Mura Vaticane con l'Euroclero che vende gadget religiosi. Ai
civici 6-8 c' Il Colonnato, un bar che vende souvenir accanto alla chiesa di Santa Monica, nel miglior
segno di sacro e profano. E tutto senza pagemento di ICI.
Nella zona nord-orientale del colle sorge la CURIA GENERALIZIA DELLA COMPAGNIA
DI GES con ingresso al civico 5 di Borgo Santo Spirito. Il complesso edilizio  sorto nel 1930: un
grande edificio di circa 80.000 mq, al quale sono stati collegati alcuni edifici aderenti ai bastioni
costruiti nel 1671 per i Barberini e un fabbricato del 1586 che sorgeva su via dei Penitenzieri,
opportunamente ristrutturati nel 1931 e completamente ricostruiti nel 1970, nonch un vasto giardino a
terrazze degradanti dal colle con una statua bronzea del Sacro Cuore di Ges di Domenico
Mastroianni.
E sempre su Borgo Santo Spirito, al civico 41, si affaccia la CASA DELLE SUORE
DELL'ADDOLORATA, un fabbricato di origine cinquecentesca, che  stato completamente
trasformato dalla costruzione di numerose sopraelevazioni, l'ultima delle quali risale al 1959. Questa
iniziativa ha evidentemente risentito della foga edilizia che ha guidato la Santa Sede nella febbrile
edificazione degli IMMOBILI SUL BORGO SANTO SPIRITO, che delimitano a nord le pendici del
Gianicolo e il confine della zona extraterritoriale, a fronte della Curia dei Gesuiti. Propriet del
Governatorato della Citt del Vaticano, si estendono su una superficie di 700 mq e, secondo il Piano
Regolatore, dovevano essere demoliti; ma un Decreto Presidenziale per la salvaguardia del centro
storico li ha salvati e cos nel 1984 sono stati completamente restaurati e ristrutturati, andando ad
accrescere la propriet immobiliare della Santa Sede nella citt di Roma.
Gli immobili nei rioni e quartieri di Roma
Il Vaticano  proprietario di immobili in diversi rioni e quartieri di Roma: 400 istituti di suore,
300 parrocchie, 200 chiese non parrocchiali, 200 case generalizie, circa 250 scuole cattoliche, 90 istituti
religiosi, 65 case di cura, 50 missioni, 43 collegi, 30 monasteri, 20 case di riposo, 20 seminari, 18
ospedali, 16 conventi, 13 oratori, 10 confraternite, 6 ospizi, 20.000 terreni e fabbricati intestati a 2000
enti religiosi. Facendo solo riferimento ai suddetti numeri si ha a che fare con circa 4000 immobili per
abitazione civile, oltre ai quali vanno considerati gli immobili di cliniche, case di cura, conventi e
alberghi sul territorio collinare che si apre lungo le vie Aurelia, della Madonna del Riposo e di Torre
Rossa a fronte della Selva Candida, di Boccea e delle ville Sacchetti e Carpegna; ma la gestione di
questi ultimi , in gran parte, da accreditare alla CEI (v. I soldi e le propriet della CEI).
Molti degli immobili religiosi dentro Roma, per i quali va fatto riferimento all'elenco indicato a
seguito dei Patti Lateranensi (v.), sono storici e specificamente sono stati illustrati nel paragrafo I
palazzi storici di Roma (v.). Ad essi si accompagnano, dentro Roma e dintorni, edifici propriet di
ordini religiosi dal 1929, ai quali vanno aggiunti gli immobili acquistati dalla Santa Sede
successivamente a quella data e intestati agli enti ecclesiastici, spesso per breve tempo. Oltre agli
edifici frutto "di lasciti e donazioni da parte di cittadini italiani, autorizzati una volta dal re, ora dal
presidente della repubblica". Un immenso patrimonio che raccoglie un quarto di Roma, in parte frutto
di illegali transazioni di mercato avvenute negli anni Settanta, come indicato nel capitolo Le finanze del
Vaticano dal 1963 al 1978 (v.), che si  incrementato negli ultimi trent'anni.
Infatti la compravendita  sempre in atto e si rivolge anche alla vendita di chiese sconsacrate per
mancanza di sacerdoti e di conventi per mancanza di sacerdoti e monaci. Gli ultimi ad essere venduti
sono stati un complesso monastico sulla Camilluccia e un ex convento del Settecento al Trionfale,
acquistati dall'immobiliarista Giuseppe Statuto, che  riuscito anche a comprare immobili non pi
utilizzati da ordini religiosi. Oltretutto la propriet e la vendita di certi stabili risulta apparentemente di
scarso valore finanziario, perch risultano iscritti a bilancio catastale dall'APSA come popolari ovvero
a un costo storico che  di pochi milioni, e oltretutto intestati a societ di comodo. Cos alla Edile
Leonina fanno capo edifici valutati 3 milioni, occupati dal Ministero del Viminale; alla Sirea due
edifici in piazza Cola di Rienzo, anche questi valutati 3 miloni; alla Nicoloso da Recco risultano
appartenenti quattro appartamenti di appena 50.000 euro.
In questo contesto rientrano gli immobili che sono propriet della Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli, che ha in effetti un'amministrazione personale (v. il paragrafo
L'amministrazione missionaria). Si tratta di appartamenti dati in affitto a costi molto alti e assegnati
sulla base di una domanda che determina una graduatoria, valutata da una commissione di due
consultori laici del consiglio di amministrazione della congregazione scelti in base alle qualit di
"Scienza e Prudenza" raccomandate dall'articolo 8 della costituzione apostolica Pastor Bonus. Sono il
dottor Francesco Silvano, ex manager Telecom vicno a Comunione e Liberazione, e il dottor Pasquale
De Lise, presidente del Consiglio di Stato, sotto la presidenza del cardinale Ivan Dias; della
commissione faceva parte anche Angelo Balducci, fino alle sue dimissioni il 4 marzo 2010 (v. il
paragrafo Le finanze del Vaticano all'alba del terzo millennio). La valutazione  fatta comunque in
base al prestigio dell'affittuario, ma la commissione risulta sensibile alla concessione dell'affitto a
persone in qualche modo collegate a certi appalti che rinviano agli ultimi scandali imprenditoriali.
Oltre al palazzo di via della Conciliazione 44 (v. il paragrafo Le risorse finanziarie dei palazzi
di via della Conciliazione) l'immobile pi importante  il PALAZZO MIGNANELLI in piazza
Mignanelli 22, e la propriet  immortalata nella sigla S.C.P.F. (Sacra Congregazione Propaganda Fide)
sopra il portale. Originaria propriet dei Gabrielli e quindi dei Mignanelli, lo eredit, ai primi
dell'Ottocento, Propaganda Fide; inizialmente fu utilizzato al pianterreno come "Casino dei Francesi" e
al primo e secondo piano come locanda all'insegna "Bussoni e Ghigli", tanto che vi scese l'inviato del
re dal Piemonte Cesare D'Azeglio con il figlio Massimo. Nel 1834 divenne sede della Banca di Sconto
fino al 1870, e quindi dal 1889 fu utilizzato da Propaganda Fide come sede della Scuola e Tipografia
Poliglotta. Attualmente  affittato allo stilista Valentino per 160.000 euro mensili. Tra le altre propriet
 un palazzo al 17 del vicolo della Campana, dove un appartamento  stato assegnato ad Adalberto
Tahau, parente della moglie di Angelo Balducci, dopo che i lavori di ristrutturazione sono stati eseguiti
dalla ditta di Diego Anemone, citato negli scandali registrati nel 2010, come riferito nel paragrafo Le
finanze del Vaticano all'alba del terzo millennio (v.). Un altro appartameno nello stesso palazzo ha
come affittuario Antonio Marano, vice-direttore generale della RAI. Altro palazzo di propriet  in via
XX Settembre 98, dove ha gli uffici come affittuario Mauro Della Giovampaola, socio di Diego
Anemone, e arrestato con Balducci per corruzione. Indicativo del legame mediatico della Santa Sede 
anche l'affitto di un appartamento nel palazzo in via dei Coronari 14 ad Augusto Minzolini, direttore
del TG1, senza voler dar peso al fatto che la ristrutturazione di quest'ultima casa  stata fatta dalla ditta
Anemone, e che nel palazzo abita anche Marco Zanichelli, presidente di Trenitalia.
Gli esempi degli affitti indicati evidenziano il fatto che la Santa Sede  arrivata a gestire dentro
Roma un trading immobiliare, che risulta essere in fondo un'impresa "legale", perch apparentemente
compiuta alla luce del sole; e tale si rivela anche nella vendita dei beni, che negli ultimi quattro anni del
Terzo Millennio ha fruttato 60 milioni di euro. Senza contare che ancora, tra il 2006 e il 2009, si sono
registrate pi di 10.000 donazioni per beni immobiliari, che, per evitare tasse di acquisto e vendita,
come gi segnalato, all'origine sono stati assegnati a nomi di comodo di societ edilizie e di enti
religiosi. Con relativi cambi di destinazione d'uso di palazzi o di parte di essi, come alberghi e centri
residenziali, con conseguenti sanatorie nelle cause con enti e famiglie affittuarie.  stato il caso degli
scontri in Tribunale con gli inquilini di 4 condomini di Roma e Frascati che lo IOR, a cavallo fra il
2002 e il 2003, aveva venduto alla societ Marine Investimenti Sud, all'epoca di propriet al 90% della
Finnat Fiduciaria di Giampietro Nattino, uno dei laici della Prefettura degli Affari Economici della
Santa Sede, e successivamente in mano alla lussemburghese Longueville. Gli inquilini dichiaravano
che il pagamento del canone di locazione era sempre richiesto dallo IOR, presente nei documenti come
OCROT: Officia pro caritatis religionisque operibus tutandis, con il codice fiscale italiano dell'istituto:
80206390587.
E ancora va ricordato il metodo truffaldino per poter evitare il pagamento dell'ICI in tutti i
luoghi di destinazione alberghiera, residenziale e condominiale affittati a enti e cittadini privati,
istituendo all'interno di certi edifici anche una minicappella che etichettasse l'edificio finalizzato a
"luogo di culto", condizione che non ammette il versamento di alcuna tassa allo Stato. E certe
minicappelle, segnalate nei palazzi romani indicati, sono ovviamente presenti in tutte le scuole e gli
edifici propriet della Santa Sede a Roma e in Italia.
Sono peraltro tutte indicazioni di massima, che non riescono a definire nel dettaglio le strutture
di questo impero edilizio, solo apparentemente gestito con finalit religiosa. Infatti molti dei conventi e
delle case dei religiosi esistenti sono anche utilizzati proprio come residence per "esercizi spirituali,
convegnistica, turismo e accoglienza pellegrini", nonch come alberghi a quattro stelle destinati al
turismo legato alla fede, con una ospitalit che vale 40 milioni di presenze l'anno. E ancora come
cliniche, che costituiscono luoghi sfruttati per fini assolutamente commerciali in un misto di sacro e
profano, con quest'ultimo assetto che finisce per essere predominante. Emblematici sono il convento
delle Suore del Divin Salvatore, che  in realt la clinica Salvator Mundi, tra gli immobili del Gianicolo
(v.), e il Palazzo Cesi, sede dell'ordine dei Salvatoriani ma anche dell'Albergo Residenza Palazzo Cesi
in via della Conciliazione (v.). Cos i Sacerdoti del Sacro Cuore gestiscono la VILLA AURELIA in via
Leone XIII a Roma, con 160 posti letto, sala convegni, parco, terrazza con vista su San Pietro e,
naturalmente, cappella privata, a 50 euro a notte.
Lungo viale del Vaticano, a fronte delle Mura Vaticane, si distinguono ben sei istituti di suore
votate all'ospitalit di stdenti e pellegrini a pagamento, senza voler contare un HOTEL ALIMANDI al
civico 99, che  comunque di sapore ecclesiastico. Tra i civici 94-91 sviluppano i palazzetti delle
Piccole Suore della Sacra Famiglia, tra il 90 e l'87 l'ISTITUTO MAESTRE PIE
DELL'ADDOLORATA, al 73 la CASA PER FERIE VILLA RACHELE, al 62 le Figlie della Chiesa
"Sancta Maria", al 56 il CSRD, sigla che vale per le Domenicane della Congregazione Romana di San
Domenico, e al 54 l'ISTITUTO DELLE SUORE DEL GETSEMANI. E ancora, tra San Pietro e Castel
Sant'Angelo, il massimo del lusso per pellegrini  nella casa-vacanza dei Carmelitani, la DOMUS
CARMELITANA dedicata a Sant'Alberto patriarca di Gerusalemme, sempre con cappella privata, con
stanze a 120 euro a notte.
In ogni caso sulla via Aurelia, dopo l'incrocio con via di Porta Pertusa,  un susseguirsi di
questi pseudoconventi; a cominciare dal civico 208 con la CASA BONUS PASTOR, all'insegna della
extraterritorialit, come propriet del Vicariato.  decantata in Internet come "casa per congressi e
pellegrinaggi, con 249 posti letto in 234 camere, inaugurata nel 2000"; prezzi delle stanze da 86 euro
per la singola a 310 per la suite. Gli fa seguito al civico 218 il convento delle suore Orsoline, che  in
realt l'albergo DOMUS AURELIA. Nella traversa di via Santa Maria Mediatrice al civico 8, c' la
CASA SUORE DEL PREZIOSISSIMO SANGUE con camere doppie arredate da mobili di design al
prezzo di 84 euro.
Al civico 269 c' il MONASTERO DEI MISSIONARI D'AFRICA, soprannominati "Padri
Bianchi", che oltre all'attivit missionaria si occupa anche di accogliere i pellegrini. Al civico 275
sorge un'eccezione a certe finalit turistiche, l'OSPEDALE SAN CARLO DI NANCY, dal 1998
propriet della Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione, una delle realt ospedaliere del
Vaticano, inserita nel servizio sanitario regionale; la congregazione  anche proprietaria dell'IDI
(Istituto Dermopatico dell'Immacolata), che dista dall'ospedale meno di un chilometro, in via dei
Monti di Creta 104.
Ma di fronte al civico 278 apre la CASA DI CURA E. MORELLI, che  una vera e propria
clinica privata del Vaticano, con uno "sportello cancro", gestita dal Vicariato, ovviamente a
pagamento. L'affianca ad angolo, in via Paolo Bentivoglio 1, la VILLA FATIMA delle Suore Oblate
del SS.mo Redentore, che si qualifica su Internet come un "ambiente sereno ed ospitale con amore
fraterno", ma precisa che occorre un "pagamento in contanti". E ancora, con la nascosta finalit
alberghiera, ecco al civico 290 la CASA GENERALIZIA DEI MISSIONARI OBLATI DI MARIA
IMMACOLATA, al 294 la CASA GENERALIZIA DELLE SUORE MARISTE e al 325 l'ISTITUTO
DELLE PICCOLE ANCELLE DI CRISTO RE. Fino alla CASA SAN JUAN DE RIBERA delle
Operaie della Croce, che si pu tranquillamente definire un vero e proprio albergo, frequentatissimo dai
pellegrini, macchiando ignobilmente il santuario della Madonna del Riposo, che sorge al civico 337.
E non si pu non segnalare almeno un'altra casa di accoglienza a Roma, che evidenzia l'aria
profana respirabile nel centro della Santa Sede;  la CASA DELLE SUORE DI SANTA BRIGIDA a
piazza Farnese, insediata nel palazzo abitato da santa Brigida di Svezia, pellegrina a Roma dal 1350
fino alla morte, avvenuta nel 1373. Dispone di 40 posti letto in camere "con bagno o doccia, telefono e
riscaldamento centrale" e la chiesetta di Santa Brigida, senza contare che "al primo piano della Casa si
trovano ancora le tre stanze dove visse e mor santa Brigida", ma si spera che non siano offerte ai turisti
anche queste. Per concretizzare questo boom alberghiero, messo in atto anche senza tanta pubblicit
tramite le diramazioni parrocchiali e diocesane, si tenga presente che sono quasi 2000 gli enti religiosi
residenti in Roma proprietari di circa 20.000 fabbricati pronti ad accogliere turisti e pellegrini.
Numerose chiese sono peraltro custodi di straordinarie opere artistiche, autentici tesori
incalcolabili in denaro, che accreditano gli edifici sacri di un inestimabile valore finanziario, in alcuni
casi vicino alla ricchezza delle basiliche papali. E c' solo l'imbarazzo della scelta. A cominciare dalle
basiliche, e non solo per l'architettura generale dalle decorazioni dorate, ma anche per le singole pitture
e sculture che l'arredano. Cos in SANTA MARIA DEL POPOLO gli splendidi affreschi del
Pinturicchio dell'Incoronazione di Maria e i capolavori di Caravaggio nel transetto sinistro, La
conversione di san Paolo e la Crocifissione di san Pietro. A SAN LORENZO IN LUCINA la
Crocifissione di Guido Reni all'altar maggiore; ancora Caravaggio a SAN LUIGI DEI FRANCESI con
gli stupendi quadri della Vita di san Matteo e gli splendidi affreschi del Domenichino che illustrano le
Storie di santa Cecilia. E sempre Caravaggio con la Madonna dei Pellegrini a SANT'AGOSTINO, che
risplende anche della Madonna del Parto del Sansovino, fino a Bernini con le sculture dei due Angeli a
Sant'Andrea delle Fratte e della mitica Santa Teresa a Santa Maria della Vittoria. Fino a quella galleria
di arte contemporanea che  la chiesa di SANT'EUGENIO a Belle Arti, con opere di artisti come
Pericle Fazzini, Venanzo Crocetti, Giorgio Quaroni, Francesco Messina, Giacomo Manz.
Un altro complesso fondamentale tra gli immobili della Santa Sede a Roma  costituito dalle
scuole cattoliche, che evidenziano lo spirito commerciale di certi luoghi, apparentemente santificati da
un insegnamento guidato da un'etica cristiana. Su di esse monsignor Carmine Brienza, direttore
dell'Ufficio Scuole Cattoliche del Vicariato, ad ottobre 2007 ha presentato alla stampa un censimento
degli istituti cattolici della diocesi di Roma, divisi per tipo e settore, che ammonterebbero a 222, con un
numero maggiore per quanto riguarda le scuole dell'infanzia; il settore che ospita pi istituti cattolici,
ben 82,  quello ovest.  un fatto che in tre anni c' stato un incremento nell'istituzione delle scuole,
per cui un'indicazione pi appropriata attualmente  dell'ordine di 250 circa, come indicato all'inizio di
questo paragrafo.
Alla base della gestione amministrativa delle scuole a Roma c' il finanziamento dello Stato (v.
I finanziamenti dello Stato italiano al Vaticano), ai quali ovviamente vanno aggiunte le quote pagate
dai genitori degli alunni. A titolo di esempio si riporta di seguito il dpliant illustrativo dell'ISTITUTO
G. B. LA SALLE, che  in via dell'Imbrecciato 181, nel quartiere Portuense.
Scuola primaria per l'anno scolastico 2010/11 Iscrizione  250; contributo trimestrale  670.
Scuola secondaria 1 grado: Iscrizione  250; retta trimestrale  990. Le quote sono relative a
riscaldamento, assicurazione, spese segreteria, feste scolastiche, premiazioni, bollo, spedizione. Studio
assistito (1 ottobre-30 maggio, dal luned al venerd, orario 13-17) Costo trimestrale (saldo all'inizio
di ogni trimestre: 2 ottobre, 8 gennaio, 1 aprile): Studio con pasto completo riscaldamento,
assicurazione, spese segreteria, feste scolastiche, premiazioni, bollo, spedizione  600; Studio con
secondo piatto, pane, frutta e dolce  500; Studio con primo piatto, pane, frutta e dolce  400; Solo
Studio  300. Costo dei tickets (Studio assistito pi pasto): Studio con pasto completo  13,50; Studio
con secondo piatto, pane, frutta e dolce  12; Studio con primo piatto, pane, frutta e dolce  10,50; Solo
Studio  7. Tickets (solo Pasto): Pasto completo  6,50; Secondo piatto, pane, frutta e dolce  5; Primo
piatto, pane, frutta e dolce  3,50. Norme amministrative: - Il contributo/retta costituiscono un tutto
unico, che la Direzione concede di versare in tre rate trimestrali. - L'importo  dovuto per intero, anche
in caso di ritiro anticipato dalla scuola. - Non sono concessi rimborsi di quote gi pagate; - La retta 
soggetta a ritocchi annuali. - In caso di due o pi fratelli sar praticato, solo sulla retta scolastica, uno
sconto del 10% per due, il 15% per tre. - Solo per le Secondarie l'ultima rata sar maggiorata dalla
tassa d'esame. - Le scadenze delle rate trimestrali sono le seguenti: 1. Inizio anno scolastico, da saldare
entro il 30 settembre; 2. 8 Gennaio, da saldare entro il 31 gennaio; 3. 1 aprile, da saldare entro il 30
aprile. - Le presenti norme si intendono accettate con l'avvenuta iscrizione. Per ogni controversia 
competente il Foro di Roma.
Sacroprofano nelle preziose catacombe romane
In base all'articolo 33 del concordato del 1929  "riservata alla Santa Sede la disponibilit delle
catacombe esistenti nel suolo di Roma e delle altre parti del territorio del Regno", oggi Repubblica,
"con l'onere conseguente della custodia, della manutenzione e della conservazione". La gestione fa
capo oggi alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, creata nel 1852 da Pio IX e riorganizzata
nel 1925 da Pio XI; ha sede in via Napoleone III e la presiede l'arcivescovo Gianfranco Ravasi. Si
tratta di un incarico gravoso, perch questi luoghi sacri nei secoli sono stati oggetto di depredazione da
parte di fedeli bramosi di possedere ossa e vestiari, qualificate come sante reliquie, i cosiddetti
"Corpisantari", ma anche presi d'assalto da studiosi votati al saccheggio di iscrizioni e sculture, nonch
da ecclesiastici desiderosi di impreziosire le loro chiese, ma anche di farne merce di vendita. Alcuni
personaggi sono rimasti leggendari, come il diacono romano Deusdona, vissuto all'inizio del IX secolo
e passato alla storia per la vendita di reliquie e oggetti catacombali in giro per l'Italia; fu l'iniziatore di
quella attivit che si protrasse almeno fino all'Ottocento, come ricorda anche il poeta Giuseppe
Gioachino Belli evidenziando la ricerca bramosa in queste gallerie, dove
qui abbusca uno stinco, e ll una mano,
l un osso-sagro, e una ganassa, e un piede.
Peraltro queste catacombe, una volta messo da parte il traffico delle reliquie, sono diventate
un'importante testimonianza delle origini della Chiesa e dei suoi martiri, e hanno riacquistato
l'immagine di luoghi di culto e preghiera; parallelamente sono state rivalutate come un tesoro prezioso
di arte paleocristiana, diventando un immenso museo sotterraneo aperto ai fedeli che arrivano da tutto il
mondo. Come dei beni immobili, fanno capo a una specifica amministrazione gestita dalla Pontificia
Commissione di Archeologia Sacra. Vi rientrano naturalmente le sacre grotte della Necropoli vaticana
(v., in Appendice, Splendore sacroprofano delle Grotte vaticane e della Necropoli), alle quali vanno
aggiunti ben 38 ambienti, in gran parte localizzati nelle zone periferiche della citt.
Sulla via Appia Antica si svilupano tre complessi catacombali, il pi antico dei quali  costituito
dalle CATACOMBE DI SAN CALLISTO, con ingresso al civico 110. Prendono nome dal papa
Callisto I (217-222), che le organizz con l'istituzione dei fossores, becchini e guardiani che gestivano
la compravendita dei loculi; cos la Chiesa trov una fonte di guadagno da un luogo non pi simbolo
della sacra conservazione di martiri e reliquie, ma di un autentico traffico commerciale. Il prete romano
Ippolito condann quest'attivit in nome del puritanismo evangelico, dal quale Callisto sembrava
allontanarsi: "Non si devono fare spese eccessive per la sepoltura nel cimitero, perch esso appartiene a
tutti i poveri; si richieder soltanto l'onorario per il costo degli scavatori e dei mattoni, mentre i salari
dei guardiani saranno pagati dal vescovo". Non venne ascoltato ed  considerato il primo antipapa,
anche se successivamente fu proclamato santo.
In queste catacombe venne assassinato papa Sisto II (257-258), sorpreso mentre predicava ai
fedeli; fu ucciso sulla sedia episcopale e con lui morirono i diaconi Felicissimo e Agapito. Qui  stata
sepolta anche santa Cecilia, martire del II secolo, ma nell'821 le sue reliquie furono trasferite nella
basilica di Santa Cecilia a Trastevere dal papa Pasquale I. In queste catacombe c' la cosiddetta
CRIPTA DEI PAPI, che contiene dodici loculi e quattro nicchie per sarcofagi. Qui sono stati sepolti
nove pontefici e tre vescovi, ma nulla si sa delle altre quattro tombe. Peraltro in diversi cubicoli sono
stati deposti altri cinque papi dei primi secoli.
Al civico 106 c' l'ingresso alle piccole CATACOMBE DELLA SANTA CROCE; risalgono al
IV secolo e prendono nome dalla pittura raffigurante una croce greca sotto il lucernario. Al civico 136,
all'interno della basilica di San Sebastiano, si aprono le CATACOMBE DI SAN SEBASTIANO; la
loro struttura versa in un pessimo stato perch, pi delle altre catacombe,  stata oggetto di numerose
visite senza controlli. Vi si distinguono il Cubicolo di Giona con pitture del IV secolo, la Cappella di
Onorio III con pitture dell'epoca e la Platonia ovvero la tomba del martire Quirino, vescovo di Siscia
in Pannonia, qui trasportato nel V secolo. Al civico 1 di via Appia Pignatelli c' il CIMITERO DI
PRETESTATO, istituito all'epoca di papa Damaso (366-384), rifugio del papa Giovanni III durante le
scorrerie dei Longobardi. Vi sono numerose pitture, tra le quali una rarissima Flagellazione di Cristo
coronato di spine e una Susanna e i vecchioni nelle allegoriche vesti di agnello e lupi.
Nel quartiere Appio sono localizzate diverse catacombe. In via Dino Compagni vi  un
IPOGEO scoperto nel 1955 durante gli scavi per la fondazione di un edificio; al suo interno ci sono un
centinaio di affreschi, che fanno di questo ambiente un'autentica pinacoteca del IV secolo. Sulla via
Latina si estendeva un grandioso complesso catacombale, portato alla luce solo in parte; cos al civico
13 sorge il CIMITERO DI APRONIANO, che risale al IV secolo, aperto al pubblico solo su richiesta
scritta e per motivi di studio; in origine era ricco di affreschi ma purtroppo oggi non si vedono pi. Al
civico 39 della via Latina vi sono le CATACOMBE DEI SANTI GORDIANO ED EPIMACO, martiri
sotto Giuliano l'Apostata (361-363). Il monumento pi interessante di questa catacomba  quello
scoperto nel 1955, indicato come Cubicolo D: presenta affreschi della seconda met del IV secolo, in
uno dei quali  raffigurato Cristo seduto nelle vesti di maestro, con le due figure dei martiri Gordiano
ed Epimaco. Temi degli altri affreschi sono Mos che riceve le tavole della legge, La risurrezione di
Lazzaro e Il peccato originale. Al civico 69  l'IPOGEO DI VIGNA DEL VECCHIO, in gran parte
ostruito dalle fondazioni sovrastanti e chiuso al pubblico.
Ben tre sono le catacombe sulla via Ardeatina, che si snodano di seguito al complesso delle
Fosse Ardeatine. Le CATACOMBE DI MARCO E MARCELLIANO, dove nel 1902 furono trovati i
resti di una piccola basilica, presentano pitture del IV secolo di argomento biblico e sarcofagi a fregio
continuo. Seguono le CATACOMBE DI SANTA BALBINA, che ospitano il santuario del papa Marco
(336) e del martire Basileo, e il CIMITERO DELL'ANNUNZIATELLA, lungo la diramazione di via
di Grotta Perfetta; nella volta c' l'affresco del Cubicolo del Giudizio, che risale alla seconda met del
III secolo ed  la prima raffigurazione esistente del Giudizio Universale.
In via delle Sette Chiese, ad angolo con la via Ardeatina, ecco al civico 42 il CIMITERO DI
COMMODILLA. Creato da papa Damaso per i santi Felice e Adautto, nella basilichetta ipogea della
fine del IV secolo presenta un Cristo che consegna le chiavi a Pietro, che  insieme ai santi Adautto e
Merita. Al VI secolo risale il pannello raffigurante La vedova Turtura presentata alla Vergine e
all'VIII l'affresco raffigurante San Luca, per la prima volta con gli strumenti medici in una borsa di
cuoio. Nel 1963  stato scoperto un cubicolo dipinto con Scene bibliche, propriet di un Leone
funzionario dell'Annona della fine del IV secolo.
Sempre in via delle Sette Chiese, al civico 282, vi  l'ingresso al CIMITERO DI FLAVIA
DOMITILLA, martire, nipote dell'imperatore Vespasiano (69-79). Le catacombe si sviluppano per 15
km, essendo state ampliate nel IV e V secolo. Al suo interno vi  la basilica dei SANTI NEREO E
ACHILLEO, costruita nel IV secolo sulla tomba dei due martiri; abbandonata nel IX secolo, fu
riscoperta nel 1874. Nell'edificio vi sono frammenti scultorei di un ciborio e un cubicolo con affresco
raffigurante La defunta Veneranda, condotta in cielo dalla martire Petronilla. Al centro della
catacomba una zona di affreschi, tra i quali una Madonna col Bambino e quattro Magi.
A fronte della via Aurelia Antica, in via del casale San Pio V, vi sono le CATACOMBE DI
CALEPODIO, morto martire nel 232; sono aperte in un'antica vigna, nelle quali vi  la tomba di san
Callisto, fatta costruire nel 350 dal papa Giulio I, davanti alla quale sono presenti alcuni affreschi
relativi alla sua vita.
Sulla via Casilina vi  il CIMITERO DEI SANTI MARCELLINO E PIETRO. Vi si accede al
civico 641 dall'interno della chiesa dei Santi Marcellino e Pietro ad duas lauros, che fu costruita sulla
tomba dei due martiri nel 1765 e rifondata nel 1922. La denominazione ad duas lauros fa riferimento a
due alberi di alloro che un tempo caratterizzavano la zona. Le catacombe, che risalgono al III secolo, si
estendono per una superficie di 18.000 mq, visitabili solo in parte durante la prima settimana di giugno
o con uno speciale permesso. Peraltro, nel cortile che fiancheggia la chiesa c' la Tomba di sant'Elena,
che costituisce la parte "in superficie" delle catacombe;  soprannominata "Tor Pignattara" dalle
pignatte, ovvero i recipienti di coccio a forma di anfora che sono inseriti nel calcestruzzo della volta di
copertura. Pare che la stessa santa le volle nel suo sepolcro in ricordo di quando, giovanissima, faticava
come ostessa ogni giorno con le pignatte.
Sulla via Ostiense, di fronte alla basilica di San Paolo, si distende il SEPOLCRETO
OSTIENSE.  una vasta necropoli, sviluppatasi dal I secolo a.C. al IV d.C. e nella quale fu sepolto san
Paolo, a cura della matrona Lucina:  visibile in parte da una tettoia al centro della via e a ridosso dello
strapiombo in tufo detto Roccia di san Paolo. Una credenza popolare vuole che due profeti, Enoch ed
Elia, attendessero l'Anticristo per combatterlo, e la leggenda ha ispirato a Giuseppe Gioachino Belli un
sonetto nel quale Enoch ed Elia diventano romanescamente Er Nocchila:
Come saranno ar monno terminate
le cose ch'ha creato Gesucristo,
se veder ussc ffora l'Anticristo
predicanno a le gente aridunate.
Vier ccor una faccia da torzate,
er corpo da ggigante e ll'occhio tristo;
e pper un caso che nun z' mmai visto,
nasscer da una monica e dda un frate.
Poi pe combatte co sta brutta arpa
torner da la bcia de San Pvolo
doppo tanti mill'anni, er Nocchila.
E appena uscito de l'inferno er diavolo
a spartisse la gente cor Messia,
rester er monno pe sseme de cavolo.
Vi si annoverano vari colombari, tombe gentilizie e sepolture individuali; notevole il Sepolcro
di Livia Nebris, il cui nome  iscritto nell'attico, sovrastante cornici laterizie e stipiti in travertino.
Grande il colombario della gens Pontia; ha all'interno le pareti laterali scandite da nicchie
semicircolari, mentre la parete di fondo ha un'edicoletta poggiante su un podio con un dipinto e un
pozzo. Il Sarcofago di san Paolo  stato ritrovato nel 2006: la cassa  lunga circa m 2,55, larga circa m
1,25 e alta m 0,97; coperchio alto circa m 0,30 e spesso nel bordo anteriore m 0,12.  stato posto sotto
l'altare della basilica e, per esaltarne la memoria, dal 28 giugno 2008 al 29 giugno 2009 la Chiesa ha
celebrato uno speciale Anno Paolino, indetto da Benedetto XVI per ricordare il bimillenario della
nascita dell'Apostolo delle genti.
Sulla via Laurentina, di seguito al sepolcreto Ostiense, sorge il CIMITERO DI SANTA
TECLA, discepola di san Paolo e martire alla fine del I secolo. Si sviluppa su 22 camere sepolcrali con
affreschi in pessimo stato e oggetto di continui studi e restauri. Cos il 19 giugno 2009  stata fatta una
scoperta eccezionale:  venuta alla luce quella che  ritenuta la pi antica immagine di san Paolo.
Lungo l'asse della via Portuense, nella zona della Magliana, si incontrano le CATACOMBE DI
GENEROSA, la cui scoperta risale al 1868 ad opera dell'archeologo Giovanni Battista De Rossi. Con
tanto di basilica edificata da papa Damaso in memoria di Faustino e Simplicio, martiri affogati nel
Tevere, e in questo terreno della matrona romana Generosa sepolti da Beatrice, terza martire del luogo.
Dagli scavi di De Rossi  venuto alla luce un affresco raffigurante Cristo tra quattro martiri. Recenti
scavi condotti dall'Ecole Franaise de Rome hanno evidenziato che la basilichetta era probabilmente a
tre navate.
Proseguendo verso il centro di Roma, sulla collina di Monteverde ci si imbatte nel CIMITERO
DI PONZIANO (in via Alessandro Poerio 57), che prende nome dal proprietario del terreno, membro
di una famiglia di Trastevere ancora viva nel XIV secolo, tanto che santa Francesca Romana fu sposa
di un Ponziani. Tra i martiri qui sepolti si segnalano Pigmenio, Milex e Pollione, e un affresco
all'entrata raffigura infatti Pollione, Marcellino e Pietro; ecco quindi il busto di Cristo Pantocratore,
fatto realizzare come ex voto dal diacono Gaudioso, al quale fa seguito un altro ex voto sempre
rappresentante Cristo Pantocratore sulla volta della scala che conduce al battistero.
Sul Gianicolo, in piazza San Pancrazio, sorge il CIMITERO DI SAN PANCRAZIO, al quale si
accede dalla sagrestia della basilica omonima. Presenta pitture in due cubicoli, in uno dei quali  la
tomba di san Pancrazio, che qui fu sepolto dalla matrona romana Ottavilla. In epoca medievale alle
reliquie del santo fu attribuita una singolare facolt, quella di smascherare gli imbrogli e le false
dichiarazioni.
Superata la zona del Laterano, al civico 2 di via Luzzatti, ad angolo con viale Manzoni, c'
l'IPOGEO DEGLI AURELI, un complesso funerario databile al III secolo d.C.; rinvenuto nel 1919,
nella sala superiore ha le pareti affrescate con scene tratte dall'Antico Testamento e Figure di filosofi.
Nel sotterraneo  un pavimento a mosaico con i nomi delle persone che furono sepolte nell'ipogeo; alle
pareti, affreschi con le figure dei Dodici apostoli, Scene di banchetto e Rappresentazioni di citt,
mentre sul soffitto  raffigurato il Buon Pastore. In una seconda stanza  raffigurato un Vecchio che
compie esorcismi su una donna.
Nel quartiere dei Parioli, in via Paisiello, al civico 24B si apre il CIMITERO DI PANFILO,
dedicato al santo martire nel 309. Si articola in gallerie a tre piani che giungono fino a 20 m di
profondit; il nucleo principale  costituito da un arcosolio davanti al quale nel VI secolo fu innalzato
un altare; sulla destra, un altro arcosolio con due cattedre ricavate nel tufo. Su diverse pareti, affreschi
riproducenti Scene bibliche.
Al civico 13 della via Bertoloni, in un villino,  presente il CIMITERO DI BASSILLA o DI
SANT'ERMETE.  costituito da una piccola basilica nell'avvallamento dislocato all'interno
dell'isolato, a livello del secondo piano, ed  scavato nel tufo, a tre campate trasversali. Risale alla
seconda met del IV secolo, ma  stato oggetto di restauri, soprattutto ad opera di papa Adriano I
(772-795); quando, nel IX secolo, il sepolcro del martire fu trasportato nella basilica di San Marco, il
cimitero perse importanza e divenne un oratorio. Ma va segnalato un affresco del IX secolo che
conserva la pi antica immagine di San Benedetto.
Al civico 2 del viale maresciallo Pilsudski, dietro una cancellata, ad angolo con piazzale
Manila, vi sono le CATACOMBE DI SAN VALENTINO. L'ingresso  al di sotto dei ruderi
dell'antica basilica, dedicata allo stesso martire del III secolo, costruita da papa Giulio I (337-352) e poi
ampliata nell'VIII. In origine l'area cimiteriale era all'aperto e intorno al sepolcro venne appunto
elevata la basilica, con un graduale accrescimento di sepolture; dalla zona provengono infatti sarcofagi
e iscrizioni che vanno dal 318 al 523, nonch alcuni frammenti di un ignoto carme di san Damaso in
onore di san Valentino. La galleria pi antica del cimitero fu allargata in forma di cappella e ornata da
pitture del VII secolo, di cui restano, oltre all'immagine della Madonna con il Bambino, anche tracce di
una Crocifissione. Fino ad alcuni anni addietro erano anche visibili le immagini della Visitazione della
Vergine, di Santi e due Episodi dell'ostetrico Salom, desunti dal protoevangelo di Giacomo. Dopo il
Cinquecento alcune gallerie sono state adattate a grotte e utilizzate come deposito di botti di vino.
Altre catacombe si aprono nei quartieri Salario e Trieste, su viale Regina Elena, all'altezza del
civico 303, si apre la CATACOMBA DI NOVAZIANO. Si sviluppa su due livelli, ma il superiore 
stato distrutto nel 1926 per il prolungamento del viale. Risale alla met del III secolo d.C., e il nome
viene dall'antipapa Novaziano, ucciso nel 258 durante la persecuzione di Valeriano. La catacomba 
stata ampliata nel IV secolo con altre gallerie, nelle quali si aprono sepolture a loculo e sono stati
rinvenuti quattro sarcofagi. Numerose le iscrizioni, tra le quali quella di Antistia Euphanilla, che
compare su una tomba intatta, dove sono stati scoperti resti del corpo della donna con brandelli della
veste a fili d'oro.
Al civico 32 di via dei Villini c' l'ingresso al CIMITERO DI SAN NICOMEDE, che  un
ipogeo privato, sorto con l'utilizzazione di preesistenti cunicoli, andati in gran parte distrutti per la
costruzione dei villini. Una iscrizione funeraria  l'elemento pi concreto che indichi i riferimenti
religiosi all'ambiente dedicato al martire, di cui ben poco si sa.
Al civico 2 di via Simeto c' l'antico CIMITERO DEI SANTI MASSIMO E FELICITA,
martiri del II secolo, ai quali fu aggiunto il cadavere di papa Bonifacio I (418-422), cos che si ebbero
due basiliche, collegate da una scala; quella inferiore conserva gli avanzi di una pittura del VII secolo
rappresentante il Redentore benedicente santa Felicita e i suoi figli, sette, anch'essi martiri. Di fronte
all'ingresso, un piccolo cubicolo con arcosolio e gli avanzi di un acquedotto, che serviva ad alimentare
una vasca a forma di arcosolio.
In via Asmara, al civico 6, c' l'ingresso al CIMITERO MAGGIORE, che si estende nei
sotterranei della Villa Leopardi; sviluppatosi tra il III e il IV secolo,  caratterizzato da decorazioni
architettoniche e scanni intagliati nel tufo; tra gli affreschi una Madonna adorante il Bambino e una
Prostratio con le sante Agnese ed Emerenziana.
Sul lato sinistro della via Salaria, all'altezza di via Taro, sotto il terreno della Villa Ada, negli
anni Sessanta del Novecento  stata identificata la CATACOMBA DEI GIORDANI, nome che fa
riferimento alla famiglia proprietaria del terreno. La catacomba era venuta peraltro alla luce negli scavi
del 1740, evidenziando le tombe dei martiri Marziale, Vitale e Alessandro, tre dei sette figi di santa
Felicita, sepolta in via Simeto. Numerose le pitture, ora parzialmente visibili, a fronte di numerosi
cubicoli e iscrizioni. Su tutti si impone il cosiddetto Cubicolo dell'Esodo, ubicato nella zona
meridionale del cimitero, interamente coperto di affreschi della seconda met del IV secolo, che sono
ben visibili. Raffigurano scene bibliche, ma anche un Cristo docente seduto.
Sulla via Yser, ad angolo con via Salaria, nei sotterranei della Villa Savoia, si estende il
CIMITERO DI TRASONE. Fondato in data non accertabile su un predio appartenente a un cristiano, il
cui nome sembra fosse appunto Trasone, ospit il corpo del martire Saturnino e per questo fu chiamato
Coemeterium Thrasonis ad S. Saturninum. Scoperto nel XVIII secolo,  stato esplorato in parte
nell'Ottocento e consta attualmente di una lunghissima galleria, dalla quale si dipartono numerose altre
gallerie. Dalle epigrafi sappiamo che ospitava i corpi dei martiri Saturnino, Crisanto, Daria e Mauro,
ma di essi non si  trovata traccia e neppure esistono resti dei loro sacelli. Il cimitero era probabilmente
in comunicazione con le CATACOMBE DI PRISCILLA, che hanno l'ingresso al civico 430 della via
Salaria. I nuclei primitivi di questo cimitero, dedicato alla santa del I secolo, appartenente alla facoltosa
famiglia degli Acilii Glabriones, che aveva possedimenti nella zona, risalgono alla fine del II secolo
d.C.
Si articolano su due piani, dei quali  pi antico il superiore, dove si distinguono una Cappella
dell'Orante, cos detta dalla figura dipinta sulla parete di fondo, che risale al III secolo, vicino alla
quale vi  il Cubicolo dei Bottai, un titolo che fa riferimento alla vivace scena di vita raffigurata.
Attraverso varie gallerie, con loculi su pi piani, si giunge alla Cripta della Madonna, che prende nome
da una pittura che raffigura la Vergine con il Bambino al lato del profeta Isaia che addita una stella e
costituisce una delle raffigurazioni pi antiche della Madonna. Caratteristica  poi la Cappella Greca
con le iscrizioni dipinte in rosso in uno dei nicchioni dell'ambiente principale; questo  in forma
rettangolare, diviso in due parti da un arcone e con un bancone lungo le pareti. Fini stucchi adornano
l'ambiente con una interessante serie di pitture, tra le quali il Ciclo di Susanna, l'Epifania e la Mensa
eucaristica.
Al numero 4 di via Anapo si aprono le CATACOMBE DEI GIORDANI dal nome della
famiglia proprietaria del terreno nel quale sono state scavate nel 1720 dagli archeologi Marcantonio
Boldetti e Giovanni Marangoni, che le hanno indicate per come Catacombe di Trasone. In base ai
ritrovamenti effettuati negli anni Sessanta del XX secolo, grazie soprattutto alla scoperta della tomba
del martire Marziale, Vitale e Alessandro, figli di santa Felicita, sono state datate tra il III e il V secolo.
Sono chiuse al pubblico.
Sulla via Nomentana, al civico 349, di fianco alla basilica di Sant'Agnese, si accede a un cortile
interno al convento e di qui a un piccolo piazzale, in cui si apre una larga scalinata marmorea del 1590,
che scende, tra pareti colme di frammenti marmorei e iscrizioni provenienti dalle catacombe, a un
nartece, dal quale si scende al CIMITERO DI SANT'AGNESE.  disteso su tre livelli in quattro
regioni, realizzate nel II secolo e ampliate poi fino al IV, ma gli ambienti sono privi di pitture. Sono
peraltro interessanti le iscrizioni, tra le quali si impone l'Iscrizione di Siricio, ispirata al famoso motto
della battaglia di Ponte Milvio con il monogramma costantiniano "In Hoc Signo Vinces". Al limite del
quartiere, all'altezza del civico 1291 della via Nomentana, sorge il complesso delle CATACOMBE DI
SANT'ALESSANDRO, venuto alla luce nel 1854, e che risale alla memoria dei martiri dei primi anni
del IV secolo Alessandro, Evenzio e Teodulo. Lo indica un'iscrizione a ridosso di un altare, e niente di
pi, a causa della tarda scoperta della catacomba, prima della quale le popolazioni rurali hanno
prelevato materiale per le loro abitazioni, approfittando della mancanza di una tutela dell'ambiente.
Sul piazzale di San Lorenzo sorge la basilica di San Lorenzo e dal chiostro si accede alle
CATACOMBE DI SANTA CIRIACA, nelle quali sarebbe stata sepolta la martire a cui  dedicata la
basilica. Il complesso cimiteriale si articola in tre ambienti sotterranei con un arcosolio e varie pitture
riferibili al IV secolo; tra queste notevoli un Cristo tra due santi, Giona, Il Buon Pastore e Mos. Dal
piazzale si apre la via Tiburtina che nel tratto iniziale, ad angolo con via dei Canneti, custodisce nei
sotterranei l'ultimo ambiente catacombale accessibile di grande interesse e valore artistico: il
CIMITERO DI SANT'IPPOLITO, il primo antipapa della storia ricordato per la condanna della
vendita dei loculi messa in atto da Callisto I. Si sviluppa su cinque livelli ed  stato scoperto nel 1551,
con il ritrovamento di resti della basilichetta e iscrizioni di notevole importanza storica. Tra l'altro 
tornata alla luce una statua di marmo priva di mani e testa, che  stata subito indicata come
raffigurazione di Ippolito, perch su un lato  inciso un elenco, incompleto, delle sue opere. Conservata
e restaurata all'epoca del ritrovamento, nel 1959 fu fatta collocare da Giovanni XXIII all'ingresso della
Biblioteca Vaticana; nel 1975 l'archeologa Margherita Guarducci ha sostenuto che la statua
originariamente raffigurasse una donna, Fermista, filosofa epicurea del III-IV secolo a.C., perch la
parte superiore proviene da un'altra statua, anch'essa di un filosofo, unita al primo pezzo in et
rinascimentale, periodo al quale risalirebbero anche la testa e le mani.
Per una visita alle catacombe, il cui valore artistico e storico rappresenta un tesoro custodito
oculatamente dalla Santa Sede, va fatta richiesta alla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra (via
Napoleone III 1, tel. 06. 4465610, fax 06. 4467625, e-mail pcom. archarcsacra.va). A titolo orientativo
ecco, di seguito, le indicazioni relative alle Catacombe di S. Callisto, reperibili anche via Internet.
Sono aperte tutto l'anno, eccetto Natale, Capodanno e Pasqua. Sono chiuse il mercoled e dal 27
gennaio 2010 al 24 febbraio 2010. L'orario di visita  il seguente: 9.00-12.00 e 14.00 -17.00. Il prezzo
del biglietto  di  8,00 a tariffa intera e di  5,00 a tariffa ridotta. La riduzione  prevista per le
scolaresche, munite di lettera di presentazione dell'Istituto di provenienza; per i ragazzi dai 7 ai 15 anni
di et; per i militari e forze dell'ordine in divisa o con il tesserino di riconoscimento. L'entrata gratuita
 prevista per i bambini fino ai 6 anni compiuti; per i professori, maestri e catechisti accompagnatori
nel rapporto di 1 ogni 15 ragazzi; per gli studenti del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana
(muniti di tesserino); per i portatori di gravi handicap e accompagnatore; per il capogruppo ed un
autista nei gruppi che pagano il biglietto a tariffa intera; per i membri del Corpo Pontificio delle
Guardie Svizzere e della Gendarmeria Vaticana attualmente in servizio; per i Sacerdoti e Suore
appartenenti alla famiglia religiosa che gestisce la catacomba. Tutti gli altri visitatori pagano il biglietto
intero. Non ci sono sconti per studenti singoli e per gli anziani.  vietato fotografare o filmare
all'interno delle catacombe. Il pagamento dei biglietti pu essere fatto: in contanti alla biglietteria; con i
voucher se l'Agenzia stipula il relativo contratto con l'Amministrazione; con carte di credito (CartaS,
Bancomat, Pagobancomat, Eurocard/Mastercard, Edc Maestro, Visa, VisaElectron, American Express,
Diners); con bonifico bancario anticipato, in accordo con la Segreteria. La prenotazione pu essere
inviata via fax 06.513.01.567 o via e-mail a scallisto@catacombe. roma.it.
A fronte di questa esemplare gestione amministrativa, perlopi finalizzata alla cura degli
ambienti, e che  pi o meno simile per le altre catacombe, va segnalato che dentro Roma esiste
comunque una organizzazione parrocchiale che gestisce la visita alle catacombe in forma abbastanza
illegale, ovvero "in nero"; un esempio  quello della parrocchia San Pio V che ha organizzato nel 2008
una visita alle catacombe di Calepodio. Il tour  stato condotto da una studentessa, qualificata come
"guida" dal parroco, che ha raccolto direttamente il denaro per l'ingresso: 10 euro a persona, in
contanti, senza alcuna riduzione e senza un biglietto di riscontro.  questo l'ennesimo aspetto profano
che offrono le catacombe romane.
Arte, natura e scienza nelle ville di Castel Gandolfo
Alle origini del complesso residenziale pontificio di Castel Gandolfo c' una villa
dell'imperatore Domiziano (81-96), ma il nome alla localit lo hanno dato i Gandolfi, che s'insediano
nel XII secolo con una rocca ben munita, divenuta castello dei Savelli dal 1279. Una propriet durata
tre secoli e poi perduta dai nobili romani per il mancato pagamento di un debito; infatti nel 1596 la
Camera Apostolica, creditrice dei Savelli per 150.000 scudi, entra in possesso di terra e castello.
Divenuta residenza di campagna dei pontefici, Castel Gandolfo trae grandi benefici dalla presenza di
vari papi che fanno bello il paese con Bernini, impegnato nella costruzione della chiesa di SAN
TOMMASO DI VILLANOVA antistante una splendida piazza con una preziosa fontana, e mettono a
punto la loro residenza con le ville e il Palazzo Apostolico lungo 70 ettari su un fronte di oltre 2 km.
Il vecchio maniero dei Savelli diventa il PALAZZO APOSTOLICO ad opera di Carlo Maderno
nel 1629, ma il complesso si ingrandisce sotto Alessandro VII con Bernini, che rinnova la facciata e
costruisce al suo interno il monumentale scalone e la Galleria, affrescata successivamente da Pier
Leone Ghezzi. E vengono definite le due strade alberate di collegamento al paese, la Galleria di Sopra
e la Galleria di Sotto, cos che papa Chigi, a lavori compiuti, pu affiggere sul portale a bugne il suo
stemma e far incidere nel marmo la scritta: "Ob coeli solique salubritatem amoenitatemque animo
corporique brevi secessu reficiendis". Parole che in defintiva esaltano il complesso edilizio come luogo
sano per il corpo e lo spirito.
Ma occorrono ulteriori lavori. Il palazzo si arricchisce ulteriormente: la Loggia delle
Benedizioni e la Cappella privata vengono fatte costruire da Bendetto XIV (1740-58); Clemente XIV
(1769-74) cura la Sala da pranzo affrescata con dipinti relativi al viaggio del papa a Castel Gandolfo di
Giovanni Angeloni e Cristoforo Unterberger. Si vengono definendo successivamente le varie stanze nel
Palazzo Apostolico dalla Sala del trono con arazzi Gobelins alla Sala degli Svizzeri e alla Sala del
Concistoro; con Pio VII (1800-23) si ha la Sala delle Guardie Nobili e la Sala dei Palafrenieri, dove un
quadro immortala Pio VII che firma il concordato con Napoleone di J. B. Wicar.
Al complesso del Palazzo Apostolico viene aggiunta nel 1645 la VILLA BARBERINI, perch i
Barberini sono accusati di appropriazione indebita di denaro dello Stato pontificio e i loro beni
vengono confiscati. Il palazzo, originariamente propriet della famiglia Visconti e acquistato da Taddeo
Barberini nel 1629,  costruito dal Maderno sui resti della Villa di Domiziano, a fronte della Galleria di
Sotto, in collegamento quindi con il Palazzo Apostolico. Il palazzo della villa si viene articolando su tre
piani verso il lago e su quattro verso la Galleria di Sotto; fin dalle origini gli interni sono affrescati con
episodi della Bibbia, marine e grottesche. Splendido il giardino dalle alte siepi con una statua di Marsia
al centro, copia romana di Mirone, oltre alla curiosa Fontana delle Lavandaie, cos chiamata per le
sculture raffiguranti donne intente a lavare i panni. Sulla Galleria di Sopra viene costruito il PALAZZO
DI PROPAGANDA FIDE, a ridosso di una grande cisterna d'acqua della villa di Domiziano, mentre
sul lato opposto della strada, di fronte a uno spazio verdeggiante,  realizzata una Via Crucis in piccole
costruzioni di muratura separate tra loro.
Nel 1773 Clemente XIV (1769-74) acquista la VILLA CYBO dagli eredi del cardinale Camillo
Cybo, che l'aveva realizzata nel 1745, e arricchisce il giardino con statue di marmo e fontane. Nelle
ville di Castel Gandolfo non si hanno lavori dal 1823 al 1870, anno in cui il paese diventa cittadina
dello Stato italiano, e solo in seguito ai Patti Lateranensi del 1929 il palazzo e le ville tornano alla Santa
Sede con diritto di extraterritorialit; cos il complesso ridiventa sede delle vacanze estive del
pontefice. Ma da subito si deve ricorrere a una accurata ristrutturazione.
I lavori vengono eseguiti dall'impresa dell'ingegnere Leone Castelli su progetti delle opere
murarie dell'architetto Giuseppe Momo e degli impianti tecnici dell'ingegnere Franco Ratti. La
sistemazione del parco con i suoi numerosi giardini e della fattoria  opera di Emilio Bonomelli, che
poi diventa il direttore delle ville pontificie per molti anni. Il Palazzo Apostolico  rinnovato dalle
fondamenta e assume l'aspetto di un cantiere ingombro di impalcature e materiali per diversi anni.
Si salva la facciata; l'interno (non accessibile) conserva solo la distribuzione dei principali
ambienti e lo scalone d'onore, a parte alcune antiche pitture, mentre sono costruite ex novo le sale del
seguito pontificio. Pio XI fa realizzare una CAPPELLA DELLA MADONNA DI CZESTOCHOWA,
in ricordo del suo soggiorno in Polonia come nunzio. La cappella  arricchita di affreschi raffiguranti la
difesa della Polonia dall'assalto di Gustavo Adolfo e la battaglia della Vistola che aveva salvato
Varsavia dall'invasione russa nel 1919. E quel luogo potrebbe essere considerato profetico dell'avvento
al trono pontificio di papa Wojtyla, di cui sar nota la grande devozione al santuario di Czestochowa.
Una volta rinnovati gli interni, si passa agli esterni, a cominciare dalla parte rivolta verso Roma;
dietro il palazzo si estende una cortina di casupole che toglie la visuale. Viene abbattuta e sui bastioni
si realizza una spianata con fontane e aiuole; nel piccolo giardino una rampa collega il cancello
d'entrata al nuovo cortile sulla strada verso Marino. Si ottiene cos una certa privacy, perch entrando e
uscendo di l non si deve passare per il paese.
La residenza di Castel Gandolfo  importante anche dal punto di vista scientifico. Infatti qui
viene trasferita, dai giardini del Vaticano, la SPECOLA, con la costruzione di due Cupole di alluminio;
l'osservatorio astronomico, con l'annessione di un laboratorio di astrofisica e l'erezione di una Torre
detta di Pio IX, viene inaugurato il 29 settembre 1935 e affidato ai Gesuiti. Con l'apertura di un altro
laboratorio di astrofisica e la costruzione di una seconda Torre, detta di Pio XII, nella Villa Barberini,
la Specola ha seguitato a dare notevoli apporti scientifici. Oltretutto ha ampliato i suoi studi fuori di
Castel Gandolfo e dell'Europa con la fondazione a Tucson, in Arizona, del VATICAN
OBSERVATORY RESEARCH GROUP; qui i tecnici, tutti Gesuiti, dispongono sul monte Graham del
miglior sito astronomico nordamericano provvisto di un Telescopio Vaticano a Tecnologia Avanzata a
raggi infrarossi. Gli studi sono documentati da due pubblicazioni in lingua inglese, Vatican
Observatory Publications e Annual Report.
In ogni caso quelle due cupole d'alluminio a Castel Gandolfo, al di l del loro valore scientifico,
hanno donato alla residenza pontificia un nuovo spazio; una vasta terrazza con vista sul lago. Ultima
operazione  stata quella di collegare le varie parti della residenza; un cavalcavia unisce il Palazzo
Apostolico alla Villa Barberini; un secondo collega quest'ultima alla Villa Cybo. Le ville durante la
guerra diventano un luogo aperto a ospitare politici, ebrei e senza tetto, ma purtroppo Castel Gandolfo
subisce un bombardamento aereo, durante il quale viene colpito in pieno il Palazzo di Propaganda Fide
e muoiono circa 500 persone.
E i lavori proseguono negli anni Cinquanta con il restauro delle parti danneggiate, finch nel
1959 viene costruita nella Villa Cybo una grandiosa AULA DELLE UDIENZE GENERALI, capace di
contenere ben 8000 persone. L'ultima novit si ha con Giovanni Paolo II, che si fa costruire una
PISCINA di 18 m  8, di cui peraltro beneficiano anche le guardie svizzere e l'entourage pontificio.
Sfruttamento commerciale degli immobili della Santa Sede fuori Roma
 triste riconoscerlo, ma  praticamente impossibile indicare con precisione le propriet
immobiliari della Santa Sede fuori Roma, ovvero nel mondo. Le indicazioni date nel capitolo Il
patrimonio immobiliare della Santa Sede (v.) restano comunque significative di un'entit numerica che
raggruppa innumerevoli sedi immobiliari. Entit numerica alla quale si  fatto riferimento specifico per
le sedi che godono di extraterritorialit, come la residenza pontificia di Castel Gandolfo (v. il paragrafo
Arte, natura e scienza nelle ville di Castel Gandolfo) e i santuari (v. il paragrafo Lo sfruttamento di
santuari e pellegrinaggi), utilizzati questi con finalit commerciali, riscontrabili peraltro anche in
chiese e conventi di Roma (v. il paragrafo Immobili nei rioni e quartieri di Roma).
In ogni caso, volendo essere pi precisi, si pu fare riferimento al dossier di 51 pagine
Rendiconto finanziario consolidato della Santa Sede - Anno 2007, che la Prefettura per gli affari
economici della Santa Sede ha inviato ai 4800 vescovi di tutto il mondo e ai 194 porporati del Collegio
cardinalizio. La Santa Sede, secondo quel rendiconto, possiede propriet in Italia, Svizzera, Francia e
Inghilterra per un valore complessivo di 424 milioni di euro. Solo la Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli, dicastero pontificio che presiede alle missioni orientali, possiede
propriet del valore di circa 53 milioni di euro, quasi tutte in Italia. Tutte queste propriet immobiliari
nel 2007 hanno prodotto circa 56 milioni di euro in canoni di locazioni e altri 950 mila euro di utili da
attivit agricole. Oltre a ci, andrebbero calcolate le vendite di immobili della Santa Sede, come quella
effettuata a Londra con incasso di circa 3 milioni di euro. Comunque nel 2007 alla voce "attivit
immobiliari" il Vaticano ha un saldo attivo di 36,3 milioni di euro, 4 milioni in pi rispetto al 2006, e
ha pagato 3,3 milioni di euro in tasse. Va peraltro tenuto presente che molte chiese sono in realt
propriet dello Stato italiano o dei Comuni.
Un'altra indicazione pi particolare ci pu venire, in riferimento a Parigi, dal dossier Le
ricchezze nascoste della Chiesa pubblicato dal quotidiano "Le Parisien" il 15 aprile 2009. In base a
questa inchiesta, il Vaticano risulta direttamente proprietario, nella capitale francese, di una decina di
immobili di grande valore attraverso la societ Sopridex. Tra questi un appartamento lussuoso in rue
Guynemer, nel centro di Parigi, affittato da 35 anni all'attuale ministro degli Esteri Bernard Kouchner,
che si  rifiutato di indicarne il costo; in un altro appartamento di 85 mq, in boulevard du
Montparnasse, ha abitato fino al 2006 il ministro della Cultura Christine Albanel, pagando un affitto di
1700 euro al mese in base a un contratto vecchio di dieci anni.
E ancora, secondo una dichiarazione di Jean Michel Coulot, vicesegretario generale della
Conferenza Episcopale Francese, gli affitti a Parigi garantiscono alla Chiesa un reddito variabile tra i
10 e i 20 milioni di euro, in ragione di una propriet in continuo aumento, come testimonia l'acquisto
nel 2008 di 5000 mq sull'Avenue de Breteuil, nell'elegante settimo arrondissement, per 36 milioni di
euro. A fronte del quale l'ordine delle Piccole Suore dei Poveri ha venduto il proprio ospizio con il
terreno in boulevard Murat, nel sedicesimo arrondissement, alla societ Cogedim per 37 milioni euro.
Come a dire che i conti si pareggiano.
Si pu ricavare peraltro un'idea pi concreta degli immobili fuori Roma, in Italia, di propriet
della Santa Sede. Sono riferibili a 2496 santuari, a innumerevoli chiese, conventi, monasteri, seminari,
oratori con extraterritorialit ed esenzione di esproprio e tributi, nonch case di cura, case di
accoglienza per pellegrini con oltre 200.000 posti letto per 3300 indirizzi, alberghi, scuole e civili
abitazioni, in gran parte con esenzione di esproprio e tributi, come l'ICI. Un complesso di immobili che
costituiscono il 22% del patrimonio immobiliare nazionale, per i quali si  data una valutazione
dell'ordine di diverse centinaia di miliardi di euro. Una decina di questi immobili risalgono a propriet
della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, con un capitale che arriva a 9 miliardi di euro,
mentre vi rientrano le Ville di Castel Gandolfo (v.) e il Centro Radiotrasmittente di Santa Maria di
Galeria, presso Cesano, al quale si  fatto riferimento nel paragrafo I mass-media (v.).
Ad essi vanno aggiunti gli immobili propriet di fondazioni religiose e confraternite, frutto di
donazioni, che vengono assegnati in affitto perlopi a famiglie disagiate.  il caso della Fondazione
Cardinale Giacomo Lercaro, costituita a Bologna nel 1972, e sotto la presidenza del monsignor
Ernesto Vecchi, vicario generale della diocesi di Bologna; la fondazione  in grado di gestire diversi
immobili, dati come donazione, e lo fa in maniera non troppo in linea con la morale cristiana. In pratica
negli immobili di Bologna, in cui sono insediati nuclei familiari affittuari degli originali padroni, la
fondazione avanza la richiesta di un affitto maggiore, che  insostenibile per alcune famiglie; 
immediato lo sfratto e l'assegnazione dell'immobile a persone che siano in grado di pagare.  quanto
ha documentato il servizio giornalistico nella trasmissione Victor Victoria su La7 l'11 aprile 2010.
L'inchiesta ha rilevato identiche situazioni negli immobili romani di propriet della Confraternita dei
Macellari di Roma. Peraltro dare un'indicazione numerica di certe propriet  quanto mai impossibile,
perch molte donazioni non risultano neanche documentate.
Per quanto riguarda chiese, monasteri e conventi, come segnala Sandro Orlando, in un'inchiesta
su "Il Mondo" dell'11 maggio 2007, in tutta Italia "si contano circa 3300 case per ferie gestite da enti
religiosi, con un giro di affari stimato in 4,5 miliardi e 200.000 posti letto". Cos l'ABBAZIA DI
CHIARAVALLE, alla periferia di Milano,  in pratica un albergo, dove si ha modo di trascorrere
qualche giorno respirando l'atmosfera religiosa in compagnia dei monaci cistercensi, affittando una
stanza a 50 euro a notte. Lo stesso si verifica nel MONASTERO DI CAMALDOLI, ma solo in
autunno, a 45 euro a notte. Cos anche in un ex ALBERGO DI CORTINA D'AMPEZZO Sono
insediate le Orsoline, che d'inverno "ospitano" un liceo e d'estate accolgono pellegrini amanti della
montagna a 55 euro a notte. Si tratta di strutture qualificate come residenze per "esercizi spirituali,
convegnistica, turismo e accoglienza pellegrini"; ed emblematica  ad Arezzo la FORESTERIA DEL
MONASTERO, struttura inserita nel Parco Nazionale "a 15 km circa da Bibbiena e da Poppi; 45 km
circa a nord di Arezzo; 80 km a est di Firenze" e disponibile, tra l'altro, per le "Settimane di
Camaldoli, cio settimane culturali e spirituali (liturgica, biblica, esercizi spirituali, incontri per
famiglie, mistica cristiana e seminari di studio)", con 160 posti letto (tutti letti singoli), 2 sale da pranzo
(totale 250 posti), 3 sale per incontri (2 da 90 posti e 1 da 20 posti), bar interno, chiesa che la preserva
dall'essere considerata "con fine di lucro" e dal pagamento dell'ICI, e, se non bastasse, ha anche una
cappella interna. Cos anche il CONVENTO DEI CAPPUCCINI a Terni, pubblicizzato per "incontri di
formazione e orientamento, esercizi e ritiri spirituali, accoglienza pellegrini, convegni, corsi di studio,
vacanze, turismo scolastico", con una ricettivit di 110 posti letto, sala convegni da 70 posti, 4 sale
ritrovo, attrezzata per accogliere disabili, parco, parcheggio, spazio per attivit esterna e, naturalmente,
una cappella.
Esiste peraltro anche un "sito web che raccoglie, aggiorna e promuove in rete il vasto
patrimonio ricettivo dell'ospitalit religiosa in Italia (Istituti Religiosi, Case di Accoglienza, Case per
Ferie, Monasteri e Conventi) corredata di descrizioni tecniche, immagini, informazioni storico-culturali
e turistiche, recapiti e accessi diretti ai relativi siti". Fa capo al portale www.istituti-religiosi.org della
ISTITUTI RELIGIOSI S.r.l. insediato a Roma in via della Tenuta del Casaletto, 55/f, che sottolinea
come "gli Istituti religiosi e le Case di accoglienza concorrono al rinnovamento del turismo religioso,
artistico e culturale, anche grazie ad uno standard qualitativo molto alto e ad un eccezionale rapporto
qualit/prezzo". Si possono prenotare residenze per villeggiature, visite di citt, convegni (tel.
06.99.33.01.23 - 06.96.52.78.88, fax 06.233.245.146 - 06.96.52.78.87) su una mappatura di strutture
ricettive sparse in tutta Italia, in riva al mare, in montagna o in citt; le prenotazioni per non possono
essere inferiori a una settimana.
Tra gli edifici religiosi si distinguono comunque alcuni santuari che non godono di
extraterritorialit, e quindi non rientrano in quelli gi segnalati (v. Lo sfruttamento di santuari e
pellegrinaggi), ma sono ugualmente oggetto di devozione e meta turistica. E si tenga presente che su
Internet  disponibile anche uno specifico sito (Vaticano.com) che offre un quadro completo di tutti i
santuari d'Italia ripartiti per regioni e informa il visitatore di tutte le attivit legate ad essi. Alcuni
santuari sono frequentatissimi, come il DUOMO DI TORINO per la Sindone. Per questo peraltro 
stato programmata la sua Ostensione dal 10 aprile al 23 maggio 2010, organizzata dal Custode
pontificio della Sindone, cardinale Severino Poletto. Ed  stato un grande evento che ha prodotto
notevoli guadagni per la Romana Pellegrinaggi e per le numerose agenzie di viaggio collegate alle
parrocchie.
Tutte le agenzie hanno fatto capo al Sito ufficiale della Santa Sindone, presso il quale le
prenotazioni sono state aperte dal 1 dicembre 2009; nel comunicato del sito si precisava che "la
prenotazione  indispensabile", infatti "durante l'ostensione si potr entrare in Duomo anche senza, ma
la Sindone sar visibile solo da lontano"; come a dire "Se non paghi la prenotazione, vedrai ben poco".
E ancora si segnalava: "Il Call Center, ovvero il Numero Verde Universale (NUV) 008000SINDONE
corrisponde a 0080007463663;  raggiungibile da rete fissa dall'Europa (Austria, Belgio, Danimarca,
Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Irlanda, Portogallo, Spagna, Svizzera, Italia, Lussemburgo)
ed  attivo dal luned al venerd, dalle 9 alle 17. Per le chiamate da USA e Canada si dovr comporre lo
0118000SINDONE ovvero 01180007463663". Dopo soli 70 giorni dall'apertura delle prenotazioni, al
Duomo di Torino era arrivata la prenotazione del milionesimo pellegrino, che faceva parte del gruppo
dell'oratorio parrocchiale di Landriano, in provincia di Pavia.
Quello che  triste constatare  che sulla Sindone grava l'ipotesi della non autenticit.  per
tradizione il lenzuolo in cui, secondo i vangeli, Giuseppe di Arimatea avvolse il corpo di Ges deposto
dalla croce e sul quale  impresso il volto e il sangue di Ges. La Sindone  comparsa intorno al 1357
tra le mani del cavaliere Goffredo di Charny e di sua moglie Giovanna di Vergy, ceduta nel 1452 al
duca di Savoia Ludovico il Generoso, danneggiata da un incendio scoppiato nella sacrestia della
cappella ducale di Chambery, portata a Nizza, poi a Vercelli, quindi di nuovo a Chambery e infine a
Torino, propriet dei Savoia e infine custodita nel Duomo di Torino.
Numerose le ricerche fatte su di essa per accertarne l'autenticit; tra l'altro sono stati condotti
test con la prova del carbonio 14 da ben tre laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo, e tutti hanno portato
allo stesso risultato. Il lenzuolo  di epoca medioevale ed  un falso databile tra il 1260 e il 1390 circa. I
risultati dell'ultima ricerca dell'Universit di Pavia a cura del chimico Luigi Garlaschelli sono stati
presentati al Congresso Nazionale del CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul
paranormale) tenuto ad Abano Terme dal 9 all'11 ottobre 2009. In laboratorio il chimico ha ricreato
l'immagine della Sindone su un lenzuolo e "l'implausibilit  risultata per varie ragioni", ha spiegato lo
studioso; "una tessitura mai usata nel primo secolo, il modo in cui si sarebbe dovuto ricoprire il
cadavere, contrario agli usi ebraici del tempo, la resa chiaramente artistica dei capelli, delle colature di
sangue, degli arti, la mancanza delle deformazioni geometriche che ci aspetteremmo da un'impronta
lasciata da un corpo umano su un telo avvolto, e il fatto che la Sindone comparve in Francia solo verso
il 1357". In ogni caso la Chiesa non ha preso posizione sull'autenticit.
A parte il carattere sacro, numerose chiese, principalmente il Duomo di numerose citt, gi di
per s autentici capolavori architettonici, sono anche custodi di straordinarie opere artistiche. E come
tali sono meta di numerosi pellegrinaggi.  il caso della CATTEDRALE DI SAN LORENZO di
Perugia, al quale  annesso il MUSEO DELL'OPERA DEL DUOMO, che espone numerose opere
d'arte d'incalcolabile valore, tra le quali primeggia la Pala di Sant'Onofrio di Luca Signorelli; oltre
all'ambiente denominato Tesoro, dove sono conservati splendidi arredi sacerdotali, e preziosi oggetti di
oreficeria.
E, tanto per offrire un altro esempio, che dire della CATTEDRALE DI SAN GENNARO a
Napoli, o meglio del Tesoro di San Gennaro? Basta leggere le informazioni date al visitatore per capire
lo spirito che anima questa organizzazione.
Per informazioni e prenotazioni tel. 081.294980 081.3723712. Biglietti: Intero Euro 6,00 p.p.;
Ridotto under 18, studenti, over 65 Euro 4,50 p.p.; Arte Card -25% Euro 4,80; Gruppi (minimo 15
persone), Scolaresche Euro 3.50 Euro 4.50 (prenotazione e guida obbligatoria). Biglietto unico
integrato: i siti museali visitabili nelle diverse combinazioni di Biglietto Integrato sono i seguenti. Il
Duomo con la Basilica di Santa Restituta; Il Battistero e gli scavi archeologici (V sec. a.C.-VII d.C. La
cupola e l'antico cortile del Duomo (solo per gruppi di minimo15 persone).
E le ultime indicazioni vogliono dire che si paga anche per entrare in chiesa. Tutto questo non
senza ricordare il valore del Tesoro di San Gennaro, che si estende per oltre 700 mq all'interno della
cattedrale, ma da questa distinta, non dipendendo dalla Curia ma dalla "Deputazione del Tesoro",
organismo civico presieduto dal sindaco di Napoli. A parte i pregevoli dipinti del Domenichino e del
Lanfranco nella cupola, all'altar maggiore si distinguono un Paliotto con rilievo d'argento del
Vinaccia, l'apparato d'altare in argento e il Busto-reliquiario in argento di San Gennaro; e quindi, nelle
nicchie, 19 statue d'argento dei santi patroni di Napoli e quindi due grandiosi candelabri d'argento del
Settecento.
Tutto il resto del Tesoro  stato raccolto dal 2003 in un MUSEO DI SAN GENNARO,
appositamente realizzato in un'area adiacente al Duomo, dove sono confluiti ex voto e donazioni di
papi, sovrani e nobili napoletani in sette secoli. Qui  la "Collezione degli Argenti" che raccoglie circa
70 pezzi d'argento tra calici, pissidi, cestelli, candelabri, piatti, ostensori, busti, statue, tra i quali si
distinguono per preziosit il Reliquiario del sangue, che risale al 1305; l'Ostensorio di argento dorato
con smalti e pietre preziose del 1837; il Calice con custodia e Patena in oro, costato 3000 ducati nel
1849 a Pio IX, che ne fece dono alla citt di Napoli per averlo ospitato durante l'esilio da Roma; una
Mitra vescovile del 1713 dell'orafo Matteo Treglia, in cui sono incastonati numerosi diamanti, rubini e
smeraldi; la Statua di San Michele Arcangelo in argento, bronzo dorato e rame del 1691, scolpita da
Lorenzo Vaccaro su disegno di Luca Giordano e argentata da Gian Domenico Vinaccia; e ancora
collezioni d'arte comprendenti gioielli, statue, busti, tessuti pregiati e dipinti di grande valore. Fa da
sfondo a questa fantasmagoria di valore inestimabile la Sagrestia con dipinti di Luca Giordano,
Domenichino e Massimo Stanzione.
Va peraltro anche tenuto presente che, a fronte di queste chiese in piena attivit, esistono chiese
o cappelle abbandonate per mancanza di fedeli, nonch di sacerdoti che le custodiscano. Su 100.000
chiese esistenti, solo 25.000 svolgono un'attivit come parrocchie; altre 50.000 sono quelle appoggiate
alle parrocchie con funzione sussidiaria di culto, mentre 25.000 sono abbandonate e sconsacrate,
perlopi chiuse, destinate a saltuari usi alternativi alla religione e affittate anche come sala concerti,
conferenze e mostre. Secondo una osservazione dell'arcivescovo Loris Capovilla "a Napoli come a
Venezia ci sono chiese storiche trasformate in scuole o banche; uno dei licei scientifici di Venezia  il
Santa Giustina, che ha sede nella omonima ex chiesa. Si conserva la facciata, ma si cambia l'interno e
la destinazione". E allora, secondo Capovilla, sarebbe opportuno affidare le chiese non utilizzate a
confraternite laiche o a piccole comunit monastiche, come  accaduto a Bose, frazione del comune di
Magnano, in provincia di Biella.
Ma secondo i vertici del Vaticano a questo punto  pi opportuno vendere certe chiese vuote e
senza alcun valore artistico o storico; mantenerle senza vantaggi sarebbe troppo oneroso per le diocesi.
Tutto, come segnalato in Splendore di oro e arte nelle basiliche papali (v. Appendice), per bocca
dell'arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia
Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. E
questo senza badare a chi vanno venduti certi luoghi sacri, come in Ungheria, dove una chiesa
sconsacrata  diventata un night a luci rosse e, come segnala Giancarlo Zizola, "al culmine dello
spettacolo serale, una cubista sale su quello che era l'altare e si spoglia completamente". Non importa;
la Santa Sede ha trovato un'altra fonte di guadagno irrinunciabile: "sui siti di annunci immobiliari
aumentano le chiese italiane sconsacrate vendute online" e cos "a Volterra una ex chiesa costruita
nell'850 d.C.  stata messa in vendita per 1.650.000 euro". E dire che aveva, come minimo, un valore
storico.
Di grande importanza culturale  poi l'UNIVERSIT CATTOLICA DEL SACRO CUORE,
con sede centrale a Milano e altre sedi a Brescia, Piacenza-Cremona, Roma e Campobasso, articolate in
14 facolt e 4 interfacolt, oltre a 9 strutture sanitarie, tra le quali rientra il Policlinico Agostino
Gemelli (v. I palazzi storici di Roma). La sua istituzione risale all'iniziativa di padre Agostino Gemelli,
Ludovico Necchi, Francesco Olgiati, Armida Barelli ed Ernesto Lombardo, che nel 1919 fondarono
l'Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, come ente garante e gestore no profit di una istituenda
Universit Cattolica, con tanto di approvazione nel 1920 del ministro dell'Istruzione Benedetto Croce e
la benedizione di Benedetto XV. L'universit fu inaugurata ufficialmente nel 1921 a Milano, nella sede
storica di via Sant'Agnese 2A dal cardinale Achille Ratti, poi papa con il nome di Pio XI. Alle prime
facolt di Filosofia e Scienze sociali, si aggiunsero nel 1923 quelle di Lettere e Giurisprudenza, e nel
1924 arriv l'approvazione da parte dello Stato con il riconoscimento legale dei titoli di studio.
Nel 1926 nasce la facolt di Scienze politiche, economiche e commerciali e nel 1932
l'universit si trasferisce nel monastero di Sant'Ambrogio, accanto all'omonima basilica, destinata a
restare la sede dell'ateneo. Sorgono poi le facolt di Magistero, Economia e Commercio, Scienze
Linguistiche e nel nel 2004 l'universit acquista la vicina Caserma Garibaldi di Milano, utilizzata con
una riqualificazione di tutta l'area intorno alla sede centrale con parcheggi sotterranei e stabilimenti
scientifici in un campus universitario chiamato CITTADELLA DEL SAPERE DI
SANT'AMBROGIO. E nel frattempo sono sorte le filiali dell'universit, oltre a quella di Roma, a
Piacenza, a Brescia e Campobasso; in quest'ultima citt  sorto il CENTRO DI RICERCHE NELLE
SCIENZE BIOMEDICHE, la cui prima pietra  stata benedetta nel 1995 da Giovanni Paolo II.
A fronte degli istituti universitari si impongono gli immobili degli istituti scolastici. Per questi 
sufficiente ricordare che, alla base della gestione amministrativa, come gi indicato per quelle in
funzione a Roma, esistono i finanziamenti dello Stato (v. I finanziamenti dello Stato italiano al
Vaticano). A monte di tutto questo  passato ormai sotto silenzio l'acquisto, perlopi con denaro
"sporco", di beni immobili e la rivendita degli stessi in tutta Italia, come gi segnalato per gli immobili
di Roma, attraverso "societ-ombra gestite direttamente da enti ecclesiastici e dal Vaticano", che hanno
ricavato denaro "pulito", come gi scritto nel 1991 da Maria Antonietta Calabr nel libro Le mani della
mafia.
5
I soldi e le propriet dell'Opus Dei
La Sanctae Crucis et Operis Dei  la definizione completa dell'Opus Dei, l'unica prelatura
personale della Chiesa di Roma; fondata nel 1928 a Madrid da monsignor Jos Mara Escriv de
Balaguer (1902-1975) come "pia unione" si  sviluppata in "societ di vita comune senza voti",
diventando il primo istituto secolare del mondo. Nel 1947  approvato come ordine religioso, e nel
1982 diventa "prelatura personale" ufficializzata da Giovanni Paolo II mediante la costituzione
apostolica Ut sit del 19 marzo 1983; come tale la prelatura ha una specifica istituzione giuridica e una
sua autonoma gestione amministrativa, che non rientra in quella del Vaticano.
La prelatura  articolata in 87.564 laici, 1996 sacerdoti, 36 sacerdoti ordinati e 337 seminaristi,
secondo i dati dell'Annuario pontificio del 2010; ne  a capo un prelato, assistito da vicari e consigli
costituiti da preti e laici. Molto singolare la condizione dei laici cosiddetti "Numerari", che fanno voto
di celibato e vivono in comunit; sono 15.000 e vengono sottoposti a una regola rigidissima. Su di essi
il dominio del prelato  illimitato; "liberamente di essi usa", recita sentenzioso l'articolo 148, anche se
ai fini dell'opera. Ma su questa base, grazie al voto di obbedienza, il prelato pu imporre loro quel che
vuole; cos, dalla scelta degli studi alla professione e alla gestione del proprio patrimonio, tutto  sotto
controllo. Ed  proprio l'aspetto finanziario che qui interessa: entrando nell'istituto ogni nuovo adepto
"deve cedere l'amministrazione dei suoi beni" a un confratello, secondo l'articolo 55, e prima del
vincolo definitivo, i Numerari devono fare "testamento dei beni presenti o eventualmente futuri", si
legge nell'articolo 59. In pratica gli interi loro guadagni finiscono nelle casse della prelatura. Ai
Numerari si affiancano i Soprannumerari, che possono vivere in famiglia, e limitano il loro apporto
finanziario a elemosine mensili, che sono naturalmente consistenti.
C' insomma una quantit di denaro accumulata dall'opera e dirottata dai dirigenti in "societ
ausiliarie", che non figurano ufficialmente come appartenenti all'opera, ma sono comunque affidate a
iscritti, tenuti peraltro a uno speciale giuramento. "Anzi, a detta di alcuni autorevoli fuoriusciti", ha
scritto Sandro Magister in una sua inchiesta sulla prelatura del 1986, costoro sono "obbligati a firmare
un attestato in bianco da conservarsi presso la direzione centrale; che consente a quest'ultima, ad
esempio, di mettere in pratica quanto indicato nell'articolo 372, ossia di alienare quelle propriet che,
pur non essendo intestate all'istituto, tuttavia sono sottomesse alla sua potest e direzione".
 qui che si evidenziano i tentacoli dell'opera, popolarmente soprannominata da Pasquino
"Piovra di Dio"; le sue "penetrazioni" avvengono in modo clandestino "in ambienti della societ civile
e in attivit professionali dove spesso non  facile arrivare in maniera apostolicamente incisiva con i
comuni mezzi che la Chiesa ha a sua disposizione", come ha peraltro affermato l'allora presidente
dell'istituzione, il prelato Alvaro del Portillo. Si sono mossi i parlamentari italiani; i primi sono stati i
deputati della Sinistra indipendente Franco Bassanini e Stefano Rodot, e quindi i comunisti. Con una
serie di interrogazioni parlamentari  stato chiesto al governo se l'Opus Dei potesse in sostanza
configurarsi come un potere occulto. E Rino Formica, all'epoca parlamentare del gruppo socialista alla
Camera, ha definito senza mezzi termini l'istituzione "una societ segreta", un po' mafia e un po'
massoneria. L'Opus Dei si difende, arrivando a dire che il codice con gli statuti segreti  decaduto,
sostituito da un altro che risale al 1982. Sono 185 articoli che confermano l'obbligo dei soci alla
riservatezza e alla completa sottomissione; il che lascia irrisolti i principali capi di accusa. Ma dopo
quella polemica, tutto torna alla normalit. Il suo fondatore Escriv de Balaguer viene addirittura
beatificato nel 1992 e santificato nel 2002.
Ma  la struttura finanziaria che fa il prestigio dell'Opus Dei, tanto che la prelatura non 
scalfita neanche dal crack della Rumasa nel 1986. Si tratta di una holding creata da Jos Maria Ruiz
Mateos, un soprannumerario dell'Opus Dei, impelagato in versamenti di miliardi in nero alla prelatura,
che si suppone in qualche modo legata in questa circostanza allo IOR e quindi agli estremi "paradisi
fiscali" della Santa Sede. Perch l'Opus Dei, nonostante abbia una sua autonoma gestione proprio come
prelatura personale, risulta in collegamento con il Vaticano anche su un piano finanziario. A
cominciare da quando nel 1971 monsignor Paul Marcinkus, un suo adepto, viene eletto presidente dello
IOR, instaurando un collegamento tra le casse della prelatura e della banca vaticana, pur nel rispetto
dell'autonomia prelatizia.
Il che vuol dire un ingente flusso di denaro, come quello spedito in Polonia a Solidarnosc nel
settembre del 1991, o quello utilizzato per l'acquisto di armi durante l'insurrezione polacca contro i
sovietici gestito dal capitano della Guardia Svizzera, Alois Estermann, membro della prelatura. Un
altro episodio importante che illumina sul rapporto dell'Opus Dei con il Vaticano  sempre legato agli
avvenimenti polacchi e riguarda la concessione della sepoltura del boss della banda della Magliana
Enrico De Pedis nel 1990 (v. Il mercimonio di matrimoni e funerali). Da tutte queste avventure di
denaro "sporco" si rivela l'entit capitalistica e certo non apostolica della prelatura, ed  allora giusto
che il simbolo della struttura dell'opera sia a New York, nel palazzone di 17 piani che sorge nel cuore
di Manhattan, vicino a Wall Street, con tutti i riferimenti di esaltazione di Mammona. Oltre,
naturalmente, al suo insediamento dentro Roma e in Italia.
La sede della prelatura in Italia  a Milano, in via Cosimo del Fante 19, retta dal prelato, il
vescovo Javier Echevarra Rodrguez, con due delegazioni, a capo delle quali  un vicario. Sono la
delegazione della Sicilia a Palermo, dove  vicario don Bruno Padula, e la delegazione del Centro-Sud
a Roma, in viale Bruno Buozzi 73, dove  vicario don Normann Insam; e la sede si dirama in una serie
di edifici fino alla retrostante via di Villa Sacchetti. Questa delegazione  comunque considerata il
punto nevralgico dell'attivit dell'opera, dato come indirizzo principale della prelatura proprio
sull'Annuario Pontificio (tel. 06.808961, fax 06.8070562). Qui  anche la redazione del bollettino
"Romana", pubblicazione semestrale che d notizie sull'attivit dell'opera, ma anche della Santa Sede.
Esiste peraltro una sede specifica del Vicariato per la Delegazione di Roma, che  in via M. Prestinari
9, nel quartiere Prati.
E c' ovviamente l'acquisito palazzo dell'Apollinare, dove sorge l'UNIVERSIT DELLA
SANTA CROCE, qualificata come "pontificia", perch approvata dal papa e non perch rientri negli
istituti universitari della Santa Sede. Ma l'universit  collegata accademicamente alla Facolt
Pontificia di Teologia, con il conferimento di titoli accademici di baccellierato, licenza e dottorato in
Teologia, Diritto Canonico, Filosofia e Comunicazione Sociale Istituzionale, titoli che hanno piena
validit canonica e caratterizzati, per l'utilizzo, dal metodo del "complex learning". Peraltro il
collegamento con la facolt pontificia  una caratteristica che, al di l di ogni incertezza, inserisce
l'opera nelle fila del Vaticano.
Esistono comunque altri campi universitari dell'opera che fanno capo alla UNIVERSIT
CAMPUS BIO-MEDICO, con sede principale in via Alvaro del Portillo 21 a Trigoria; qui sono in
funzione il Policlinico, il PRABB (Polo di Ricerca Avanzata in Biomedicina e Bioingegneria) e il
Centro per la Salute dell'Anziano. L'istituzione si  diramata in un Centro Poliambulatoriale e di
Radioterapia come "Scuola di Formazione Continua" in via Emilio Longoni, 47 e in un Centro Medico
Parioli in via Pietro Tacchini 24. E proprio questa universit ci segnala un altro collegamento stretto
dell'Opus Dei con il Vaticano su un piano finanziario, perch costituisce una voce delle sovvenzioni
dello Stato italiano con l'assegnazione di 60 milioni di euro (v. I finanziamenti dello Stato italiano).
C' quindi la ELIS in via Sandro Sandri 79. Che  qualificata come "Cooperativa Sociale Educativa",
ricorrendo "a convenzioni e accordi con organismi pubblici e privati e in particolare con enti che
operano nel "privato sociale"" per "promuovere e gestire, anche mediante il ricorso a fondi pubblici e
privati, attivit di formazione professionale e di sviluppo nell'occupazione".  cos che la ELIS arriva a
selezionare anche il personale dell'AMA per il comune di Roma dal 2009, mentre le recriminazioni
sindacali non hanno alcun effetto per bloccare l'intromissione della commissione clericale.
La prelatura dentro Roma  proprietaria inoltre di numerosi edifici occupati dalle sue istituzioni
culturali. A cominciare dal Collegio Internazionale Romano in via di Grottarossa 1375 e dal Collegio
Sacerdotale Tiberino in via san Francesco di Sales 26, residenza a pagamento per sacerdoti diocesani
provenienti da tutto il mondo. Questo collegio ha sede anche in viale Vaticano 51A, a fronte delle Mura
Vaticane, con la Casa Mater Christi delle Figlie di Ges, il cui scopo principale, come segnalato in
Internet,  "quello di fornire agli alunni attraverso le proprie attivit una formazione sacerdotale,
integrale e permanente, nelle dimensioni umana, spirituale, pastorale e intellettuale". L'Istituto Storico
San Josemara Escriv in via dei Farnesi 82  un centro di ricerca scientifica, che promuove studi
storici, teologici, canonistici specifici su San Josemara e il suo messaggio, come pure sulla storia
dell'Opus Dei. Esiste quindi il SAFI, Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e della
Ristorazione, con sede in via Sebastiano Satta 54.  stato realizzato con il contributo della Provincia di
Roma e della Camera di Commercio di Roma e ha avuto il riconoscimento di Scuola Paritaria con
Decreto Ministeriale del 29 novembre 2005, godendo pertanto dei contributi dello Stato italiano.
Su un piano religioso la presenza dell'opera a Roma si evidenzia nella conduzione delle
parrocchie di S. Maria della Pace, Sant'Eugenio, S. Jos Maria Escriv de Balaguer, S. Giovanni
Battista al Collatino e la basilica di Sant'Apollinare, citata in collegamento al palazzo. Fuori Roma
l'opera conta su 828 chiese e centri pastorali. L'ennesima conquista dentro Roma da parte dell'Opus
Dei  stata nel conclave del 2005, che ha portato all'elezione di Benedetto XVI, e il suo prestigio 
aumentato pi che mai all'interno della stessa Santa Sede, riuscendo a mettere sul trono pontificio un
proprio affiliato. Tanto che il 28 marzo 2007  iniziata l'attivit dell'ISTITUTO PONTIFICIO
SANT'APOLLINARE all'interno del Pontificio Seminario Minore al civico 42 del viale Vaticano (tel.
06.69871265; fax 06.39367700). Vi sono corsi di Scuola Media, Liceo Classico, Liceo Scientifico,
Informatica e Corsi di Lingue Estere; utilizza uno Skill Center e organizza tornei di Pallavolo, Baseball,
Calcetto e Corsa Campestre. E naturalmente partecipa ai dividendi dei sussidi dallo Stato italiano.
In Italia inoltre esistono centri dell'Opus Dei, istituiti sempre con l'approvazione dei rispettivi
vescovi, tra l'altro nelle diocesi di Roma, Milano, Brescia, Torino, Genova, Verona, Trieste, Bologna,
Firenze, Perugia, Napoli, Cagliari, Bari, Catania, Palermo, Sassari. A Cagliari in particolare opera da
diversi anni il centro culturale ACCADEMIA DEL CASTELLO, che ospita varie attivit formative
tenute da fedeli laici, sacerdoti e cooperatori dell'Opus Dei rivolte soprattutto ai giovani dai 10 anni in
su.
Ma la potenza dell'Opus Dei si rivela anche fuori Roma e dell'Italia con l'istituzione di attivit
d'interesse sociale che vengono qualificate come "opere apostoliche" di avviamento al lavoro, che
sono anche centri di istruzione di futuri adepti dell'opera per le quali arrivano contributi di fondazioni
private e di imprese. Cos le Universit di Navarra a Pamplona, in Spagna; di Piura, in Per, e de La
Sabana, in Colombia; e ancora dell'Asia e del Pacifico, e delle Filippine, e il Midtown Sports and
Cultural Center, a Chicago, e a Toshi, ad ovest di Citt del Messico, con l'istituzione di un corso per un
diploma di materie amministrative.
6
I soldi e le propriet delle Societ
di Vita Apostolica
A margine del Vaticano sono sorte nel Novecento le associazioni "di vita apostolica, i cui
membri, senza voti religiosi, perseguono il fine apostolico proprio della societ e conducono vita
fraterna in comune"; si qualificano come confraternite, comunit e movimenti. Diffuse in tutto il
mondo, sono clericali o laicali, maschili o femminili, votate allo spirito della carit e della preghiera
senza particolari fini economici personali o politici. Ma, almeno tre di esse, non seguono questa regola:
Legionari di Cristo, Opus Mariae e Comunione e Liberazione. Rientrerebbero nel gruppo i Cavalieri di
Colombo, la confraternita oltretutto pi anziana. L'associazione statunitense ha avuto per modo di
affermarsi all'interno del Vaticano per una serie di impegni finanziari e organizzativi che l'ha resa
parte integrante delle strutture della Santa Sede, pur non raggiungendo l'onore della prelatura, come nel
caso dell'Opus Dei. Per questo sono stati presentati a parte in uno specifico paragrafo (v. Il Vicarius
Christi Fund).
I Legionari di Cristo, sorti come societ di vita apostolica, sono diventati una congregazione
religiosa cattolica di diritto pontificio, che ha "la missione di estendere il Regno di Cristo nella societ,
secondo giustizia e carit cristana", in collaborazione con i vescovi. Fondata il 3 gennaio 1941 dal
sacerdote messicano Marcial Maciel Degollado,  stata eletta a congregazione nel 1948, con il
riconoscimento pontificio nel 1965 ed  presente in 21 paesi. La congregazione si  affiancata al
movimento ecclesiale Regnum Christi, anch'esso fondato da Degollado, composto da laici, consacrati e
sacerdoti diocesani.
La gestione finanziaria della congregazione  in mano alla holding multinazionale Grupo
Integer, che agisce come una corporation. Tutto sotto la giurisdizione manageriale del sacerdote Luis
Garza Medina, vicario generale della congregazione e braccio destro di Degollado. Peraltro lo stesso
Medina ha avuto i suoi problemi di condotta non illibata come sacerdote.  stato accusato da Roberta
Garza, figlia di una finanziatrice della congregazione, Flora Barragan de Garza, e parente del legionario
Luis Garza Medina, di aver circuito la madre e ottenuto dal 1951 fino agli anni Settanta donazioni per
circa 50 milioni di dollari. E ancora, nel 1988 Marcial Maciel Degollado  stato accusato da alcuni ex
legionari di abusi sessuali anche su minorenni e violazione del sacramento della confessione, oltre
all'uso a fini personali dei beni della congregazione. Ma tutto  rimasto a lungo tenuto segreto e il
Vaticano non ha svolto alcuna indagine. Tanto che l'11 novembre 2001 la rivista americana "National
Catholic Reporter" ha accusato alcune personalit del Vaticano di "coprire" Degollado, ed esattamente
il cardinale Eduardo Martinez Somalo, ex prefetto della congregazione dei Religiosi, monsignor
Stanislaw Dziwisz, segretario personale di Giovanni Paolo II, e il cardinale Angelo Sodano, ex
segretario di Stato del Vaticano. Peraltro  venuto fuori che Degollado ha convissuto con due donne e
ha avuto tre figli.
Del problema ha finito per occuparsi Benedetto XVI, che ha imposto al Degollado "una vita
riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico", senza peraltro sottoporlo
a processo canonico, per non rendere pubblica la sua infamante condotta. Alla morte del sacerdote,
avvenuta nel 2008, la storia sembrava essersi conclusa, ma nel 2009 l'avvocato Jos Bonilla, che
rappresenta i tre figli di Degollado, ha rivelato che Maciel aveva aperto un trust fund presso una banca
delle Bahamas per le necessit dei suoi assistiti. Cos si  messo in moto il Vaticano. Il papa ha
ordinato nel luglio 2009 una visita apostolica nella sede centrale di Roma della Legione a cura dei
monsignori Giuseppe Versaldi, Ricardo Blazquez, Charles Chaput, Ricardo Ezzatti e Ricardo Watty.
Ma, in Florida, al vescovo di Miami John Favalora non serve un'indagine e non aspetta i risultati di
Roma; di sua iniziativa mette al bando i Legionari di stanza nel suo vescovado.  un'iniziativa giusta
che peraltro riscatta il vescovo dall'aver coperto nell'ottobre 2002 45 sacerdoti pedofili e un prelato che
aveva molestato una donna.
A marzo del 2010 i cinque visitatori apostolici presentano alla segreteria di Stato cinque
rapporti distinti e diversi tra loro, in base ai quali  sorta l'idea di un commissariamento della
congregazione o al limite una sostituzione dei vertici. Peraltro curiosamente monsignor Favalora il 20
aprile 2010 presenta le sue dimissioni per motivi di salute; si sospetta un rimprovero da parte del papa
sulla sua iniziativa personale nei confronti dei Legionari. Tanto che gi il 21 aprile Benedetto XVI
nomina il successore, monsignor Thomas Wenski, titolare della vicina diocesi di Orlando e gi
coadiutore di Favalora.
E le decisioni di Benedetto XVI arrivano il 1 maggio 2010 con un comunicato, nel quale si
rinnovano le critiche al fondatore dei Legionari per comportamenti "gravissimi e obiettivamente
immorali" e all'insegna di "una vita priva di scrupoli"; questo peraltro era gi noto e il provvedimento
di Benedetto XVI nei suoi confronti aveva gi evidenziato la cosa. Piuttosto viene annunciato che il
papa nominer un delegato con funzione di commissario della congregazione e si avr "un confronto
sincero con quanti sono stati vittime degli abusi sessuali". Peraltro  prevista un'indagine sull'enorme
patrimonio finanziario dei Legionari.
I Legionari comunque, in attesa del commissario vaticano, seguitano a condurre a Roma la loro
gestione finanziaria di dubbia moralit cristiana sotto la direzione del sacerdote Alvaro Corcuera
Martnez del Ro, come Superiore Generale, e di Cristoforo Fernndez Alvarez, come Procuratore
Generale; la sede centrale  a Roma, in via Aurelia 677. Alla congregazione  affidata la parrocchia di
Roma Nostra Signora di Guadalupe e San Filippo in via Aurelia 675. I Legionari hanno la gestione del
Pontificio Istituto Notre Dame of Jerusalem Center (v. Lo sfruttamento di santuari e pellegrinaggi) e
hanno anche istituito a Roma il centro di studi dell'UNIVERSIT EUROPEA DI ROMA, che ha sede
in via Aldobrandeschi 190, divenuto ATENEO PONTIFICIO "REGINA APOSTOLORUM", e del
COLLEGIO MARIA MATER ECCLESIAE come seminario sacerdotale in via Pietro Francisci. I
collegi dei Legionari peraltro sono oggi presenti in Argentina, Austria, Brasile, Canada, Cile,
Colombia, Italia, Irlanda, Messico, Spagna, Stati Uniti d'America, Svizzera e Venezuela; al 31
dicembre 2009, la congregazione conta 128 case e 2273 religiosi, 814 dei quali sacerdoti.
L'Opus Mariae  una societ di vita apostolica "i cui membri, senza voti religiosi, perseguono
il fine apostolico proprio della societ e conducono vita fraterna in comune".  stata fondata a Trento
nel 1943 dalla maestra elementare Chiara Lubich, in seguito ad alcune "visioni" avute a Lourdes,
relative a un presepe, a un corteo di vergini e a Dio in persona.  nata con il nome di Societ dei
Focolari, in riferimento alle cellule della vita comunitaria degli associati detti Focolarini, ma ha avuto
l'approvazione pontificia solo nel 1990. Scopo del movimento  "dar testimonianza del vangelo vissuto
attraverso un'esperienza di lavoro concreto" e la cosa si realizza con la fondazione a Roma nel 1959,
grazie alle offerte e alle donazioni, di una casa editrice, la CITT NUOVA. La sede commerciale  a
Roma in via Pieve Torina 265, con centri di diffusione in tutti i capoluoghi di regione con la
"Messaggero Distribuzione S.r.l." e sedi in 48 capitali dei cinque continenti. Oltre a tutte le opere di
Chiara Lubich la casa editrice pubblica pregevoli collezioni di classici cristiani.
I Focolari in tutto il mondo raggruppano pi di seimila iscritti, ma anche una schiera di due
milioni di simpatizzanti, complementari del movimento con offerte e donazioni. Grazie alle quali si 
avuta nel 1973 la fondazione della sede centrale del movimento, LOPPIANO, nel comune di Incisa Val
d'Arno con tanto di santuario; che  un paesino, ma diventa un autentico centro commerciale, il cui
ricavato  gestito per scopi apostolici.
Loppiano sorge su alcuni terreni donati dal possidente Eletto Folonari al movimento, che infatti
con il capitale sociale costituisce la Cooperativa Loppiano Prima, acquirente effettivo della Fattoria di
Tracolle con alcune case coloniche e una vecchia cantina, base appunto del paese. Nel quale
affluiscono associati provenienti da varie parti d'Italia con le proprie famiglie nel numero di duecento
persone a cui si aggiungono altre seicento circa provenienti dai cinque continenti. Vengono costruite
scuole di formazione del movimento per quanti desiderano donare totalmente la propria vita all'ideale
dell'associazione; arrivano sacerdoti e dai vari continenti i gen maschili e femminili, ovvero i giovani
del movimento, nonch i laici impegnati a vivere il Vangelo nella societ. Ma tutto in riferimento alla
Vergine Maria, della quale i Focolarini, secondo una dichiarazione della Lubich, costituiscono la
"presenza sulla terra e quasi una continuazione". E dalle riunioni mondiali dei gen, i Genfest,
nasceranno le Giornate Mondiali della Giovent, con tanto di benedizione papale.
Ma i soci, in concreto, a Loppiano danno vita ad un "azionario diffuso" che li vede protagonisti
da un punto di vista finanziario, oltre che votati al fine religioso. Si attua cos a Loppiano quel "nuovo
modello economico" che la Lubich ha battezzato "economia di comunione": un terzo dei profitti
all'azienda, un terzo ai poveri, un terzo all'Opus Mariae. La comunit dei Focolarini nel 2004 si
industrializza come Societ Agricola Cooperativa, definita "Prodotto di economia di comunione", con
pi di 4000 soci. Cos l'immagine religiosa  stravolta a favore di un assetto turistico-commerciale. Si
produce vino e olio, e si organizzano laboratori di ogni genere. Si tratta di una autentica
commercializzazione delle finalit religiose che sono alle origini del movimento dei Focolarini;
naturalmente ci si  organizzati anche nella procedura delle donazioni e dei pagamenti, che vanno
eseguiti per c/c postale (n 35483569, intestato a Opus Mariae Matris Ecclesiae, via dei Menhir, 8
54028 Filetto MS) o con versamento bancario (sul c/c n 107081 Cassa di Risparmio di Lucca, filiale
di Pontremoli (MS), ABI 06200, CAB 69960, IBAN IT31A0620069960000000107081, intestato a
Opera di Maria Madre della Chiesa). Alla morte di Chiara Lubich, nel 2008,  subentrata alla
presidenza dell'associazione l'avvocato Maria Emmaus Voce, che  anche consultore del Pontificio
Consiglio per i Laici.
Comunione e Liberazione (in sigla CL)  una comunit cristiana laica.  nata in Italia nel 1954
quando don Luigi Giussani diede vita a un'iniziativa cristiana chiamata Giovent Studentesca. La sigla
attuale compare per la prima volta nel 1969 e nel 1982 viene riconosciuta come associazione laicale di
diritto pontificio. In seno ad essa si  costituita la sezione monastica Memores Domini, della quale
fanno parte le quattro professe in servizio nell'appartamento pontificio del Vaticano. Presente in circa
70 paesi, ha la sede principale a Roma in via Malpighi 2, sotto la presidenza di don Julin Carrn, che 
anche consultore del Pontificio Consiglio dei Laici, e ha fondato la rivista "Tracce", diretta da Davide
Perillo. Dall'ambiente di questa comunit sono nate l'AVSI (Associazione dei Volontari per il Servizio
Internazionale); la fondazione BANCO ALIMENTARE, una onlus per la raccolta e la redistribuzione
delle eccedenze alimentari, nel quale  confluito il BANCO FARMACEUTICO; e il SIDEF (Sindacato
delle Famiglie) per la promozione dei diritti delle famiglie e il riconoscimento della loro soggettivit
sociale.
Dal 1980 ogni anno, nella seconda met di agosto, si svolge a Rimini il Meeting per l'amicizia
fra i popoli, manifestazione in cui tramite incontri, eventi, mostre e dibattiti con esponenti del mondo
della politica, dell'industria e della finanza  messo a punto il coinvolgimento di CL nella politica. Al
meeting intervengono il presidente della CEI con altri monsignori e uomini politici di Forza Italia e
quindi del Partito Democratico della Libert, nonch ministri. Peraltro diversi membri di CL sono
impegnati in partiti politici;  il caso di Roberto Formigoni, dal 1995 al 2010 Presidente della Giunta
della Regione Lombardia, che ha ovviamente introdotto membri di CL ai vertici di enti pubblici. La
gestione del Conservatorio di Milano ne  un esempio.
Nel 2003 scoppia uno scandalo, legato all'ambiente cooperativo vicino a CL. Risultano inquisiti
alcuni dirigenti e fornitori della societ cooperativa di ristorazione La Cascina con l'accusa di "truffa
aggravata, frode in pubbliche forniture, falso ideologico, turbativa d'asta, somministrazione di sostanze
alimentari in modo pericoloso per la salute pubblica". Il procedimento si  concluso con il
proscioglimento degli indagati; la cooperativa seguita a gestire mense universitarie, scolastiche,
ospedaliere e, dal 2002, anche la buvette del Senato, occupandosi della gestione dei buoni pasto Break
Time.
E ancora, dal novembre 2008, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta,
Gentiluomo di Sua Santit, risulta indagato per reati di abuso d'ufficio, turbativa d'asta e truffa
aggravata in riferimento a presunti favori per l'affidamento dell'appalto per la ristorazione di un centro
di assistenza a una holding di cooperative legata a CL. In seguito a un conflitto di competenza tra le
Procure di Potenza e Roma, la Procura Generale presso la Corte di Cassazione ha affidato il prosieguo
dell'indagine alla Procura della Repubblica di Lagonegro. C' una smentita da Palazzo Chigi, ma "le
carte confermano", come denuncia "Il Fatto Quotidiano" del 24 settembre 2009 titolando E Letta
chiese meno tasse per CL; e l'occhiello spiega che "il sottosegretario  stato intercettato mentre
prometteva ai ciellini della Cascina di intervenire sul capo dell'Agenzia delle Entrate. E lo sconto
fiscale  arrivato. Per legge", come indica il documento del Pdf allegato al giornale.
APPENDICI
Oro e arte di basiliche papali e palazzi apostolici
Il lusso sfolgorante che caratterizza le basiliche papali di San Pietro, San Giovanni in Laterano,
San Paolo fuori le mura e Santa Maria Maggiore  frutto della orgogliosa stima di s che la Chiesa di
Roma ostenta fin dalle origini a specchio della ricchezza smodata che la caratterizza da quando
l'imperatore Costantino nel 313 la rende libera di esprimere la propria dottrina religiosa.  un fatto che
queste basiliche gi nelle originali costruzioni mostrassero argento, bronzi e marmi, in gran parte
depredati nelle varie invasioni dei cosiddetti barbari e fino ai Lanzichenecchi nel 1527. Ma tutto  stato
ricostruito e riportato all'antico splendore.
 logico che queste basiliche sfuggano a una valutazione precisa in termini monetari, non
essendo destinabili proprio per la loro fastosit a un mercato che in ogni caso  tenuto presente dalla
Santa Sede per alcune chiese. Infatti molte chiese "prive di fedeli" e di sacerdoti, nonch "troppo
onerose per le diocesi locali", come ha dichiarato il presidente della Pontificia Commissione per i Beni
Culturali della Chiesa, l'arcivescovo Gianfranco Ravasi, "possono anche essere vendute" (v. Immobili
della Santa Sede fuori Roma). Ed  stato valutato che una chiesa di 170 mq ha, in generale, un valore di
780.000 euro; questo dato pu far capire il valore monetario che, in proporzione, hanno potenzialmente
le basiliche papali, le chiese pi grandiose d'Italia, per le quali in genere si deve parlare di milioni di
euro.
Ancor pi difficile la valutazione che si pu dare dei palazzi apostolici, anche questi ricchi di
decorazioni negli apparati, essendo in parte destinati ad ambienti museali. E si va dai documenti di
archivio con miniature raccolti in splendide rilegature in pelle, con fregi dorati e teche d'oro e argento,
bolle e sigilli d'oro, ai manoscritti e codici antichi e ai capolavori museali di pitture, sculture e reperti
archeologici, dei quali resta impossibile una valutazione in termini di denaro, che ovviamente non
riesce neanche a definirsi in miliardi di euro. Perch oltretutto non esiste al mondo uno Stato e tanto
meno un privato che sia in grado di acquistarli almeno nel suo complesso in una ipotetica vendita da
parte del Vaticano; anche se invece resta evidentemente pi realistica l'indicazione valutaria relativa a
singole opere. Una vendita che, come mi  capitato di osservare nel libro I peccati del Vaticano,
potrebbe essere riferita "non tanto agli affreschi, il cui distacco dalle pareti comporterebbe spese
notevoli, quanto alle sculture e ai quadri" e che comunque al Vaticano "procurerebbe enormi fondi
economici per esercitare la carit verso tutti i popoli del mondo".  una provocazione, destinata
ovviamente a non essere raccolta. Peraltro molte delle opere sono state eseguite a pagamento dagli
artisti per incarico dei papi, a cominciare dagli affreschi delle varie stanze, il che la dice lunga sulla
volont di costituire appunto un tesoro fine a se stesso, e in gran parte a decorazione lussuosa delle
proprie stanze e delle cappelle private.
Sontuosit delle basiliche papali
Nella BASILICA DI SAN PIETRO il centro emblematico dello splendore  la Confessione di
Carlo Maderno, inaugurata da Urbano VIII il 28 giugno 1633;  ricca di marmi ad intarsio con 99
lampade perenni e all'interno si erge possente il Baldacchino bronzeo di Gian Lorenzo Bernini,
caratterizzato dalle colonne tortili con quattro volute riunite alla sommit in un globo dorato con la
croce. Sullo sfondo dell'abside si staglia la Cattedra di Pietro nella radiosa Gloria del Bernini, un
tripudio di angeli e putti fra le nubi filtrate dalla luce della finestra ovale a vetri bianchi e gialli, dove
risplende la colomba dello Spirito Santo; non si vede la cattedra, inserita com' in una grande custodia
in bronzo sorretta dalle colossali statue dei dottori della Chiesa: Sant'Agostino, Sant'Ambrogio,
Sant'Atanasio e San Giovanni Crisostomo. E qui allo splendore si collega il carattere emblematico che
la cattedra ha per il prestigio della basilica, come seggio episcopale usato dal primo papa: un mito. Ma
 un fatto che nel 1969 una commissione di esperti, presieduta da monsignor Michele Maccarone, ha
rivelato che questa cattedra in legno, con ricche decorazioni in avorio, altro non  che un trono regale,
regalato da Carlo il Calvo a papa Giovanni VIII per l'incoronazione imperiale dell'875. E il mito 
caduto, anche se perlopi i fedeli, ignari, mantengono viva la fede nella autenticit di quella cattedra.
Tra le statue campeggia quella bronzea di San Pietro, attribuita ad Arnolfo di Cambio, la cui
venerazione millenaria  testimoniata dal piede destro consumato dai baci e dalle carezze dei fedeli.
Emblematica della basilica  peraltro la Piet di Michelangelo, l'unica firmata dal ventitreenne artista,
sfregiata nel 1972, ma perfettamente restaurata e custodita in una teca di cristallo. Di grande valore le
statue alte 5 m alla base dei pilastri della cupola: Sant'Elena di Andrea Bolgi, San Longino del Bernini,
Veronica di Francesco Mochi e Sant'Andrea di Franois Duquesnoy. Fronteggiavano un tempo le pi
preziose reliquie della cristianit, ora ridotte ad un frammento della Lancia con cui fu trafitto Ges e ad
un frammento della Santa Croce. Tra le cappelle di grande prestigio  quella del SS. Sacramento,
ornata di stucchi dorati con un ciborio bronzeo dorato del Bernini e la pala della Trinit di Pietro da
Cortona. Ricchissima la Cappella del Coro disegnata da Carlo Maderno con stucchi dorati di Carlo
Maratta e il mosaico all'altare con l'Immacolata Concezione da un cartone di Pietro Bianchi. Grandiosa
la Cappella della Colonna con le reliquie di San Leone Magno, dominata dalla preziosa pala marmorea
di Alessandro Algardi raffigurante Leone Magno che incontra Attila.
La basilica si esalta poi nelle memorie faraoniche dei papi, molte delle quali sepolcrali. E si va
dalla Tomba di Innocenzo VIII del Pollaiolo (1498), in bronzo parzialmente dorato, a quella di
Alessandro VII dell'ultimo Bernini (1678), dal sepolcro di Alessandro VIII di Carlo Arrigo di San
Martino con le figure allegoriche della Religione e della Prudenza (1715) a quello di Pio VII di Bertel
Thorvaldsen (1823). E ancora altri colossali monumenti sepolcrali, tra i quali quello di Paolo III di
Gugliemo Della Porta (1575), con la figura marmorea della sorella Giulia Farnese, simboleggiante la
Giustizia, la sorella del papa, amante di Alessandro VI, originarimente nuda e fatta riocoprire facendo
pendant alla Prudenza ripresa nelle forme della madre del papa, Giovannella Caetani. La tomba di
Urbano VIII (1647)  un capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, che raffigura il pontefice nel pieno della
sua maestosit con il triregno; ha anch'esso due donne simboleggianti la Carit e la Giustizia e sopra il
sarcofago la Morte incide il nome del papa su un cartiglio, mentre le api, simbolo araldico dei
Barberini, sono svolazzanti qua e l. E ancora, le memorie funebri di Leone XI di Alessandro Algardi,
con le figure allegoriche della Religione e della Giustizia (1652), di Pio VIII di Pietro Tenerani (1866)
e di Clemente XIII di Antonio Canova (1792); e i monumenti laici di Matilde di Canossa su disegno del
Bernini (1635), di Maria Clementina Sobieski di Filippo Barigioni (1740), degli Stuart di Antonio
Canova (1819) e di Cristina di Svezia nel cenotafio di Carlo Fontana.
Un'appendice dello splendore della basilica  la Cupola: l'illuminazione notturna offre una
splendida e misteriosa atmosfera. E ancora la meraviglia della salita alla Cupola (costo 7 euro); con un
ascensore, che  sulla destra del portico, si arriva ad una terrazza sovrastante l'atrio, dalla quale una
breve scala porta alla base del tamburo, dove una balconata con parapetto gira intorno alla
circonferenza interna. Una scala a chiocciola di 320 gradini conclude l'ascesa alla base della lanterna
con balaustra intorno; si  a 120 m di altezza, con uno spettacolare panorama di Roma. Qui c' anche
un bar, oltre a un negozio di souvenir e cartoline con relativa buca delle Poste Vaticane, indice preciso
di uno sfruttamento commerciale.
La BASILICA DI SAN GIOVANNI IN LATERANO vanta dalla costruzione medievale i
mosaici duecenteschi dell'abside di Jacopo Turriti e Jacopo da Camerino, l'affresco di Giotto
dell'indizione del primo giubileo del 1300 con la figura di Bonifacio VIII e gli antichi battenti bronzei
della Curia del Foro Romano. Altri gioielli sono stati aggiunti; cos all'estremit del transetto sinistro,
l'imponente e ricco Altare del Sacramento eretto nel 1600 da Clemente VIII, con l'ampio baldacchino,
sorretto da quattro colonne scanalate che inquadra l'altare di marmi e un tabernacolo in bronzo dorato
con grandi pietre incastonate. Le colonne provengono dal Tempio di Gerusalemme, ma secondo alcuni
archeologi risalirebbero a quello di Giove Capitolino, ottenute dalla fusione ordinata da Augusto dei
rostri delle navi di Cleopatra vinte nella battaglia di Azio del 31 a.C. Sopra il timpano un reliquario
conserva un frammento della Tavola dell'Ultima Cena; la reliquia viene esposta il giorno di Pasqua.
Nelle nicchie dei pilastri della navata centrale si elevano imponenti le statue di Apostoli eseguite
ai primi del Settecento da scultori come Camillo Rusconi, Pierre Legros e Pierre Monot; il tutto
dominato dallo sfarzoso soffitto ligneo dorato realizzato da Pirro Ligorio. Numerose le tombe papali,
da quella di Martino V nella Confessione, opera di Simone Ghini del 1443, al monumento di Leone
XIII, opera di Giulio Tadolini nel braccio sinistro del transetto, al quale corrisponde nel braccio destro
quello di Innocenzo III di Giuseppe Lucchetti.
Vanto della basilica sono poi le reliquie delle teste di Pietro e Paolo custodite, sul baldacchino
gotico sovrastante l'altare papale, entro due busti d'oro e argento, realizzati nel 1804 come copia di
quelli eseguiti da Giovanni di Stefano per Urbano v (1362-70) e rubati dai francesi durante
l'occupazione del 1799. Sotto il tabernacolo, dietro le roste di legno dorato,  conservato l'altare di
legno sul quale avrebbero officiato i primi papi.
La BASILICA DI SAN PAOLO FUORI LE MURA  sorta sulla tomba dell'apostolo, nella
zona cimiteriale in praedio Lucinae, per volont di Costantino intorno al 330, ingrandendosi in seguito
con gli imperatori Valentiniano II, Teodosio, Arcadio e Onorio. Arricchitasi nei secoli, fu in gran parte
distrutta da un incendio il 15 luglio 1823, che abbatt in sole cinque ore i tesori di quindici secoli. Si
salvarono il Candelabro del cero pasquale, opera dei Vassalletto, del XII secolo; gli splendidi Mosaici
del Cavallini nell'abside; il Ciborio eretto nel 1285 da Arnolfo di Cambio, successivamente
ristrutturato, come pure il Mosaico dell'arco trionfale eseguito sotto il pontificato di Leone Magno,
intorno al 450; l'antica Porta Bronzea fusa a Costantinopoli nel 1070; il Crocifisso del Trecento
attribuito a Tino da Camaino; la statua di Santa Brigida di Stefano Maderno. Il tutto in una
ricostruzione degli ambienti a modello degli originali, che pertanto costituisce un falso architettonico e
decorativo.
La BASILICA DI SANTA MARIA MAGGIORE ha un assetto grandioso: tre navate suddivise
da 36 colonne monolitiche di marmo dell'Imetto e quattro di granito con capitelli. Di grande impatto il
soffitto dorato a cassettoni. Attribuito a Giuliano da Sangallo, con emblema del toro di Alessandro VI,
 stato realizzato intorno nel 1503 con le lamine del primo carico d'oro giunto dall'America appena
scoperta e donato al papa dai sovrani di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia. L'altra
preziosit  costituita dai mosaici che in 47 pannelli ornano la navata centrale, con Scene dell'Antico e
Nuovo Testamento, e quelli dell'arco trionfale, dedicati all'Infanzia di Ges, che risalgono al V secolo,
mentre i mosaici dell'abside, rappresentanti Scene della vita della Vergine, sono stati portati a termine
da Jacopo Torriti nel 1295.
Agli estremi delle navate laterali lo splendore si esalta, in quella di sinistra, con la Cappella
Paolina, costruita da Flaminio Ponzio per volere di Paolo V tra il 1605 e il 1613 come cappella della
famiglia Borghese, e dedicata alla Vergine, secondo quanto indica sull'altare una preziosa icona
medievale che la raffigura, soprannominata "Salus populi romani". Lo sfarzo della cappella 
testimoniato dalla spesa totale che fu di 299,261 scudi e 61 baiocchi, una cifra miliardaria;
l'arricchiscono affreschi del Cavalier d'Arpino e Guido Reni, oltre al bassorilievo di Stefano Maderno
sull'altare che raffigura papa Liberio intento a tracciare nella neve, secondo la leggenda, il perimetro
della prima basilica. E ancora le tombe monumentali di Clemente VIII e Paolo V, eseguite su disegno
di Flaminio Ponzio. Va ricordato che nella cripta della cappella  sepolta anche Paolina Bonaparte, la
sorella di Napoleone, come moglie di Camillo Borghese.
In fondo alla navata di destra  la Cappella Sistina, costruita da Domenico Fontana nel 1587 per
Sisto V, adoperando marmi e pietre di recupero tolti dai monumenti antichi di Roma. La cappella 
decorata da pitture manieristiche di vari artisti diretti da Cesare Nebbia: vi sono i monumenti funebri di
Sisto V e Pio V, fronteggiati rispettivamente dalle statue di San Domenico e San Pietro martire e di
San Francesco e San Domenico. Ma qui l'altra rarit  data dal Presepe in marmo che  nella cripta; lo
realizz Arnolfo di Cambio intorno al 1286 per dare pi risalto alle reliquie della Sacra Culla di
Betlemme, donata al papa Teodoro I intorno al 645 dal patriarca di Gerusalemme Sofronio, custodite in
un cofanetto d'argento. Il cofanetto sparisce, rubato dai Lanzichenecchi nel 1527, e allora la Sacra
Culla ridotta ad alcune assi viene trasferita nella Cappella del Presepe edificata da Marchionne Aretino
nella navata destra, divenuta poi la Cappella del Crocifisso. Ma nel 1802 viene spostata davanti
all'altare maggiore della Confessione e nel 1864 sotto il nuovo altare della Confessione, fastosamente
restaurato con circa settanta marmi policromi e fronde di bronzo dorato, sovrastato dall'imponente
baldacchino di Ferdinando Fuga, con le quattro colonne di porfido originario. E qui oggi ammiriamo
questo reliquiario, in quell'ipogeo con doppia scala di accesso poggiato su un basamento ovale
riccamente ornato, alle cui estremit sono delle teste di cherubini che sostengono i candelieri;
l'antistante statua in marmo di Pio IX inginocchiato  dello scultore Ignazio Iacometti. Peraltro questa
culla appare oggi non pi integra:  costituita solo da cinque aste di circa 70 cm, di cui una estranea e
sulla quale  una scritta in caratteri greci, mentre le altre quattro presentano delle punte metalliche di
argento e rame.
Splendore sacroprofano delle Grotte vaticane e della Necropoli
Grotte vaticane e Necropoli si trovano sotto l'attuale basilica Vaticana e costituiscono
l'ambiente in qualche modo pi prezioso del Vaticano per la sua originaria sacralit. Alle GROTTE
VATICANE si accede da una scaletta che si apre alla base del pilastro di San Longino. Le grotte sono
una sorta di chiesa sotterranea ricavata dall'intercapedine che si  formata, dopo la definitiva
demolizione della basilica costantiniana, tra il piano dell'attuale costruzione e quello dell'antica. Il
primo ambiente, sistemato appena inizi la nuova fabbrica,  quello delle "Grotte Nuove", disposte a
semicerchio intorno alla Cappella di San Pietro eretta sul sepolcro fatto da Clemente VIII sulla cripta
originaria di Gregorio Magno, sovrapponendo l'altare ai precedenti, con l'ambulacro all'interno e le tre
basse navate. Da una vetrata ad arco appare la base della Confessione, ovvero il luogo delle reliquie del
principe degli apostoli con la Nicchia dei Pallii, contenente appunto le stole dei neovescovi metropoliti,
e illuminata nella parete di fondo da un mosaico del IX secolo raffigurante il Salvatore. Cos si propone
alla venerazione dei fedeli il "Sepulcrum Sancti Petri Apostoli", come recita il cartiglio marmoreo che
sovrasta l'apertura con due angeli gotici ai lati. Gli fanno corona, a raggiera, nove cappelle, quattro
delle quali ricavate nei piloni corrispondenti ai pilastri della cupola e dedicate ai santi Longino, Elena,
Veronica e Andrea.
Dalla Cappella di Andrea si passa alle "Grotte Vecchie" che si sviluppano nell'area sottostante
la navata centrale della basilica, proseguendo nella Necropoli Vaticana. Qui seguita il grande museo
funerario con tombe di pontefici e cardinali, ma anche di grandi personaggi laici, per cui non a torto
questo ambiente  stato definito un vero compendio di storia europea. A parte i sepolcri dei papi, che
gi di per s rievocano gli eventi di un millennio, da Gregorio V (996-999) a Adriano IV (1154-59) e
Bonifacio VIII (1294-1303) e da Innocenzo VII (1404-06) ai contemporanei Giovanni XXIII
(1958-63), Paolo VI (1963-78), Giovanni Paolo I (1978) e Giovanni Paolo II (1978-2005), si
impongono all'attenzione quelle dell'imperatore Ottone II (955-83), delle regine Carlotta di Lusignano
(1442-87) e Cristina di Svezia (1626-89) e degli ultimi Stuart, a testimonianza del coinvolgimento del
papato nelle vicende temporali. Che offrono un'immagine anche profana di questo ambiente.
La NECROPOLI VATICANA, che si trova al di sotto delle Sacre Grotte,  visitabile solo a
pagamento, e ci comporta un'entrata di denaro costante nelle casse del Vaticano.  lo stesso sistema
in atto per le catacombe (v. il paragrafo Sacroprofano nelle preziose catacombe romane) e questo
costituisce un aspetto profano, perch pur sempre si tratta di un cimitero ed  un fatto che per entrare
nel cimitero monumentale del Verano non si paga.  vero peraltro che il costo di 10 euro assicura di
procedere nel percorso lungo le cavit sotterranee con una illuminazione adeguatamente strutturata, che
in ogni caso mette in risalto il valore stesso dei monumenti, ed  particolarmente dispendiosa, come
quella della stessa basilica; anche se il pagamento della corrente  a carico dello Stato italiano.
La necropoli  un enorme sepolcreto utilizzato tra il I e il IV secolo d.C. da pagani e cristiani. Si
procede lungo un sentiero costeggiato da sarcofagi con decorazione musiva in gran parte intatta, che
rappresenta Cristo-Helios, il Buon Pastore o il Pescatore, allusivo questo a san Pietro. In
corrispondenza del luogo sul quale sorge, nella basilica, l'attuale altare della Confessione, si apre un
modesto ambiente che gli archeologi hanno indicato come Campo P, limitato da un fondale di "muro
rosso". Addossato a questo si trova un semplice monumento formato da due nicchie sovrapposte,
separate da una lastra di marmo sorretta da due colonnine;  un'edicola funeraria del II secolo e
abbellita nel III.  stata posta qui come segnalazione della originaria Tomba di san Pietro; sulla destra,
infatti, sopra il muro ricoperto da graffiti, si distingue un'iscrizione greca: "Petr (os) eni" cio "Pietro 
qui". Questa  la tomba del principe degli apostoli.
Tutto  frutto innanzitutto degli scavi effettuati tra il 1939 e il 1950 sotto la direzione del
monsignor Ludovico Kaas coadiuvato dagli archeologi professor Enrico Josi, dai reverendi Antonio
Ferrua e Engelbert Kirschbaum e dall'architetto Bruno Maria Apollonj Ghetti; gli scavi furono ripresi
nel 1953 e ultimati nel 1962 dall'archeologa Margherita Guarducci, con il ritrovamento di alcune ossa
con frammenti di tessuto, terra e pezzetti d'intonaco rosso, il tutto avvolto in una scatola ritrovata in un
magazzino delle grotte. L'esame antropologico delle ossa e l'analisi dei residui di terra e tessuto
assicurarono che si trattava di ossa umane, proprie di una persona robusta, un uomo tra i sessanta e i
settant'anni, avvolto al momento della sepoltura in un drappo di porpora; l'intonaco era quello del
"muro rosso" e la terra quella dell'edicola. La Guarducci ne dedusse che erano i resti di Pietro, tolti
dall'edicola e collocati nel ripostiglio per preservarli dalle infiltrazioni d'acqua. Il papa Paolo VI avall
la tesi della Guarducci: "Nuove indagini pazientissime e accuratissime furono eseguite con risultato
che Noi", disse il pontefice, "confortati dal giudizio di valenti e prudenti persone competenti, crediamo
positivo; anche le reliquie di Pietro sono state identificate in modo che possiamo ritenere convincente".
Non tutti concordarono con quell'ipotesi, cos che qualcosa di profano incombe su di esse. In ogni caso
 rimasta la realt sepolcrale di questo luogo, sul quale una larga convergenza d'indizi, se non di prove,
ha finito per confermare la tradizione che "Pietro  (sepolto) qui", nei sotterranei dell'attuale basilica.
Il Tesoro di San Pietro
Per ammirare il tesoro della basilica vaticana occorre passare dalla SAGRESTIA, il cui ingresso
 nella navata sinistra, sotto il monumento di Pio VIII, dove va segnalato il prezioso Orologio con il
gallo di bronzo del IX secolo. Si attraversa la SAGRESTIA DEI CANONICI, che apre sulla Sala
Capitolare, e si passa nella SAGRESTIA DEI BENEFICIATI e, attraverso un corridoio, si arriva ad un
ambiente di nove sale erette fin dalla fondazione del luogo sacro intorno alla tomba dell'apostolo. Gli
oggetti del tesoro che l'adornano sono frutto di omaggi e doni preziosi di sovrani e dell'arredo voluto
dai papi, tanto da costituire una collezione di oggetti sacri e opere d'arte, nonch oggetti d'oro e
argento, che ammontano, secondo lo studio fatto dall'archeologo Rodolfo Lanciani nel 1982,
rispettivamente a 3000 e 30.000 chili. Quindi oggi il valore di questo Tesoro  da considerare
raddoppiato con le donazioni che si sono susseguite negli ultimi cento anni ad opera di sovrani e capi di
Stato. Anche se la collezione doveva essere ancor pi ricca nei secoli precedenti, dal momento che si
era impoverita con i saccheggi, da quelli dei Saraceni nell'846 alle sottrazioni di Napoleone e dei
repubblicani del 1849. L'ambiente  chiamato MUSEO STORICO ARTISTICO TESORO DI SAN
PIETRO.
Per visitarlo occorre acquistare un biglietto d'ingresso di 6 euro; la spesa  ripagata
abbondantemente, perch procedendo nelle sale si resta abbagliati dalla preziosit degli oggetti,
autentici gioielli al di l del loro valore religioso, storico e artistico. Il primo impatto  con la Colonna
Santa, sulla quale secondo la tradizione si sarebbe appoggiato Ges nel tempio di Salomone a
Gerusalemme per parlare al popolo e alla quale, nel Medioevo, erano legati gli ossessi mentre venivano
esorcizzati. In realt  una delle colonne tortili vitinee del IV secolo che erano di sostegno al ballatoio
della basilica costantiniana, ma ha mantenuto il suo valore religioso, ed  impensabile quanto varrebbe
nel mercato delle reliquie, che  pur sempre attivo oggi, anche se non nella basilica. Seguono il Gallo
in metallo dorato del IX secolo, che era in cima al campanile dell'antica basilica, e la Chiave della
tomba di San Pietro rinvenuta nel 1901, un'autentica curiosit ma che costituisce anche una reliquia di
valore inestimabile.
Nelle sale successive va segnalata la cosiddetta Dalmatica di Carlo Magno che l'imperatore
avrebbe usato per l'incoronazione nel Natale dell'800, mentre  in realt un sccos patriarcale
bizantino del Trecento. Questo le fa perdere in parte il valore storico, anche se rimane pur sempre
apprezzata per gli splendidi ricami che raffigurano la Trasfigurazione e l'Adorazione del Redentore,
circondati dalla Vergine, dal Battista, da Angeli e Santi. Seguono una Stauroteca, lavoro bizantino di
ricamo prezioso del VII secolo, e una Croce greco-bizantina donata dall'imperatore d'Oriente Romano
II all'imperatore Filippo nel secolo XI. E ancora alcuni Dittici bizantini in avorio, datati dal secolo XI
al XIV, nonch la famosa Croce di Giustino II, gemmata e smaltata con frammenti della vera croce di
Ges, donata alla citt di Roma nel 570 dall'imperatore bizantino perch fosse venerata sulla tomba di
Pietro. Segue la Cappella dei Chierici Beneficiati con il ciborio di Donatello e l'antica e venerata
Madonna della Febbre.
Di straordinario valore il famoso Sepolcro di Sisto IV del Pollaiolo del 1493 in bronzo istoriato,
un capolavoro di oreficeria che si caratterizza nei lati concavi spartiti da volute di foglie d'acanto;
soprannominato la "Cappella Sistina in bronzo", ha avuto un opportuno restauro ultimato nel dicembre
del 2009. E ancora, una Croce in cristallo di rocca del Settecento; l'Anello piscatorio di Sisto IV in
bronzo dorato con cristallo di rocca di dimensioni eccezionali; un Reliquiario di san Sebastiano del
Quattrocento in rame sbalzato con smalti e cristalli; un Reliquiario di san Biagio del Trecento in
argento dorato; un Reliquiario della Santa Infanzia di Ges in argento dorato del 1607; un Solido,
moneta d'oro dell'Impero Romano d'Oriente con l'effigie di Tiberio Costantino; un Reliquiario di San
Luca in argento dorato, che reca scritto sullo zoccolo "Capo del beato Luca evangelista" e sarebbe
stato portato da Bisanzio a Roma da Gregorio Magno; un Reliquiario della Vera Croce in argento
dorato, legato alla storia della preziosa reliquia ritrovata da sant'Elena; e un Reliquiario della Santa
Lancia in argento dorato, smaltato con cristalli di rocca, del Quattrocento, dove fu ospitata
originariamente la reliquia, mentre ora vi  una reliquia di san Gregorio Taumaturgo.
Si evidenziano poi opere di artisti come due Candelieri di Benvenuto Cellini, una Croce con
lapislazzuli, Croce e candelieri in bronzo di Sebastiano Torrigiani (1585), Candelieri in argento dorato
con decorazioni in cristallo di rocca e lapislazzuli di Antonio Gentili (1582) e un Angelo in creta di
Gian Lorenzo Bernini (1673), quest'ultimo utilizzato come modello per la fusione di uno degli angeli
del ciborio nella cappella del Sacramento. E ancora una serie di Reliquiari e Ostensori del Cinquecento
e Seicento, Vasi sacri, Calici, Ostensori e Pissidi d'oro, dono di fedeli, sovrani e capi di Stato dal
Settecento al Novecento, tra i quali il pi prezioso  il Calice del cardinale Enrico Stuart, cesellato in
oro e argento, adorno di brillanti. Notevole anche l'Ostensorio di Maria Luigia, cos detto perch
commissionato dalla moglie di Napoleone e donato nel 1850 a Pio IX: la custodia dell'ostia 
circondata da topazi del Brasile. E ancora, una Statua di Ges Bambino in metallo dorato con
applicazioni d'argento del 1840; una Croce in cristallo di rocca del Duecento; una Tiara piena di pietre
preziose del Settecento utilizzata per addobbare la statua bronzea di san Pietro per la festa del 29
giugno. E infine il grande Sarcofago di Giunio Basso, prefetto di Roma nel 359, anno nel quale il
magistrato pagano si  convertito al cristianesimo; lo caratterizzano sulla fronte due ordini di colonnine
in dieci sezioni con la raffigurazione di episodi della Bibbia e dei Vangeli.
Il Tesoro di San Giovanni in Laterano
 in fondo alla testata del braccio destro del transetto della basilica di San Giovanni in
Laterano, in una sorta di museo, qualificato in ogni caso come Tesoro; l'ingresso ha un costo di 4 euro,
con guida da pagare a parte e, volendo, souvenir. I reperti vanno dal Medioevo ai nostri giorni, e sono
custoditi in vetrine secondo un ordine non cronologico, ma motivato dagli spazi disponibili nel
corridoio leonino, che sono stati rinnovati ultimamente. Il loro valore di oreficeria si unisce a quello
religioso essendo finalizzati in parte alle funzioni sacre e perch custodiscono reliquie.
A cominciare dal Tintinnabolo processionale, in legno dorato, della met del Settecento, usato
nelle processioni per avvisare i fedeli ed esortarli a venerare la croce. Al di sotto sono due Padiglioni
del Cinquecento, uno in velluto cremisi e broccato d'oro e l'altro in seta rossa con passamaneria d'oro
filato; venivano usati per riparare il clero dalla pioggia durante le processioni. Storico il servizio
commissionato dal principe Giuseppe Torlonia nel 1835 con una Croce, dieci Candelabri e tre
Portavangelo tutti in argento dorato, nonch un Crocifisso in avorio e legno, al quale si accompagna il
corredo della Cappella Corsini, che costituisce un prezioso lavoro di oreficeria realizzato dall'orefice
Angelo Spinazzi per papa Clemente XII intortno al 1735. Seguono tre Ostensori in argento dorato con
quattro Reliquiari in argento dorato che introducono a 15 vetrine splendenti di preziosit.
Si distinguono poi una Croce stazionale in argento dorato, lavorata a sbalzo, cesello e bulino,
che risale alla fine del Duecento; una Croce astile in argento dorato decorata con tecnica a sbalzo,
opera di Nicola da Guardiagrele e datata al 1451; una Campana in bronzo decorata a bassorilievo
realizzata nel 1555 dal fonditore bolognese Giambattista Invernizzi. E ancora, numerosi Calici con
Piattini d'argento dorato del Settecento; un Ostensorio di manifattura romana e un Tronetto ostensorio
in metallo dorato prezioso per le ametiste che a grappoli si esaltano tra la croce e i raggi della teca. Fino
agli autentici gioielli recenti come il Calice in argento e lapislazzuli donato nel 2007 dal presidente
della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, un Calice d'argento dorato ottocentesco di Giuseppe
Pocaterra, un ottocentesco Campanello di altare, una Croce pettorale con catena e un Anello con
stemma cardinalizio donati nel 1973 dal cardinale Ugo Poletti, arciprete di San Giovanni.
Numerosi i paramenti liturgici, con ricami e passamanerie d'oro, tra i quali sei Pianete del
Seicento in seta con fili dorati; tre Paliotti del Settecento e Ottocento in seta laminata in oro con
passamaneria in oro filato; un servizio liturgico di Clemente VIII con tre Pianete in seta bianca, una
ricamata con fili d'oro e le altre due con paillette; un Piviale in seta laminata d'oro con ricami di fili
d'oro, di manifattura romana del Settecento con lo stemma del Comune di Roma; e Pianeta,
Copricalice e Grembiale in seta rossa con motivi floreali dorati del cardinale Flavio Chigi, arciprete di
San Giovanni dal 1661 al 1693. E ancora, oggetti relativi ad alcuni Anni Santi, tra i quali un Martello
con Cazzuola di manifattura francese, usati per l'apertura della Porta Santa di San Giovanni nel
giubileo del 1900, e un altro Martello con Cazzuola di manifattura romana usato per il giubileo del
1925.
E infine i contenitori di reliquie, dal Reliquiario di santa Caterina da Siena e santa Maria
Egiziaca al Reliquiario dei SS. Marcellino e Pietro in avorio e legno di creazione veneziana del XV
secolo. Quindi il Reliquiario del cilicio della Maddalena in forma di tempietto, opera di un argentiere
romano del Quattrocento; un Calice con patena in argento dorato dell'orafo francese Jean Bodet del
1540; un Reliquiario del beato Gregorio Barbarico realizzato da Angelo Scarabello nella seconda met
del Settecento; una Pace della fine del Quattrocento; una coppia di Reliquiari del Seicento con reliquie
della Vergine e san Giuseppe d'Arimatea. Una cassetta cubica decorata a medaglioni con scene
dell'Antico Testamento del XII secolo costituisce il Reliquiario della Tunica di san Giovanni
Evangelista;  in rame dorato e pietre dure. Splendido il Reliquiario di santa Barbara in un cofanetto di
Limoges del XII secolo in lamine di rame a intarsi smaltati, con raffigurazioni sui lati relative alla santa
e alla vita di san Thomas Becket.
Le meraviglie delle Sagrestie lateranensi
Le Sagrestie della basilica lateranense sono sulla sinistra del presbiterio e per accedervi occorre
passare sotto il Monumento funebre di Leone XIII, opera di Giulio Tadolini, e attraversare un lungo
CORRIDOIO, costruito da Virginio Vespignani per accogliere memorie funebri, iscrizioni e frammenti
di varia provenienza. Ma per l'accesso al Corridoio va richiesto il permesso al Pontificio Consiglio per
le Relazioni Sociali, il che accresce la preziosit di questi ambienti. Lungo le pareti del corridoio si
distinguono la Tomba del pittore Andrea Sacchi di Paolo Naldini e la Tomba del Cavalier d'Arpino di
Nicola Menghini, nonch le statue di San Pietro e San Paolo della fine del XIII secolo, curiosamente
raffigurati in posizione frontale, simili a colonne. Di grande effetto il Monumento del canonico Angelo
Parracciani, morto nel 1691, probabile opera di Domenico Guidi; lo caratterizzano tre figure in
evidenza sul piatto sfondo marmoreo, che rappresentano la Fama, il Tempo e la Morte.
Nella SAGRESTIA VECCHIA, detta "Sagrestia dei Beneficiati", realizzata intorno al 1440 da
Eugenio IV e restaurata nel 1594 da Clemente VIII, spiccano il busto bronzeo di Paolo V, opera di
Giorgio Rancetti del 1609, e la tela seicentesca raffigurante San Giovanni Battista nell'olio bollente di
Bartolomaeus Spranger, proveniente dalla chiesa di San Giovanni a Porta Latina. E va segnalata una
Annunciazione di Marcello Venusti realizzata su disegno di Michelangelo.
Nella SALA DEI PARAMENTI, detta anche "Sala Clementina", perch edificata da Clemente
VIII, risalta la splendida decorazione seicentesca della volta e delle pareti, opera dei fratelli Cherubino,
Alessandro e Giovanni Alberti, ad eccezione di due lunettoni di Agostino Ciampelli raffiguranti il
Martirio di San Clemente e il Miracolo della Primavera. Alle pareti sono disposti armadi portareliquie
in legno intarsiati.
La SAGRESTIA DEI CANONICI, realizzata da Leone XIII alla fine dell'Ottocento, 
caratterizzata da un altare settecentesco con quattro statue entro nicchie raffiguranti San Giovanni
Battista, San Giovanni evangelista, San Girolamo e Sant'Agostino, realizzate con l'obolo dell'Anno
santo del 1450. A questo ambiente fa seguito la SAGRESTIA NUOVA, anche questa realizzata da
Leone XIII, nella quale si distingue la cinquecentesca Adorazione dei Magi di Niccol Marinelli detto
"il Trombetta", un'opera di grande effetto per la folla di pastori osannanti e angeli tra le nuvole che
cantano la gloria del Bambino Ges leggendo un libro musicale.
I tesori del chiostro lateranense
Il chiostro di San Giovanni in Laterano risale al 1234 ed  il pi grande tra quelli romani, con i
quattro bracci lunghi 36 m per lato;  opera della bottega dei romani Vassalletto, ricordati in una
iscrizione mosaicata sulla trabeazione del portico nel settore meridionale. Il costo d'ingresso  limitato
a 1 euro, se si fa parte di un gruppo, altrimenti il singolo turista deve pagare 2 euro, e peraltro il custode
addetto alla cassa cortesemente a volte si scusa di quella richiesta, anche perch  effettuata all'interno
della basilica, in fondo alla navata sinistra, ai piedi dei gradini che fronteggiano la cappella del
Sacramento, in un'operazione di mercato completata anche dalla vendita di una minima guida al costo
di 1 euro. Appena entrati si coglie la preziosit del luogo nella scansione metrica dell'architettura
segnata da colonnine binate con capitelli di ordine corinzio decorate da animali fantastici, che dividono
le arcate centrali, caratteristicamente ognuna diversa dall'altra.
Il chiostro ha una sua importanza prima di tutto per le reliquie di numerose opere
architettoniche, dalle colonne alle finestre di decorazione cosmatesca e a una Porta bronzea dell'antico
Patriarchio. Tra i reperti scultorei che lo decorano si impone per la sua storicit il seggio marmoreo
chiamato Sedia di San Silvestro, volgarmente detta "Sedia stercoraria".  il trono episcopale che  stato
un elemento fondamentale nella cerimonia dell'incoronazione pontificia, che qui si svolgeva in
riferimento alla basilica di San Giovanni, sede primaria del papa come vescovo di Roma. I cardinali
facevano sedere il neoeletto su questo trono vestito in abiti pontificali, e poi lo sollevavano tre volte
cantando "de stercore erigens pauperem", a significare che il "povero uomo" veniva eletto alla gloria
pontificia dallo sterco ovvero dalla polvere della terra. Di qui il nome dato alla sedia, che  in marmo
bianco di Carrara, anche se oggi un po' malandata, con le parti esterne dei montanti decorate di
palmette e un'alta spalliera senza braccioli. A completamento della cerimonia l'eletto prendeva "dal
grembo del cardinale camerlengo tre manciate di denari e nel gettarli diceva: "Non sono per me l'oro e
l'argento, quel che posseggo io, te lo regalo"", come riferisce il cardinale camerlengo Cencio Savelli,
poi papa Onorio III, nel suo Liber Censuum.
Un altro reperto importante  il Monumento funebre di Riccardo Annibaldi di Arnolfo di
Cambio, costituito dalla statua giacente del defunto e il fregio scultoreo che rievoca la celebrazione
della messa. Una preziosit archeologica  poi costituita dalla lastra di travertino del I secolo d.C. che
raffigura quattro busti di Liberti della gens Gavia, proveniente da fuori Porta Maggiore. Non gli sono
da meno quattro Colonne che sostengono una lastra di marmo, se non altro perch la tradizione vuole
che siano di un'altezza ritenuta la misura di quella di Ges; peraltro fanno da contorno ad una lastra di
porfido proveniente dalla basilica medievale.
Sul lato est del chiostro  la SALA DI PIO IX, realizzata nella seconda met dell'Ottocento; 
un ambiente museale, con armadi a vetrine che espongono reliquiari e oggetti sacri. Splendido un
arazzo raffigurante i Santi Giovanni Battista ed Evangelista che adorano Ges, fatto realizzare nel
1693 da Flavio Chigi, arciprete di San Giovanni, per l'altare portatile del coro; ne fu autore Lorenzo
Castellani, arazziere della manifattura Barberini. Gli fanno corona un anonimo Ritratto di Leone XIII e
una Reliquia della sedia di san Pio V. Altri due arazzi raffiguranti singolarmente Episodi della vita di
San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista risalgono ad un'opera fatta realizzare dal cardinale
Ascanio Colonna nel 1608 dall'arazzeria dei Medici.
Prezioso un Reliquiario in argento dorato con una base ricca di gemme appartenuta a Pio IX e
contenente una spina della corona di Cristo. Seguono un Modello in marmo della Colonna
dell'Immacolata Concezione e un Piviale dell'Immacolata con ricami d'oro; quindi tre Candelabri
donati dal canonico lateranense e architetto Tommaso Mazzani del 1861 e il Piviale detto di san
Silvestro, un paramento in lino ricamato in oro, argento e perle, che si tramanda sia stato indossato da
Bonifacio VIII nel giubileo del 1300, opera di tessitura inglese.
Gli splendori del Palazzo Apostolico Lateranense
Sorge nella parte posteriore della basilica di San Giovanni in Laterano ed  ad essa collegato.
Le sue dimensioni danno subito un'idea della monumentalit, che sorge, come ha precisato lo studioso
Armando Schiavo, "su di un'area di mq 6285, di cui copre, escludendo i cortili, mq 4570 e ha la
cubatura, vuoto per pieno, di mc 155.000; l'ossatura muraria (comprendente anche la Loggia delle
Benedizioni) misura mc 7525, gl'intonaci si estendono per mq 16.270 e i pavimenti per mq 4200".
La costruzione risale al pontificato di Sisto v (1585-90), che fece abbattere il Patriarchio ed
edificare il palazzo attuale da Domenico Fontana, concepito allora come sede estiva dei pontefici in
luogo del palazzo del Quirinale, che era ancora in fase di costruzione. Ma Sisto v ne fece il suo
"quartier generale" per il rinnovamento edilizio della citt sotto la direzione di Giovanni Guerra e
Cesare Nebbia, mentre le stanze furono affrescate da numerosi manieristi come Baldassarre Croce e
Ventura Salimbeni. Successivamente il palazzo non ebbe una destinazione ben precisa. I locali del
primo piano furono sempre utilizzati in funzione della "presa di possesso" del Laterano da parte del
neoeletto pontefice e, come tali, destinati ad appartamento papale, ma il papa non vi abit mai. Quelli
del piano terra e del secondo piano furono adibiti ai pi disparati servizi.
Paolo V ne fece la residenza dei canonici della basilica lateranense; Urbano VIII lo adib a
quartiere militare con riserve di vettovaglie e ospedale; Innocenzo XII lo trasform in ospizio per le
orfane, con un laboratorio per la lavorazione della seta; Pio VII vi insedi l'archivio dello Stato
pontificio. Infine divenne un museo: Gregorio XVI vi ospit le nuove raccolte d'arte sacra e Pio IX vi
fece sistemare il "Museo missionario-etnologico", ambiente poi trasferito in Vaticano. Il restauro a
met del Novecento lo qualific come sede del Vicariato di Roma nei ristrutturati pian terreno e
secondo piano, mentre il piano nobile ha mantenuto l'assetto originario, quanto mai splendido con gli
affreschi alle pareti che si estendono per 10.000 mq.
L'ingresso  consentito dietro pagamento di 5 euro, con l'accompagnamento di una guida del
Vaticano. Al piano nobile si accede lungo un ampio scalone completamente affrescato dai pittori
manieristi e l'appartamento si sviluppa lungo dieci sale, a cominciare dalla SALA DI COSTANTINO,
che nel fregio e nei dipinti raffigura storie dell'imperatore, rielaborati nell'Ottocento, oltre a due arazzi
Gobelins della serie Histoire du Roy raffiguranti il Matrimonio di Luigi XIV con Maria Luisa d'Austria
e l'Ambasceria spagnola presso il re Sole, che risalgono al 1679. Segue la SALA DEGLI APOSTOLI,
che esalta nel fregio e nelle pareti la Missio Apostolorum, con lo stemma di Gregorio XVI, inserito nel
1840, e armature di giostre. Di qui si accede alla SALA DELLE STAGIONI, l'unica che presenta
decorazioni a carattere profano, nata con funzione di Sala da Pranzo, alla quale fanno riferimento le
raffigurazioni delle quattro stagioni con i frutti, anche se successivamente  diventata la Sala del Trono,
con l'insediamento del trono di Pio IX.
Di seguito sono le sale d'ispirazione biblica, a cominciare dalla SALA DI DANIELE, nella
quale  predominante il dipinto nella volta raffigurante Daniele soccorso da Abacuc nella fossa dei
leoni, che  una sorta di apoteosi dell'emblema araldico di Sisto V; al centro si impone lo Scrittoio di
Pio VII con numerosi cassetti. Una preziosit sono due statue lignee colorate di stampo medievale.
Segue la SALA DI ELIA, con la Trasfigurazione raffigurata nella volta circondata da episodi della vita
di Elia, mentre alle pareti sono esposti arazzi Gobelins. Ecco quindi la SALA DI SALOMONE, con
volta a stucchi e pitture raffiguranti episodi della vita del terzo re di Israele; segue la SALA DI
DAVID, con volta a stucchi e pitture relative alla vita del secondo re d'Israele, ma anche arazzi
Gobelins di ispirazione cristiana, come San Pietro che guarisce uno storpio e Cristo che rid ad un
infermo l'uso della mano. Conclude il ciclo biblico la SALA DI SAMUELE, dalla volta affrescata con
Storie di Samuele, oltre a due arazzi Gobelins alle pareti.
Segue la SALA DEGLI IMPERATORI, cos chiamata per i 14 imperatori cristiani raffigurati in
appositi tabernacoli, da Costantino a Eraclio; la rendono preziosa quattro arazzi, due provenienti dalla
Fabbrica di San Michele e due di manifattura Gobelins. Su uno scrittoio addossato alla parete  in
mostra sotto vetro il Registro dei firmatari del Concordato dell'11 febbraio 1929, ovvero Benito
Mussolini e il cardinale Gasparri. In rapporto ideale con questo ambiente ecco di seguito la SALA DEI
PAPI, che prende nome dalla raffigurazione alle pareti di 19 dei primi 33 pontefici, con affreschi
relativi alle opere di Sisto V, come la Biblioteca Vaticana, e ai complessi urbanistici del Quirinale, con
lo sfondo di Porta Pia, e della Fontana di Termini. Ma la sala  chiamata anche SALA DELLA
CONCILIAZIONE, perch sulla parete di fondo, tra due finte porte,  disposto il tavolo al quale fu
firmata la Conciliazione tra la Santa Sede e lo Stato italiano.
Dalla Sala degli Imperatori si accede alla CAPPELLA PAPALE, composta di due ambienti e
decorata con arazzi del Settecento su un prezioso pavimento in cotto; all'altare una imitazione della
Crocifissione di Guido Reni, mentre in apposite vetrine  custodito l'arredo liturgico. Di qui si passa
nel loggiato, che corre intorno al cortile quadrato del palazzo, anche questo affrescato nella volta da
pittori tardomanieristi, che costituisce il MUSEO STORICO VATICANO. Si articola in quattro
sezioni. La prima  relativa ad una iconografia dei papi, che spazia dal XVI secolo ad oggi; la seconda
 costituita dalla mostra del mobilio liturgico pontificio tra inginocchiatoi, sedie gestatorie, troni,
flabelli e ventilabri. Segue una sezione dedicata a uniformi e costumi degli uomini della corte pontificia
non pi in adozione dal pontificato di Paolo VI; e infine una rassegna di costumi e armi della
gendarmeria pontificia.
Il Tesoro di San Paolo fuori le mura
Il TESORO della basilica di San Paolo fuori le mura ha origine dal Reliquiario che, ancor prima
di costituire una preziosa ricchezza,  nato come esaltazione tutta religiosa delle reliquie, secondo
quanto annotava Giovanni Rucellai pellegrino nel giubileo del 1450: "Vedemo nella sacrestia di detta
chiesa una Bibbia molto anticha, scripta di mano propria di Sancto Girolamo, et tengolla quelli monaci
per reliquia. Et pi in decta sacrestia il braccio di Sancto Stefano et il braccio di Sancta Anna, una
croce piccola del proprio legno della croce di Christo, della polvere dell'ossa di tutti gli apostoli, una
catena di ferro con che Sancto Pagolo venne legato, et uno pezo del bastone di Sancto Pagolo". Oggi 
accanto allo splendido chiosco cosmatesco, opera dei Vassalletto, con le caratteristiche colonnine
binate ad intarsi policromi e un'iscrizione a lettere azzurre su fondo oro;  articolato in una Pinacoteca,
un Museo Lapidario e una Cappella delle Reliquie. Vi si accede dalla Sala del Martirologio, un ex
oratorio in qualche modo sconsacrato per rendere possibile presso un bancone l'acquisto del biglietto
d'ingresso, di soli 3 euro, e, volendo, souvenir.
Nella PINACOTECA  conservata la Bibbia, di cui scriveva il Rucellai: appartenne a Carlo il
Calvo ed  caratterizzata da una scrittura minuscola "carolina" e miniaturata. Il testo sacro  un tesoro
impossibile da valutare. Splendido il trittico a sportelli con L'Annunciazione, il Martirio di san
Sebastiano e i Santi Pietro e Paolo di scuola umbra del Cinquecento; preziosa La Vergine e il Bambino
attribuita ad Andrea del Sarto, nel quale la Madonna  circondata dai santi Pietro, Paolo, Giustina e
Benedetto, che indica le prime parole della Regola benedettina: "Ascolta, figlio mio, i precetti...". Il
MUSEO LAPIDARIO espone invece numerosi frammenti architettonici dell'antica basilica e circa
2000 pezzi di pietre tombali, che vanno considerate originarie custodie di numerose reliquie funerarie.
La CAPPELLA DELLE RELIQUIE  peraltro l'ambiente centrale di questo Tesoro, ma vi si
accede attravero altri due ambienti in veste di sagrestie, ricchi di paramenti sacri, calici, ostensori,
codici miniati, reliquiari e monete. Si distingue una eccezionale Croce astile d'argento, realizzata da
Nicola da Guardiagrele a met del Quattrocento; la fiancheggiano un Leggio in legno dorato fine
Ottocento, un Codex Diplomaticus manoscritto del Trecento, un Bullarium Cassinense in due tomi del
1670, un Piviale rosso in seta di raso con ricami e frange in oro e una Pianeta con stola e manipolo in
fregi d'oro, ambedue fine Ottocento. Splendido un paramento completo fine Cinquecento dell'Italia
centrale con Pianeta, Stola, Manipolo e Cingolo rosso in seta di raso con ricami di filigrana d'argento;
segue una Mitra bianca in seta e argento con ricami a frange d'oro, nonch pietre semipreziose, della
met dell'Ottocento, e un Pastorale fine Ottocento.
E ancora, un Ostensorio in argento e cristallo, con Calice e Patena fine Settecento; un
Secchiello con l'issopo in argento del Seicento, una Pisside in argento sbalzato del Seicento, originario
della Toscana; un Calice d'argento del primo Seicento, originario del Veneto; un altro Calice d'argento
della met del Settecento originario della Sicilia; un Reliquiario del Santo Legno del 1680; un Turibolo
in argento del 1782; una Navicella porta incenso in argento del primo Seicento; una Pisside in argento,
smalto e pietre semipreziose del 1780 proveniente dall'Ungheria.
Preziosa una raccolta di 61 Monete: 28 sono datate dal 217 a.C. al 540 d.C. e 24 dal XIII secolo
al 1946; la grammatura va da 26,23 a 100,60. Ve ne sono quindi 9 in argento datate tra il 962 e il 1878.
Nella vera e propria cappella sono custoditi 15 busti in funzione di Reliquiari, tutti in bronzo dorato, di
diversi martiri e santi, di grande valore; si evidenzia un Reliquiario di un frammento della Santa Croce
del 1598 in bronzo dorato, opera di un allievo di Benvenuto Cellini. E c' anche una custodia in
cristallo che mostra il Bastone di san Paolo.
Il Tesoro di Santa Maria Maggiore
Il Tesoro di Santa Maria Maggiore, a parte le preziosit segnalate nel complesso della basilica,
ha avuto una sua prima sede nella Cappella delle Reliquie, al centro della navata di destra, costruita
sulla demolita Cappella del Presepe, e ristrutturata da Ferdinando Fuga nel 1750 con dieci colonne di
porfido rosso. Dal 2001 ha una nuova collocazione in un enorme ambiente museale ricavato nei locali
sotterranei della basilica, che si aprono sul cortile a fronte della navata destra, distribuiti in otto sale e
un salone d'ingresso. Originariamente era chiamato Museo Liberiano, con l'ingresso su via Liberiana,
al civico 27, ora chiuso, inaugurato l'8 dicembre 2001 da Giovanni Paolo II, ma oggi ha assunto il
termine di TESORO DI SANTA MARIA MAGGIORE. Vi si accede da un locale di vendita di guide e
souvenir annesso alla Cappella dei SS. Michele e Pietro in Vincoli, in un miscuglio di sacro e profano,
data la caratteristica di mercato che l'ambiente ha. L'ingresso costa 2 euro, la guida 4 euro e, volendo,
souvenir. Anche se una volta entrati si pu prendere su un leggio un foglio di notizie in fotocopia, che
curiosamente  fatta su carta del Laboratorio di analisi romano Bios. Questo perch il FASI del
Vaticano  convenzionato con quel laboratorio, ma in ogni caso l'amministrazione della basilica non fa
una bella figura con questo riciclaggio.
Nella sala d'ingresso sono esposte le Tegole di terracotta con marchio di fabbrica a lettere in
rilievo relative al re goto Teodorico (493-526), originariamente sul tetto della basilica, che hanno un
grande valore archeologico. Preziosi i libri liturgici della Passio secundum Mattheum con miniature su
pergamena del 1721 di Pier Leone Ghezzi, al quale si devono anche altri due libri intitolati Brevis
enarratio Sacrorum Ruituum servatorum in aperiendo et claudendo Portam Sanctam Patriarchalis
Basilicae Liberianae con le relative miniature delle antiporte. Di grande valore il Missarum liber
Primus di Pier Luigi da Palestrina con xilografie edito nel 1572 e due Coprimessale su base d'argento e
oro del 1700 e del 1796; quest'ultimo, stampato a Venezia, reca nella legatura sbalzata la figura di
sant'Elena e i simboli dei quattro evangelisti, mentre nel retro sono effigiati san Benedetto nel Sacro
Speco e i Padri della Chiesa san Gregorio Magno, sant'Agostino, sant'Ambrogio e san Girolamo.
Dalla sinistra della sala d'ingresso si sviluppa una galleria di cinque ambienti, nel primo dei
quali si distingue un armadio contenente Oggetti in argento dorato e legno cesellato appartenuti a Pio
V e fatto realizzare da Pio IX nel 1873. Notevoli, di seguito, quattro Corone della Vergine Salus Populi
Romani in metallo dorato e vetro del primo Novecento e il Coperchio sagomato dell'Icona della Salus
Populi Romani del primo Seicento in argento, bronzo e cristallo. Ecco 6 Candelabri con croce in
bronzo dorato e lapislazzuli del 1867, un Reliquiario della Vera Croce in cristallo di rocca e argento
dorato del primo Ottocento, e un Parato per pontificali di Pio V in seta avoriata e fili d'argento e oro.
Di grande valore il Missale Romanum con miniature su fondo dorato realizzato nel 1858 dalla
Tipografia Pustet di Ratisbona; un autentico gioiello  costituito dal Corredo di cartegloria in bronzo
dorato e lapislazzuli del 1867 e dalla Tiara in legno intagliato dorato e argentato con decorazioni in
smalto del Settecento. Altrettanto preziosa la Base del Reliquiario della Sacra Culla di Giuseppe
Valadier in argento dorato inciso, bulinato e martellato, con la raffigurazione su tavola di due angeli
oranti dipinti nel 1867 da Francesco Podesti.
Di seguito scorrono ambienti in gran parte con funzione museale. Si comincia da un altarino
con Lucidi della Madonna e del Bambino su stoffa tratti dall'icona della Salus Populi Romani, dono del
principe Paolo Borghese del 1650. Tra i quadri si distinguono per valore artistico La salita al Calvario
del Sodoma, Ges incoronato di spine di Paris Bordon, Santa Caterina da Siena del Beccafumi,
nonch un'immagine di Pio V con la visione della battaglia di Lepanto e un ritratto giovanile di Pio IX
del primo Ottocento.  preziosa anche la raccolta di opere musicali con gli spartiti originali di Pier
Luigi da Palestrina e Domenico Scarlatti, alle quali fanno seguito gli oggetti connessi alle cerimonie di
apertura e chiusura delle Porte Sante nei giubilei, con martelli e cazzuole dorati, nonch un Mattone
d'oro dell'Anno Santo del 2000. Di particolare interesse una sala dedicata a Gian Lorenzo Bernini di
importanza storica per numerose memorie, tra le quali la nota relativa al suo funerale dal Libro dei
Morti dell'Archivio Liberiano e lo Spadino di acciaio, bronzo con oro, legno e rame ritrovato nella sua
tomba nel 1931, oltre ad un suo Busto di Paolo V.
Gli ambienti che si aprono alla destra della sala d'ingresso sono tutti ricchi di reliquiari,
ostensori, calici e servizi di abbigliamento papale per le funzioni religiose, che costituiscono l'aspetto
pi prezioso e proprio del Tesoro. Ecco un Reliquiario in bronzo dorato e argento fine Settecento, un
Reliquiario in forma di ostensorio di argento dorato del 1852, un Reliquiario di bronzo dorato, argento
e lapislazzuli della seconda met del Seicento e una Urna-reliquiario con ampolla in bronzo dorato con
lo stemma di Paolo V del 1620. Di grande prestigio il Reliquiario di Santa Bibiana realizzato
dall'argentiere Pietro Gentili nel 1610, contenente la testa della martire, che veniva un tempo esposta ai
fedeli nei giorni quaresimali e in occasione della sua festa il 2 dicembre. Altrettanto prezioso il
Reliquiario di San Tommaso di Canterbury, ovvero Thomas Becket, assassinato nel 1170: opera di
Benedetto Cacciatore del 1635 in vetro, bronzo dorato e argento, contiene la tunica insanguinata, parte
di un braccio e il cervello, reliquie che venivano un tempo esposte solennemente nel giorno di Pasqua.
Non sono da meno il Busto-Reliquiario di san Marcellino papa in lamina d'argento dorata con pietre
preziose, opera dell'argentiere Vincenzo Belli (1741-87), il Reliquiario-Ostensorio di san Giacinto
Odrowaz in lamina dorata dei primi del Seicento e il Reliquiario di san Carlo Borromeo con stola e
manipolo in bronzo dorato del primo Novecento. Fanno contorno la preziosa Casula di san Girolamo
in lino e lampasso di seta del XIII secolo e la Pianeta di san Pio V in broccato di seta con fili d'argento
e gallone in seta d'oro del 1570.
Numerosi poi i preziosi apparati liturgici. Ecco i Parati di Pio V del 1570 ca., di Paolo V e di
Urbano VIII del primo Seicento in broccato di seta con fili d'argento e oro, ai quali si accompagna un
corredo d'altare di 6 Candelabri e una Croce in ottone dorato cesellato da Antonio Belli nel 1850 ca.
Splendido il Rosario in argento, coralli e perle offerto da Giovanni Paolo II alla Vergine nel 1988.
Eccellente una Croce in bronzo dorato fuso e cesellato, opera dell'orafo Giuseppe Spagna offerta nel
1825 dalla famiglia Borghese. Risalgono all'incirca a quello stesso anno tre Ostensori con angeli in
oro, argento, pietre preziose e cristallo e un Trono per esposizione eucaristica in legno dorato.  del
primo Settecento un Cristo in avorio su croce lastronata in palissandro con elementi terminali in
argento cesellato realizzato a Genova, mentre risale al 1762 un Corredo di cartegloria realizzato da
Luigi Valadier in argento bulinato, bronzo dorato e lapislazzuli. Completano la preziosit due Servizi
per la Messa in argento dorato martellato della seconda met dell'Ottocento.
Nell'ultima sala sono in mostra i Parati di Pio V e Paolo V nei soliti tessuti di seta con fili
d'oro e argento, che si accompagnano ad una coppia di Candelabri in argento su basamento in legno
dorato del primo Ottocento offerta dal Comune di Roma, come indica lo stemma inciso. Della stessa
epoca un singolare Trono per le 40 ore in legno argentato e decorazioni in bronzo dorato. Chiude la
preziosa rassegna una schiera di 14 Calici di varia altezza in argento dorato e sbalzato, appartenuti a
papi e arcipreti della basilica tra la fine del Settecento e la met del Novecento.
Misteri e meraviglie della residenza del papa in Vaticano
La residenza del papa  nel grande edificio che si trova nella Citt del Vaticano, lateralmente
alla piazza San Pietro e di fronte ai Giardini Vaticani; costituisce la parte terminale del grande
complesso edilizio definito come Palazzo Apostolico Vaticano ed  soprannominata PALAZZO
SISTINO.  cos chiamato perch fu Sisto V (1585-90) a far innalzare da Domenico Fontana il corpo
di fabbrica, peraltro completato sotto Alessandro VII (1655-67), quando gi con Clemente VIII
(1592-1605) la residenza papale era stata spostata nell'incompleto palazzo del Quirinale; finch dal 20
settembre 1870 questo palazzo non  ridiventato obbligatoriamente residenza pontificia con Pio IX
(1846-78) "prigioniero in Vaticano". Ne fanno parte il vero e proprio Appartamento Pontificio, con le
residenze dei dignitari e le sale di rappresentanza, la Cappella Paolina, la Segreteria di Stato e gli
uffici amministrativi della Santa Sede; il complesso edilizio prosegue con l'Archivio Segreto Vaticano
e la Biblioteca Apostolica Vaticana, ambienti ai quali possono accedere solo gli studiosi, e quindi la
Cappella Sistina e la Cappella Niccolina, dalle quali si sviluppa il complesso dei Musei Vaticani.
L'entrata al Palazzo Apostolico Vaticano  dal PORTONE DI BRONZO, che si trova all'inizio
del colonnato di destra della basilica Vaticana; da qui uscivano un tempo le solenni processioni con il
pontefice sulla sedia gestatoria. Varcato il portone, il che  possibile solo con un permesso speciale, e
attraversato l'ambulacro del BRACCIO DI COSTANTINO, che prende nome dalla statua equestre
omonima nel portico della basilica alla quale si collega, si entra in una serie di ambienti segreti, perch
normalmente non visitabili. Si comincia con la scenografica SCALA REGIA, capolavoro di Gian
Lorenzo Bernini, che immette nella SALA REGIA, iniziata da Antonio da Sangallo il Giovane per
Paolo III nel 1538 e terminata nel 1573.
Questa splendida sala, un tempo aula di ricevimento dei sovrani in udienza privata, ha un
apparato iconografico appositamente studiato per persuadere gli ospiti: ogni affresco, nel raffigurare
una vittoria del papa, era finalizzato a ricordare ai monarchi in visita la preminenza del romano
pontefice sulla sovranit temporale. Cos la Sottomissione del Barbarossa ad Alessandro III di
Francesco Salviati, la Restituzione delle province ad Agapito di Orazio Samacchini, l'Offerta di Pietro
d'Aragona ad Eugenio III di Livio Agresti e la Donazione di Ravenna del Sermoneta, nonch le
vittorie contro i Turchi come la Presa di Tunisi di Taddeo e Federico Zuccari e la Battaglia di Lepanto
di Giorgio Vasari. Qui oggi vengono ricevuti i diplomatici accreditati presso la Santa Sede.
Da questa sala si accede alla SALA DUCALE. Questa fu creata da Gian Lorenzo Bernini con
l'unione di due ambienti mediante la scenografica invenzione di una tenda marmorea sorretta da due
putti; qui avevano udienza i principi e i sovrani minori, ma gli affreschi non avevano finalit
intimidatorie. Le "grottesche" di Marco da Siena nella volta e i paesaggi di Paul Brill alle pareti
piuttosto diffondono un'atmosfera bucolica e poetica che rassicura il visitatore. Di seguito si passa alla
SALA DELLE BENEDIZIONI, in corrispondenza del sottostante atrio della basilica, da dove il papa
impartisce la benedizione Urbi et Orbi; quindi la LOGGIA CENTRALE e la CAPPELLA PAOLINA.
Quest'ultima, costruita da Antonio da Sangallo il Giovane nel 1540 per Paolo III, accoglie gli ultimi
drammatici affreschi di Michelangelo, la Conversione di San Paolo e il Martirio di San Pietro, che
l'artista realizz dopo aver terminato il ciclo pittorico della Cappella Sistina. La Cappella Paolina, che
non  aperta ai visitatori, confina con la Cappella Sistina, che invece rientra nel complesso museale. 
luogo di preghiera riservato al papa; sottoposta a un completo restauro,  stata riaperta al culto sabato 4
luglio 2009 da Benedetto XVI, che vi ha presieduto i vespri.
A pochi metri dal Portone di Bronzo, sulla destra, c' la SCALA DI PIO IX che conduce al
CORTILE DI SAN DAMASO, il cuore del Palazzo Apostolico. Dal pianerottolo si entra negli uffici
della PREFETTURA DELLA CASA PONTIFICIA, dove si rilasciano i biglietti per le udienze e le
cerimonie papali; al piano superiore sono gli uffici dell'APSA, ovvero l'Amministrazione del
Patrimonio della Santa Sede. Il Cortile di San Damaso  circondato su tre lati dalle Logge di Raffaello,
che rientrano nell'ambiente dei Musei Vaticani, mentre sul quarto lato  il fianco orientale del Palazzo
Apostolico che prospetta sulla piazza San Pietro; al primo piano di questo edificio  la residenza della
SEGRETERIA DI STATO, mentre al secondo e al terzo piano  l'APPARTAMENTO PONTIFICIO.
Benedetto XVI ha mantenuto la disposizione delle stanze nelle quali  vissuto il suo
predecessore Giovanni Paolo II. Cos alle stanze-ufficio dei segretari personali fa seguito lo studio
privato del papa in corrispondenza della seconda finestra sulla facciata che domina piazza San Pietro,
dalla quale appunto il pontefice si affaccia ogni domenica per l'Angelus. Segue la camera da letto ad
angolo, con l'ultima finestra sulla facciata orientale, dove staziona una cyclette per l'esercizio fisico
raccomandato al papa dal dottor Renato Buzzonetti; a seguire, il bagno, lo studio dentistico, la sala da
pranzo, la cucina e l'office verso est, mentre a nord si trovano il guardaroba e le dispense. Straordinaria
 la cucina, rinnovata con fuochi, pensili, forni, utensili elettrici a scomparsa e luci a incasso nel
controsoffitto, il tutto offerto da una ditta tedesca. Per le quattro donne consacrate Carmela, Manuela,
Loredana e Cristina, appartenenti all'associazione Memores Domini di Comunione e Liberazione, che
si distribuiscono fra servizi e segreteria, sono a disposizione le camere del piano separate da un
corridoio e dalla cappella. Al piano di sopra, nei "soffittoni", sono stati ricavati 12 appartamentini per il
segretario personale del pontefice, monsignor Georg Gaenswein, e il secondo segretario, il maltese
Alfred Xuereb.
Meno misteriose sono le stanze dell'appartamento di rappresentanza al secondo piano, spesso
riprese dalle telecamere per le udienze pontificie. Quella "fuga" di tredici stanze in un crescendo di
preziosit  rimasta identica fino a Giovanni XXIII, con ogni sala finalizzata a una funzione ben precisa
in rapporto alla permanenza in servizio di dignitari laici o militari, con nomi altisonanti come la "Sala
del Concistoro", destinata alle riunioni del collegio dei cardinali o alle udienze di gruppo, affrescata da
Giovanni Alberti e Matthijs Brill, la "Sala dei Sediari", la "Sala delle Guardie Nobili" e l'"Anticamera
Segreta" con i Camerieri di Spada e Cappa e l'Esente di Guardia Nobile, la "Sala del Trono", per il
ricevimento di personalit e capi di Stato, che sovrintendeva a tutto il servizio d'ordine. Tutti nomi che
sono stati cancellati da Paolo VI con l'abolizione delle varie cariche papaline, dando spazio alle nuove
denominazioni delle sale riferite a Sant'Ambrogio, agli Scultori, ai Pittori, agli Evangelisti, al
Redentore, alla Madonna, a Santa Caterina e ai Santi Pietro e Paolo. Sono rimaste la Biblioteca, con gli
splendidi affreschi di paesaggi, e la Cappella privata, pi un ampio Studio e la Sala del Trono, non pi
fastoso come un tempo, ma costituito oggi da un semplice seggio in marmo con le statue degli apostoli
Pietro e Paolo.
Oro e argento dell'Archivio Segreto Vaticano
L'Archivio Segreto Vaticano, fondato nel 1612 dal papa Paolo V, raccoglie tutte le scritture che
si riferiscono all'attivit pontificia dalla fine del secolo VIII. Tra bolle e registri della Dataria e
Cancelleria, archivi della Segreteria di Stato, di quella dei Brevi, della Rota e delle congregazioni del
concilio Vaticano I e delle diverse nunziature, quest'archivio  un vero organismo della storia
pontificia, accessibile comunque agli studiosi da quando, nel 1880, Leone XIII lo mise a disposizione
per i ricercatori. La sede nella Citt del Vaticano nel corso degli anni si  venuta ampliando dalle tre
originali ampie sale al Salone Sistino della Biblioteca Vaticana, a causa del continuo afflusso di
documenti, e si  passati all'aggregazione prima della Torre dei Venti, con una galleria di 200 m,
quindi delle stanze e della galleria gi occupate dalla Pinacoteca, fino alla costruzione, nel 1980, di un
edificio sotterraneo a due piani ricavato nel cortile della Pigna a 20 m di profondit e con un sistema di
grandi scaffalature. Ambienti che permettono di conservare pi di 80 km lineari di documentazione.
Si tratta di una preziosissima raccolta che ha prima di tutto una importanza storica,
considerando che certi documenti e lettere costituiscono le fonti insostituibili per una ricostruzione
delle vicende della Chiesa, a cominciare dal Liber diurnus della fine del secolo VIII, attraverso circa
40.000 pergamene provenienti dal primo archivio di Castel Sant'Angelo, e fino alle transazioni
diplomatiche del Novecento relative a diplomi e lettere di imperatori, re e papi, bolle pontificie e brevi
apostolici. Questi documenti hanno anche un grande valore artistico, che in qualche modo li fa
eccellere in un ipotetico mercato di antiquariato grazie alle splendide miniature che le arricchiscono,
insieme alle rilegature in pelle, i fregi dorati, le incisioni, le teche d'oro e argento, le bolle ovvero i
sigilli d'oro e argento, nonch di cera rossa, come gli 85 che caratterizzano la richiesta dei membri del
Parlamento inglese a Clemente VII per l'annullamento del matrimonio di Enrico VIII. Tutti documenti
che, per quella decorazione d'oro e argento, costituiscono in qualche modo una riserva d'inestimabile
valore. A cominciare dal diploma di Ottone I del 962 in scrittura carolina d'oro e dalle tre lettere degli
imperatori Comneni d'Oriente scritte in oro in forma di rotoli pergamenacei, per arrivare ai numerosi
sigilli ornamentali dei documenti.
Per quanto riguarda le Bolle d'oro si registra un patrimonio di 81 esemplari in 42 tipi diversi, 64
dei quali sono in lamina d'oro e 4 in oro massiccio; a questi si aggiungono 13 teche (5 in oro, 6 in
argento e 2 in argento dorato) contenenti altrettanti sigilli di cera rossa. La bolla pi antica  del 1164 e
appartiene ad un documento dell'imperatore Federico I Barbarossa:  fortemente schiacciata e costituita
da due lamine d'oro. Nel recto la figura del Barbarossa a mezzo busto in una cerchia di mura merlate,
nel verso l'"AUREA ROMA" con edifici, palazzi, torri, campanili attorno al Colosseo e diverse scritte.
Ha un peso di 20 grammi. Si distinguono per valore la bolla d'oro di 12 grammi pendente dal diploma
di Enrico VI del 1195; e ancora i diplomi degli imperatori Ottone IV del 1209 e Federico II del 1233
con bolle d'oro di 29 e 24 grammi per un diametro di 111 millimetri; quindi la bolla d'oro della lettera
del re di Ungheria Bela IV del 1238 di 36 grammi.
In epoca rinascimentale si evidenzia la bolla d'oro appesa con fili d'oro alla lettera di Clemente
VII del 1530 per l'incoronazione imperiale di Carlo V del peso di ben 90 grammi, pi pesante
decisamente delle precedenti e che la dice lunga sulle conseguenze della scoperta dell'America;
l'acquisizione di oro alla corte del papa non si  limitata a quanto i sovrani spagnoli hanno donato ad
Alessandro VI ed  finito evidentemente solo in parte nel soffitto della basilica di Santa Maria
Maggiore. E che peraltro i sovrani spagnoli navigassero nell'oro lo conferma la lettera di Filippo II a
Paolo IV del 1555; la bolla d'oro, appesa alla lettera con un cordone di fili d'oro e cursori d'oro in
uscita, pesa 806 grammi, con incisioni nel recto e nel verso.
Tra le preziosit auree del Settecento si esalta il corredo della Lettera di Carlo VII a Clemente
XII del 9 aprile 1739:  un fascicolo di pergamena rilegato in velluto color porpora con nastri d'oro
sulla copertina. Lo custodisce una teca d'oro, di 123 millimetri di diametro, 25 millimetri di spessore,
452 grammi di peso nel contenitore di 348 grammi con il coperchio; nel recto  raffigurato il re sul
trono e nel verso il re a cavallo. Aderisce alla teca uno splendido sigillo di cera rossa con un cordoncino
di fili d'argento.
Di enorme valore la teca d'argento con sigillo di cera che custodisce la Ratifica della
convenzione stipulata tra Carlo Emanuele III di Savoia e Benedetto XIV l'8 luglio 1750. Ha un
diametro di 140 millimetri, uno spessore di 32 millimetri, un peso di 478 grammi oltre al coperchio che
pesa 222 grammi; all'interno sono incise le armi di casa Savoia.  unita al documento da un lungo
cordone di seta azzurra intrecciata a fili d'argento. Ugualmente preziosa la teca che custodisce la
Ratifica del trattato tra la Repubblica italiana e Pio VII da parte di Napoleone a Saint Cloud del 2
novembre 1803.  d'argento dorato con un diametro di 133 millimetri, uno spessore di 33 millimetri e
un peso di 526 grammi nel contenitore e di 202 grammi nel coperchio. Aderisce alla teca un sigillo di
cera bruna di 126 millimetri di diametro collegata al documento da un cordone di fili intrecciati
d'argento e seta verde e rossa, terminante con due nappe a fili d'oro e seta verde.
Codici e manoscritti della Biblioteca Apostolica Vaticana
Anche se non ufficialmente, l'istituzione della biblioteca risale a Niccol V che intorno al 1450
costitu una "libreria privata" comprando e facendo copiare manoscritti che alla sua morte
ammontavano a 1200 codici latini e greci; stavano in un deposito, ma lui sognava, secondo le parole di
Vespasiano da Bisticci, "un'aula grande ed ampia, illuminata da finestre sulle pareti laterali, ad uso
comune degli studiosi", una vera e propria biblioteca pubblica. L'attu venticinque anni dopo Sisto IV,
di fronte al raddoppiamento del numero dei codici, che giacevano in vari ambienti del Vaticano,
istituendo ufficialmente la Biblioteca Apostolica il 15 giugno 1475 con la bolla Ad decorem militantis
Ecclesiae. Vennero riadattati quattro ambienti a piano terra del corpo di edifici gi rimaneggiati da
Niccol V e fino ad allora adibiti a cantina e granaio; l'ingresso era sul piccolo cortile del Pappagallo
ed alcune finestre si affacciavano, nel lato opposto, sul sottostante vastissimo spazio verde che divenne
poi il cortile del Belvedere.
L'interno era particolarmente curato, dalle vetrate colorate ai pavimenti con mattonelle
invetriate e alle porte intarsiate; c'erano banchi per gli studiosi e plutei per i manoscritti tenuti con
catene. Alle pareti, decorazioni pittoriche di Domenico e David Ghirlandaio, Antoniazzo Romano e
Melozzo da Forl; di quest'ultimo  il famoso affresco raffigurante la solenne Udienza di Sisto IV a
Bartolomeo Sacchi, il Platina, in occasione della sua investitura a custos e gubernator della biblioteca,
che  stato per staccato e disposto nella Pinacoteca Vaticana. Una delle sezioni di quella prima
"apostolica" era definita "segreta" ed era riservata ai manoscritti pi preziosi, fondo di quello che
sarebbe diventato poi l'Archivio Segreto; la sala, pi ampia delle altre, fu collegata a queste solo pochi
giorni prima della morte per peste del Platina, nel dicembre del 1481.
Un secolo dopo gi si dovette provvedere a nuovi locali; i primi erano diventati sempre pi
insufficienti, a causa delle molte visite e del crescente numero di stampati, senza contare l'alto tasso di
umidit. Sisto V decise di risolvere il problema facendo costruire l'edificio, che fu progettato da
Domenico Fontana nel 1587 nel contesto del Palazzo Apostolico. Era costituito da un pianterreno a
logge, oggi chiuso, sotto alle cui volte si apriva un mezzanino, adibito poi a sala del catalogo; i due
piani superiori con finestre rettangolari, trasformati in sale di consultazione ed esposizione, sono in
pratica il famoso SALONE SISTINO, ampliato con le strutture a galleria costruite sotto Pio IV. 
caratterizzato da una splendida decorazione, opera di una squadra di pittori tra quali Cesare Nebbia,
Paul Brill e Ventura Salimbeni; gli affreschi mostrano vedute di Roma, nonch una serie di immagini
che costituiscono una sorta di esaltazione del Libro attraverso i secoli.
I libri furono trasportati nella nuova sede tra il 1590 e il 1591, e nel 1645 furono costruiti gli
armadi lignei verniciati che sono ancora oggi appoggiati alle pareti. Ma il salone risult insufficiente ad
accogliere i libri che arrivavano in continuazione; ci volle un'espansione graduale in altri locali, e i
lavori di ampliamento durano tuttora. Poi nel 1985 venne costruito un sotterraneo in cemento armato
ricavato sotto il cortile della Biblioteca, che  diventato il luogo ufficiale in cui sono conservate
migliaia di carte antiche e preziosissime, alle quali fa da "custode" una statua di San Giuseppe, mentre
l'originaria sede della Biblioteca  cos entrata a far parte del complesso dei Musei Vaticani.
Perch sempre numerosi sono stati i fondi in arrivo alla Biblioteca, tra i quali quelli di Federico
da Montefeltro, Cristina di Svezia, delle famiglie Capponi e Ottoboni, fino alle moderne acquisizioni
fatte da Leone XIII dai fondi Borghese, Barberini e Borgia, e da Pio XI, con il fondo Chigi donato dallo
Stato italiano nel 1933. Tra i pezzi pi famosi della Biblioteca c' il Codex Vaticanus, il pi antico
manoscritto completo della Bibbia che si conosca;  in greco, su pergamena, con lettere maiuscole.
Preziosissima la Bibbia di Niccol d'Este, un codice miniato da Belbello di Pavia tra il 1431 e il 1434
con colori meravigliosamente cangianti.
Attualmente la Biblioteca possiede circa 75.000 volumi manoscritti, 100.000 autografi separati,
1.600.000 libri a stampa antichi e moderni, 8300 incunaboli (di cui 65 in pergamena), 150.000 codici
manoscritti e carte di archivio, 100.000 incisioni e carte geografiche, 300.000 monete e medaglie, circa
20.000 oggetti di arte. La vigilanza  affidata a un cardinale e la direzione a un prefetto. Al catalogo
scientifico dei manoscritti lavorano gli "scrittori" e a quello delle opere stampate gli "assistenti".
Il tesoro dei Musei Vaticani
Il grandioso complesso dei Musei Vaticani, diretto dal professor Antonio Paolucci e gestito da
una amministrazione diretta dal dottor Francesco Riccardi, costituisce un patrimonio di oltre 70.000
opere esposte in circa 7 km di ambienti; ma esistono altre 50.000 opere, tra sculture, quadri e oggetti
custoditi nei depositi e non visibili al pubblico. L'ingresso  su viale Vaticano, al termine della lunga
fila di turisti, che molto spesso si snoda dalla via di Porta Angelica e lungo i Bastioni di Michelangelo.
L'interno  un vero e proprio labirinto che si sviluppa su due piani, dagli storici ambienti del
Palazzo Apostolico, lungo i cortili del Belvedere e della Pigna e il Giardino Quadrato, agli edifici
moderni e contemporanei per un totale di 30 ambienti, a loro volta raggruppati in pi sale, stanze e
sezioni. Le opere vanno dalle antichit etrusco-italiche, orientali e classiche greco-romane all'arte
contemporanea, attraverso reperti aztechi, capolavori di arte paleocristiana e medievale, rinascimentale,
barocca e ottocentesca. Un autentico tesoro da ripercorrere per evidenziare il valore e il fascino che
certe opere d'arte esercitano sui 60 milioni circa di visitatori annuali, non con la finalit illustrativa di
una guida, ma piuttosto di una rassegna della ricchezza che questi musei costituiscono, ovvero delle
opere pi finanziariamente preziose, anche se di esse resta problematica una quotazione in termini di
denaro.
A cominciare dalla PINACOTECA, che  nell'edificio appositamente fatto costruire da Pio XI
su progetto di Luca Beltrami nel 1932, ma che deve la sua istituzione a Pio VI il quale alla fine del
Settecento riun quadri provenienti dai palazzi apostolici, molti dei quali furono per acquisiti da
Napoleone con il trattato di Tolentino. Solo 77 di questi furono recuperati nel 1816 raggiungendo il
numero di 270, ma la raccolta  stata poi accresciuta di 183 nuove opere provenienti dai magazzini,
dalla sagrestia di San Pietro e dagli appartamenti del Vaticano, per un numero complessivo attuale di
460 dipinti. I quadri sono disposti nelle sale in ordine cronologico dai cosiddetti Primitivi a Giotto con
il Trittico Stefaneschi, eseguito a Roma su incarico del cardinale Jacopo Stefaneschi e destinato
all'altare della confessione dell'antica basilica di San Pietro. Per passare alle opere del Beato Angelico
(Storie di San Nicola da Bari), di Filippo Lippi (Incoronazione della Vergine) e Melozzo da Forl, con
il Sisto IV che nomina il Platina prefetto della Biblioteca Vaticana, gi su una parete della biblioteca,
come segnalato nel paragrafo relativo alla Biblioteca, e trasportato su tela al tempo di Leone XII. E
proseguire con Raffaello dalla Madonna di Foligno alla Trasfigurazione e ai dieci Arazzi che l'artista
realizz su cartoni nel 1516, gi esposti nella Cappella Sistina, fino al San Girolamo di Leonardo da
Vinci e alla Deposizione di Caravaggio. E ancora la Crocifissione di San Pietro, San Matteo e La
Fortuna di Guido Reni, il Martirio di Sant'Erasmo di Nicolas Poussin, il Clemente IX di Carlo Maratta,
il San Francesco Saverio di Antonie Van Dyck.
Il MUSEO GREGORIANO PROFANO, fondato da Gregorio XVI nel palazzo del Laterano e
qui trasferito nel 1970, accoglie reperti archeologici greci e romani. Eccellono il rilievo sepolcrale
chiamato Stele di Palestrina e una Testa di Athena, ambedue del V secolo a.C., oltre ad alcuni
Frammenti di sculture dal Partenone; e ancora, una Niobide Chiaramonti, derivata dai niobidi morenti
di Skopas. Ma l'unicit del museo  data dal numero straordinario di reperti che possiede, perlopi
frutto degli scavi effettuati nello Stato Pontificio, impreziosita nell'Ottocento da una documentazione
epigrafica pagana.
Segue il MUSEO MISSIONARO ETNOLOGICO, istituito nel 1926, che accoglie opere
provenienti da ogni parte del mondo, ma che ha prevalentemente un valore culturale per i suoi tesori
antropologici, e non valutabili su un piano finanziario. Piuttosto questo affiora nel seguente MUSEO
PIO CRISTIANO, fondato da Pio IX nel 1854 in Laterano e qui trasferito nel 1963, che ospita
materiale proveniente dalle catacombe e da antiche basiliche, e anche numerosi sarcofagi. Da qui si pu
accedere al MUSEO FILATELICO E NUMISMATICO, che cronologicamente  l'ultimo ambiente
espositivo dei musei, inaugurato nel 2007. Contiene tutta la produzione di francobolli e monete della
Citt del Vaticano dal 1929 a oggi, inclusi bozzetti, gessi e fusioni in bronzi; anche se questo materiale
espositivo ha un valore, comunque notevole, solo per filatelici e numismatici, costituisce ugualmente
un tesoro prezioso.
Dal successivo Atrio dei Quattro Cancelli si passa al MUSEO GREGORIANO EGIZIO,
fondato nel 1839 da Gregorio XVI, che raccoglie sarcofagi, stele funerarie e mummie, in parte
provenienti da Villa Tivoli, come la statua di Antinoo. Suggestivo nelle vetrine il Mobilio funerario con
papiro che riporta alcuni capitoli del Libro dei morti. Si passa quindi nel Cortile della Pigna, che prende
nome dalla colossale pigna di bronzo posta sul ripiano della scalinata a doppia rampa davanti al
solenne Nicchione del Bramante, in realt costruito da Pirro Ligorio nel 1562 e che fa riferimento al
Bramante, perch a lui risale il progetto dell'enorme cortile del Belvedere, per la cui testata della
terrazza superiore aveva appunto ideato l'esedra a gradinate. Il cortile fiancheggia il MUSEO
CHIARAMONTI, che prende nome dal papa Barnaba Chiaramonti, ovvero Pio VII, che lo istitu nel
1808, facendolo allestire da Antonio Canova, oltre ad una decorazione ad affresco delle lunette in stile
neoclassico di vari pittori, tra i quali Francesco Hayez. Raccoglie sculture greche e romane, tra cui
ritratti di imperatori e simulacri di divinit. Segue la GALLERIA LAPIDARIA con una collezione
epigrafica pagana e cristiana di 5125 iscrizioni, perlopi su cippi e sarcofagi, curata dai papi Clemente
XIV, Pio VI e Pio VII; e quindi il BRACCIO NUOVO, realizzato da Raffaele Stern nel 1822, una
galleria di splendide statue, tra le quali si evidenziano il famoso Augusto di Prima Porta, rinvenuto nel
1863 nella villa "Ad Gallinea Albas", e il Nilo, opera romana del I secolo d.C. ritrovata ne 1513 nel
tempio di Iside presso S. Maria sopra Minerva.
Il MUSEO PIO-CLEMENTINO  stato creato per volere di Clemente XIV nel 1771 e
ingrandito dal suo successore Pio VI, che ha fatto ampliare il Cortile Ottagono, considerato un po' la
culla di questi musei. Infatti qui fin dalle origini  custodito il famoso gruppo del Laocoonte, copia in
marmo greco da un originale bronzeo ellenistico ritrovato sull'Esquilino nel 1506 e acquistata da
Giulio II. Vi spiccano quindi capolavori come l'Apollo del Belvedere, copia romana del I secolo d.C. da
un originale bronzeo del IV secolo a.C., e un Hermes, copia di et adrianea, fronteggiato da un Perseo
di Antonio Canova del 1800. La rassegna preziosa prosegue nelle altre sale con opere notevoli come il
celebre Torso del Belvedere, raffigurazione di Ercole a firma dell'ateniese Apollonios di Nestor. A
completamento della preziosit di queste sale sorge la SCALA DEL BRAMANTE dei primi del
Cinquecento: a rampa elicoidale su cinque piani e ricavata nel vano di una torre quadrata, poteva anche
essere percorsa a cavallo.
Il MUSEO GREGORIANO ETRUSCO, che risale al 1837 ad opera di Gregorio XVI,
comprende 22 sale per l'esposizione di reperti archeologici perlopi provenienti dall'Etruria
meridionale, in ceramica, bronzo, argento e oro, tra i quali spicca il Marte di Todi, ovvero una statua di
guerriero in bronzo del V seocolo a.C. Importanti, nelle ultime sei sale, le sezioni dedicate a una
collezione di vasi dipinti, tra i quali  la celebre Anfora di Exekias a figure nere e rosse, e a un
Antiquarium Romanum, con bronzi, vetri e ceramiche laziali.
Particolare la SALA DELLA BIGA, una stanza della fine del Settecento, nella quale campeggia
il gruppo marmoreo della Biga, realizzato dallo scultore Francesco Antonio Franzoni nel 1788
utilizzando pezzi antichi; la circondano, nelle nicchie, copie di statue di marmo datate tra il V e il I
secolo a.C., tra le quali quella del celebre Discobolo di Mirone. Segue il CORRIDOIO DEI
CANDELABRI lungo 80 m, relizzato nel 1761, che prende nome dalle coppie di grandi candelabri del
II secolo d.C. disposte sotto le arcate.
La GALLERIA DEGLI ARAZZI accoglie 11 arazzi tessuti a Bruxelles da Pieter van Aelst su
cartoni dei discepoli di Raffaello, ma un tempo esponeva anche i 10 arazzi di Raffaello trasferiti nella
Pinacoteca. La sala prosegue nella GALLERIA DELLE CARTE GEOGRAFICHE, che prende nome
dalle 36 carte geografiche d'Italia affrescate alle pareti da Antonio Danti tra il 1580 e il 1583, su
indicazione del fratello, il cosmografo e matematico domenicano Egnazio Danti. Segue la GALLERIA
DI SAN PIO V, che introduce all'Appartamento di papa Ghislieri, articolato in due sale affrescate da
Ventura Salimbeni e Ferra Fenzone, dove sono esposti alcuni Arazzi fiamminghi, ceramiche
rinascimentali e piccoli mosaici settecenteschi che servivano a decorare tavolini e piccoli quadri. In
fondo alla galleria sono le tre Cappelle sovrapposte, con affreschi di Giorgio Vasari e Jacopo Zucchi
nella cupola di quella superiore. Fanno corona a questa galleria la SALA SOBIESKI, che prende nome
dalla grande tela di Jasn Alois Mateiko del 1883 raffigurante il re di Polonia Giovanni Sobieski
vincitore dei Turchi alle porte di Vienna, e la SALA DELL'IMMACOLATA con le pareti affrescate da
Francesco Podesti nel 1858 raffiguranti la Proclamazione del dogma dell'Immacolata.
Seguono le cosiddette STANZE DI RAFFAELLO, cos chiamate perch dipinte dal grande
pittore, ma che costituiscono in realt le stanze dove, dal 1503 al 1592, hanno abitato i papi, tra i quali
Giulio II (1503-13), Leone X (1513-21) e Clemente VII (1523-34). Nella STANZA DELLA
SEGNATURA, che ha questo nome perch destinata proprio al Tribunale della Segnatura, ecco il
primo affresco eseguito da Raffaello, La disputa del Sacramento, autentica glorificazione del
cattolicesimo, e la celebre Scuola d'Atene, ovvero il trionfo della Filosofia a fronte di quello della
Teologia; quindi il Parnaso, come esaltazione della Poesia, e nella volta le figure delle Scienze e delle
Arti con la Teologia, la Giustizia e la Filosofia. La SALA DEI CHIAROSCURI era stata affrescata da
Raffaello nel 1517 per Leone X, ma l'opera dell'artista  andata distrutta per le modifiche volute da
Paolo IV (1555-59) e attuata da Gregorio XIII (1572-85) con le decorazioni degli Zuccari culminanti in
un soffitto dorato di grande preziosit. E tale bellezza culmina nella CAPPELLA NICCOLINA che
custodisce affreschi del Beato Angelico raffiguranti le storie dei due santi protomartiri Stefano e
Lorenzo.
Le Stanze di Raffaello hanno il loro riferimento ideale nell'altra opera decorativa realizzata
dall'artista di Urbino, la LOGGIA DI RAFFAELLO, che peraltro pu essere visitata solo previa
richiesta specifica alla Direzione Generale dei Musei; vi si accede dalla Sala di Costantino ed  al
secondo piano dei tre che sorgono intorno al Cortile di San Damaso.  definita in una galleria coperta
sviluppata in tredici campate con volte a padiglione decorate con 52 episodi relativi nelle prime dodici
all'Antico Testamento e nell'ultima al Presepio, l'Epifania, oil Battesimo di Ges e l'Ultima Cena. La
decorazione  a grottesche, iniziata dal Bramante, completata da Raffaello e dai suoi allievi. E prima di
scendere al piano inferiore ecco la CAPPELLA DI URBANO VIII, decorata con preziosi stucchi dorati
e affreschi da Pietro da Cortona, e successivamente arricchita da bozzetti in gesso di Antonio Canova.
Al piano inferiore si sviluppa l'APPARTAMENTO BORGIA, la famigerata residenza di
Alessandro VI e dei suoi familiari, scenario di intrighi e delitti, con i protagonisti di quelle malefatte
immortalati in alcuni degli affreschi del Pinturicchio. Tra questi Alessandro VI  ritratto inginocchiato
devotamente in preghiera e in abito pontificale davanti al sepolcro di Ges nell'affresco della
Resurrezione; ma chiss perch in una riproduzione in forma di "santino" diffuso dalla boutique dei
Musei Vaticani la figura del papa  stata cancellata di fronte a Cristo risorto. Peraltro agli splendidi
affreschi del Pinturicchio si  preferito sovrapporre, e chiaramente per pudicizia ovvero "corrigenda
mores", una COLLEZIONE D'ARTE RELIGIOSA MODERNA, voluta da Paolo VI e inaugurata nel
1973, che  peraltro pregevolissima.  costituita da pi di 800 opere di scultura, pittura e grafica, dono
di oltre 250 artisti di varie nazionalit e di prestigiosi collezionisti. E qui basta segnalare artisti come
Paul Gauguin, Marc Chagall, Vasilij Kandinskij, Paul Klee, Carlo Carr, Renato Guttuso, Francesco
Messina, Emilio Greco, Lucio Fontana, Corrado Cagli e Giorgio De Chirico, per dare il peso del valore
finanziario che certe opere costituiscono.
Al termine di questa collezione, salendo la scala di Sisto V, si arriva alla CAPPELLA
SISTINA, costruita da Giovannino Dolci su disegno di Baccio Pontelli per Sisto IV, donde il nome: 
l'ambiente museale pi visitato per il famoso Giudizio Universale di Michelangelo. E non ci sono
parole per esaltare il valore di questo affresco, un'autentica apoteosi, rimesso a nuovo con un restauro
ultimato nel 1995; peraltro la meraviglia si completa con gli stupefacenti affreschi della volta, sempre
di Michelangelo. E non sono da meno quelli che circondano il capolavoro di Michelangelo ad opera del
Ghirlandaio, Luca Signorelli, Perugino, Pinturicchio e Cosimo Rosselli.
Va ricordato che la porta di sinistra della parete di fondo di questa cappella apre a
quell'autentico tesoro che  il Sacrario Apostolico Vaticano, descritto in uno specifico paragrafo (v. I
gioielli del Sacrario Apostolico Vaticano), inaccessibile ai visitatori dei musei, caratteristica che d
modo di sottolineare ancor pi il valore prezioso che quell'ambiente ha. Ma dalla Cappella Sistina,
attraverso un corridoio, si pu accedere alla SALA DELLE NOZZE ALDOBRANDINE, che prende
nome dal famoso affresco delle Nozze Aldobrandine, raffigurante i preparativi per le nozze di
Alessandro Magno e Rossane, probabile opera neoattica di et augustea; campeggia tra altri affreschi e
fregi venuti alla luce in scavi archeologici dell'Ottocento lungo le vie consolari, sull'Aventino e
sull'Esquilino.
Da qui si accede al SALONE SISTINO, originario ambiente della Biblioteca Apostolica, al
quale si  fatto riferimento nel paragrafo dedicato all'Archivio Segreto Vaticano (v. Oro e argento
dell'Archivio Segreto Vaticano), e quindi all'ultimo ambiente museale che  una sezione del MUSEO
STORICO, insediato nel Palazzo Lateranense e al quale si  fatto riferimento nell'apposito paragrafo
(v. Gli splendori del Palazzo Apostolico Lateranense); questo ambiente  sistemato in un locale
sotterraneo del Giardino Quadrato ed  qualificato come PADIGLIONE DELLE CARROZZE. Vi sono
raccolte carrozze, selle e portantine di varie epoche, tutte decorate con stemmi, velluti e damaschi, e il
cui valore  ovviamente puramente storico. Ma  un fatto che l'8 dicembre 1973 Paolo VI us un
landeau dell'Ottocento per presenziare in piazza di Spagna alla tradizionale Infiorata alla colonna
dell'Immacolata, perch all'epoca non si poteva circolare con le automobili nei giorni festivi. Qui vi
sono radunate anche le prime automobili usate dai papi con la targa SCV, tradotta dalla buontempona
malignit dei romani nell'irrispettoso "Se Cristo Vedesse!". E qui baster ricordare la Isotta Fraschini,
la Grahm-Paige e la Mercedes Benz donate a Pio XI.
Peraltro, come osservato all'inizio di questa rassegna museale del Vaticano, resta impossibile
una valutazione monetaria del tesoro di certe opere d'arte, che ovviamente non riesce neanche a
definirsi in miliardi di euro all'infinito. Perch oltretutto non esiste al mondo uno Stato che sia in grado
di acquistarle almeno nel suo complesso in una ipotetica vendita da parte del Vaticano; anche se invece
resta evidentemente pi realistica l'indicazione valutaria relativa a singole opere. Una vendita che,
come mi  capitato di osservare nel libro I peccati del Vaticano, potrebbe essere riferita "non tanto agli
affreschi, il cui distacco dalle pareti comporterebbe spese notevoli, quanto alle sculture e ai quadri" e
che comunque al Vaticano "procurerebbe enormi fondi economici per esercitare la carit verso tutti i
popoli del mondo".  da parte mia una provocazione, destinata ovviamente a non essere raccolta,
perch si ha a che fare con una Santa Sede che fa della ostentazione della ricchezza una sua immagine.
Infatti molte delle opere sono state eseguite a pagamento dagli artisti per incarico dei papi, a
cominciare dagli affreschi delle varie stanze, il che la dice lunga sulla volont di costituire appunto un
tesoro fine a se stesso, e in gran parte a decorazione lussuosa delle proprie stanze di abitazione e delle
cappelle private.
I gioielli del Sacrario Apostolico Vaticano
 la sagrestia segreta dei papi, un luogo misterioso per la sua preziosa sacralit, come indica il
nome proprio di Sacrario, perch custodisce tutti i preziosi paramenti e gli arredi sacri utilizzati dai
papi nelle celebrazioni liturgiche. Costituisce teoricamente una seconda sagrestia della basilica di San
Pietro, anche se  inserita nella parte estrema del Palazzo Apostolico, a fronte dell'uscita dalle Sacre
Grotte Vaticane, con un ingresso dalla Cappella Sistina attraverso la porta opposta a quella dalla quale
si entra per ammirare il Giudizio Universale di Michelangelo. Comunque resta fuori dalla visita dei
musei, perch ne  vietato rigorosamente l'ingresso, possibile solo grazie all'accodiscendente cortesia
di un monsignore. Per questo  utile per il lettore una illustrazione ampia dei suoi preziosi gioielli.
L'origine di un simile ambiente risale al IV secolo, quando era all'interno del Patriarchio del
Laterano, spostato alla fine del Quattrocento in questa parte limitrofa del Palazzo Apostolico Vaticano
da Alessandro VI, che ne affid la custodia agli Agostiniani, ancora oggi operanti al suo interno, anche
se sotto la responsabilit del Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, attualmente monsignor
Guido Marini, coadiuvato da dieci monsignori nelle vesti di cerimonieri pontifici. Il Sacrario si
sviluppa in tre ambienti, con il primo definito "storico" e pi direttamente collegato alla Cappella
Sistina, come sede del conclave, perch si apre sulla sala dove avviene la vestizione del neoletto
pontefice. Questa  detta emblematicamente "Stanza del pianto" per la commozione che prende
istintivamente il cardinale fresco di nomina pontificia tra gli abbracci dei colleghi. E qui fa bella mostra
di s il Paliotto del conclave, usato come ornamento della parte frontale dell'altare, durante i conclavi
svoltisi nella Cappella Sistina; si tratta di una tavola con cornice di metallo brunito scannellato con
cesellature relative alla tiara e alle chiavi papali. Il tutto  lavorato con un retino d'oro su fondo di
stoffa rosso, che al centro ha un agnello pasquale seduto su un libro con sette sigilli, simbolo
dell'Apocalisse di san Giovanni.
Da questa stanza si aprono tre sale su tre piani, dove si custodiscono oggetti e paramenti di
valore storico, capolavori di arte orafa e tessile, custoditi in vetrine; un immenso tesoro, di valore
superiore a quello all'interno della basilica di San Pietro. Non c' che l'imbarazzo della scelta. E si va
dagli oltre 6000 manufatti relativi a pissidi, calici, tiare, mitre, triregni, piviali con gemme incastonate
alle preziose suppellettili sacre e vesti liturgiche usate dai papi e dai concelebranti fino alla
LIPSANOTECA: una stanza dove sono conservati, in numerose vetrine, pi di mille Reliquiari in gran
parte gemmati, che vanno dal Seicento ad oggi, donati ai papi in occasione di beatificazioni e
canonizzazioni.
A cominciare da Urbano VIII (1623-44) con una Pianeta di seta bianca trapunta a mano in
argento, con ricami di fiori policromi in seta e fili d'oro; inoltre i galloni sono a filo d'oro con frange
intrecciate. Il corredo di papa Barberini si caratterizza poi in un Piviale con uno scudo a frange dorate
sul retro, chiuso davanti con un fermaglio abbellito da un razionale, che  realizzato in broccato con
trame di filo dorato a motivi floreali, all'interno dei quali sono ricamate le api dello stemma Barberini,
con un gallone dorato. A Urbano VIII risale anche il Tronetto con baldacchino per l'esposizione del
Santissimo Sacramento, in legno dorato a forma di tempietto; drappeggi e decorazioni sono con fiori e
api; le colonnine sono arricchite da cesellature di metallo dorato, mentre festoni e fogliame dorato
decorano tutto il resto del manufatto.
A Leone XII (1823-29) appartiene una Pianeta in damasco rosso con grandi disegni a fiori e
foglie, oltre allo stemma di papa Sermattei della Genga ricamato in seta policroma e filo dorato. E a
Leone XII risalgono anche lo Stocco e il Berrettone ducale, realizzati a Roma dai fratelli Mazzocchi e
dall'argentiere Pietro Paolo Spagna, e benedetti la notte di Natale per andare in dono ad un nobile
irlandese, ma successivamente rinviati in dono dal marchese Mac Swiney a Pio IX, in un curioso "dono
di riciclo". Il cappello  decorato a ricami dorati con tre pigne in argento dorato e cinque giri di perle,
mentre la colomba dello Spirito Santo in argento risalta sulle due falde. Lo stocco ha l'elsa d'argento
dorato e la lama d'acciaio, mentre il fodero  d'argento dorato cesellato e velluto rosso con ricami
dorati a foglie e fiori. Al pontificato di Leone XII fanno capo anche sei Candelieri e una Croce in
metallo argentato con cesellature a foglie e fiori, oltre allo stemma papale a sbalzo dorato sul piede.
A Pio IX (1846-78) risalgono numerosi oggetti preziosi, a cominciare dai Triregni, tra i quali
eccelle quello donatogli dalla Guardia Palatina nel 1877 in occasione del suo giubileo episcopale.  in
argento con tre corone in oro dove sono inserite 250 gemme incastonate: acquamarine, ametiste,
corindoni gialli, diamanti, granati, peridoti, quarzi, smeraldi, spinelli, topazi e zaffiri. Le tre corone
sono bordate da una doppia fascia smaltata e in cima si eleva una piastra floreale a topazi e granati con
un globo di smalto blu al centro, cerchiato da una coroncina di diamanti e sormontato da una croce con
gemme incastonate. Le infule sono in argento ricamato a fili d'oro con gli stemmi d'oro di papa Mastai.
A testimoniare il XXV anno del pontificato di Pio IX nel luglio 1871 ecco un Razionale, offerto
dalla prima Societ per gli Affari Cattolici;  in argento dorato e di forma quadrangolare, con quattro
gemme e otto piccoli smeraldi intorno a figure rappresentanti Dio e quattro angeli che sorreggono un
globo con stelline dorate e gemme incastonate. La placca, che permette l'aggancio al piviale, reca
inciso lo stemma di Pio IX e una scritta commemorativa; risulta rubata la raggiera di brillanti che
circondava gli angeli. In qualche modo collegabile al razionale  un grande Piviale in lamina rossa,
ornato da ricci in filo dorato e argentato, caratterizzato da uno stolone decorato con ricami a ghirlande
di fiori e teste di angeli. Sei grandi ovali racchiudono le immagini di Ges, Maria, san Pietro, san Paolo
nonch lo stemma di Pio IX per due volte; numerose le frange dorate con dischi di metallo dorato.
Al corredo di Pio IX appartiene una Mitra, commissionata dallo stesso papa per la
proclamzione del dogma dell'Immacolata nel 1854, ma usata anche da Giovanni Paolo II (1978-2005)
per la celebrazione della solennit mariana. Ricami floreali si alternano alle raffigurazioni di Maria,
Ges Buon Pastore, due angeli, due pecore e un agnello. Splendido l'Anello avuto in dono dalla regina
Vittoria e regalato dal papa a monsignor Antonio Sbrolli per la sua elezione all'episcopato di Sovana e
Pitigliano, ma restituito dalla nipote del vescovo alla Santa Sede.  d'oro, con un'acquamarina al
centro, del peso di 25 carati, sulla quale sono incassate a croce quattro pietre rosse sfaccettate. Prezioso
anche il Pastorale di Pio IX, regalato dalla diocesi di Ratisbona nel 1877, composto di tre parti
avvitabili d'oro; la superiore  a riccio con impresso un drago alato, e al centro  una barca con statuina
di san Pietro. Da questo si distaccano altri nove ricci piccoli con due granati ciascuno, e sotto il riccio
c' un nodo con quattro tondi di smalto policromo con le figure di quattro santi tedeschi.
In argento dorato, con smalti champlevs, smalti traslucidi e gemme  la Pisside regalata nel
1877 a Pio IX da monsignor Pierre-Simon Marie de Dreux-Brz e dal marchese d'Aubigny.
Impreziosiscono la pisside otto ametiste ovali incastonate e otto piccoli fiori a sbalzo in smalto blu sul
bordo esterno del coperchio; alla sommit del coperchio un agnello con aureola si erge su una cupolina
ad arabeschi in smalto policromo. La coppa  cesellata con rilievi di spighe di grano, otto colombe e
quattro aquile, sostenuta da una raggiera di spighe e fiori su un fondo smaltato. Alla base, quattro
semicerchi con incisioni in smalto policromo di leoni alati.
Singolare  una piastra d'argento dorato con rubini, diamanti, perle e smalti, denominata Pace.
Raffigura simbolicamente il messaggio di pace degli ebrei al papa e che era rappresentato dal bacio
della pantofola che il rabbino capo di Roma faceva al papa, in una cerimonia abolita nel 1847 da Pio
IX, e limitato appunto all'omaggio dell'oggetto prezioso. Questo  stato realizzato nel 1877 da Antonio
Curti su disegno di Francesco Vespignani; vi si distingue per preziosit un grande ovale con perle e
diamanti intorno ad una croce e una lunga iscrizione esaltante la pace. Preziosi i quattro Breviari donati
a papa Mastai nel 1877; redatti quell'anno in una nuova edizione effettuata dalla Congregazione dei
Sacri Riti, hanno valore non solo per la stampa con una stupenda iconografia, ma anche per le copertine
in pelle con impressioni in oro, il fermaglio per la chiusura del volume con quattro rubini, il dorso
ornato di fregi dorati e un granato agli angoli di ogni volume. Rientra nelle curiosit la Toletta da
viaggio di Pio IX, che  comunque costituita da un cofanetto in legno ricoperto da un carapace di
tartaruga e avorio, con tanto di chiave, sulla quale spiccano stemmi d'argento. L'interno  in velluto
rosso e racchiude ben 19 oggetti con manico d'avorio; una curiosit nella curiosit  costituita dai
Rasoi, nel numero di sette, su ognuno dei quali  inciso un giorno della settimana.
Straordinarie le preziosit che fanno capo a Leone XIII (1878-1903), al quale sono arrivati
regali per i diversi anniversari e i giubilei da lui indetti; infatti, nonostante papa Pecci si sforzasse di
dare a ogni evento un'impronta mistica, tutto ogni volta ha finito per confluire sulla sua persona,
venerata con commozione universale come "prigioniero in Vaticano". Cos nel 1887 sono le nozze
d'oro per i cinquant'anni del suo sacerdozio; nel 1889 altre nozze d'oro per i cinquant'anni della
nomina a vescovo di Perugia; nel 1898 nozze di diamante, dopo 60 anni dall'ordinanza sacerdotale; nel
1900 per il giubileo ordinario Leone XIII compie 90 anni. E ogni volta arrivano regali per lui, tanto che
nel 1888 si organizz una Esposizione Vaticana ricca di doni stravaganti, come una Barca dalla citt di
Varazze, senza contare le somme in denaro intestate direttamente al papa.
Con tutti questi regali Leone XIII nel Sacrario fa la parte veramente del leone, tenendo alto il
proprio nome pontificio, a cominciare dal Pastorale in argento dorato e gemme donato dal re di
Spagna, ma opera degli orafi francesi Emile Froment-Meurice e Jules Wierse.  formato da un'asta con
quattro anelli sui quali sono incastonati quattro grandi ametiste e piccoli smeraldi; sul riccio sono
inseriti smeraldi, zaffiri e ametiste, con varie decorazioni, tra le quali quattro statuine femminili
argentate, simbolo delle Virt Teologali, sopra quattro medaglioni degli evangelisti con quattro
smeraldi; sotto la sfera ci sono tre grandi quarzi citrini e un topazio.
Dono della diocesi di Bologna retta dal cardinale arcivescovo Francesco Battaglini, per il 50
dell'ordinazione sacerdotale nel 1888  un Ostensorio in argento dorato, diamanti, rubini e smalti, con
una croce di otto diamanti alla sommit. E ancora per quel giubileo sacerdotale  il Calice in argento
dorato, smalti, rubini, perle e diamanti, dono dell'Alliance Catholique di Lione: la coppa rifulge di
diamanti con figure istoriate sovrastanti dodici stelle di diamanti incastonati, fino al nodo con quattro
aquile a rilievo, sulle quali brillano dei rubini. La patena  in argento dorato bordata da 14 stelle con
diamanti e una croce a sbalzo con un'aureola di diamante sulla testa di Ges, nonch le lettere alfa e
omega in diamanti.
Sempre a memoria del cinquantesimo del sacerdozio  la Brocca con bacile per la lavanda del
papa, dono della citt di Marsiglia. Il collo e il corpo della brocca sono cesellati in argento con foglie e
frutti di olivo; la base ha uno sfondo dorato; il bacile anche  cesellato con raffigurazioni di scene
evangeliche. Sempre per il giubileo sacerdotale  lo splendido Anello d'oro basso con un'ametista al
centro circondata da 18 perline. Cos anche il Razionale d'argento dorato con perle e diamanti, dono
dell'Ordine Agostiniano, fino al maestoso Triregno, dono della citt di Parigi, con le tre corone in
metallo dorato e gemme in pasta vitrea raffiguranti la Vergine e l'incarnazione di Cristo.
Ecco quindi la Cazzuola donata dai vescovi cattolici e utilizzata da Leone XIII per la chiusura
della Porta Santa di San Pietro nel 1900;  in oro, avorio e rubini. Seguono il Piatto per lo zucchetto di
forma circolare, in argento dorato, argento e smalti; il manufatto della Pace degli Ebrei, d'argento
dorato cesellato con gemme e smalti del celebre orafo milanese Eugenio Bellosio; le Ampolline con
piattino in argento dorato, smalti e gemme dell'orafo francese Placide Poussielgue-Rusand; il
Tabernacolo della cappella privata in legno dorato con croce trilobata e raggi dorati. E infine il grande
Piviale realizzato in lam rosso, ornato con trame d'oro e ricami floreali sullo scudo con frange
pendenti in filo dorato.
Preziosit naturali e artistiche dei Giardini Vaticani
Sono all'interno della Citt del Vaticano, si estendono dall'abside della basilica di San Pietro
fino alle mura, per met dei 44 ettari del territorio. Risalgono al Medioevo, ovvero al pomerium fatto
realizzare da Niccol III, con uno sviluppo studiato scientificamente da botanici illustri, come
l'anonimo Simpliciarius Pontificius che cre per Bonifacio VIII un orto di erbe medicinali; fu
ripristinato a vero e proprio Orto Botanico nel 1559 da Pio IV e ancor pi da Pio V, che ne affid la
direzione al celebre Michele Mercati, e quindi da Alessandro VII che nel 1655 gli ridette splendore
ampliandolo fino al Gianicolo presso il fronte dell'Acqua Paola. E ancora, una macchia di platani e pini
con frutteti pensili dai fiori a ridosso dei bastioni, e il giardino Quadrato creato da Gregorio XVI nel
1831. Oltretutto questi giardini si sono arricchiti nel tempo con i doni delle delegazioni in visita al
papa, che ne hanno aumentato la variet delle specie; cos quattro ulivi secolari dono della regione
Puglia per la Pasqua del 2000 e l'ulivo donato dallo Stato d'Israele all'apertura delle relazioni
diplomatiche con la Santa Sede.
Eccoli sistemati "all'italiana", con le caratteristiche siepi di bosso, una radura di platani e pini
con frutteti pensili, 237 specie di alberi, il bosco, originariamente chiamato "selva", e perfino l'orto
segreto, presso il MONASTERO MATER ECCLESIAE, un fazzoletto di terra di 500 mq. Qui le suore
di clausura e un ortolano, che  il capo di una squadra di 27 giardinieri, coltivano per il papa verdure e
legumi, alloro e timo. Tra le piante pi preziose va per la maggiore l'Adiantum capillus-veneris, ovvero
il Capelvenere o Barba di Giove, una felce dalle foglioline delicate di 15 cm di grandezza. Va poi
segnalata la Zantedeschia aetiopica, una calla, pianta dai bei fiori bianchi ad imbuto con spatice giallo
al centro; la Begonia grandis Irmsch. subsp. evansiana, pianta acquatica con fiori rosacei a grappoli
penduli; quindi altre due piante acquatiche, il Potamogeton crispus L. a fusti fluttuanti, che  giunta
nelle fontane dal lago di Bracciano, e la Nymphaea L. sp., con fiori dalle grandi corolle. Curiose sono
l'Alocasia macrorrhiza Schott., volgarmente detta "Orecchie di elefante", immersa alla base, con foglie
grandi oltre i 60 cm di diametro, e la Typha latifolia L., mazzasorda o pagafrati, pianta con foglie a
nastro e infiorescenze a mazza di tamburo. E ancora il Cyperus involucratus Rottb., cipero o papiro
minore, simile al papiro egiziano da carta, ma molto pi piccolo, al massimo circa 150 cm.
Eppure, per quanto ben curati, questi giardini non hanno pi l'aspetto e la variet lussureggiante
di un tempo, e la vegetazione sopravvive come pu tra i viali asfaltati e sulle piccole spianate fin sotto
la cinta muraria. "Restano", come scrisse il grande vaticanista Silvio Negro, "qualcosa tra il giardino e
il parco, tra la passeggiata ombrosa di un convento, per le molte cappelle e statue, e il fiorito terrapieno
di una fortezza, per i solidi baluardi che sono tutto intorno". Senza contare che sull'estremo ovest, a
ridosso delle mura,  stato ricavato un ELIPORTO, oltre alla STAZIONE FERROVIARIA sul versante
occidentale.
Ma una preziosit ulteriore  costituita dalle 99 fontane sparse nel verde, vere e proprie opere
d'arte, nonch fonte di refrigerio, alimentate come sono dall'Acqua Paola proveniente dal lago di
Bracciano e in parte dalle condutture che fanno capo all'alimentazione di Roma. Acqua della quale il
Vaticano, come gi segnalato, usufrisce gratuitamente in base ai Patti Lateranensi. Arriva nella parte
settentrionale dei giardini, dove  raccolta in una grande cisterna del 1930 che pu contenere 8 milioni
di litri, ovvero oltre 8000 mc; alimenta le fontane dei giardini, ma anche le due di piazza San Pietro,
mentre l'acqua potabile sgorga da un'altra cisterna vicino alla palazzina della Radio.
La rassegna delle fontane non pu non cominciare da quelle ideate da Giovanni Vasanzio. Ecco
la Fontana della Galera, accanto alle fondamenta del Palazzetto del Belvedere, e la Fontana
dell'Aquilone, cos detta dalla grande aquila scolpita sulla sommit delle scogliere sovrastanti tritoni e
draghi che affiorano nella vasca, e creata a ricordo del ritorno dell'Acqua Paola in Vaticano. E ancora
la Fontana del Sacramento, appoggiata alle Mura Leonine, con gli zampilli disposti in modo da
formare delle candele davanti a un ostensorio. A fianco alla scala costruita da Paolo V nell'edificio che
scavalca con un arco lo Stradone ai Giardini c' la Fontana degli Specchi rimasta incompiuta per la
morte di Paolo V nel 1621; sul fondo a false rocce l'acqua creava suggestivi riflessi di luce. Nel viale
Leone XIII  la Fontana della Zitella, che prende il nome da una statua femminile seduta, scolpita in
marmo pentelico, proveniente dal frontone di un tempio e gi denominata "Lucrezia". Ci sono poi le
numerose fontanelle nel bosco, come la Fontana delle Cascatelle, che risale al tempo di Benedetto XV
(1914-22), il quale cur personalmente la messa a punto di molti particolari; si accompagnano ad esse
numerose statue in funzione decorativa, perlopi antiche, oltre a colonne, dolii, bassorilievi e iscrizioni
di origine ellenistica e romana. Ci sono anche statue moderne come un San Pietro in catene in marmo
di Amalia Dupr offerto a Leone XIII dai Calasanziani nel 1887; e Sant'Albino vescovo di
Chlons-sur-Marne che ferma Attila, donato sempre a Leone XIII nel 1887 dalla diocesi di
Chlons-sur-Marne.
Di fronte alle fontane sorgono alcuni edifici che accrescono la bellezza di questi giardini. A
cominciare dal TEMPIO DELLA MADONNA DELLA GUARDIA, riproduzione della statua che
ricorda nel porto di Genova l'apparizione della Madonna a un contadino; fu donata dai genovesi a
Benedetto XV nel 1917.  nel viale dell'Osservatorio e racchiude una torre medievale probabilmente
appartenente alla cinta fortificata da Innocenzo III nel 1200 ca. Sulle pareti esterne dell'edificio sono
murati i bassorilievi che adornavano la base della colonna del monumento al Concilio Vaticano I,
voluto da Pio IX e mai eretto dopo il 20 settembre 1870; i bassorilievi sono di Pietro Galli.
A questa fa pendant la GROTTA DI LOURDES su un piazzale al quale ha dato il nome, alla
fine del viale dell'Osservatorio: si tratta della riproduzione della grotta di Massabielle dove nel 1858 la
Madonna apparve a Bernadette Soubirous e fu offerta a Leone XIII nel 1902 dal vescovo di Tarbes,
diocesi alla quale faceva capo Lourdes. Benedetta dal papa il 1 giugno 1902, venne per inaugurata da
Pio x solo il 28 marzo 1905, quando furono terminati i lavori d'impianto con la sovrapposizione di un
campanile gotico in cemento alto 60 m; questo non era in armonia con la grotta e fu abbattuto nel 1933.
Nella grotta ammantata di verde sono riprodotti a mosaico i Ritratti di Leone XIII e del vescovo di
Tarbes, monsignor Francesco Saverio Schoepfer; vi  poi un altare proveniente dalla grotta di Lourdes
e donato a papa Giovanni XXIII dal vescovo di Tarbes e Lourdes nel 1960. Esternamente vi  una
fontanella sulla quale sono riprodotte le parole rivolte dalla Madonna a Bernadette il 25 febbraio 1858:
"Allez boire  la fontaine et vous y laver". Sulla piazza della Grotta di Lourdes, al centro, sorge la
statua bronzea di Sant'Austremonio, vescovo di Arvernium (Clermont) del IV secolo e primo vescovo
dell'Alvernia; fu donata da un gruppo di fedeli di quella regione francese a Leone XIII nel 1887. La
statua  opera dello scultore Mombur e, sulla facciata anteriore, riproduce in bassorilievo La
predicazione della crociata di Urbano II davanti all'immagine di Notre-Dame du Port patrona
dell'Alvernia.
E ancora altri edifici, che spezzano per il verde in modo innaturale. Ai limiti dei giardini,
presso l'abside della basilica vaticana, ecco il PALAZZO DEL GOVERNATORATO, costruito
sull'area occupata originariamente da orti. Al palazzo fanno capo la Pontificia Commissione per la
Citt del Vaticano, la Consulta di Stato, il Governatorato, la direzione generale dei Servizi Tecnici e
quella dei Servizi Economici. Come a dire "un pugno in un occhio" nello splendore del verde,
realizzato da Giuseppe Momo tra il 1928 e il 1929, con decorazioni di elementi architettonici
secenteschi, che non rendono prezioso pi di tanto l'edificio se non per le sue finalit amministraive,
alle quali sembra fare da custode il busto marmoreo di Pio XI nell'atrio, opera dello scultore Guarino
Roscioli.
E "un pugno in un occhio"  anche costituito dall'edificio in cui vi  la DIREZIONE DELLA
RADIO VATICANA, anche se si tratta di un edificio storico.  l'antica Torre dei Venti, l dove
Ignazio Danti ha registrato l'11 marzo 1573 il ritardo di dieci giorni dell'equinozio di primavera e ha
dato lo spunto a Gregorio XII per la riforma del calendario. Ma l'assetto dell'edificio si  evoluto da
subito ad opera di Ottaviano Mascherino con gli affreschi di Pomarancio e dei fiamminghi Matteo e
Paolo Brill, eliminando la semplice struttura originaria peraltro in sintonia con i giardini;  rimasto un
edificio al servizio della tecnica e della scienza, come seconda sede della Specola dal 1910 e quindi
della Radio Vaticana dal 1932, anno in cui la Specola fu trasferita a Castel Gandolfo. Quando nel 1957
le strutture tecniche sono state spostate a Santa Maria di Galeria e gli uffici nel palazzo Pio (v.) la torre
 diventata sede della direzione della Radio Vaticana.
Ma l'architettura pi ricca di attrattiva estetica e poetica resta la CASINA DI PIO IV, situata tra
il viale del Giardino Quadrato e lo Stradone ai Giardini. L'edificio rappresenta il gesto ardito di un
papa che volle crearsi una dpendance in Vaticano, alternativa alla casa di tutti i giorni. L'iniziativa era
partita da Paolo IV, che aveva incaricato Pirro Ligorio di costruirgli nel bosco un villino per passarvi le
ore di riposo; i lavori andarono per le lunghe e a goderne nel 1561 fu pertanto Pio IV. La casina fu fatta
restaurare da Gregorio XIII che la trasform in un museo. Pio XI nel 1936 la scelse come sede della
rinnovata Pontificia Accademia dei Lincei, ribattezzata Pontificia Accademia delle Scienze; l'architetto
Giuseppe Momo l'ampli e ristruttur per adattarla alla nuova utilizzazione.
La casina ha una sua singolarit estetica, che invita alla poesia. Perch stare seduti esternamente
a questo edificio e guardare la graziosa fontanina con i putti o dentro al ninfeo, e quindi tenere gli occhi
rivolti al cielo pu far credere di essere "altrove", in un momento d'estasi:  un'illusione che certa
architettura di maniera riesce anche a dare, per quanto tutto resti poi nel gratuito, perlomeno oggi.
Appena si esce dalla casina, che  l'ideale, certamente, come sede della Pontificia Accademia delle
Scienze, le grandi antenne ben visibili in lontananza ci riportano alla realt. L'edificio del Ligorio  un
piccolo capolavoro nell'armonia delle proporzioni e nella ricchezza decorativa. Ma  anche l'unico.
Eppure al centro di questi giardini appare spezzata l'armonia poetica e naturale dalla presenza
del moderno residence nella struttura dell'antica Torre di San Giovanni (v. I residence della Citt del
Vaticano). Era stata trasformata da Leone XIII in dpendance con tanto di letto, e l'aggiunta di un
piccolo padiglione, una sorta di chalet merlato, dove di solito papa Pecci si fermava per prendere un
caff, tanto che la costruzione fu soprannominata Coffee House. Ed era un modo anche poetico per
godere dei giardini. Ma alla sua morte quelle costruzioni furono utilizzate inizialmente per la Specola,
perch il suo successore, Pio X, non amava i giardini, e cos gli altri, ad eccezione di Giovanni XXIII,
grande passeggiatore, che peraltro ebbe la prima idea di trasformare la torre in un residence, e Giovanni
Paolo II.
All'interno di una citt come Roma, che ha grossi problemi nel mantenere in vita il verde di
ville e giardini, questi giardini costituiscono dunque un luogo unico con il quale non riesce a competere
il pur prezioso Orto Botanico. E naturalmente il Vaticano organizza visite guidate che si possono
prenotare all'Ufficio Visite dei Musei Vaticani: il costo  di 18 euro (ridotto 14). Ma si pu anche
acquistare un biglietto di 30 euro (ridotto 25), che permette anche la visita (non guidata) dei Musei
Vaticani, tanto pi che l'ingresso per la visita ai Giardini  lo stesso dei musei, sul viale Vaticano.
Questo vuol dire che c' un'organizzazione in grande stile, tesa proprio a sottolineare l'amore per la
natura del Vaticano, confermata dall'Ufficio Visite (tel. 06.69884676, per visitatori singoli; tel.
06.69883145, per gruppi; prenotazioni, fax 06.69885100; e-mail visiteguidate.musei@scv.va). Il costo
 peraltro alto e si evidenzia confrontandolo con quello dell'Orto Botanico di Roma: 4 euro (ridotto 2)
e le visite guidate sono gratuite.
Bilanci consuntivi consolidati della Santa Sede e dello Stato della Citt del Vaticano
1997-2009
Bilancio consuntivo consolidato 1997 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Alle ore 11.30 del 23.06.1998, nell'Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede,
ha avuto luogo la Conferenza Stampa per la presentazione del Bilancio Consuntivo Consolidato della
Santa Sede per l'anno 1997 a cura dell'arcivescovo Sergio Sebastiani. Di seguito il testo della
conferenza.
"Accompagnato dai miei pi stretti collaboratori, ho il piacere di presentare, per la prima volta,
i risultati del Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede per l'esercizio 1997.
Vorrei anzitutto ricordare che si tratta di un Bilancio Consolidato. Ci significa che sono riuniti
in un solo Bilancio i costi ed i ricavi di sette Amministrazioni della Santa Sede, ossia
l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), la Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli, la Camera Apostolica, la Radio Vaticana, la Tipografia
Vaticana/Osservatore Romano (accorpate), la Libreria Editrice Vaticana ed il Centro Televisivo
Vaticano, che compare per la prima volta nel consolidato. Tra queste Amministrazioni, la pi
importante  l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA) perch con la sua
Sezione Ordinaria presiede alla gestione di quasi tutti gli Uffici della Curia Romana, effettuandone i
pagamenti degli stipendi, degli acquisti, delle manutenzioni degli edifici, ecc.
Sono lieto di riferire che nel 1997, per il quinto anno consecutivo, la Santa Sede ha chiuso il
bilancio consuntivo consolidato con un avanzo.
I costi totali sono stati di 337.815 milioni di lire mentre i ricavi totali sono stati di 356.907
milioni di lire, con un avanzo netto di 19.092 milioni di lire, pari a 10.853 mila dollari al tasso di
cambio di fine anno di 1759,19 lire per dollaro.
Il conto economico consolidato della Santa Sede  diviso in quattro settori: Attivit
Istituzionale, Attivit Finanziaria, Attivit Immobiliare e Attivit di quattro Istituzioni collegate con la
Santa Sede.
Il primo settore - Attivit Istituzionale - ingloba tutti i Dicasteri della Curia Romana (Segreteria
di Stato, Congregazioni, Consigli, Tribunali, Sinodo dei Vescovi ed Uffici) che assistono pi da vicino
il Santo Padre nel Suo ministero a servizio della Chiesa nel mondo. Questi Organismi sono chiamati a
rendere servizi e non producono ricavi propri, tranne un piccolo ammontare come tasse per rescritti; ci
spiega perch l'attivit istituzionale della Santa Sede  sostenuta da introiti provenienti da altre fonti.
Questa annotazione m'invita a leggervi il testo del can. 1271 del Codice di Diritto Canonico: "I
Vescovi, in ragione del vincolo di unit e di carit, secondo le disponibilit della propria Diocesi,
contribuiscano a procurare i mezzi di cui la Sede Apostolica, secondo le condizioni dei tempi,
necessita, per essere in grado di prestare in modo appropriato il suo servizio alla Chiesa Universale".
L'applicazione di questa norma canonica - analoga a quella del can. 1263 secondo cui l'attivit
della Curia diocesana  sostenuta da offerte provenienti dalle parrocchie - fu decisa in seguito ad un
incontro di tutti i Presidenti delle Conferenze Episcopali del mondo tenutosi nell'aprile del 1991.
Gli introiti derivanti da questa disposizione oblativa sono aumentati da 10.398 milioni di lire nel
1992 a 34.076 milioni del 1997. Interessante  notare in proposito che a questi contributi provenienti
dalle Diocesi si sono aggregate le offerte spontaneamente elargite dagli Istituti Religiosi maschili e
femminili, da Istituzioni, Enti e Fondazioni ecclesiali e da semplici fedeli. Questa gara di solidariet ha
permesso alla Santa Sede di interrompere il preoccupante lungo periodo in cui tutti i suoi bilanci
chiudevano in disavanzo. Senza queste oblazioni saremmo ancora in una situazione deficitaria. Se mi
fosse permessa una battuta direi: le offerte sono da preferire alle tasse...
Il bilancio 1997 del primo settore si  per altro chiuso con un disavanzo di oltre 29 miliardi di
lire, essendo stati i costi totali di 150.970 milioni contro il totale dei ricavi di 121.931 milioni. I costi
includono le spese generali ed amministrative, le manutenzioni e le riparazioni degli edifici, le
Rappresentanze Pontificie, il costo del personale, ecc. A proposito del costo del personale va rilevato
che esso, riferito a tutti coloro che sono impegnati nelle varie attivit in cui si articola il bilancio
consolidato, ascende a 137,5 miliardi, comprendendo le retribuzioni, i contributi al Fondo Pensioni, al
F.A.S. e le indennit di liquidazione (in totale si tratta di 2560 dipendenti).
Il secondo settore del conto economico  costituito dall'Attivit Finanziaria, che ha registrato
ricavi totali per interessi, dividendi, negoziazioni titoli, ecc. per 121.141 milioni; mentre i costi per
interessi passivi, diritti di custodia, perdite per fluttuazioni, sono stati di 37.008 milioni. Il che ha
comportato un avanzo di 84.133 milioni. Il risultato positivo  stato originato dalla favorevole
situazione nei mercati valutari.
Il terzo settore del conto economico  l'Attivit Immobiliare, i cui ricavi totali nel 1997 sono
stati di 71.728 milioni, mentre i costi sono stati di 44.123 milioni, con un avanzo netto di 27.605
milioni; anche questo risultato  stato migliore del 1996 che si attest sui 23 miliardi.
Il quarto settore del conto economico, ossia l'Attivit delle quattro Istituzioni collegate con la
Santa Sede, ha invece accusato un disavanzo di 37.719 milioni, leggermente superiore a quello
dell'anno precedente; infatti i ricavi delle quattro aziende vaticane sono stati di 42.107 milioni, contro
79.826 milioni di spese.
Ho avuto il privilegio di presentare il Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede al
Santo Padre ed al Consiglio di Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della
Santa Sede, nella sua riunione del 17 c.m.
Il Bilancio verr ora tradotto in inglese, francese, tedesco e spagnolo, e una copia sar inviata a
tutti i Vescovi del mondo e a tutti i Superiori Maggiori degli Istituti Religiosi.
In conclusione, come risulta da quanto detto, la Santa Sede continua a dipendere in misura
notevole dalle contribuzioni provenienti dalle Diocesi in virt del Canone 1271, dagli Istituti Religiosi,
da Istituzioni, Fondazioni, Associazioni ed altri Enti. Senza la generosit dei Vescovi, Sacerdoti,
Religiosi e Laici nel mondo non potremmo sostenere tante spese che con l'approssimarsi del Grande
Giubileo dell'Anno 2000 sono in crescita. Vorrei pertanto profittare di questa circostanza per esprimere
la profonda gratitudine e vivo apprezzamento della Santa Sede per la loro generosa risposta alle
necessit economiche della Santa Sede".
Bilancio consuntivo consolidato 1998 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Il giorno 7 luglio '99 si  tenuta in Vaticano, sotto la Presidenza di S. Em.za il Card. Angelo
Sodano, Segretario di Stato, la Riunione del Consiglio di Cardinali per lo Studio dei Problemi
Organizzativi ed Economici della Santa Sede.
1. S.E. Mons. Sebastiani ha presentato il Bilancio Consuntivo Consolidato 1998 della Santa
Sede:
a) vi figurano spese per lire 336.018 milioni ed entrate per lire 338.524 milioni, con l'avanzo di
lire 2506 milioni;
b) una parte considerevole delle uscite  da ascrivere ai costi di gestione della Curia Romana,
che con la sua attivit  quotidianamente al servizio del ministero apostolico universale del Santo
Padre. Il personale della Curia ammonta attualmente a 2581 unit tra ecclesiastici, religiosi e laici.
Nel corso del '98,  stato ampliato il numero delle Rappresentanze Pontificie all'estero a
seguito dell'aumento dei Paesi che hanno allacciato relazioni diplomatiche con la Santa Sede.
 stato inoltre incrementato il Centro Televisivo Vaticano che, insieme con la Radio Vaticana,
diffonde il Messaggio Evangelico, la voce e l'immagine del Papa (nello scorso anno sono stati
realizzati ben 825 collegamenti con diverse Nazioni e trasmessi programmi in 46 lingue).
2. Il Presidente della Prefettura degli Affari Economici ha poi esposto il Bilancio Consuntivo
1998 dello Stato della Citt del Vaticano, ente istituzionalmente distinto dalla Santa Sede, che presenta
un avanzo di lire 15.507 milioni.
Nel corso degli ultimi anni, tra l'altro, l'Amministrazione dello Stato ha dovuto affrontare:
a) il rifacimento dell'area di ingresso dei Musei Vaticani, per rendere pi comodo ed agevole ai
visitatori l'accesso alle sale, soprattutto in vista del Giubileo;
b) la costruzione del parcheggio sotterraneo;
c) la conservazione e la ristrutturazione di diversi edifici monumentali.
I Bilanci della Santa Sede e dello Stato della Citt del Vaticano sono stati sottoposti a verifica e
a certificazione.
3. Infine,  stato illustrato l'andamento dell'Obolo di San Pietro che, com' noto, consiste nelle
offerte dei fedeli per le opere di carit del Sommo Pontefice e per il sostegno alle chiese bisognose.
Nel 1998 sono stati raccolti USA$ 52.758.527,30, che il Santo Padre ha destinato in special
modo ad interventi caritativi per comunit ecclesiali del Terzo Mondo e per sopperire a diverse urgenze
che si sono verificate nel corso dell'anno, particolarmente a motivo di gravi calamit naturali.
Bilancio consuntivo consolidato 1999 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Il giorno 21 giugno 2000, Sua Em. il Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha presieduto la
Riunione del Consiglio di Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa
Sede.
1. Sua E. Mons. Sebastiani ha presentato il Bilancio Consuntivo Consolidato 1999 della Santa
Sede.
Vi figurano entrate per lire 358.225 milioni e spese per lire 348.500 milioni, con un avanzo di
lire 9725 milioni.
Le entrate hanno consentito agli organismi centrali della Chiesa di svolgere il loro quotidiano
servizio all'universale ministero apostolico del Santo Padre. Il personale impegnato nei suddetti
organismi, comprese anche le 114 Rappresentanze Pontificie,  composto da circa 3000 tra
ecclesiastici, religiosi e laici di numerosi Paesi del mondo. L'anno 1999  stato contrassegnato dal
particolare impegno del Comitato Centrale del Grande Giubileo e di vari Dicasteri, a molteplici livelli,
al fine di facilitare il buon svolgimento dell'Anno Santo e garantire cos ai pellegrini, anche a quelli
provenienti dai Paesi meno agiati, una fraterna accoglienza, una decorosa ospitalit e la possibilit di
vivere un'intensa esperienza spirituale.
In tale prospettiva,  stata curata una appropriata formazione dei numerosi volontari
internazionali; sono state realizzate linee di comunicazione telematica con le singole Rappresentanze
Pontificie e le Conferenze Episcopali Nazionali; sono state predisposte opportune infrastrutture
recettive.
Sempre in rapporto all'Anno Giubilare, anche il Centro Televisivo Vaticano e la Radio
Vaticana hanno proseguito negli interventi di riqualificazione tecnologica, per corrispondere con
potenziate risorse alla diffusione del messaggio evangelico e della parola del Papa.
2. Il Presidente della Prefettura degli Affari Economici ha poi esposto il Bilancio Consuntivo
1999 dello Stato della Citt del Vaticano, che com' noto,  un Ente istituzionalmente distinto dalla
Santa Sede. Tale bilancio presenta un avanzo di lire 5399 milioni.
Nel corso dell'anno, tra l'altro, l'Amministrazione dello Stato ha portato a termine:
a) i lavori di costruzione del nuovo ingresso ai Musei Vaticani, ampio e razionale, per rendere
pi comodo ed agevole ai visitatori l'accesso alle sale;
b) la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in Vaticano;
c) la conservazione e la ristrutturazione di diversi edifici monumentali;
d) l'organizzazione logistica interna alla citt. Come di consueto, i Bilanci della Santa Sede e
dello Stato della Citt del Vaticano sono stati sottoposti a verifica e a certificazione.
3. Infine,  stata illustrata la situazione dell'Obolo di San Pietro, il quale  costituito dalle
offerte dei fedeli che desiderano sostenere le iniziative pastorali e caritative del Papa.
Nel corso del 1999 l'andamento  stato positivo e sono stati raccolti USA$ 55.313.587,89, che
il Santo Padre ha specialmente destinato a quelle Diocesi che per varie cause si trovano in condizioni di
necessit, volendo concorrere ad alleviare situazioni di particolare disagio economico, culturale e
sociale.
Bilancio consuntivo consolidato 2000 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Il giorno 6 luglio 2001, Sua Em. il Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha presieduto la
Riunione del Consiglio di Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa
Sede.
1. Sua Em. il Card. Sebastiani ha presentato il Bilancio Consuntivo Consolidato 2000 della
Santa Sede.
Vi figurano entrate per Lit. 422.098 milioni e spese per Lit. 404.378 milioni, con un avanzo di
Lit. 17.720 milioni. Le entrate hanno permesso ai Dicasteri e agli altri Organismi centrali e periferici
della Santa Sede di svolgere l'ordinario servizio a sostegno del ministero apostolico universale del
Santo Padre. Il personale impegnato nei suddetti organismi, tra i quali vi sono anche le oltre cento
Rappresentanze Pontificie,  composto da circa 3000 persone tra ecclesiastici, religiosi e laici
provenienti da numerose Nazioni.
L'anno del Grande Giubileo  stato caratterizzato dal particolare impegno profuso dall'apposito
Comitato e dai vari Dicasteri, a diversi livelli, per facilitarne lo svolgimento offrendo un'accoglienza
fraterna ai pellegrini, provenienti anche dai Paesi poveri. Molti di questi, forse, per la prima volta nella
loro vita, hanno avuto la possibilit di accostarsi alla Sede di Pietro.
Le stime parlano della venuta a Roma di circa 23 milioni di pellegrini, che, in gruppo o come
singoli, hanno partecipato ad innumerevoli eventi giubilari (giornate ufficiali organizzate dai Dicasteri,
Giubilei di vari organismi e associazioni, pellegrinaggi nazionali, regionali, diocesani, ecc.).
Un primo e sommario bilancio dell'evento giubilare, il cui svolgimento  stato reso possibile
anche per le molteplici infrastrutture recettive, predisposte gi dal 1999, pu considerarsi certamente
molto lusinghiero.
Inoltre il Centro Televisivo e la Radio Vaticana, impegnati in modo particolare nel seguire le
manifestazioni giubilari, hanno corrisposto con potenziate risorse a diffondere il messaggio evangelico
e la parola del Papa.
2. Il Presidente della Prefettura degli Affari Economici ha poi esposto il Bilancio Consuntivo
2000 dello Stato della Citt del Vaticano, che, com' noto,  un Ente istituzionalmente distinto dalla
Santa Sede.
Tale bilancio presenta un avanzo di Lit. 46.681 milioni, superiore rispetto al 1999, perch non
hanno pesato sui costi le grandi opere - quali il nuovo ingresso ai Musei Vaticani, la realizzazione di
un parcheggio sotterraneo nella Citt del Vaticano e la conservazione e la ristrutturazione di diversi
edifici monumentali - che, invece, avevano influito sugli scorsi esercizi.
Il positivo risultato del 2000 permetter di affrontare quelle spese che non  stato possibile
sostenere negli anni precedenti, e di provvedere agli opportuni accantonamenti per il Fondo Pensioni
Vaticano e per quello della liquidazione dei dipendenti, nonch l'adeguamento di strutture interne dello
Stato.
Come di consueto, i Bilanci della Santa Sede e dello Stato della Citt del Vaticano sono stati
sottoposti a verifica e a certificazione.
3. Infine,  stata illustrata la situazione dell'Obolo di San Pietro, costituito dalle offerte dei
fedeli che desiderano sostenere le iniziative pastorali e caritative del Papa.
Nel corso del 2000 sono stati raccolti US$ 63.633.799,97, che il Santo Padre ha destinato con
particolare attenzione e premura a quelle Diocesi, le cui popolazioni si trovano in condizioni di grave
necessit, quali la povert, le condizioni di vita non umane, il degrado morale, le carestie, le malattie, le
calamit naturali di ogni tipo, ecc.
Bilancio consuntivo consolidato 2001 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Il giorno 4 luglio 2002, Sua Em.za il Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha presieduto la
Riunione del Consiglio di Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa
Sede.
1. Sua Em.za il Card. Sebastiani ha presentato il Bilancio Consuntivo Consolidato 2001 della
Santa Sede.
Vi figurano entrate per Lit. 381.245 milioni (196.897.000) e spese per Lit. 387.972 milioni
(200.371.000), con un disavanzo di Lit. 6727 milioni (3.474.000).
L'attuazione di una politica di stretto controllo delle spese, pur avendo comportato una generale
diminuzione dei costi di esercizio, non  stata sufficiente a compensare la flessione delle entrate. Da
vari anni si va accentuando l'internazionalizzazione della Curia Romana, presso la quale al 31.12.2001
lavoravano 2671 persone tra ecclesiastici, religiosi e laici.
Le spese relative al funzionamento delle Rappresentanze Pontificie, necessarie per consentire
una migliore ed incisiva presenza pastorale della Chiesa nei vari paesi, sono ammontate nel 2001 a
circa US$ 20 milioni.
2. Il Presidente della Prefettura degli Affari Economici ha poi esposto il Bilancio Consuntivo
2001 dello Stato della Citt del Vaticano. Il Governatorato S.C.V. provvede alla gestione del territorio
e all'esercizio di attivit di supporto logistico alla Santa Sede.
Nell'esercizio si  avuto un avanzo di Lit. 27.251,00 milioni (14.074.000,00), inferiore rispetto
allo scorso anno di circa 10.000.000,00. Il minore risultato  stato causato, oltrech dalla riduzione dei
ricavi, dalle spese sostenute per i lavori di restauro delle Basiliche romane di S. Giovanni, S. Paolo, S.
Maria Maggiore e per le opere di conservazione del patrimonio artistico all'interno della Citt del
Vaticano.
I Bilanci della Santa Sede e dello Stato della Citt del Vaticano, come da prassi, sono stati
sottoposti a verifica e a certificazione.
3.  stato esaminato l'andamento dell'Obolo di San Pietro, che costituisce il fondo destinato
alle opere di solidariet evangelica del Santo Padre.
Nel corso del 2001 sono pervenuti US$ 51.913.309,41 che il Santo Padre ha destinato
particolarmente alle comunit ecclesiali per finalit pastorali e per alleviare condizioni di estrema
povert e di degrado, come ad esempio nel caso di carestie e calamit naturali.
Bilancio consuntivo consolidato 2002 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Marted 8 luglio 2003 Sua Em.za il Card. Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha presieduto in
Vaticano la 37a Riunione del Consiglio di Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed
Economici della Santa Sede.
Sua Em.za il Card. Sebastiani ha presentato il Bilancio Consuntivo Consolidato 2002 della
Santa Sede.
Vi figurano entrate per Euro 216.575.034,00 ed uscite per Euro 230.081.756,00 con un
disavanzo di Euro 13.506.722,00. Una parte considerevole delle uscite  da ascrivere ai costi di
gestione ordinaria e straordinaria della Curia Romana, che svolge quotidianamente la sua attivit a
servizio del Santo Padre. Presso la Curia Romana lavorano 2659 persone, di cui 744 ecclesiastici, 351
religiosi e 1564 laici; mentre i pensionati sono 892. Anche nel corso del 2002 si sono dovute sostenere
spese per la costruzione e l'acquisto di nuove sedi per le Rappresentanze Pontificie. La Santa Sede,
inoltre, ha acquisito a Roma un complesso immobiliare per l'esigenza di adeguati spazi da destinare a
fini istituzionali.
Il Presidente della Prefettura degli Affari Economici ha poi esposto il Bilancio Consuntivo 2002
dello Stato della Citt del Vaticano che, com' noto, provvede alla gestione del territorio e all'esercizio
di attivit di supporto logistico alla Santa Sede.
Nell'esercizio si  avuto un disavanzo di Euro 16.048.508,00. Il risultato negativo, rispetto a
quello positivo del 2001,  stato causato dalla riduzione dei ricavi in vari settori delle proprie attivit e
dal contributo dato per coprire parte del disavanzo della Radio Vaticana. I dipendenti dello Stato della
Citt del Vaticano sono 1511, di cui 4 alti dirigenti, 75 religiosi e 1.432 laici; mentre i pensionati sono
566.
Come di consueto, i Bilanci della Santa Sede e dello Stato della Citt del Vaticano sono stati
sottoposti a verifica e a certificazione.
Infine,  stata illustrata la situazione dell'Obolo di San Pietro, che comprende la raccolta
effettuata generalmente in occasione della Solennit dei Santi Pietro e Paolo nelle Diocesi del mondo, i
contributi provenienti da Congregazioni e da Istituti Religiosi, e dalle Fondazioni, come pure le offerte
di un numero crescente di fedeli che con il loro generoso impegno sostengono le opere di carit del
Santo Padre.
Nel corso del 2002 sono stati raccolti US$ 52.836.693,50 che il Sommo Pontefice ha destinato
con particolare attenzione e premura ad interventi caritativi per Comunit ecclesiali del Terzo Mondo e
per alleviare necessit verificatesi nel corso dell'anno a motivo di guerre e di gravi calamit naturali. A
Roma  stato avviato il progetto di accoglienza presso l'Istituto Don Orione di Monte Mario per
pellegrini disabili.
Nel 2002 l'incremento delle offerte, rispetto al 2001,  stato dell'1,80%. Il dato conferma la
generosit di tante persone di buona volont che, con un gesto di solidale condivisione si sono fatti
carico della sofferenza di tanti fratelli e sorelle attraverso la carit del Papa.
Bilancio consuntivo consolidato 2003 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Marted 6 luglio 2004 si  tenuta in Vaticano la 38a Riunione del Consiglio dei Cardinali per lo
Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, presieduta dal Segretario di Stato,
Sua Em.za il Card. Angelo Sodano.
I punti all'ordine del giorno sono stati i seguenti: Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa
Sede per il 2003, Bilancio Consuntivo dello Stato della Citt del Vaticano per il 2003, Obolo di S.
Pietro e contributi in base al Canone 1271 C.I.C. nel 2003.
La riunione ha avuto inizio con la presentazione da parte di Sua Em.za il Card. Sebastiani del
Bilancio Consuntivo Consolidato 2003 della Santa Sede, dove figurano entrate per Euro
203.659.498,00 ed uscite per Euro 213.228.954,00 con un disavanzo di Euro 9.569.456,00, inferiore
del 29,15% rispetto al 2002.
La maggior parte delle uscite sono da ascriversi alle spese erogate per la gestione ordinaria e
straordinaria degli Organismi della Santa Sede, destinati, ciascuno secondo la propria competenza, al
servizio del Sommo Pontefice nella cura della Chiesa Universale. Oltre la Segreteria di Stato, divisa in
due Sezioni, sono da considerare 9 Congregazioni, 3 Tribunali, 11 Pontifici Consigli, la Camera
Apostolica, l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, la Prefettura degli Affari
Economici della Santa Sede, la Prefettura della Casa Pontificia, l'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche
del Sommo Pontefice, l'Ufficio Stampa della Santa Sede, il Vatican Information Service, l'Ufficio
Centrale di Statistica della Chiesa, 5 Pontificie Commissioni e Comitati, 9 Istituzioni collegate con la
Santa Sede, il Sinodo dei Vescovi e 6 Pontificie Accademie. Ai suddetti Organismi centrali della Santa
Sede sono da aggiungere le 118 Sedi delle Rappresentanze Pontificie presso Nazioni od Organizzazioni
Internazionali.
Nella Curia Romana lavorano complessivamente 2674 persone, di cui 755 ecclesiastici, 344
religiosi e 1575 laici. I pensionati sono circa un migliaio.
Successivamente, Sua Em.za il Card. Sebastiani ha esposto il Bilancio Consuntivo 2003 dello
Stato della Citt del Vaticano che, com' noto, provvede alla gestione del territorio e all'esercizio di
attivit di supporto alla Santa Sede.
Nell'esercizio 2003 si  avuto un disavanzo di Euro 8.820.678,00. Tale risultato negativo,
inferiore del 45% a quello dello scorso anno, negativo per Euro 16.048.508,00,  stato causato dalle
spese straordinarie per la realizzazione di opere o la ristrutturazione e restauro di edifici esistenti nel
territorio dello Stato della Citt del Vaticano o nelle zone extraterritoriali, oltre che dal contributo di 
10.452.543,82 che il Governatorato ha dato per coprire met del disavanzo della Radio Vaticana.
Un cospicuo impegno finanziario  stato sostenuto anche per iniziative di tutela, valorizzazione,
restauro e conservazione del patrimonio artistico della Santa Sede, meta di visite da parte di pellegrini e
turisti provenienti da tutto il mondo.
I dipendenti dello Stato della Citt del Vaticano sono 1534.
Come di consueto, i Bilanci della Santa Sede e dello Stato della Citt del Vaticano sono stati
sottoposti a verifica e a certificazione. Nel corso della discussione sui Bilanci, gli Em. mi Cardinali
hanno affrontato anche l'argomento dei mezzi di comunicazione sociale ed in particolare della Radio
Vaticana. La Chiesa  molto sensibile all'uso di questi strumenti che impegnano ingenti risorse
finanziarie e richiedono continue innovazioni tecnologiche, ma svolgono un importante e proficuo
servizio d'informazione sull'attivit ed insegnamento del Santo Padre e della Chiesa universale, nonch
di formazione pastorale specialmente verso quei Paesi che dispongono di limitate possibilit per
l'evangelizzazione.
 stata illustrata la situazione dell'Obolo di San Pietro, che comprende la raccolta effettuata
nelle Diocesi del mondo soprattutto in occasione della solennit dei Santi Pietro e Paolo, i contributi
provenienti da Congregazioni ed Istituti Religiosi e da Fondazioni, come pure le offerte dei fedeli, i
quali in numero sempre crescente e con generoso impegno sostengono le opere di carit del Santo
Padre.
Nel corso del 2003 sono pervenute offerte per un totale di US$ 55.842.854,91, con un
incremento del 5,7% rispetto al 2002. Il Sommo Pontefice, con particolare attenzione e premura, li ha
destinati soprattutto ad interventi caritativi per manifestare la vicinanza della Sede Apostolica e della
Chiesa Universale alle popolazioni di vari Paesi del mondo colpite da calamit di diversa natura
(terremoti, inondazioni, guerre, carestie, malattie endemiche, stato di rifugiati e profughi, ecc.), per
sostenere le numerose e varie iniziative delle Comunit ecclesiali del Terzo Mondo, finalizzate alla
promozione umana, e per aiutare le opere cattoliche in Terra Santa, che si trovano da alcuni anni in
gravi difficolt per i noti motivi di tensioni e conflitti.
Bilancio consuntivo consolidato 2004 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Venerd 8 luglio 2005 ha avuto luogo in Vaticano la 39a Riunione del Consiglio dei Cardinali
per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, presieduta dal Segretario di
Stato, Sua Em.za il Card. Angelo Sodano.
La riunione  iniziata con la presentazione da parte di Sua Em.za il Card. Sebastiani del
Bilancio Consuntivo Consolidato 2004 della Santa Sede, che mostra entrate per Euro 205.663.266,00
ed uscite per Euro 202.581.446,00, con un avanzo di Euro 3.081.820,00, migliorato rispetto al risultato
dell'esercizio 2003, che si era chiuso con un disavanzo.
Gran parte delle uscite sono costituite dalle spese per i Dicasteri e gli Organismi della Santa
Sede, che coadiuvano, ciascuno secondo la propria competenza, il Romano Pontefice nel suo servizio
pastorale alla Chiesa universale ed alle Chiese particolari, promuovendo la missione propria della
Chiesa nel mondo. Tali Dicasteri ed Organismi sono: la Segreteria di Stato, con le sue due Sezioni per
gli Affari Generali e per i Rapporti con gli Stati; inoltre, 9 Congregazioni, 3 Tribunali, 11 Pontifici
Consigli, la Camera Apostolica, l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, la Prefettura
degli Affari Economici della Santa Sede, la Prefettura della Casa Pontificia, l'Ufficio delle
Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, l'Ufficio Stampa della Santa Sede, il Vatican
Information Service, l'Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, le Pontificie Commissioni ed i
Comitati, 9 Istituzioni collegate con la Santa Sede, tra cui l'Archivio Segreto, la Biblioteca Apostolica,
la Fabbrica di San Pietro e l'Elemosineria Apostolica, il Sinodo dei Vescovi e 6 Pontificie Accademie.
Ai suddetti Organismi centrali della Santa Sede, che costituiscono la Curia Romana, si aggiungono le
118 Sedi delle Rappresentanze Pontificie presso Nazioni e 9 Sedi presso Organizzazioni Internazionali.
Nella Curia lavorano complessivamente 2663 persone, di cui 759 ecclesiastici, 346 religiosi e
1558 laici; i pensionati sono 1429.
Sua Em.za il Card. Sebastiani ha poi esposto il Bilancio Consuntivo 2004 dello Stato della Citt
del Vaticano che, com' noto, gestisce il territorio vaticano e svolge azione di supporto alle attivit
della Santa Sede.
L'esercizio 2004 si  chiuso con il risultato positivo di Euro 5.371.194,00. Un notevole
impegno finanziario  stato sostenuto per la tutela, la valorizzazione ed il restauro del patrimonio
artistico della Santa Sede, meta di visite da parte di pellegrini e turisti provenienti da tutto il mondo, e
per sostenere la Radio Vaticana, contribuendo alla copertura di met dei costi di esercizio
dell'Emittente.
I dipendenti dello Stato della Citt del Vaticano sono 1560; i pensionati sono 878.
Come di consueto, i Bilanci della Santa Sede e dello Stato della Citt del Vaticano sono stati
sottoposti a verifica e a certificazione.
In sede di esame dei Bilanci, gli Em. mi Cardinali hanno affrontato anche l'argomento dei
mezzi di comunicazione sociale ed in particolare della Radio Vaticana. Questi strumenti svolgono un
importante servizio d'informazione sull'attivit ed insegnamento del Santo Padre e della Chiesa
universale, nonch di formazione pastorale specialmente verso quei Paesi che dispongono di limitate
possibilit per l'evangelizzazione, ma impegnano ingenti risorse finanziarie e richiedono continue
innovazioni tecnologiche.
Si  poi eseguito un Bilancio dell'Obolo di S. Pietro e Contributi in base al Canone 1271 C.I.C.
L'Obolo di San Pietro  costituito dall'insieme delle offerte destinate ad assistere il Papa nella sua
missione apostolica e caritativa: esso comprende la colletta effettuata nelle Chiese particolari
soprattutto in occasione della solennit dei Santi Pietro e Paolo, i contributi provenienti da Istituti di
vita consacrata e da Fondazioni, come pure donazioni di singoli fedeli.
Nel corso del 2004 sono pervenuti donativi per un totale di US$ 51.710.348,45, con una
diminuzione del 7,4% rispetto al 2003. Il Santo Padre li ha destinati ad interventi caritativi volti ad
alleviare le sofferenze di popolazioni colpite da catastrofi naturali; a sostenere iniziative in favore di
orfani figli di vittime di conflitti armati o dell'AIDS; a rendere presente l'aiuto della Chiesa in zone di
particolare tensione; a sostenere centri di formazione cristiana nel mondo ed altre attivit.
I Contributi di cui al can. 1271 C.I.C. sono invece inviati dai Vescovi, secondo le possibilit
delle diocesi, per fornire alla Santa Sede mezzi per il suo servizio alla Chiesa universale. Nel 2004,
questi contributi hanno raggiunto l'ammontare di US$ 27.209.792,56, con un aumento dell'8,18%
rispetto all'esercizio precedente. Dette entrate della Sede Apostolica sono stabilite da una norma di
natura ecclesiastica, e sono da distinguersi da quelle di cui beneficiano Chiese particolari o Conferenze
Episcopali, in base ad accordi bilaterali oppure a norme di alcuni Stati come, ad es., la Kirchensteuer in
Germania o l'"8 per mille" in Italia, che sono invece destinate non alla Santa Sede bens alle rispettive
Chiese locali.
Bilancio consuntivo consolidato 2005 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Marted 4 luglio 2006 si  svolta in Vaticano la 40 riunione del Consiglio dei Cardinali per lo
Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici presieduta dal Segretario di Stato, Sua Eminenza
Cardinale Angelo Sodano; i Porporati hanno esaminato il Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa
Sede ed il Bilancio del Governatorato S.C.V. per l'esercizio 2005, entrambi chiusisi con un attivo. Ecco
il testo della conferenza stampa.
"Con i miei pi stretti collaboratori mi pregio di presentare, come di consueto, il Bilancio
Consuntivo Consolidato della Santa Sede per l'esercizio 2005. Trattandosi di un bilancio consolidato,
in esso sono rappresentati unitariamente i costi ed i ricavi di tutte le amministrazioni pontificie che
entrano nell'area di consolidamento. Si tratta in particolare dell'Amministrazione del Patrimonio della
Sede Apostolica (APSA), che provvede in toto alle operazioni amministrative degli uffici della Curia
Romana; della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, della Camera Apostolica, della Radio
Vaticana, del Centro Televisivo Vaticano, de L'Osservatore Romano - Tipografia Vaticana e della
Libreria Editrice Vaticana.
La buona notizia  che il bilancio consuntivo consolidato della Santa Sede per l'esercizio 2005
si  chiuso con un risultato positivo di 9,7 milioni di euro, che rappresenta il valore pi significativo
negli ultimi otto anni.
Nei confronti del precedente esercizio 2004 il risultato presenta un miglioramento di circa 6,6
milioni di euro.
Passo ora ad analizzare le principali voci del bilancio economico che sono espresse, per ragioni
di affinit, nei seguenti quattro settori:
1. Attivit istituzionali. Questo settore ingloba tutti i Dicasteri della Curia Romana: Segreteria di
Stato, Rappresentanze Pontificie, Congregazioni Romane, Pontifici Consigli, il Sinodo dei Vescovi ed
altri uffici. Trattandosi di organismi che assistono da vicino il Santo Padre nella sua missione di Pastore
universale a servizio delle Chiese locali, come anche a beneficio dell'umanit come operatore di pace
nel mondo, essi non producono in genere ricavi. Da qui il senso della prescrizione canonica del can.
1271 che invita i Vescovi a venire incontro liberamente alle necessit della Santa Sede per sostenerne
l'attivit, cos come il can. 1263 prescrive alle parrocchie di sostenere l'attivit della Curia diocesana.
Nel 2005, oltre ad altri introiti di minore entit, la massa oblativa proveniente da Conferenze
Episcopali, diocesi, istituti religiosi, fedeli ed Enti vari  passata da 73,3 milioni di euro del 2004 a 73,9
milioni, quindi sostanzialmente immutata nel biennio preso in considerazione. Quanto ai costi
dell'intero settore, c' stato un incremento: da 101,6 milioni di euro del 2004 si  passati a 121,3
milioni. L'aumento  dovuto ai costi del comparto personale a motivo dell'aggiornamento e definizione
delle quote a carico di ciascuna Amministrazione della Santa Sede per coprire pienamente il debito
potenziale maturato verso tutto il personale in servizio e quello collocato in quiescenza dopo il 1
gennaio 1993. Questa  una importante "conquista" non solo contabile, ma soprattutto di trasparenza e
di maggiore tranquillit per il nostro personale. In aumento anche gli oneri per "manutenzioni e
riparazioni" che da 4 milioni di euro del 2004, ascende a 10,5 milioni di euro, per i costi relativi al
consolidamento delle fondamenta, solai, muri verticali, ecc. dell'immobile di Piazza di Spagna, sede
della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e ai lavori di manutenzione straordinaria ai
Palazzi di Sant'Uffizio, dei Propilei e di via della Conciliazione. Lievi sono gli incrementi delle spese
per le Rappresentanze Pontificie che da 18,3 milioni dell'esercizio 2004, passano a 19,6 milioni nel
2005. Pertanto questo importante settore delle Attivit Istituzionali si  chiuso con un disavanzo pari a
36,9 milioni di euro, in aumento rispetto al disavanzo istituzionale del 2004 attestatosi su 23,2 milioni
di euro.
2. Attivit finanziaria. In questo settore sono raccolte le attivit finanziarie delle
amministrazioni consolidate, specialmente quelle della Sezione Straordinaria dell'APSA
(Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica).
Il settore finanziario nel 2005 si  chiuso con un avanzo di 43,3 milioni contro 6,1 del 2004. Ci
 stato possibile grazie ad una migliore congiuntura dei mercati finanziari dei cambi, verificatasi nel
corso del 2005. Infatti se nel 2004 abbiamo avuto una perdita netta per le fluttuazione dei cambi di
circa 11 milioni di euro, nel 2005 abbiamo avuto una fluttuazione positiva netta di 21,7 milioni di euro.
Sostanzialmente immutato il risultato per cedole e dividendi, che nei due esercizi passa da 19,6 milioni
di euro a 19,1 milioni di euro. In aumento gli interessi attivi nei confronti del 2004, mentre quelli
passivi passano da un valore di 8,3 milioni a 8 milioni di euro.
3. Il settore immobiliare ha ottenuto un risultato netto di 22,2 milioni di euro, inferiore a quello
registrato nel 2004 quando si attest a circa 24,9 milioni. In sostanza la flessione  dovuta al fatto che
nel 2004 erano state realizzate plusvalenze per alienazioni immobili per 6 milioni di euro, mentre nel
2005 sono state realizzate plusvalenze per soli 1,3 milioni di euro. Nell'esercizio in esame i costi
complessivi sono stati circa 28,9 milioni di euro, mentre i ricavi hanno raggiunto i 51 milioni di euro.
4. Nel settore delle "Attivit di quattro Istituzioni collegate con la S. Sede" sono comprese le
"aziende mediatiche": Radio Vaticana, Tipografia Vaticana - Editrice "Osservatore Romano", Centro
Televisivo Vaticano, Libreria Editrice Vaticana. L'insieme di queste attivit sono strettamente legate al
ministero petrino per la diffusione della voce e dell'immagine del Papa. Questo settore ha chiuso con
un saldo negativo di 11,8 milioni di euro, riferibile sostanzialmente ai risultati negativi attribuiti alla
Radio Vaticana (circa 23,5 milioni) ed a "L'Osservatore Romano" (4,6 milioni di euro).
Di contro la Tipografia Vaticana ha chiuso il bilancio con un avanzo di 653 mila euro, come
pure il Centro Televisivo Vaticano chiude il bilancio con un avanzo di 650 mila euro, contro 235 mila
euro del 2004.
Anche la Libreria Editrice Vaticana chiude il consuntivo 2005 con un avanzo di 934 mila euro e
con una crescita dell'attivit per circa 3,8 (da 8,3 milioni di euro a 12,1 milioni di euro). Va comunque
rilevato che alla Libreria Editrice Vaticana sono affidati l'esercizio e la tutela (in perpetuo e a livello
mondiale) di tutti i diritti sui documenti attraverso i quali il Sommo Pontefice esercita il proprio
magistero. L'ultima voce del conto economico riguarda costi e ricavi diversi. Con un saldo passivo di 7
milioni di euro indica i costi sostenuti nel periodo della Sede Vacante.
Il bilancio  stato sottoposto prima all'esame del Consiglio dei Revisori Internazionali e poi al
Consiglio di Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede. Il 6
c.m. ho avuto l'onore di presentarlo al Santo Padre. Ora esso sar tradotto nelle diverse lingue ed
inviato a tutti i Vescovi ed ai Superiori Maggiori degli Istituti Religiosi maschili e femminili".
Bilancio consuntivo consolidato 2006 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Luned 2 luglio 2007 si  tenuta in Vaticano la 41 Riunione del Consiglio dei Cardinali per lo
Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, presieduta dal Segretario di Stato,
Sua Em.za il Card. Tarcisio Bertone.
I punti all'ordine del giorno sono stati i seguenti:
Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede per il 2006;
Bilancio Consuntivo dello Stato della Citt del Vaticano per il 2006;
Obolo di S. Pietro e contributi in base al Canone 1271 del Codice di Diritto Canonico nel 2006.
La riunione ha avuto inizio con la presentazione da parte del Card. Sergio Sebastiani del
Bilancio Consuntivo Consolidato 2006 della Santa Sede, dove figurano entrate per  227.815.031,00 ed
uscite per  225.409.716,00, con un avanzo di  2.405.315,00.
Le uscite sono da ascriversi per la maggior parte alle spese ordinarie e straordinarie dei
Dicasteri e Organismi della Santa Sede, che, ciascuno per la propria competenza, coadiuvano il Sommo
Pontefice nella cura della Chiesa Universale.
Nei suddetti Organismi lavorano complessivamente 2704 persone, di cui 773 ecclesiastici, 331
religiosi, 1600 laici.
Sua Em.za il Card. Sergio Sebastiani ha illustrato poi il Bilancio Consuntivo 2006 dello Stato
della Citt del Vaticano, al quale compete la gestione del territorio e l'esercizio delle attivit di
supporto alla Santa Sede.  compito specifico del Governatorato la tutela, la valorizzazione ed il
restauro del grande patrimonio artistico della Santa Sede, di cui espressione peculiare sono i Musei
Vaticani, visitati nel 2006 da oltre 4,2 milioni di turisti provenienti da tutto il mondo.
Il 2006 si  chiuso con un risultato positivo di  21.849.155,00.
I dipendenti dello Stato della Citt del Vaticano sono 1693.
Bilancio consuntivo consolidato 2007 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Gioved 3 luglio e venerd 4 luglio 2008 si  svolta in Vaticano la 42a riunione del Consiglio di
Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, presieduta dal
Segretario di Stato, Sua Eminenza Rev. ma il Cardinale Tarcisio Bertone. Il Governatorato dello Stato
della Citt del Vaticano e l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica erano rappresentati
rispettivamente dal Presidente, Sua Em.za il Cardinale Giovanni Lajolo, e dal Segretario, Sua Ecc. za
Mons. Domenico Calcagno. Su invito del Cardinale Segretario di Stato era presente il Dr. Gr. Uff.
Alberto Gasbarri, Direttore Amministrativo della Radio Vaticana.
I punti all'ordine del giorno sono stati i seguenti:
- Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede per l'esercizio 2007;
- Bilancio Consuntivo del Governatorato dello Stato della Citt del Vaticano per il 2007;
- Obolo di San Pietro e contributi in base al can. 1271 del C.I.C., ricevuti nel 2007.
Santa Sede - Consuntivo Consolidato 2007. La riunione ha avuto inizio con la presentazione, da
parte di Sua Ecc. za Mons. Velasio De Paolis, del Bilancio Consuntivo Consolidato 2007 della Santa
Sede, dove figurano entrate per 236.737.207 e uscite per  245.805.167. Il risultato netto  quindi un
disavanzo di 9.067.960 dopo che negli ultimi tre esercizi (2004, 2005 e 2006) si erano registrati risultati
positivi per complessivi 15.206.587.
Le voci del bilancio economico della Santa Sede, sono raccolte nei seguenti settori: attivit
istituzionale, attivit finanziaria, attivit immobiliare e attivit mediatica.
1. Attivit istituzionale. Questo settore ingloba tutti i Dicasteri della Curia Romana: Segreteria
di Stato, Rappresentanze Pontificie, Congregazioni Romane, Pontifici Consigli, il Sinodo dei Vescovi
ed altri uffici. Trattandosi di organismi che assistono da vicino il Santo Padre nella sua missione di
Pastore universale a servizio delle Chiese locali e a beneficio dell'intera umanit, essi non producono
ricavi. Da qui il senso della disposizione in base al can. 1271 che richiama i Vescovi a venire incontro
alle necessit della Santa Sede per sostenerne l'attivit. Nel 2007, oltre ad altri introiti di minore entit,
la massa contributiva proveniente da Conferenze Episcopali, Diocesi, Istituti religiosi, Istituzioni e Enti
vari  rimasta sostanzialmente invariata (86.022.372 nel 2006, 86.143.257 nel 2007). All'interno dei
settore, gli introiti del can. 1271 C.I.C. ammontano a 21,4 milioni di euro, mentre i contributi da
Istituzioni, Fondazioni ed Istituti Religiosi salgono complessivamente a 64,8 milioni di euro.
Anche i costi dell'intero settore, direttamente connessi con l'attivit della Curia Romana, sono
rimasti sostanzialmente immutati: si  passati da 126,2 milioni di euro nel 2006 a 125,4 milioni di euro
nel 2007. Sono continuati anche per il 2007 i lavori di consolidamento dell'immobile di Piazza di
Spagna, sede della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e sono stati effettuati lavori
straordinari al Palazzo del Sant'Uffizio, Palazzo dei Propilei e Palazzo dei Convertendi.
2. Attivit finanziaria. In questo settore sono raccolte le attivit finanziarie delle
amministrazioni consolidate. Il settore si  chiuso con un avanzo netto di 1,4 milioni di euro contro
13,7 milioni di euro del 2006; si  avuta perci una flessione di circa 12 milioni di euro, ascrivibile
principalmente alla brusca ed assai accentuata inversione di tendenza nella fluttuazione dei tassi di
cambio, soprattutto del dollaro statunitense. All'interno del settore, gli introiti derivanti dagli
investimenti in titoli passano da 18,4 milioni di euro a 17,8 milioni di euro. Gli impieghi nel comparto
finanziario a breve termine ascendono a 13,7 milioni, rispetto ai 10 milioni di euro del 2006.
3. Il settore immobiliare ha ottenuto un risultato positivo netto di 36,3 milioni di euro, superiore
a quello registrato nel 2006 che si attest a 32,3 milioni di euro. L'incremento in termini assoluti  di 4
milioni di euro, imputabile sia al maggior gettito delle locazioni, sia alle plusvalenze realizzate per la
vendita di alcuni cespiti immobiliari. In aumento anche le spese dirette su immobili a reddito che da
15,4 milioni passano a 18,2 milioni di euro, con un aumento del 18%. In sostanza l'aumento globale
dei ricavi ha permesso di sostenere gli oneri per la manutenzione e l'ammodernamento degli immobili
a reddito.
4. Nel settore delle Attivit di quattro Istituzioni collegate con la S. Sede sono comprese le
"aziende mediatiche": Radio Vaticana, Tipografia Vaticana - Editrice "L'Osservatore Romano",
Libreria Editrice Vaticana e Centro Televisivo Vaticano. L'insieme di queste attivit sono strettamente
legate alla diffusione della voce e dell'immagine del Papa. Questo settore ha chiuso con un saldo
negativo di 14,6 milioni di euro, riferibile sostanzialmente al deficit della Radio Vaticana e ai costi per
la pubblicazione de "L'Osservatore Romano". Risultati positivi sono invece venuti dalla Tipografia
Vaticana che ha chiuso il proprio bilancio con un avanzo di 1 milione di euro, dal Centro Televisivo
Vaticano, con un avanzo di 458.754 e dalla Libreria Editrice Vaticana con un utile di 1,6 milioni di
euro.
Nella Curia Romana lavorano complessivamente 2748 persone (44 unit in pi del 2006) di cui
778 ecclesiastici, 333 religiosi e 1637 laici (di cui 425 donne). Il costo sostenuto nel 2007  stato di
102,5 milioni di euro, di cui 24,6 milioni per oneri sociali. I pensionati sono 929, con un costo
complessivo di 18,2 milioni.
Il bilancio  stato sottoposto prima all'esame del Consiglio dei Revisori Internazionali e poi al
Consiglio di Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede. Ora esso
sar tradotto nelle principali lingue ed inviato a tutti i Vescovi e ai Superiori Generali degli Istituti di
Vita Consacrata e delle Societ di Vita Apostolica.
Governatorato Sacra Citt del Vaticano - Consuntivo 2007. L'esercizio 2007 si  chiuso con un
risultato positivo di 6,7 milioni di euro, in diminuzione rispetto al precedente esercizio 2006 che si
concluse con un avanzo di 21,8 milioni di euro. La flessione del risultato  da attribuire al settore
finanziario che da un effetto positivo del 2006 pari a 7,2 milioni di euro,  passato a un esito negativo
per 8 milioni di euro nel 2007. Notevole  stato l'impegno economico e finanziario sostenuto per la
tutela, valorizzazione e restauro del patrimonio artistico della Santa Sede (restauro della Cappella
Paolina, interventi alle basiliche di San Paolo fuori le mura e Santa Maria Maggiore). Come pure
importanti sono stati i costi sostenuti per la sicurezza all'interno della Citt del Vaticano. Positivo sotto
tutti i punti di vista il risultato dei Musei Vaticani riconducibile soprattutto all'aumentato numero dei
visitatori che per il 2007 ha raggiunto la cifra di 4,3 milioni di presenze. Anche per l'esercizio 2007 il
Governatorato si  impegnato a sostenere i costi della Radio vaticana, contribuendo alla copertura di
met del deficit (12,2 milioni di euro).
I dipendenti del Governatorato al 31/12/2007 erano 1795 (102 unit in pi del 2006) con un
costo complessivo di 62,3 milioni di euro di cui 10,6 milioni di oneri sociali. I pensionati a carico del
Governatorato sono 567, con un costo complessivo di 11,8 milioni di euro.
Obolo di San Pietro 2007. Nel corso del 2007 sono pervenuti donativi per un totale di USD
79.837.843. Il Santo Padre ha destinato l'Obolo per interventi caritativi alle popolazioni di vari Paesi
del mondo colpiti da calamit di diversa natura, per sostenere numerose iniziative delle Comunit
ecclesiali del Terzo Mondo e per aiutare le Chiese locali pi povere. Nel 2007 le maggiori
contribuzioni sono arrivate dalle seguenti Nazioni [i valori sono tutti espressi in USD]: 1. Stati Uniti,
18.725.327, 28,29%; 2. Italia, 8.632.171, 13,04%; 3. Germania, 4.026.308, 6,08%; 4. Spagna,
2.715.524, 4,10%; 5. Francia, 2.436.935, 3,68%; 6. Irlanda, 2.205.917, 3,33%; 7. Brasile, 1.441.987,
2,18%; 8. Rep. di Corea, 1.055.701, 1,60%.
Inoltre  pervenuta alla Santa Sede una offerta (USD 14.309.400) da parte di un donatore che ha
voluto mantenere l'anonimato.
Bilancio consuntivo consolidato 2008 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Mercoled 1, gioved 2 e venerd 3 luglio 2009 si  svolta in Vaticano la 43 riunione del
Consiglio di Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede,
presieduta dal Segretario di Stato, Sua Eminenza Rev. ma il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B.
I punti all'ordine del giorno sono stati i seguenti:
- Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede per l'esercizio 2008;
- Bilancio Consuntivo del Governatorato dello Stato della Citt del Vaticano per il 2008;
- Obolo di San Pietro e contributi in base al can. 1271 del C.I.C., ricevuti nel 2008.
La seduta si  aperta con l'esposizione dei Revisori Internazionali, i quali hanno espresso le loro
valutazioni in merito ai bilanci e alla struttura organizzativa degli Uffici competenti. Ne  seguita
un'ampia discussione.
S.E. Mons. Velasio De Paolis ha illustrato il Bilancio Consuntivo Consolidato 2008 della Santa
Sede, che registra entrate per  253.953.869 e uscite per  254.865.383, con un disavanzo di esercizio
di  911.514. Va notato che, in conformit con i provvedimenti adottati in via eccezionale da
Organismi Contabili Internazionali ed autorit monetarie di diversi Paesi, si sono applicati criteri di
valutazione intesi ad evitare la contabilizzazione di potenziali minusvalenze dovute alla fase acuta della
crisi economica globale nel settore finanziario, e le relative conseguenze nel risultato finale d'esercizio.
Le uscite sono da attribuirsi per la maggior parte alle spese ordinarie e straordinarie dei
Dicasteri e Organismi della Santa Sede, i quali, con la loro specifica attivit e competenza, partecipano
alla cura pastorale del Sommo Pontefice nei confronti della Chiesa universale. In tale ambito, ampio
spazio  stato dato ai mezzi di comunicazione, con particolare attenzione alla Radio Vaticana.
Nei suddetti Enti prestano il loro servizio complessivamente 2732 persone, di cui 761
ecclesiastici, 334 religiosi (246 uomini e 88 donne), 1637 laici (1199 uomini e 438 donne).
L'Ecc.mo Presidente della Prefettura ha presentato poi il Bilancio Consuntivo 2008 del
Governatorato che, com' noto, provvede alla gestione del territorio, delle istituzioni e delle strutture,
nonch all'esercizio di attivit di supporto alla Santa Sede. Come altri Stati, anche il Vaticano ha subto
la crisi mondiale economico-finanziaria chiudendo con un disavanzo contenuto in  15.313.124. Si noti
per altro che l'attivit del Governatorato  indipendente da contributi provenienti dalla Santa Sede o da
altre istituzioni sia ecclesiastiche che civili.
Nello S.C.V. prestano servizio 1894 persone, di cui 31 religiosi, 28 religiose, 1558 laici e 277
laiche.
Nel periodo in esame, il Governatorato, di concerto con la Santa Sede, ha avviato lo studio di
una infrastruttura di comunicazione integrata che comprende i servizi di telefonia ed Internet.  stato
inoltre realizzato il primo impianto fotovoltaico sulla struttura dell'Aula Paolo VI. In continuit con
l'impegno degli scorsi anni, ha provveduto alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio artistico, con
particolare riguardo ai Musei Vaticani, ampliando anche le aree espositive e gli orari di visita.
Notevole  stato l'impegno economico e finanziario sostenuto per la tutela, valorizzazione e
restauro del patrimonio artistico della Santa Sede (restauro della Cappella Paolina, interventi alle
Basiliche Papali di San Paolo fuori le Mura e di Santa Maria Maggiore). Sono stati altres rilevanti i
costi sostenuti per la sicurezza all'interno dello Stato della Citt del Vaticano e per i grandi lavori di
ristrutturazione della Biblioteca Apostolica Vaticana.
Il Presidente della Prefettura degli Affari Economici ha illustrato inoltre la situazione del Fondo
Pensioni, al quale al 31.12.2008 risultano iscritte 4601 unit. I Bilanci, come di consueto, sono stati
sottoposti a verifica e certificazione.
Si  quindi passati alla presentazione dell'Obolo di San Pietro, costituito dall'insieme delle
offerte che pervengono al Santo Padre dalle Chiese particolari, soprattutto in occasione della solennit
dei Santi Pietro e Paolo, dagli Istituti di Vita Consacrata e Societ di Vita Apostolica, da Fondazioni e
da singoli fedeli. Nel 2008 1'Obolo  ammontato complessivamente a US$ 75.785.574. Rispetto
all'anno precedente, pur a fronte di un incremento dei donativi presentati dalle Diocesi, dai Religiosi e
dalle Fondazioni, si  avuta una lieve flessione, dovuta anche alla generale situazione economica. I
maggiori contributi nel 2008 sono pervenuti dai cattolici degli Stati Uniti, dell'Italia e della Germania;
significativo, in rapporto al numero dei cattolici,  stato il contributo di Corea e Giappone. A sostegno
della struttura centrale della Chiesa, i Vescovi, per il vincolo dell'unit e della carit, hanno versato,
secondo le possibilit delle loro Diocesi, in base al canone 1271 C.I.C., l'importo di  20.980.140. Il
contributo pi alto  stato presentato dalle Diocesi della Germania, seguite da quelle degli Stati Uniti.
Com' noto, tali contributi sono da distinguersi chiaramente da quelli stabiliti da accordi bilaterali,
come per es. l'Otto per mille in Italia, che sono invece destinati alle rispettive Chiese particolari.
Bilancio consuntivo consolidato 2009 della Santa Sede e dello Stato della Citt del
Vaticano
Mercoled 7, gioved 8 e venerd 9 luglio si  svolta in Vaticano la 45a riunione del Consiglio di
Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, presieduta dal
Segretario di Stato di Sua Santit, l'Em.mo Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B.
Vi hanno partecipato gli Em.mi Cardinali: Roger Mahony, Arciv. di Los Angeles (USA),
Antonio Maria Rouco Varela, Arciv. di Madrid (Spagna), Dionigi Tettamanzi, Arciv. di Milano (Italia),
Wilfrid Fox Napier, Arciv. di Durban (Sud Africa), Anthony Olubunmi Okogie, Arciv. di Lagos
(Nigeria), Juan Luis Cipriani Thorne, Arciv. di Lima (Per), George Pell, Arciv. di Sydney (Australia),
Marc Ouellet, P.S.S., Arciv. di Qubec (Canada), Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santit per
la Diocesi di Roma, Jorge Liberato Urosa Savino, Arciv. di Caracas (Venezuela), Nicholas Cheong
Jinsuk, Arciv. di Seoul (Corea), Odilo Pedro Scherer, Arciv. di So Paulo (Brasile).
La Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede era rappresentata dal Presidente, Sua
Ecc.za Rev.ma Mons. Velasio De Paolis, C.S., dal Segretario, Sua Ecc.za Mons. Vincenzo Di Mauro, e
dal Ragioniere Generale, Dott. Stefano Fralleoni.
Il Governatorato dello Stato della Citt del Vaticano e l'Amministrazione del Patrimonio della
Sede Apostolica erano cos rappresentati: Sua Em.za il Cardinale Giovanni Lajolo e Sua Eccellenza
Mons. Carlo Maria Vigan, rispettivamente Presidente della Commissione Cardinalizia per lo S.C.V. e
Segretario Generale del Governatorato S.C.V., Sua Em.za il Cardinale Attilio Nicora e Sua Ecc.za
Mons. Domenico Calcagno, rispettivamente Presidente e Segretario dell'A.P.S.A.
Su invito del Cardinale Segretario di Stato sono stati ascoltati per la materia di loro competenza
il Direttore Generale della Radio Vaticana, P. Federico Lombardi, S.I., e il Dott. Alberto Gasbarri,
Direttore Amministrativo.
I punti all'ordine del giorno sono stati i seguenti:
- Bilancio Consuntivo Consolidato della Santa Sede per l'esercizio 2009;
- Bilancio Consuntivo del Governatorato dello Stato della Citt del Vaticano per il 2009;
- Obolo di San Pietro e contributi in base al can. 1271 del C.I.C., ricevuti nel 2009.
Sua Ecc.za Mons. Velasio De Paolis ha illustrato il Bilancio Consuntivo Consolidato 2009 della
Santa Sede, che registra entrate per 250.182.364 e uscite per 254.284.520, con un disavanzo d'esercizio
di 4.102.156.
In relazione ai risultati conseguiti nel 2009,  stato possibile assorbire le fluttuazioni negative
che erano state sospese nel 2008 mediante la ricezione di criteri contabili adottati internazionalmente.
Le uscite sono da attribuirsi per la maggior parte alle spese ordinarie e straordinarie dei
Dicasteri e Organismi della Santa Sede, i quali, con la loro specifica attivit, partecipano alla cura
pastorale del Sommo Pontefice nei confronti della Chiesa universale. In tale ambito,  stato considerato
l'intero sistema delle comunicazioni della Santa Sede, con particolare attenzione alla Radio Vaticana.
Nei suddetti Enti prestano il loro servizio complessivamente 2762 persone, di cui 766
ecclesiastici, 344 religiosi (261 uomini e 83 donne), 1652 laici (1201 uomini e 451 donne).
L'Ecc.mo Presidente della Prefettura ha presentato poi il Bilancio Consuntivo 2009 del
Governatorato che, com' noto, provvede alla gestione del territorio, delle istituzioni e delle strutture,
nonch all'esercizio di attivit di supporto alla Santa Sede. Come altri Stati, anche quest'anno il
Vaticano ha risentito degli effetti della crisi economico-finanziaria internazionale, chiudendo con un
disavanzo di 7.815.183, con una variazione in positivo rispetto all'anno precedente di quasi 7,5 milioni
di euro. Il contenimento dei costi generali ha permesso di procedere al recupero della perdita del settore
finanziario generatasi nel 2008.
L'attivit del Governatorato  indipendente da contributi provenienti dalla Santa Sede o da altre
Istituzioni dal momento che tale amministrazione provvede in modo autonomo a far fronte alle proprie
necessit economiche. Nel Governatorato S.C.V. prestano servizio 1891 persone, di cui 38 religiosi, 27
religiose, 1543 laici e 283 laiche.
Nel periodo in esame, il Governatorato, di concerto con la Santa Sede, ha avviato lo studio di
una infrastruttura di comunicazione integrata che comprende i servizi di telefonia, internet dati e video.
In continuit con l'impegno degli scorsi anni, ha provveduto alla tutela e alla valorizzazione del
patrimonio artistico, con particolare riguardo ai Musei Vaticani, ampliando anche le aree espositive e
gli orari di visita.
Notevole  stato anche per l'esercizio in esame l'impegno economico e finanziario sostenuto
per la tutela, la valorizzazione ed il restauro del patrimonio artistico della Santa Sede (grande opera di
restauro di tutte le componenti architettoniche del Colonnato di Piazza San Pietro; interventi nelle
Basiliche Papali di San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le Mura e Santa Maria Maggiore). Sono
stati altres rilevanti i costi sostenuti per la sicurezza all'interno dello Stato della Citt del Vaticano e
per i grandi lavori di ristrutturazione della Biblioteca Apostolica Vaticana, la cui apertura  prevista per
il prossimo mese di settembre.
Il Presidente della Prefettura degli Affari Economici ha illustrato inoltre la situazione del Fondo
Pensioni, al quale al 31.12.2009 risultano iscritte 4587 persone.
I Bilanci, come di consueto, sono stati sottoposti a verifica e certificazione.
Si  quindi passati alla presentazione dell'Obolo di San Pietro, costituito dall'insieme delle
offerte che pervengono al Santo Padre dalle Chiese particolari, soprattutto in occasione della solennit
dei Santi Pietro e Paolo, dagli Istituti di Vita Consacrata e Societ di Vita Apostolica, da Fondazioni e
da singoli fedeli. Nel 2009 l'Obolo  ammontato complessivamente a USD 82.529.417. Rispetto
all'anno precedente, si  registrato un incremento dei donativi presentati dalle Diocesi, dalle Comunit
religiose e dai singoli fedeli. I maggiori contributi nel 2009 sono pervenuti dai cattolici degli Stati
Uniti, dell'Italia e della Francia; si conferma significativo, in rapporto al numero dei cattolici, il
contributo di Corea e Giappone.
A sostegno della struttura centrale della Chiesa, i Vescovi, per il vincolo dell'unit e della
carit, hanno versato, secondo le possibilit delle loro Diocesi, in base al canone 1271 C.I.C., l'importo
di USD 31.516.029. L'apporto pi rilevante  stato presentato dalle Diocesi degli Stati Uniti, seguite da
quelle della Germania. Com' noto, tali contributi sono da distinguersi chiaramente da quelli stabiliti da
accordi bilaterali, come per esempio l'Otto per mille in Italia, di cui non beneficia la Santa Sede, ma
che sono destinati alle Chiese particolari, per attivit di culto e di carit.
Vi sono poi le offerte pervenute da altre Istituzioni, tra cui lo IOR, che ha donato 50.000.000
per le attivit di religione del Santo Padre.
Al termine della riunione i Membri del Consiglio hanno espresso la loro gratitudine a quanti, in
modo generoso e spesso anonimo, sostengono il ministero apostolico e caritativo del Santo Padre a
servizio della Chiesa universale.

Nota al testo
L'oro del Vaticano  il completamento di un saggio sul mondo della Santa Sede, ideale seguito
de La santa casta della Chiesa e I peccati del Vaticano, pubblicati nel 2009, volumi ai quali l'opera si
ricollega per alcune documentate storiche circostanze relative a denaro, propriet immobiliari e
preziosit di chiese e musei. I primi studi sull'argomento sono in ogni caso presenti gi nei miei volumi
I papi. Storia e segreti del 1983 e Il Vaticano. Storia e segreti del 1986, con aggiornamenti nel libro La
vita segreta dei papi del 2008. Peraltro fin dagli ultimi anni Sessanta in Italia sono state pubblicate
numerose opere sull'argomento, tutte in qualche modo risultando fonti fondamentali per una sempre
pi aggiornata documentazione dei miei libri; al di l della loro collocazione nella Bibliografia (v.), 
opportuno fare un preciso riferimento a quelle pi specificamente tenute presenti nella scrittura.
A cominciare da Le finanze del Vaticano di Corrado Pallenberg (Palazzi 1969), antesignano del
progetto "di svelare il mistero che circonda le finanze del Vaticano mediante accurate indagini",
secondo le stesse dichiarazioni dell'autore; per proseguire con l'inchiesta del 7 gennaio 1977 sul
patrimonio immobiliare della Santa Sede a cura di Paolo Ojetti pubblicata su "L'Europeo" e con I
mercanti del Vaticano di Mario Guarino (Kaos, 1998), fondamentale per far luce su "l'impero
economico delle anime", ovvero sul "paradiso dei beni immobili". E quindi la Finanza bianca di
Giancarlo Galli (Mondadori 2004) specifico documento su "i soldi, il potere", passando per Poteri forti
di Ferruccio Pinotti (Bur 2005) e l'inchiesta di Curzio Maltese, La questua (Feltrinelli 2008), per un
quadro dei "costi della Chiesa" e una panoramica sulle propriet, specificamente di Roma. Fino alla
scoperta di un archivio segreto in Vaticano S.p.a. di Gianluigi Nuzzi (Chiarelettere 2009), importante
documento "sugli scandali finanziari e politici della Chiesa"; e senza dimenticare le inchieste
giornalistiche, tra le quali ultimamente quella Sul patrimonio della Chiesa a Bologna di Eleonora
Capelli ("la Repubblica", 23-26 febbraio 2010).

31 maggio 2010.
* La rilevazione di ambienti, istituzioni ecclesiastiche, propriet immobiliari della Santa Sede e la
ricerca documentaria e bibliografica sono a cura di Maria Beatrice Sirolesi.
...
.
...
FINE.
...
.
...
Bibliografia.
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.
...
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Indice dei Papi.
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Adriano I
Alessandro VI
Alessandro VII
Benedetto XIV
Benedetto XV
Benedetto XVI
Bonifacio I
Callisto I
Pio VII
Clemente VIII
Clemente XIV
Giulio II
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Eugenio IV
Francesco II d'Este
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Sisto IV
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Teofilo III
Vasken I
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FINE.